Dili cercherà di “garantire che i principi dell’ASEAN lavorino insieme al sostegno della pace e del benessere dei suoi popoli”
Il 26 ottobre Timor Est segna il suo primo anno nell’ASEAN, una pietra miliare dopo 14 anni di sforzi e dopo una storia più lunga di lotta per l’Indipendenza.
Per quanto con il suo accesso da undicesimo membro si è completata la famiglia regionale del Sudest Asiatico, le celebrazioni diplomatiche nascondono una realtà più complicata.

Timor Est è entrata in un blocco le cui tradizioni e pratiche politiche non vanno sempre d’accordo con i principi che forgiano la sua politica estera.
Conosciamo bene la resistenza di Timor Est all’occupazione indonesiana, ma poniamo meno attenzione alla sua politica estera e alle relazioni con le grandi potenze. Timor Est ha anche assunto posizioni che hanno scontentato i propri vicini.
Ricordiamo le due espulsioni dei diplomatici timoresi dalle autorità militari del Myanmar: nel 2023 quando Dili intraprese legami con il NUG birmano e poi a febbraio 2026 dopo la denuncia penale contro i capi della giunta militare per le presunte atrocità commesse contro i civili. La seconda espulsione giunse appena dopo 4 mesi dall’entrata nell’ASEAN che testimonia le tensioni tra l’impegno di Dili alla giustizia internazionale e il principio fondante del gruppo di non interferenza.
Le tensioni vanno ben oltre il Myanmar. La stessa sua relazione con l’Indonesia è gravata da questioni irrisolte di giustizia, responsabilità e risarcimenti, mentre le relazioni con Cina, USA e Australia necessitano di attenta analisi nel crescere delle tensioni geopolitiche.
Sul piano interno l’appartenenza all’ASEAN comporta obblighi economici e istituzionali crescenti preoccupazioni per il crimine transnazionale e la responsabilità di presiedere l’ASEAN nel 2029.
Per un piccolo Stato la cui indipendenza dipende fortemente dalla solidarietà internazionale, l’adesione offre una maggiore influenza diplomatica, ma anche nuove pressioni al compromesso.
Il modo in cui Dili gestirà queste pressioni contrastanti rivelerà molto sul tipo di attore regionale che intende diventare.
Khoo Ying Hooi intervista Milena Maria da Costa Rangel, viceministro timorese per gli affari con l’ASEAN, sul primo anno del paese nel blocco e delle scelte politiche e pratiche che il paese deve affrontare.
Nel suo primo anno nell’ASEAN, Timor Est dice abbiamo amici non nemici
Khoo Ying Hooi: Timor Est ha aderito all’ASEAN il 26 ottobre 2025, con sostanziali impegni giuridici e istituzionali nell’ambito della sua tabella di marcia di adesione e dell’accesso all’assistenza allo sviluppo attraverso l’Iniziativa per l’integrazione dell’ASEAN (IAI). Un anno dopo, fino a che punto Dili ha fatto progressi nell’adempimento di questi impegni e quanta parte dell’assistenza promessa si è effettivamente concretizzata? Oltre al raggiungimento diplomatico dell’adesione, quali benefici tangibili possono aspettarsi i comuni cittadini timoresi, in particolare le imprese e i giovani?
Milena Maria da Costa Rangel: Siamo ancora grati per il benvenuto e la solidarietà estesa a Timor Est dagli stati dell’ASEAN, ma divenire un membro dell’ASEAN è solo l’inizio di un processo più lungo.
Il nostro primo anno di adesione si è concentrato sulla traduzione del raggiungimento dell’adesione in un’attuazione coordinata in tutto il governo. Per quanto riguarda gli strumenti giuridici, Timor Est ha aderito alla maggior parte dei 66 strumenti previsti dalla Priorità 1 della tabella di marcia per l’adesione [la tabella di marcia per la piena adesione di Timor Est all’ASEAN] prima di aderire all’ASEAN. Rimangono in discussione due strumenti relativi all’accordo ASEAN sul commercio di beni e all’accordo globale sugli investimenti dell’ASEAN, in particolare per quanto riguarda il quadro giuridico comune e le procedure nazionali richieste dagli Stati membri.
