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Un fantastico viaggio in solitaria a Timor Est

L’esperienza di un viaggio in solitaria a Timor Est ha al centro l’aspetto umano nei luoghi meno attesi

Sono le 4,45 del mattino quando l’allarme del mio telefono squilla. Stropicciandomi gli occhi mi vesto e tutta assonnata mi arrampico su un Toyota Troop Carrier che mi aspetta.

Scendiamo per la collina verso il cimitero dove il padre di Anas Madeira, Salvador, è seppellito per accendere una candela perché il so spirito ci possa guidare per le montagne circostanti.

Foto: Rachelle Mackintosh

Un viaggio in solitaria di nove giorni a Timor Est

Madeira guida la spedizione di nove giorni di Timor Est del Intrepid traveller che è la ragione per cui mi trovo qui. Mi sono iscritta per visitare uno dei più giovani paesi al mondo per una chiara curiosità unendomi al viaggio i un piccolo gruppo come viaggiatrice in solitaria.

Prima di arrivare a Timor Est avevo solo appreso pezzetti di storia: l’invasione indonesiana di dicembre 1975 che ha dato inizio a oltre due decenni di massacri, la guerriglia e la fiera resistenza.

Nel 1999 furono portate truppe australiane a Dili dopo che un voto a favore dell’indipendenza riaccese una nuova ondata di violenze, e gli sforzi di pacificazione continuarono per anni dopo l’indipendenza del paese nel 2002.

Tornando velocemente ad ora, l’industria turistica sta appena iniziando a decollare, cosa che mi affascina totalmente.

Prenotare un viaggio in solitaria può fare paura, ma arriva sempre il momento giusto. Mi iscrissi in un periodo di cambiamento significativo, dopo aver lasciato un lavoro sicuro per mettere su una mia azienda.

Dopo aver passato i primi anni legata ad una scrivania, lavorando per un mostruoso numero di ore senza poter godere delle libertà che mi ero immaginata dopo aver lasciato il lavoro fisso, mi unii a questo viaggio per staccare la spina: volevo entrare in un mondo differente e guadagnare una nuova prospettiva invece di continuare a dimenarmi nella solitudine.

L’aspetto umano del viaggio

Alcune ricerche che feci prima della prenotazione mi dicevano che avrei trovato un’incredibile biodiversità, dalle spiagge incontaminate e giardini di corallo alle piantagioni lussureggianti e panorami montani. Sapevo che la storia sarebbe stata una parte importante dell’esperienza, come le imprese locali, ma non considerai le connessioni umane che avrei fatto.

Madeira si impegnò totalmente nell’assicurarci di avere la migliore esperienza possibile.

Lui condivide sempre di più cose man mano che si svolge il viaggio: come è stato crescere in una zo pena di guerra, come ha colpito la comunità timorese e perché lui crede che il turismo sia fondamentale per la ricchezza del suo paese.

Il suo candore ispira tenerezza e talvolta commuove quando racconta anche con il viso le storie di orrori inimmaginabili.

“Racconto la mia storia perché la gente impari. Non si possono dimenticare le proprie origini”

Salvador, il padre di Madeira, però non ce l’ha fatta a vedere Timor Est libera. Ma nel ritornare all’auto, mi chiedo cosa avrebbe pensato di tutto il progresso.

Il panorama che circonda il cimitero è di una bellezza che non ha parole, particolarmente quando le luci della prealba lo inondano di blu, di porpora e di rosa. La nostra auto quattro per quattro si arrampica per un’altra strada sterrata verso il prossimo stop, Rabilau, dove ci hanno invitato a partecipare a una cerimonia culturale.

Viaggiare in solitaria non è sinonimo di viaggiare da soli

“Sono colpita dall’aver capito che viaggiare in solitaria non significa viaggiare da sola”

Riceviamo una benedizione con un segno fatto con la polvere sulle nostre gole prima di procedere verso un sito consacrato. Qui l’animismo tradizionale si fonde con il cattolicesimo del colonialismo: una croce si erge vicino ad un altare su cui sacrificano gli animali nelle occasioni speciali come un matrimonio.

Il nostro gruppo mantiene un silenzio di conforto mentre la luce si fa dorata e volgiamo lo sguardo ad un piccolo villaggio che si sveglia nella valle di sotto.

Gli anziani nei vestiti tradizionali offrono del vino di riso, noci di betel e sigarette prima che iniziano i suoni dei tamburi, i canti e le danze.

Foto: Rachelle Mackintosh

Una vecchia signora mi afferra la mano e e mi guida tra gli scalini facendo segni di approvazione mentre alla fine la seguo.

È incredibile essere accolta così calorosamente in una comunità estranea alla mia e condividere questo tipo di legame con qualcuno che altrimenti non avrei mai incrociato, soprattutto se avessi provato a pianificare questo tipo di viaggio in solitaria.

Più tardi incontriamo Wilson Nivio Mendonca, capo villaggio di Maubisse, che ci prepara alcuni dei caffè speciali della regione, che oggi rappresentano una delle maggiori esportazioni di Timor Est. Mentre macina i chicchi, ci dice che è particolarmente entusiasta di sviluppare percorsi per mountain bike sulle colline vicine.

Qualcosaa di più di una semplice vacanza

Il suo entusiasmo, come quello di Madeira, è contagioso e, mentre chiacchieriamo, la mia mente va alla deriva verso i miei affari. Mi rendo conto che sto cercando soluzioni altrettanto fuori dagli schemi. All’improvviso, sono di nuovo entusiasta delle possibilità.

Ho prenotato questo tour perché avevo bisogno di rompere la routine, ma è stato molto più di una semplice vacanza.

Innanzitutto, è incredibilmente commovente sentire la popolazione locale che ha atteso così a lungo per vedere Timor Est raggiungere la pace.

In secondo luogo, ho capito che viaggiare in solitaria non significa viaggiare da soli; man mano che il gruppo si univa, mi sono reso conto che mi stavo scrollando di dosso anni di solitudine.

Ma la cosa più importante che ho imparato è l’impatto che può avere una singola persona. Madeira è una persona che semplicemente non dimenticherò mai – e la sua passione per la sua casa mi ha reso altrettanto entusiasta di tornare nella mia.

Come lui, non vedo l’ora di scoprire cosa mi riserverà la vita.

Kirilly Schwartz, TheGuardian,

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