Vaccini approvati OMS per la Cambogia: a quando la loro inoculazione?

Che il primo ministro cambogiano Hun Sen abbia voluto snobbare la Cina nel dire che il suo paese accetterà solo vaccini approvati OMS sembra una cosa sempre più speciosa vista l’assenza di un piano coerente di inoculazione.

vaccini approvati OMS

Con un sistema sanitario debole, una burocrazia fiacca e finanze incerte, le speranze dei cambogiani di entrare nel 2021 in una fase post pandemia diminuiscono a vista d’occhio dal momento che gli stati più ricchi comprano vaccini in blocco per i propri cittadini.

“Nessuno ne sa nulla” di quanto inizierà una vaccinazione, ha detto una fonte ad AT da anonimo.

“La Cambogia si trova nella modalità di lo compreremo piuttosto che ci prepariamo a vaccinare” ha detto la fonte anonima ed ha aggiunto che la sensazione è che il paese sia molto lontano dall’arrivo del vaccino.

Il governo non parla sulla faccenda da dicembre quando disse che avrebbe accettato solo vaccini approvati OMS che per ora segnala solo quello della Pfizer-BioNTech.

Le proiezioni più pessimistiche sulla risposta del governo è che la vaccinazione della maggioranza dei quasi 17 milioni di abitanti non avverrà fino a fine 2022 se non inizio 2023.

La previsione di Economist Intelligence Unit sostiene che il vaccino in Cambogia non sarà a disposizione fino ad aprile 2022, una previsione che fa notare il netto contrasto di accesso tra paesi ricchi e poveri.

Dal momento che il paese dipende in gran parte dall’iniziativa sanitaria globale COVAX sostenuta da OMS, che attualmente garantisce le inoculazioni solo ad un quinto della popolazione, “ci vorrà tempo perché COVAX accresca questo dato e la Cambogia ha risorse finanziarie limitate per acquistare da sola i vaccini” sostiene l’analista Imogen Page-Jarrett la quale aggiunge:

“Perciò non ci aspettiamo che la Cambogia immunizzi il 60% della sua popolazione se non tra giugno 2022 e giugno 2023”.

L’attenzione di Phnom Penh è ora tutta diretta alla questione di impedire ulteriori scoppi epidemici particolarmente dopo la scoperta della variante più virulenta del COVID-19 in UK la scorsa settimana in Vietnam e Thailandia.

La Cambogia ha imposto perciò nuove restrizioni sul passaggio alla frontiera verso questi paesi.

La Cambogia non ha registrato altre infezioni sebbene siano sorte paure dopo lo scoppio di focolai a novembre. Allo stato attuale ci sono solo 383 casi documentati di COVID-19 a livello nazionale.

Ci sono paure ora sui lavoratori migranti di ritorno dalla Thailandia, molti dei quali sono risultati positivi al COVID-19, che potrebbero accendere un’altra ondata epidemica e diffondere il virus al loro ritorno nei villaggi.

Le prime immagini di vaccinazione di massa in Europa sembravano il segnale dell’inizio della fine dell’epidemia e molti cambogiani sentivano che tutto sarebbe finito nel giro di qualche mese.

Sebbene ci siano state poche restrizioni sociali per il COVID-19 l’economia cambogiana vacilla per la pandemia.

La disoccupazione ha raggiunto nel 2020 picchi record mentre il vero numero di persone rispedite nella povertà saranno più definiti nei prossimi mesi. La ADB ad agosto riportava che 8% della popolazione sarebbe potuta ricadere nella povertà a causa della pandemia.

Nel 2020 l’economia si è contratta attorno al 2% ma qualcosa di più chiaro sull’estensione della crisi lo si saprà quando saranno pubblicati i dati quest’anno.

La Banca Nazionale della Cambogia prevedette una crescita economica del 4% nel 2021 secondo il rapporto del 2020 in linea con le previsioni della Banca Mondiale.

Ma questo livello, che è modesto rispetto alla media del 7% goduto negli anni scorsi, “dipende solo dall’efficacia dei vaccini” come anche da quanto velocemente va l’inoculazione all’estero, faceva notare la Banca Centrale.

Le esportazioni cambogiane sono cresciute del 14% lo scorso anno secondo Hun Sen, grazie in parte ad una forte spinta del governo al settore agricolo.

Ma la salute dell’economia nazionale cambogiana, tra cui il fondamentale settore turistico dove il numero dei visitatori è crollato del 76% nei primi mesi del 2020, dipenderà da quanto velocemente si vaccineranno i cambogiani.

Sebbene non specificato direttamente, se i vicini del Sudestasiatico riusciranno a vaccinare velocemente la propria preoccupazione, si potrebbe avere un allontanamento degli investimenti dalla Cambogia nel 2021 e 2022 rafforzando gli esistenti problemi strutturali.

