Politica cinese dei vaccini COVID e assenza USA nel Sudestasiatico

La pandemia del COVID-19 è la prima grande crisi mondiale dalla II guerra mondiale in cui gli USA sono assenti dal ruolo guida della risoluzione.

Questo ruolo guida è caduto in gran parte sulla Cina che continua a raccogliere encomi diplomatici per i suoi sforzi. In nessun altro luogo questo è più vero che nel Sudestasiatico, dove USA e Cina sono in una competizione quasi diretta.

vaccini contro il COVID-19
Foto AP

Mentre la Cina e la Russia offrono vaccini COVID in sviluppo congiunto o al prezzo netto, gli USA sono del tutto assenti.

L’attitudine dell’amministrazione Trump è quella per cui i paesi sono benvenuti a fare accordi di acquisto con imprese farmaceutiche USA ma devono attendersi pochissimo aiuto dal governo USA.

La Cina fu responsabile della diffusione iniziale del virus che poi è diventata una pandemia globale. Nel rigettare le infondate teorie cospirative, secondo cui ci fu l’intenzionale rilascio attraverso un programma cinese di bioarmamento, Pechino coprì l’epidemia iniziale perché ciò è quello istintivamente fanno i regimi autoritari.

Il mondo ha un debito di gratitudine al laboratorio di Shangai, che rilasciò senza approvazione la sequenza genetica del COVID-19, e agli informatori Dott Li Wenliang o al giornalista Zhang Zhan.

Ma la Cina si riprese presto dalla pandemia iniziale. Usando il dominio della propria catena di rifornimento, Pechino diede i materiali protettivi speciali agognati ed altri strumenti quando era difficile trovarli.

Sebbene alcuni equipaggiamenti fossero al di sotto degli standard internazionali, Pechino riuscì a parare la critica internazionale o l’indagine formale del OMS come una condizione del proprio aiuto.

Quando paesi come l’Australia ebbe la temerarietà di chiedere l’indagine sulle origini dell’epidemia e sulle coperture iniziali del governo cinese, fu ripagata con dei dazi.

Il successo del governo cinese nel fermare la diffusione del virus merita gli elogi. Ed è chiaramente la fonte del potere dolce per il regime che vuole giustapporre la sua gestione della pandemia con la totale incompetenza dell’amministrazione Trump.

La Cina si muove verso una nuova fase fornendo i vacciniCOVID.

Ci sono ora otto differenti vaccini cinesi in vari stadi di sviluppo. I tre che il governo spinge a scopi diplomatici sono Sinovac, CanSino Biologics e SinoPharm.

Sinovac fece le fasi di prova due e tre nelle Filippine ed Indonesia, i due paesi più colpiti del Sudestasiatico. L’Indonesia ha oltre 735mila casi confermati e le Filippine 472mila, sebbene i due paesi abbiano un basso numero di test ed i numeri reali sono molti di più.

Sinovac firmò un accordo veloce con il governo indonesiano per un accesso prioritario ed ha già consegnato 1,2 milioni di dosi, mentre altri 1,8 milioni di dosi saranno consegnati a gennaio. Più importante è che la Cina abbia promesso materiali grezzi per la produzione locale di 45 milioni di dosi per la fine di gennaio. In tutto Sinovac fornirà all’Indonesia 125 milioni di dosi.

CanSino Biologics, che ha ancora in corso le sue fase di prova, sta negoziando con l’Indonesia la vendita di qualche decina di milioni di dosi.

Le Filippine stanno negoziando un acquisto di 25 milioni di dosi da Sinovac. Questa settimana è stato rivelato che alcuni ministri e membri del gruppo della sicurezza di Rodrigo Duterte siano stati vaccinati col vaccino SinoPharm anche se la FDA filippina non ne ha ancora autorizzato l’uso.

Il governo malese ha già firmato un accordo di accesso prioritario con la Cina ed otterrà quasi 24 milioni di dosi da due ditte cinesi Sinovac e CanSino.

In modo simile Singapore ha affatto un accordo di acquisto con Sinovac sebbene non sia stato ancora approvato, mentre è in corso di sviluppo un vaccino di Singapore della Arcturus Therapeutics e Duke-National University of Singapore.

