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Una pace fragile tra disinformazione e sabotaggio

Il dialogo di pace fragile di Patani è minacciato da guastatori interni thai e da campagna di disinformazione

Un attacco ben coordinato dell’insorgenza meridionale thailandese del BRN ha colpito un posto di blocco nel distretto di Rangae a Narathiwat uccidendo 5 uomini paramilitari ranger e ferendo altri sei civili.

Il gruppo di sei insorti vestiti di nero si sono presentati su un pickup nero alle 6,45 della sera aprendo il fuoco e gettando bombe improvvisate, fuggendo poi senza trovare ostacoli. Il pickup è stato poi ritrovato incendiato.

Pickup usato a Rangae Narathiwat-bkkpost

La sera prima un’autobomba era stata lanciata contro una vecchia stazione di polizia a Narathiwat gettando nel panico la gente attorno che ci viveva.

Il nuovo capo negoziatore thai Thanut Suvarnananda e lo stesso premier Anutin hanno detto che questi atti violenti troveranno l’immediata risposta dello stato thai sul piano di una migliore raccolta di dati e di misure più stringenti. Però non impediranno loro di tornare al tavolo del negoziato con il BRN per trovare una soluzione a questa insorgenza che dura da venti anni e ha fatto oltre 7700 morti.

Sul piano della sicurezza lo stato thai sta imponendo misure legate alla legge marziale imposte su Narathiwat per poter rintracciare i responsabili di questi attacchi pesanti dell’insorgenza. Saranno possibili arresti di presunti sospetti, di fermare veicoli sospetti e proprietà.

Finora però chi ha compiuto questi attacchi pesanti resta uccel di bosco.

La pace fragile nel Meridione thai ostaggio di molti contrasti

“Il segretario generale del Consiglio per la sicurezza nazionale, Chatchai Bangchuad, già negoziatore di pace, ha affermato che gli ultimi episodi di violenza sono deplorevoli, ma non dovrebbero ostacolare gli sforzi volti a rilanciare i colloqui di pace nelle province di confine meridionali.

Ha affermato che il governo resta impegnato nei negoziati guidati dal nuovo capo negoziatore tailandese, Thanut Suvarnananda, pur continuando a intraprendere severe azioni legali contro i gruppi responsabili degli attacchi.

Chatchai ha affermato che molti gruppi coinvolti nel conflitto sono disposti a impegnarsi nel dialogo e a tornare nella società civile, e ha avvertito che abbandonare il processo di pace a favore di una risposta basata solo sulla sicurezza rischierebbe di peggiorare le tensioni.

Ha inoltre sottolineato l’importanza della cooperazione con la Malesia, che ha facilitato i colloqui di pace. Chatchai ha affermato di ritenere che la Malesia potrebbe impegnarsi con i gruppi ribelli con sede nel paese e contribuire a coordinare gli sforzi per frenare la violenza.” Bangkokpost https://www.bangkokpost.com/thailand/general/3291112/narathiwat-taps-into-martial-law-measures-after-deadly-ranger-attack

Probabilmente questi attacchi pesanti e ben coordinati che denotano un lavoro di intelligence notevole sono da mettere in relazione a quanto espresso dal ministro della difesa thai Adul Boonthamcharoen di cui parla a seguire Don Pathan. Il ministro infatti sembra gettare lo scompiglio nei prossimi dialoghi di pace e mina la credibilità stessa di Anutin e del suo gruppo.

Un dialogo di pace fragile tra sabotaggio e disinformazione in cui la parte thai sembra intonare discorsi diversi e in contraddizione. Ciò serve solo a favorire una risposta militare del BRN che si va organizzando sempre meglio e ha di mira l’apparato dello stato thai, l’apparato di sicurezza e i suoi interessi economici nella regione.

Sabotare il tavolo del negoziato

Proprio nel momento in cui il nuovo gruppo di negoziatori thai del processo di pace sembrava prendere forza, il ministro della difesa thai Adul Boonthamcharoen ha gettato lo scompiglio nel processo.

