Crisi della plastica nella Giornata Mondiale dell’ambiente

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La crisi della plastica sono i tantissimi rifiuti lasciati nell’ambiente e che rischiano di entrare nella catena alimentare umana

Una mangrovia vietnamita adornata di polietilene, una balena uccisa per aver ingerito buste di plastica nei mari thailandesi e tanti rifiuti gettati in mare vicino alle isole paradisiache indonesiane.

Sono queste le immagini tristi di una crisi della plastica che ha afferrato l’Asia.

Ogni anno si buttano negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica negli oceani di tutto il mondo, un camion di plastica al minuto che è gettato in mare.

La metà proviene da cinque paesi che sono Cina, Indonesia, Filippine, Thailandia e Vietnam secondo il rapporto del 2015 di Ocean Conservancy.

crisi della plastica

Sono tra le economie più a rapida crescita in Asia dove si produce, si consuma e si scarica la maggior parte della plastica del mondo, dove la gestione dei rifiuti è almeno irregolare.

“Ci troviamo in una crisi ambientale da plastica che possiamo vedere nei nostri fiumi, oceani e bisogna fare qualcosa” dice Ahmad Ashov Birry di Greepeace Indonesia all’agenzia AFP.

La Giornata dell’ambiente di martedì 5 giugno mette in luce i pericoli della plastica con una frase: “Se non puoi riusarla, non accettarlo”.

Perché la plastica non è solo una questione estetica, sta uccidendo la vita marina. La scorsa settimana è morta una balena sulle spiagge del meridione thailandese con 80 chili di plastica nello stomaco, una vista che diventa sempre più comune insieme a quella di uccelli marini e tartarughe finite a riva intrappolate nella plastica.

Ma esiste un pericolo legato alla plastica che non si vede, come le microplastiche che si formano per decomposizione a dare vita a minuscole particelle che poi si ritrovano anche nelle acque potabili, nelle acque sotterranee e nel pescato che finisce sulle tavole in Asia e tutto il mondo.
Queste microplastiche danno degli effetti ancora tutti da valutare anche sulla salute umana.

“Conduciamo un esperimento globale senza ben sapere dove ci possa portare” dice Carl Gustaf Lundin del programma globale marino e polare del International Union for Conservation of Nature.

Le stesse preoccupazioni sono condivise dalla pescatrice vietnamita Nguyen Thi Phuong di un villaggio vietnamita di Thanh Hoa che vede le spiagge del villaggio sempre più trasformate in una discarica.

“E’ insopportabile che la gente venga a gettare la loro spazzatura .. così sporco, per i bambini non è sicuro” dice la donna avvolta nel caldo e nella puzza del pesce e della spazzatura.
Nella vicina foresta di mangrovia i suoi vicini scavano nella melma calda e piena di rifiuti alla ricerca di serpenti o di gamberi. Ma gli alberi sopra di loro sono coperti di plastica lasciata lì dalle maree che riversano ogni giorno nuovi rifiuti.

Un pezzo lungo di spiaggia è ricoperta di sandali, confezioni di biscotti, dentifricio giapponese, confezioni di succhi di frutta, reti di pesca, vecchi vestiti e tanta cenere di spazzatura bruciata lì.
“Difficile lavorare e pescare e trovare gamberi” dice un pescatore che spesso ritrova plastica nelle reti.

La raccolta dei rifiuti è molto bassa in Asia e questa è la ragione per cui tanta plastica finisce in mare secondo Joi Danielson di Oceans Plastics Asia at SYSTEMIQ.
Si calcola che sia raccolto in modo giusto solo il 40% dei rifiuti nei cinque paesi della plastica che sputano in mare quasi tutti i rifiuti ritrovati nell’oceano. Particolare è il problema delle megalopoli dove la gestione dei rifiuti riceve pochissima attenzione e meno risorse.

Nonostante ciò il consumo della plastica ed i rifiuti crescono esponenzialmente insieme al PIL e alla dipendenza dalla plastica in quasi tutti gli aspetti della vita.

“Si combatte contro un obiettivo che cresce costantemente” dice Danielson. Per il 2015 si avrà il raddoppio dei rifiuti di plastica in mare a 250 milioni di tonnellate, con la conseguenza che si rischia di trovare più plastica che pesce, se non si riuscirà ad invertire la tendenza.

La Cina che è la seconda economia al mondo ha di recente rifiutato di importare ancora il riciclato dell’occidente per non essere la discarica del mondo. Il problema è che la Cina è anch’essa un grande produttore di rifiuti e raccoglie male i rifiuti nelle aree rurali.

Ma sebbene il problema sembri essere insormontabile per la presenza della plastica dappertutto in Asia, gli esperti dicono che questa crisi ha una soluzione.

I media sociali e varie iniziative di singole persone hanno acceso la coscienza pubblica sulla crisi della plastica e posto all’attenzione dei governi il problema della raccolta dei rifiuti che deve essere il prossimo problema da affrontare, insieme ad una campagna di riduzione di produzione di rifiuti.

Ocean Conservancy invita a pensare a nuovi materiali plastici e al design di prodotti ed ad un maggiore investimento nella ricerca di conversione energetica dei rifiuti.
Se c’è la volontà politica di farlo si riuscirà a trovare una soluzione.
TST

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