E non è solo la Cina a riempire il vuoto creato dagli USA. LA Russia ha negoziato la vendita del suo vaccino alla Malesia e fino a 150 milioni di dosi per il Vietnam. La Russia ha offerto accesso all’Indonesia, Filippine e Laos sebbene non siano stati finalizzati accordi.

Gli stati del Sudestasiatico negoziano anche per avere vaccini COVID americani, sebbene attraverso cause farmaceutiche e non col governo.

Singapore ha ricevuto le sue prime dosi del vaccino Pfizer ed ha fatto, solo paese ad aver fatto ciò, un accordo con Moderna.

L’Indonesia ha negoziato l’acquisto di 100 milioni di dosi dalla Pfizer; la Malesia 12,8 milioni nel primo trimestre 2021, e 11,8 milioni per la fine del 2021. Pfizer ha chiesto l’autorizzazione per l’uso di emergenza nelle Filippine che si dice stia negoziato alcune decine di milioni di dosi.

Poiché lo sforzo usa è una iniziativa privata, senza alcun sussidio o aiuto, Washington non guadagna alcun capitale diplomatico. Infatti la sua parsimonia potrebbe fare danni.

Per esempio il presidente Filippino Duterte ha chiesto che gli USA forniscono almeno 20 milioni di dose di vaccino o sarà cancellato l’accordo VFA.

“Se non ci date il vaccino non restate qui” disse per scherno Duterte la settimana scorsa.

Si aggiunga all’assenza americana il fatto che l’amministrazione Trump si era ritirata dal OMS il cui programma COVAX fornirà i vaccini ai paesi più poveri o a chi non riesce a negoziare quantità sufficienti. Gli USA avevano dato 400 milioni di US$ in finanziamenti annuali, il 15% del budget del OMS. La Cina ha accresciuto le proprie donazioni al OMS.

Brunei, Cambogia, Malesia e Birmania sono in n negoziato col programma COVAX.

La realtà è che persino in paesi in via di sviluppo che hanno gestito l’epidemia molto bene, come Vietnam e Thailandia, non vaccineranno interamente l’intera popolazione se non per il primo trimestre del 2023, un anno intero dopo il mondo sviluppato.

La posizione dell’amministrazione Trump non è solo di abdicazione dalla guida del mondo ma potenzialmente autolesionista: più a lungo resta senza alcuna vaccinazione una parte della popolazione del mondo, maggiore è l’opportunità per il virus di mutare e diventare immune ai vaccini COVID in uso.

L’amministrazione entrante di Joe Biden ha svariate difficoltà tra cui tenere sotto controllo l’epidemia negli USA e risuscitarne l’economia. Deve ripristinare la credibilità diplomatica ed il suo ruolo di guida. E’ imperativo che guidi ad assicurare che il vaccino sia distribuito largamente.

Washington ha un’altra apertura: la Cina non ha ancora rilasciato i dati della fase tre per i suoi tre vaccini COVID facendo sorgere scetticismo sulla loro efficacia e sicurezza nella regione.

Persino la Cambogia, vassallo fidato della Cina, si dice che faccia resistenze ai vaccini cinesi.

Gli USA non possono semplicemente aumentare le esercitazioni di libertà di navigazione nel Mare Cinese Meridionale e provare ad obbligare gli stati nella regione a stare dalla propria parte in una nuova guerra fredda che nessuno vuole.

Se gli USA davvero competeranno contro la Cina, non bastano una sgridata ed un piagnisteo sulle minacce della strategia del partito comunista cinese verso un Sudestasiatico scettico.

Deve mettere davanti in vista i propri valori e dare soluzioni e beni collettivi ai problemi dei paesi.

La Cina darà vaccini contro COVID nella regione ma potrebbero venire con tante conseguenze intrinseche: concessione ai diritti territoriali, obbedienza alle posizioni diplomatiche e alle interpretazioni della legge internazionale di Pechino.

I media turchi riportano che la Cina ha mantiene un ritardo dei vaccini COVID finché non si completa un trattato straordinario, aprendo la strada a Pechino per avere il ritorno di 50 mila Uighuri.

Questo non è sfuggito alla maggior parte delle elite del Sudestasiatico. Ma senza il ruolo tradizionale USA c’è poco che possono fare gli stati se non arrendersi per avere l’iniezione cinese.

Zachary Abuza, SCMP

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