Da dove viene la crescita dell’economia nazionale filippina

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In tanti credono che questo anno la crescita dell’economia filippina, il suo PIL sarà superiore a quella del 2015. Una tendenza storica solo dà una base sufficiente a questa balordata: l’economia migliora sempre negli anni delle elezioni. Dai dati dei PIL annuali degli ultimi 15 anni si nota che l’economia è cresciuta ad un tasso del 7% negli anni delle elezioni contro la media del 4.5 degli altri anni.

crisi segni di ripresa economica

Non è una coincidenza perché la spesa accresciuta dei candidati e dal governo dà sufficiente energia a spiegare questa differenza.

Mentre i dati della prima metà del 2016 devono ancora essere noti, le cifre del primo trimestre lo fanno già capire.

Lo scorso maggio l’Autorità Statistica Filippina riportava che la crescita del PIL dei primi tre mesi dava una crescita annuale del 6.9% contro il 5% dello scorso anno. Ancora maggiore la crescita del Prodotto Nazionale Lordo che si pone al 7.6%. Il PIL tiene conto della produzione ed entrate dentro il paese da Filippini e Stranieri mentre PIL/PNL misura la produzione e le entrate dei filippini qui e all’estero. Che questo rapporto sia cresciuto significativamente in modo più veloce di quanto dice il PIL implica che le entrate dei filippini all’estero sono cresciute più velocemente di quanto guadagnato qui a casa; i dati dicono infatti che le entrate dei filippini all’estero sono cresciute del 10.7%.

Da dove viene questa crescita dell’economia nazionale?

La risposta ci aiuterebbe a dire come questa crescita debba aver impattato sulla vita dei filippini. Guardiamo meglio le cifre. Possiamo guardare ai numeri da parte della domanda e della produzione.

La spesa del governo per il consumo e le infrastrutture è stato chiaramente un conduttore fondamentale della crescita nel primo trimestre con il consumo del governo che cresce del 9.9% e la costruzione pubblica che vede un salto del 39.9%. Le figure dello scorso anno erano solo 2.4 e 20.7%. Vediamo chiaramente l’accelerazione associata con l’anno elettorale. Oltre al governo, le altre fonti della domanda di beni e servizi che produce economia sono i consumi privati, la spesa delle aziende in investimenti e gli stranieri che comprano le nostre esportazioni di beni e servizi come i turisti.

La spesa per il consumo privato è cresciuto del 7% contro il 6.4 dello scorso anno. Più impressionante è stata la spesa di investimento su capitale fisso che è accelerata del 25.6% rispetto al 12.7 dello scorso anno. L’investimento in equipaggiamenti durevoli è salito del 36,6% quasi il triplo del 13.8 dello scorso anno. La parte del leone l’hanno fatta equipaggiamento industriale, macchine per trasformazione dello zucchero, cresciuto del 873%, equipaggiamento per uffici e computer del 110% e per il trasporto di acqua, 85%.

Nonostante un’economia mondiale più lenta, le esportazioni hanno fatto meglio rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, 6.6% contro 5,1%, sebbene più lentamente rispetto al 9% dello scorso anno complessivamente, arricchito più dall’esportazione dei servizi. Tra questi ci sono ancora il BPO che si avvantaggia dai tempi duri all’estero perché le imprese esportano i servizi dove costano di meno. Tirano molto i servizi turistici. Si immagini come questi possano crescere molto di più e quanto lavoro possa essere creato, se si riesce a superare il limite dell’infrastruttura attuale come nelle strutture aeroportuali.

Se guardiamo la crescita dal lato della produzione abbiamo un quadro più chiaro di chi beneficia dlla crescita economica. Tra i tre settori maggiori l’industria è cresciuta più velocemente al 8.7%, sebbene i servizi che tradizionalmente guidano la crescita economica, sono cresciuti al 7.9%. Ad andare giù molto è l’agricoltura contrattasi del 4.4% come non mai nei due decenni scorsi.

La buona notizia viene dalla manifattura. Poiché comprende il 71% del settore industriale, ha sostenuto la sua crescita buona al 8.1% continuando una rinascita della manifattura che si nota dagli ultimi sei anni. E’ stata una tendenza davvero importante poiché suggerisce che benché in ritardo stiamo vivendo una qualche industrializzazione, mancata nei due decenni scorsi, quando le Filippine divennero un’economia essenzialmente di servizi.

Allora era la Cina ad avere la quota del leone della crescita della manifattura, perché il lavoro poco costoso ed un immenso mercato nazionale attirarono le operazioni di manifattura. Ma la cosa è cambiata.

Il costo del lavoro in Cina è salito di molto con una forza lavoro che manca. Le imprese di manifattura si spostano altrove come anche nelle nostre zone. Ecco la buona notizia.

Nel campo dei servizi, banche, proprietà e commercio, le fonti primarie di ricchezza dei miliardari tra di noi, si ha la crescita più veloce, molto più alta dell’economia.

In forte contrasto, il grande declino dell’agricoltura deve farci pensare particolarmente con il 70% dei filippini poveri che vivono nelle aree rurali e che dipendono dalla terra per sopravvivere.

La continua crescita della manifattura ci aiuta a tamponare questa situazione, mentre sempre più lavori stabili nella manifattura sostituiscono quelli informali. Ma abbiamo bisogno di vedere un bilancio fondamentale nuovo della crescita economica perché più filippini possano beneficiarne.

Cielito Habito, Inquirer.net

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