Collaboriamo inoltre con il Segretariato dell’ASEAN per rivedere gli accordi economici nell’ambito delle restanti priorità. Alcuni accordi sono scaduti, non sono entrati in vigore o sono stati sostituiti. Di conseguenza, il numero previsto dalla Priorità 2 è stato ridotto da 48 a 35 e quello previsto dalla Priorità 3 da 106 a 62. La revisione ha inoltre individuato altri 45 accordi che Timor Est dovrà affrontare. Sono in corso i preparativi nazionali per l’adesione ai restanti accordi economici.
In termini di assistenza, Timor Est beneficia dell’IAI dal maggio 2024, ancor prima di diventarne membro a pieno titolo. Siamo ora coperti dal Piano di lavoro V dell’IAI per il 2026–2030, che offre assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità nel commercio, nell’agricoltura, nell’istruzione, nello sviluppo delle competenze e nel rafforzamento istituzionale.
Abbiamo istituito una task force nazionale con punti focali nei ministeri competenti per identificare le priorità e sviluppare proposte. Finora abbiamo sviluppato sei concetti progettuali iniziali, tre dei quali sono stati finalizzati e presentati al Segretariato dell’ASEAN. Coprono settori quali il turismo sostenibile, il rafforzamento delle capacità giovanili, le competenze digitali per gli insegnanti della scuola primaria e una produzione di caffè più resiliente. La sfida ora è trasformare queste proposte in progetti finanziati che producano risultati pratici.
Per le imprese e i giovani, l’adesione all’ASEAN apre l’accesso a un mercato molto più ampio e a nuove opportunità nel commercio, negli investimenti, nell’istruzione e nello sviluppo delle competenze. Ma questi benefici non arriveranno automaticamente. Le nostre aziende devono ancora affrontare sfide in termini di capacità produttiva, competitività e rispetto degli standard regionali. Dobbiamo anche migliorare le competenze e le qualifiche dei giovani affinché possano sfruttare queste opportunità.
Riconosciamo che molti degli obblighi richiedono un’azione adesso, mentre alcuni dei benefici economici richiederanno più tempo per emergere. Ecco perché stiamo adottando un approccio graduale, basato sulle priorità nazionali, sulla capacità istituzionale e sulle tempistiche concordate con l’ASEAN.
Il 21 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato la tabella di marcia nazionale per l’attuazione degli impegni economici dell’ASEAN per il periodo 2026–2030, accompagnata da 19 piani d’azione strategici settoriali e 19 piani di lavoro settoriali.
In questi documenti vengono definite le riforme e le responsabilità dell’intero governo. Il nostro obiettivo non è semplicemente soddisfare i requisiti legali, ma utilizzare l’adesione per sostenere la diversificazione economica, istituzioni più forti, sviluppo del settore privato e migliori opportunità per la nostra gente.
Khoo Ying Hooi:Parlando delle relazioni con l’Indonesia, i due paesi spesso parlano della loro relazione come un modello di riconciliazione dopo il conflitto. Tuttavia la Commissione di Verità e amicizia del 2008, CTF, ha riconosciuto le gravi violazioni commesse nelle violenze del 1999, mentre la giustizia e i risarcimenti restano questioni irrisolte per molte vittime. La riconciliazione è andata avanti a spese della giustizia? Ora che i due paesi fanno parte dell’ASEAN si è chiuso definitivamente questo capitolo?
Milena Maria da Costa Rangel: Timor Est e Indonesia condividono una storia difficile e amara. Ma negli anni abbiamo fatto progressi importanti nel costruire una relazione pacifica e costruttiva che si basi sul rispetto reciproco, dialogo e cooperazione. La riconciliazione è qualcosa di cui i due paesi possono andare fieri.
