Dopo due attacchi sfrontati a Narathiwat, i militari thai frenano sul dialogo di pace di Patani con una mossa salvafaccia
L’esercito thailandese ha deciso di tirare il freno al processo di pace proprio quando stavano per decollare con un atto che è parso salvare la faccia dopo una coppia di attacchi recenti compiuti dai combattenti del BRN, Fronte Nazionale Rivoluzionario Nazionale Melayu, una sfrontata autobomba e l’uccisione di 5 ranger paramilitari.
Appena il 22 luglio 2026 sei combattenti del BRN stipati sul retro di un pickup hanno aperto il fuoco da vicino uccidendo 5 ranger paramilitari e ferendo sei civili che erano lì vicino, tra cui una bambina di 3 anni e un ragazzino di 10.

Appena 24 ore prima una autobomba in movimento sfondò una stazione di polizia a Khao Thanyong a Narathiwat.
Il capo di stato maggiore dell’Esercito Reale Thailandese, Chaiyapruek Duangprapat, in visita nella regione ha fatto una forte dichiarazione, riferendosi ai militanti del BRN:
“Coloro che forniscono nascondigli e qualunque paese che fornisce nascondigli devono sapere che li perseguiteremo fino in cima al mondo”.
Ha detto loro di guardarsi alle spalle mentre mangiano, dormono o camminano e ha aggiunto:
“E’ giunto il tempo per voi di diventare la preda”.
I colloqui di pace
Fino a poco tempo fa, i colloqui volti a risolvere il conflitto nel sud della Thailandia sembravano muoversi in una direzione più positiva. La nuova squadra negoziale si è mossa rapidamente, ha arruolato una ONG internazionale per facilitare le discussioni tra i generali tailandesi e le loro controparti indonesiane e filippine—ufficiali militari che avevano lavorato ai processi di pace di Aceh e Mindanao.
Una seconda ONG internazionale ha facilitato le discussioni tra funzionari thailandesi e negoziatori del BRN, questa volta con la partecipazione di facilitatori malesi.
In modo separato la Thailandia aveva preso in considerazione la richiesta del BRN di rilasciare alcuni detenuti come gesto di buona volontà. Si è stesa una bozza dei Termini di riferimento per le consultazioni pubbliche e un altro in preparazione per una cessazione temporanea della violenza.
Il gruppo dei negoziatori thai ha anche pianificato di portare un gruppo della società civile thai in Malesia per incontrare i capi del BRN. Si parlava anche di permettere ad alcune organizzazioni della società civile di osservare i negoziati ufficiali tra le parti.
Militari thai frenano sui colloqui di pace
In risposta agli umilianti attacchi, il governo tailandese ha deciso di sospendere i colloqui ufficiali ad alto livello e ha chiesto a BRN di spiegare l’impennata della violenza proprio quando i colloqui di pace sembravano muoversi in una direzione positiva.
Osservatori di lunga data hanno affermato che la richiesta di spiegazioni da parte della Thailandia era più una misura per salvare la faccia all’esercito thailandese, che era scosso dagli attacchi.
“Questa non era la solita tattica mordi e fuggi. Gli insorti ci hanno attaccato e hanno eliminato le nostre truppe”, ha affermato un ufficiale dell’intelligence militare thailandese che ha parlato a condizione di mantenere l’anonimato.
Gli affiliati di BRN hanno affermato che non c’è bisogno che il movimento “reagisca in modo eccessivo o che se la leghi al dito” questa domanda della Thailandia. Inoltre, le discussioni non si sono interrotte del tutto, poiché i funzionari del BRN e della Thailandia si stanno ancora incontrando a livello tecnico per definire i dettagli più precisi sul quadro del processo di pace.
Poiché si tratta di un’azione ce vuole salvare la faccia, qualunque cosa dirà il BRN in risposta non interessa davvero. La Thailandia sta prendendo tempo e attraversa una modalità di controllo dei danni mentre tutti chiedono la vendetta.
A complicare la questione un rappresentante del BRN del negoziatori ha detto che a complicare la faccenda c’è l’uscita di un negoziatore che deve essere ancora sostituito. In quella posizione ci si attende che la Malesia nomini un generale in pensione.
Cosa chiede il BRN per ridurre la violenza
Il BRN ha sempre detto che la riduzione della violenza non è un problema finché si soddisfano certe condizioni come la partecipazione di esperti internazionali a monitorare la situazione sul campo.
L’attuale negoziazione è centrata su quella che si chiama cessazione temporanea della violenza, TCOV. In un recente incontro a Giacarta con Wan Muhammed Noor Matha, presidente del comitato consultivo del primo ministro, BRN ha invitato la Thailandia a riconoscere e ad aprire uno spazio all’identità e alla lingua Patani, nonché ad annullare il progetto del Corridoio economico meridionale (SEC) in cambio del TCOV.