Isra News Agency cita le parole di Adul che si domanda se ci sia bisogno persino di parlare con il BRN, Fronte di rivoluzione nazionale del Popolo di Patani, il principale movimento separatista che controlla i combattenti in campo.

Da un decennio le due parti sono immersi in colloqui di pace ad intermittenza che le questioni politiche di Bangkok hanno tenuto in ostaggio impedendo ai colloqui di crescere in modo opportuno.

Ma il principale guastafeste sono sempre stati i militari thailandesi i cui generali non sopportano il fatto che sia il governo a sedere faccia a faccia con il BRN. Molti di loro credono infatti che il solo parlare con i ribelli li legittimi in modo non necessario.

Una dichiarazione che minaccia il processo di pace

La dichiarazione di Adul è giunta qualche giorno prima della visita di Anutin Charnvirakul in Malesia del 9-10 luglio 2026, in cui ha discusso con Anwar Ibrahim di varie cose tra cui la risoluzione del conflitto di Patani.

“Il governo non ha alcun diritto di parlare con il BRN,” ha affermato Adul che allo stesso tempo si è contraddetto:

“E non eleveremo lo status del dialogo più del necessario ”—un’osservazione che suggerisce che è consapevole del processo di pace ma non ne è soddisfatto.

Quando Adul ha messo in dubbio l’opportunità di parlare con BRN, non è chiaro se si riferisse alla misteriosa persona che aveva telefonato all’agenzia di stampa Isra, sostenendo di essere un comandante ribelle nella provincia di Narathiwat.

Il chiamante si è offerto di consegnare più di 100 combattenti del BRN in cambio del ritiro dell’esercito thailandese dalla “area” dove però non è chiaro se si riferisse alla sola provincia di Narathiwat o all’intera regione colpita dal conflitto, che comprende Pattani, Yala e i quattro distretti di lingua malese della provincia di Songkhla.

Lo stato thailandese non è unito nella risposta all’esigenza di pace

La dichiarazione di Adul mostra che la Thailandia manca ancora di unità nel profondo meridione. Ci si potrebbe attendere che ormai il paese debba cantare le stesse note visto che i colloqui di pace tra separatisti e governo iniziarono nel lontano 2013.

Indipendentemente dalle intenzioni, la dichiarazione di Adul danneggia l’iniziativa di pace ed ha umiliato moltissimo Anutin che andava in Malesia. Ha dato in modo indiretto al BRN la giustificazione di cui ha bisogno per accrescere la violenza.

Per un osservatore di lungo corso del conflitto il chiamante, che si è definito comandante del BRN a Narathiwat, fa parte di una manovra della vecchia guardia di ufficiali militari della IV regione militare che erano rimasti infastiditi dal fatto di essere stati sostituiti dai comandanti della II Area Militare del Nordest.

L’idea, per questo osservatore, è quella di provocare i loro sostituti e vedere come avrebbero reagito in una situazione critica. Come si è scoperto, la nuova generazione di alti dirigenti dell’estremo sud ha mantenuto la calma. 

Canali segreti e gesti di buona volontà

Sotto l’attuale guida di Thanut Suvarnananda, direttore della National Intelligence Agency (NIA), i colloqui sembrano procedere nella giusta direzione.

La sua squadra si è mossa rapidamente, contattando una ONG internazionale per facilitare le discussioni tra i generali tailandesi e le loro controparti delle forze armate indonesiane e filippine, leader militari che avevano lavorato ai processi di pace di Aceh e Mindanao.

Un’altra ONG internazionale ha facilitato le discussioni tra funzionari thailandesi e negoziatori del BRN, con la partecipazione di facilitatori malesi.

Nel frattempo, la Thailandia sta considerando la richiesta di BRN di rilasciare alcuni detenuti di BRN come un gesto di buona volontà. Si stanno stendendo i Termini di Riferimento per una consultazione pubblica, TOR, a cui seguirà un TOR per una cessazione temporanea della violenza.