Con ciò non significa che dimentichiamo il passato. Riconosciamo la sofferenza delle vittime e delle famiglie, e capiamo che giustizia, responsabilità e risarcimenti hanno ancora importanza. La CTF ha contribuito a riconoscere quanto accaduto nel 1999. A livello nazionale, la Commissione per l’Accoglienza, la Verità e la Riconciliazione ha documentato le passate violazioni dei diritti umani nel suo rapporto Chega! e ha formulato raccomandazioni importanti.
Dobbiamo continuare a preservare la memoria storica, sostenere le vittime e promuovere una politica nazionale di riparazione. L’adesione all’ASEAN non chiude questo capitolo. Fornisce un ulteriore contesto per la cooperazione tra due vicini sovrani, mentre i bisogni e la dignità delle vittime rimangono importanti nei loro diritti.
L’Indonesia è uno dei nostri vicini più prossimi e un partner importante nel commercio, negli investimenti, nell’istruzione, nella sicurezza e nella cooperazione regionale. Per noi riconciliazione significa riconoscere il passato, affrontarne le conseguenze e costruire una relazione migliore per il futuro. Ma c’è ancora del lavoro da fare sulle raccomandazioni della Chega! rapporto. In questo senso, la riconciliazione rimane un processo continuo.
Khoo Ying Hooi: Una delle questioni più divisive è il Myanmar. Il presidente birmano Min Aung Hlaing ha visitato cinque stati dell’ASEAN e più di recente la Malesia facendo sorgere dubbi sulla graduale normalizzazione della dirigenza sostenuta dai militari del Myanmar, nonostante la mancanza di significativi progressi sul Consenso in 5 Punti dell’ASEAN. Come vede Timor Est questi sviluppi? Qual’è la posizione di Dili sul legame con il NUG e in che modo la rappresentanza di Timor deve relazionarsi con i progressi sul Piano dei Cinque Punti?
Milena Maria da Costa Rangel: La posizione di Timor Est sul Myanmar è guidata dal nostro impegno alla pace, alla democrazia e alla legge internazionale, principi che restano centrali alla nostra politica estera mentre entriamo in relazione con gli altri paesi membri.
Riconosciamo la complessità della situazione in Myanmar e siamo profondamente preoccupati per la continua violenza, la sofferenza umanitaria e il suo impatto sui civili. Crediamo che il dialogo inclusivo sia essenziale.
Il coinvolgimento di tutte le parti interessate, compresi i diversi gruppi politici, dovrebbe contribuire a porre fine alla violenza, facilitare il dialogo politico e raggiungere una riconciliazione significativa e una pace duratura.
Per quanto riguarda il NUG e le altre parti interessate, la nostra posizione è che un processo inclusivo è indispensabile per una soluzione pacifica e sostenibile. Non dovremmo concentrarci su un solo gruppo escludendone altri. Allo stesso tempo, rispettiamo la sovranità del Myanmar e riconosciamo la sua importanza nell’affrontare la crisi.
L’adesione all’ASEAN non richiede che Timor Est abbandoni i suoi principi. Fornisce un’altra piattaforma attraverso la quale possiamo farli avanzare collettivamente. Continuiamo a sostenere la piena ed efficace attuazione del consenso in cinque punti dell’ASEAN come quadro principale per affrontare la crisi e sosteniamo la posizione consolidata dell’ASEAN riguardo alla rappresentanza del Myanmar nelle riunioni ad alto livello. L’impegno dovrebbe contribuire a ridurre la violenza, migliorare l’accesso umanitario e creare le condizioni per un processo politico inclusivo, di proprietà del Myanmar.
Prendiamo atto dell’impegno di alcuni Stati membri dell’ASEAN con le autorità del Myanmar e continueremo a seguire da vicino gli sviluppi. Una cosa è certa: il Myanmar rimane parte integrante della famiglia ASEAN.
Khoo Ying Hooi: Timor Est da sempre sostiene democrazia e diritti umani nella sua politica estera che riflette la propria lotta per l’Indipendenza. L’ASEAN però pone un peso considerevole sulla non-interferenza. Come riconcilia Dili questi impegni in competizione?