A metà dicembre Hun Sen disse che il governo aveva messo da parte 200 milioni di dollari per i vaccini sebbene gli analisti riconoscano che quella cifra dovrà crescere per vaccinare la maggioranza della popolazione.

Fresh News, agenzia vicina al governo, riportava a dicembre che almeno 54 milioni di dollari erano stati ricavati da donazioni private come ricchi imprenditori che regolarmente fanno donazioni al CPP secondo una pratica decennale.

Lo scorso mese l’Australia promise di sostenere di più la vaccinazione in Cambogia oltre a quanto garantito con 380 milioni di dollari alle regioni del Sudestasiatico e del Pacifico. USA e UE hanno promesso aiuto finanziario alla Cambogia per il suo programma di vaccinazione.

A metà dicembre scoppiò una controversia secondaria dopo l’annuncio di Hun Sen di accettare solo vaccini approvati OMS, cosa che i media internazionali videro come uno snobbare il partner economico e politico più amico della Cambogia, la Cina.

In molti si erano aspettati che Pechino sarebbe accorsa a Phnom Penh con la sua diplomazia dei vaccini e che Hun Sen avrebbe lodato in pubblico l’efficienza dei vaccini cinesi. Il fatto che non sia avvenuto ha acceso diceria di una caduta di fiducia.

Il ministro della sanità Or Vandine rispose ai media che avrebbero citato male il premier il quale secondo lei non aveva affatto rigettato i vaccini cinesi.

Hun Sen in realtà ha detto che avrebbe usato i vaccini prodotti in Cina se fossero stati approvati dall’OMS.

Di certo Hun Sen sarebbe stato criticato se lo avessero percepito accorrere a Pechino offrendo la popolazione cambogiana per un vaccino da approvare dall’OMS.

Comunque non spiega ancora perché Pechino non si sia affrettata a offrire in anticipo un numero importante di dosi nel caso che l’approvazione del WHO del suo amico forte.

Altri stati della regione non hanno atteso le raccomandazioni del WHO. In Laos, altro alleato cinese, la vaccinazione è iniziata a fine dicembre dopo aver ricevuto oltre 2000 dosi del vaccino cinese Sinopharm che Pechino aveva promesso alcuni giorni prima.

Il 3 gennaio l’OMS disse che la Thailandia aveva ordinato 2 milioni di dosi dalla Cinese Sinovac Biotech e che le prime 200 mila dosi sarebbero arrivate alla fine di febbraio ed il resto ad inizio maggio.

Il giorno dopo l’Indonesia iniziò a distribuire i vaccini che si era procurata dalla Sinovac mentre l’inoculazione è prevista per la fine del mese.

L’insistenza di Phnom Penh a seguire l’OMS implica che giungerà tardi facendo sorgere domande su cosa faranno le autorità fino a quel momento.

Il governo avrebbe steso un piano di Vaccinazione nazionale e linee guide operative ma non sono state ancora rese pubbliche di cui però varie fonti dicono di non aver visto il testo.

“OMS è contento che la Cambogia ha già sviluppato la propria bozza del piano di vaccinazione e le linee guida operative. E’ incoraggiante vedere che vanno avanti i preparativi in Cambogia” ha detto un portavoce OMS.

Hun Sen ha detto questa settimana che il governo ha messo da parte 20 milioni US$ in sussidi ai settore della confezione e turismo per i primi tre mesi del 2021, ed essi hanno bisogno di essere accresciuti di molto in futuro se la vaccinazione di massa non si avrà prima del prossimo anno o del 2023.

La Banca Mondiale ha sottolineato in un suo rapporto che una la crescita economica al 4% questo anno avrà bisogno di “investimenti per i poveri e di sostegno della crescita con progetti di soldi contro lavoro” cioè soldi di stato per i disoccupati o licenziati dal loro lavoro.

Gli analisti sostengono che Phnom Penh abbia fondi sufficienti per pagare un vasto sostegno economico ma tutto dipende dalla volontà politica di farlo da parte della dirigenza del paese.

“Con un basso rapporto di debito sul PIL, stimiamo che il debito totale sia equivalente al 55% del PIL nel 2020, la Cambogia ha spazio per fare altri prestiti. Nel frattempo il governo ha ancora altre riserve per le forti entrate fiscali negli anni prima della pandemia” dice Page Jarrett del EIU.

Potrebbe accadere che, come nel 2020, si facciano altri grandi tagli alla finanziaria per gli sforzi di aiuto. Il bilancio statale del 2021 era stato fissato a 7,6 miliardi di dollari appena inferiore al pacchetto iniziale per il 2020.

Comunque, il programma di sostegno economico copre circa il 4% della popolazione ed è sufficiente solo al sostegno di famiglie di basso reddito”

DAVID HUTT, AsiaTimes

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