Nel frattempo, la squadra negoziale tailandese sta progettando di portare un gruppo di organizzazioni della società civile thailandesi in Malesia per incontrare BRN. Si parla anche di consentire ad alcune organizzazioni della società civile di osservare i negoziati ufficiali tra le due parti.

Il fatto che l’esercito thailandese non faccia più parte della squadra negoziale rende più facile per le due parti raggiungere accordi al tavolo. L’attuazione di eventuali accordi raggiunti con BRN, d’altro canto, sarebbe difficile senza il consenso dell’esercito.

Secondo una fonte informata, l’esercito thailandese sta valutando la possibilità di aprire un altro canale secondario attraverso l’ex vicepresidente indonesiano Jusuf Kalla.

Le agenzie di sicurezza thailandesi e l’esercito desiderano da tempo parlare direttamente con i vertici militari del BRN. Ma lo standard globale non consente alla Thailandia di scegliere con chi parlare; i leader del BRN scelgono i propri rappresentanti al tavolo delle trattative. La Thailandia deve semplicemente imparare come farlo funzionare.

ISOC sotto attacco

ISOC indifendibile- bkkpost

Una componente importante del programma di controinsorgenza della Thailandia nell’estremo sud è il controllo sulla narrazione.

Oltre due decenni fa, intorno alla metà del 2001, quando l’attuale generazione di militanti separatisti riemerse nel sud di lingua malese, portando avanti sporadici attacchi contro le posizioni di sicurezza del governo, vennero liquidati come “banditi passeri”.

Anche dopo il furto d’armi a Narathiwat del 4 gennaio 2004 – quando i combattenti del BRN fuggirono con circa 400 pezzi di armamento militare e i thailandesi non poterono più a ignorare i fondamenti politici dell’atto – i funzionari governativi continuarono a dipingerli come giovani tossicodipendenti che abbracciavano una storia distorta e un’interpretazione errata dell’Islam.

Oggi, come suggeriva Adul, non vale ancora la pena parlare con loro. Eppure il governo tailandese continua a inviare funzionari per incontrarli —non per “negoziare”, ma per avere una “conversazione”.

Su un binario separato corre l’Internal Security Operations Command (ISOC) —nominalmente un’entità guidata dai militari sotto l’Ufficio del Primo Ministro, creata per integrare le forze armate, la polizia e le risorse amministrative per reprimere le minacce interne. Il primo ministro ricopre d’ufficio la carica di direttore e contemporaneamente il comandante in capo dell’esercito quella di vicedirettore.

È l’ISOC a supervisionare la guerra dell’informazione o, più precisamente, la disinformazione, spesso definita operazione di informazione (OI).

Sulla carta, l’ISOC è un organismo di coordinamento dell’intero governo presieduto da civili, non un ramo di servizio. In pratica, non dispone di appalti indipendenti e si avvale della logistica delle forze armate, delle strutture di addestramento e delle reti di intelligence, facendo affidamento sul personale militare per l’esecuzione.

Soprattutto nell’estremo sud, un ufficiale dell’ISOC e un ufficiale dell’esercito nello stesso distretto spesso attingono allo stesso apparato di intelligence e allo stesso bacino di manodopera. Fondamentalmente, è lo stesso ragazzo che indossa due cappelli.

Nel corso del recente dibattito sul bilancio, il veterano parlamentare Wan Muhammed Noor Matha –membro della commissione speciale del governo che esamina il disegno di legge di bilancio per l’anno fiscale 2027 ha chiesto al governo di abolire l’ISOC, definendo l’ente ridondante.

Wan Noor si è scagliato contro il comando, dicendo che non aveva nulla da mostrare se non il recente fallito tentativo di omicidio del deputato di Narathiwat Kamolsak Leewamoh, un noto avvocato per i diritti umani del partito Prachachart.

L’arma, il personale e il veicolo coinvolto appartenevano tutti all’ISOC, ha detto Wan Noor visibilmente turbato. L’ISOC ha respinto l’ipotesi che dietro il tentativo di omicidio ci fossero loro.