Milena Maria da Costa Rangel: Non riteniamo che il rispetto della sovranità e la promozione dei diritti umani si escludano a vicenda. L’approccio di Timor Est è quello di rispettare insieme questi impegni. Il rispetto della non ingerenza è essenziale per le relazioni tra Stati sovrani, mentre il dialogo, la cooperazione umanitaria e l’azione concordata collettivamente dell’ASEAN possono anche affrontare questioni di interesse condiviso.
La nostra storia rafforza l’importanza della dignità, dell’autodeterminazione e delle soluzioni pacifiche. All’interno dell’ASEAN, cerchiamo di contribuire in modo costruttivo attraverso la consultazione e la cooperazione, nel rispetto della Carta e del diritto internazionale.
L’obiettivo non è scegliere un principio e ignorarne un altro, ma garantire che i principi dell’ASEAN lavorino insieme a sostegno della pace e del benessere dei suoi popoli.
Khoo Ying Hooi: A Timor Est varie operazioni di polizia quest’anno hanno messo in luce le operazioni di truffe online nel paese che fanno sorgere preoccupazioni sulla diffusione delle reti criminali transnazionali nel paese. Perché Timor Est è diventata vulnerabile e come il Piano Integrato Nazionale per il 2026-2031 del governo per combattere la truffa online, il crimine informatico organizzato e il traffico umano si tradurrà in cooperazione pratica con i partner ASEAN?
Milena Maria da Costa Rangel: La truffa online, il crimine informatico organizzato e il traffico umano sono legati a reti criminali che operano tra le frontiere. E’ un problema regionale e anche globale. Timor Est non è immune da questi rischi. Stiamo ancora costruendo le nostre istituzioni e rafforzando i nostri sistemi legali e di applicazione della legge. Queste attività minacciano la nostra sicurezza nazionale, la nostra economia, la nostra reputazione internazionale e il nostro ambiente di investimento, pertanto le prendiamo sul serio.
Le nostre autorità hanno già indagato e interrotto sospette operazioni di truffa nonostante le risorse limitate. Il governo ha inoltre adottato misure per revocare le licenze per il gioco d’azzardo e le scommesse online e limitare le attività correlate. Come hai giustamente affermato, il Piano nazionale integrato per il 2026–2031 mira a rafforzare la risposta alle truffe online, alla criminalità informatica organizzata e alla tratta di esseri umani. Adottare un piano però è solo l’inizio, mentre la sfida sta nella sua applicazione e realizzazione.
L’adesione all’ASEAN ci offre maggiori opportunità di lavorare con i nostri vicini, anche attraverso l’ASEANAPOL [Associazione dei capi di polizia delle nazioni del sud-est asiatico] e altri meccanismi regionali. La cooperazione deve comportare la condivisione di informazioni, indagini congiunte, il tracciamento dei flussi finanziari e la prevenzione del semplice trasferimento transfrontaliero delle reti criminali.
Altrettanto importante è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani e le comunità vulnerabili che potrebbero essere presi di mira attraverso reclutamenti fraudolenti o promesse di facile impiego.
Riconosciamo che permangono lacune nella nostra capacità di regolamentazione e di applicazione delle norme. Per affrontarli sarà necessario un coordinamento interno più forte e una cooperazione duratura con i partner regionali e internazionali. Nessun paese può gestire queste reti da solo.
Khoo Ying Hooi: Dili ha elevato la propria relazione con la Cina a Partenariato strategico globale nel 2023 mentre mantiene legami stretti con USA e Australia. Nell’intensificazione della rivalità USA-Cina come pensa Dili di preservare l’indipendenza della propria politica estera tra gli interessi contrapposti delle grandi potenze? L’ASEAN offre agli stati più piccoli una protezione significativa dalle pressioni esterne o l’organizzazione stessa è sempre più limitata da queste rivalità?
Milena Maria da Costa Rangel: La nostra politica estera è guidata dai nostri interessi nazionali e dai principi sanciti dalla nostra Costituzione. Crediamo nel mantenimento di relazioni amichevoli con tutti i Paesi. La nostra filosofia è che abbiamo amici, non nemici. La nostra politica estera inizia in patria. Il nostro impegno internazionale affonda le sue radici nei nostri valori nazionali, nel nostro impegno per la pace e nel nostro rispetto del diritto internazionale.