Le conseguenze di quel attacco sfrontato
Le immagini dei cinque ranger che erano presi di mira da vicino si sono diffuse sui media sociali. L’attacco ha acceso una serie vasta di reazioni che vanno dalla condanna della violenza stessa alla critica dell’enorme spesa delle forze armate che ha fatto poco per cambiare il corso del conflitto.
Il generale Chaiyapruek, conosciuto per la posizione dura sul conflitto con la Cambogia, ha evitato di nominare la Malesia come possibile rifugio dei sei combattenti. Vista la scala dell’attenzione pubblica e della sua reazione, i commenti duri del generale sono letti più come citazioni per il commento pubblico che una dichiarazione politica.

Le sue osservazioni hanno suscitato la confutazione del ministro della Difesa, tenente generale Adul Boonthamcharoen, il quale ha osservato che anche i combattenti del BRN sono cittadini tailandesi e che il dialogo rimane l’opzione migliore per risolvere il conflitto. I social media hanno reagito duramente, costringendo Adul, con le lacrime agli occhi, a chiarire di essere stato frainteso; essendo lui stesso un ex soldato, ha affermato di non aver mai dato per scontate le vite dei soldati’.
Tra l’altro, fu Adul a mettere i bastoni tra le ruote al processo di pace. Tre giorni prima della visita di due giorni del Primo Ministro Anutin Charnvirakul, il 9 luglio, in Malesia – mediatore designato per i colloqui di pace –, Adul aveva affermato che il governo non era obbligato a “negoziare” con BRN e che la Thailandia non aveva alcun diritto di elevare lo status del “dialogo” con il gruppo.
Le agenzie thailandesi senza voce unica
“I funzionari thailandesi tendono a contraddirsi a vicenda quando si tratta del conflitto e della risoluzione a Patani. Questo perché il governo non ha una strategia globale che unisca tutte le agenzie e i ministeri chiave,” ha affermato Artef Sohko, presidente di The Patani.
In seguito all’attacco del 22 luglio, l’esercito thai è passato dal suo recente percorso di rilassamento della sicurezza ad intensificare l’applicazione della legge fino al massimo assoluto, invocando la legge sulla legge marziale in tutta la provincia di Narathiwat. La mossa li ha autorizzati a perquisire veicoli e case ritenuti collegati a elementi separatisti senza mandato.
Il controllo della narrazione
Nella battaglia per il controllo della narrazione, una componente fondamentale delle operazioni di informazioni dell’ISOC è la sua campagna di deformazione che prende di mira chi critica governo e forze armate: dai militanti del posto a chi difende i diritti umani che invitano la gente a chiedere responsabilità alle forze di sicurezza per i loro abusi.
L’ISOC negato qualunque illecito, nonostante il controllo parlamentare e una recente sentenza di un tribunale tailandese abbia ordinato all’ISOC di risarcire due difensori dei diritti umani per aver diffuso informazioni fuorvianti su di loro.
Altre forme di intimidazione includono accuse legali contro attivisti accusati di promuovere il separatismo. I membri del Patani, tra cui il suo presidente Artef, sono stati accusati di promuovere il separatismo attraverso un finto referendum sul diritto all’autodeterminazione durante un evento universitario.
Militari thailandesi come guastafeste
Quando il BRN entrò in modalità di cessate il fuoco unilaterale durante la pandemia di Covid-19 – per facilitare la diffusione degli aiuti e la mobilità della sanità pubblica – i gruppo Patani avevano esortato l’esercito tailandese a ricambiare con un proprio cessate il fuoco unilaterale. L‘esercito rifiutò, sostenendo di avere il mandato di dare la caccia agli insorti.
Storicamente, il principale guastafeste della pace è sempre stato l’esercito thailandese. In un certo senso, ha detto Artef, l’esercito sta assaporando la propria medicina. Ci sono stati momenti in cui avrebbero potuto abbassare la temperatura della situazione ma hanno scelto invece una posizione intransigente.
“È stato l’esercito a rifiutarsi di accettare che il conflitto fosse di natura politica e a insistere fin dall’inizio sull’uso di mezzi militari per schiacciare gli insorti”, ha affermato Artef.
Oggi, in risposta allo sfrontato attacco ripreso dalle telecamere, i generali thailandesi stanno ricorrendo a una pausa temporanea, probabilmente per consentire alla situazione politica di stabilizzarsi.
Tuttavia, a causa delle dichiarazioni incoerenti tra loro, sono necessarie ulteriori azioni per garantire che sia i rappresentanti militari che quelli civili al tavolo dei negoziati possano collaborare efficacemente e allineare i propri sforzi.
Don Pathan, Stratsea