Disinformazione nei tribunali

L’11 giugno, la Corte d’appello thailandese ha ordinato all’ISOC di pagare un risarcimento alla senatrice Angkhana Neelapaijit, nota senatrice, difensore dei diritti umani thailandese e vincitrice del premio Ramon Magsaysay 2019, e ad Anchana Heemmina, fondatrice dell’organizzazione per i diritti umani Duay Jai, annullando parte di una decisione di un tribunale di grado inferiore.

La causa è stata intentata dai due attivisti contro l’Ufficio del Primo Ministro, l’ISOC e l’Esercito reale tailandese per post online che diffondevano false informazioni su di loro.

L’ufficio del Primo Ministro e l’esercito reale thailandese sono stati nominati come primo e secondo imputato perché il Primo Ministro ricopre la carica di direttore dell’ISOC, mentre il comandante in capo dell’esercito e il comandante d’area della quarta armata svolgono il ruolo di supervisori dell’IO, sollevando una teoria della responsabilità basata sulla negligenza del comando.

All’ISOC è stato ordinato di pagare 210.000 THB di risarcimento totale – 120.000 THB ad Angkhana e 90.000 THB ad Anchana –più interessi e di rimuovere il contenuto incriminato entro sette giorni.

OI iniziarono nell’estremo sud colpito dal conflitto a prendere di mira gli attivisti politici tramite account fantasma sui social media, principalmente Facebook. A marzo 2021, Facebook decise di averne abbastanza. Meta rimosse 77 account, 72 pagine, 18 gruppi e 18 account Instagram: è la prima volta che l’azienda rimuove account presumibilmente collegati al governo thailandese.

La rete contava circa 703.000 follower e 100.000 in gruppi, mescolando personaggi falsi con account autentici.

Anche Twitter, ora noto come X, è intervenuto. Nell’ottobre 2020, l’azienda chiuse 926 account thailandesi che diffamavano movimenti giovanili e studenteschi pro-riforma che, a novembre 2020, erano coinvolti in scontri di strada con la polizia thailandese usando anatre giganti di gomma usate come scudi contro potenti cannoni ad acqua.

Infine le operazioni di intelligence sono state usate contro i critici della politica cambogiana dei militari e Angkhana fu ancora uno dei loro obiettivi principali.

Impatto sul processo di pace

La battaglia su chi avrà il controllo della narrazione nella regione storicamente contesa dell’estremo sud sta attualmente mettendo a dura prova gli sforzi di pace del governo nella zona.

Attivisti di gruppi come The Patani e Civil Society Assembly for Peace (CAP) sono accusati dall’ISOC di difendere i diritti all’autodeterminazione nella loro regione d’origine.

La Commissione nazionale thailandese per i diritti umani ha dichiarato in una dichiarazione del gennaio 2025 di non aver trovato prove di incitamento al separatismo. La commissione ha inoltre affermato che perseguire penalmente gli attivisti rappresenta un uso eccessivo della legge per reprimere la libertà di espressione e costituisce una violazione dei diritti umani.

Sono ancora in corso i procedimenti giudiziari portati avanti dall’ISOC contro gruppi come The Patani e CAP. Il problema del processo di pace in Thailandia è che sempre più agenzie governative si rivolgono a loro per consultarsi su come colmare il divario di fiducia tra lo Stato e le minoranze malesi nell’estremo sud.

Nel corso degli anni, The Patani funge spesso da interlocutore tra l’apparato di sicurezza governativo e i militanti separatisti e fornisce consulenza al governo malese, il facilitatore designato per i colloqui di pace.

Un’unità di sicurezza governativa li accusa di tradimento, mentre altri si rivolgono a loro per una consultazione. Ciò la dice lunga sulla disunione della Thailandia in questo sforzo per portare la pace in questa regione dove più di 7.700 persone sono state uccise a causa della violenza legata all’insurrezione dal gennaio 2004.

Don Pathan, Stratsea

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