Diamo valore alle nostre relazioni con Cina, Stati Uniti, Australia e altri partner perché ognuno di essi contribuisce in modi diversi allo sviluppo nazionale. Il partenariato strategico globale con la Cina offre opportunità nei settori delle infrastrutture, dell’agricoltura e dello sviluppo economico. Allo stesso tempo, abbiamo forti partenariati con Australia, Stati Uniti e altri paesi nei settori dell’istruzione, della sicurezza e dello sviluppo istituzionale. Consideriamo questi partenariati complementari piuttosto che concorrenti.
Nella cooperazione in materia di difesa e sicurezza, la nostra priorità è rafforzare la capacità nazionale, proteggere la sovranità e contribuire alla pace e alla stabilità regionale. Lo stesso principio si applica alle infrastrutture e agli investimenti esteri. La cooperazione deve servire le nostre priorità di sviluppo nazionale.
Riconosciamo che la competizione tra grandi potenze crea sfide, soprattutto per i piccoli stati. Ma il nostro approccio non consiste nello scegliere da che parte stare. Si tratta di prendere decisioni indipendenti basate sui nostri interessi nazionali e sulle esigenze di sviluppo a lungo termine.
È qui che l’adesione all’ASEAN è importante. L’ASEAN fornisce ai paesi di diverse dimensioni una piattaforma per impegnarsi in discussioni regionali, approfondire la cooperazione e sostenere principi condivisi come la sovranità e la risoluzione pacifica delle controversie. I suoi membri hanno prospettive e interessi diversi e raggiungere posizioni comuni può essere difficile.
Tuttavia, il dialogo e la ricerca del consenso restano importanti. Riteniamo che l’unità e la centralità dell’ASEAN siano essenziali per la pace e la stabilità regionale.
Khoo Ying Hooi: Durante la visita del Premier australiano Anthony Albanese a Dili a gennaio 2026 i due paesi hanno sottoscritto il Nuovo Partenariato Per una nuova Era, in cui Canberra promette ulteriore assistenza per l’integrazione di Timor Est nell’ASEAN. Resta però irrisolto lo sviluppo do Greater Sunrise. L’appartenza all’ASEAN rafforza la leva diplomatica di Dili con l’Australia, e come si assicura il paese che le sue priorità regionali restino indipendenti dagli interessi strategici di Canberra?
Milena Maria da Costa Rangel: L’Australia è il nostro vicino immediato ed è stata un importante partner per lo sviluppo sin dal ripristino della nostra indipendenza. Il suo sostegno allo sviluppo nazionale, al capitale umano e al rafforzamento delle capacità istituzionali è stato significativo. Apprezziamo in modo particolare il suo aiuto nella nostra integrazione nell’ASEAN.
Il Nuovo Partenariato per una Nuova Era riflette il nostro impegno condiviso per lo sviluppo economico, l’istruzione, la sicurezza e l’integrazione regionale. Ma voglio sottolineare che la politica estera e le priorità regionali di Timor Est sono guidate dai nostri interessi nazionali e dalle nostre esigenze di sviluppo. Rafforzare le nostre relazioni con l’Australia e approfondire il nostro impegno all’interno dell’ASEAN non sono obiettivi concorrenti.
Greater Sunrise è importante per il nostro futuro economico e per le relazioni bilaterali. Il Trattato sui confini marittimi del 2018 ha rappresentato un risultato importante. Ha dimostrato che le controversie possono essere risolte pacificamente attraverso il dialogo e il diritto internazionale. Continuiamo a collaborare con l’Australia e la joint venture Greater Sunrise per portare avanti il progetto. Sono stati compiuti progressi significativi, ma sono necessari ulteriori negoziati. La nostra priorità è garantire che il progetto crei posti di lavoro, sostenga lo sviluppo economico e offra benefici a lungo termine alla nostra popolazione.
Anche l’Australia ha una lunga storia di impegno con l’ASEAN. Per Timor Est, l’adesione crea ulteriori opportunità per lavorare direttamente con i nostri vicini regionali, costruire partenariati e perseguire le nostre priorità di sviluppo.
Khoo Ying Hooi: Dili assumerà la presidenza di turno dell’ASEAN nel 2029 appena quattro anni dalla sua adesione. Eppure la valutazione preliminare del governo ha identificato vuoti importanti nelle infrastrutture, ospitalità, personale addestrato e capacità logistica. Dato che mancano meno di tre anni, che progresso concreto si è fatto, quanti finanziamenti si sono assicurati e quali valutazioni concrete determineranno se Dili è pronta ad assumere la presidenza?
Milena Maria da Costa Rangel: Riconosciamo che assumere la presidenza dell’ASEAN nel 2029 sarà una responsabilità significativa per Timor Est. La consideriamo anche un’opportunità per rafforzare le istituzioni nazionali, sviluppare capacità umane e tecniche e contribuire più attivamente alla costruzione della comunità dell’ASEAN.
Presiedere l’ASEAN implica molto di più che ospitare riunioni ad alto livello. Richiede infrastrutture adeguate, alloggi, trasporti, sicurezza, personale qualificato, finanziamenti e coordinamento in tutto il governo. La nostra valutazione preliminare ha individuato delle lacune e le stiamo prendendo sul serio.
Abbiamo iniziato i preparativi in anticipo. Nel febbraio 2026, il governo ha istituito il Comitato organizzativo nazionale della presidenza dell’ASEAN, o ACNOC, presieduto dal primo ministro Xanana Gusmão, con un comitato esecutivo guidato dal ministro degli Esteri Bendito dos Santos Freitas. Il suo lavoro copre cinque aree prioritarie: risorse umane e capacità istituzionale; infrastrutture e strutture; sicurezza e ordine pubblico; comunicazione e diplomazia; finanza e coordinamento.
Sono in corso i lavori per espandere e modernizzare l’aeroporto internazionale di Dili e procedono i preparativi per un centro congressi internazionale e altre strutture per riunioni. Stiamo rafforzando le competenze dei funzionari’ in materia di protocollo, diplomazia, gestione delle riunioni, sicurezza, comunicazioni e logistica. Stiamo ricevendo assistenza e formazione anche da altri Stati membri dell’ASEAN.
Dal punto di vista finanziario, stiamo valutando i requisiti di bilancio, identificando le fonti di finanziamento e coordinandoci con i partner per lo sviluppo. Fanno parte di tale processo i finanziamenti per i preparativi nel 2027 e nel 2028 e per alcuni lavori infrastrutturali prima del 2029. Siamo consapevoli che i piani e le strutture di coordinamento non sono sufficienti. Abbiamo bisogno di tempistiche chiare, finanziamenti adeguati, attuazione e monitoraggio regolare.
Khoo Ying Hooi: Se questi vuoti non potranno essere risolti per tempo, Dili prenderà in considerazione di posticipare la propria presidenza?
Milena Maria da Costa Rangel: Il nostro obiettivo rimane quello di prepararci ad assumere la presidenza dell’ASEAN nel 2029. Stiamo affrontando seriamente questa responsabilità, attraverso una pianificazione coordinata, traguardi misurabili e la cooperazione con i partner dell’ASEAN.
Vogliamo che questa responsabilità lasci un’eredità duratura per infrastrutture migliori, istituzioni più forti, personale più qualificato e una maggiore capacità di contribuire alla cooperazione regionale.
Ci sono opzioni che potrebbero essere prese in considerazione; se necessario, discuteremo tali accordi con altri Stati membri.
Qualsiasi questione che incida sugli accordi collettivi dell’ASEAN verrà presa in considerazione attraverso le opportune procedure ASEAN. Per ora, la nostra priorità è colmare le lacune individuate e garantire che i nostri preparativi apportino benefici duraturi a Timor Est.
Khoo Ying Hooi, TheDiplomat