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Dopo 11 anni verdetto di colpevolezza per Erawan

Ci sono voluti 11 anni per raggiungere un verdetto per la bomba di agosto 2015 al tempio di Erawan all’incrocio di Ratchaprasong a Bangkok.

Un verdetto di colpevolezza dopo 11 anni di processo

Il tribunale penale di Bangkok Meridionale ha emesso il verdetto di colpevolezza per gli unici due imputati, gli Uiguri di origine cinese Adem Karadag e Yusufu Mieraili, che hanno ricevuto la condanna a morte senza possibilità che sia commutata.

Mieraili ha rigettato il verdetto definendolo come una mancanza di giustizia e riaffermando la propria innocenza. Anche Karadag si è dichiarato innocente.

In 17 agosto 2015 morirono 20 persone e 123 persone rimasero ferite, quasi tutti turisti provenienti dalle più disparate località dell’Asia.

Il tempio di Erawan è il favorito tra i turisti cinesi e qui la bomba esplose dopo che il governo militare thailandese uscito dal golpe del maggio 2014 guidato dal generale Prayuth aveva rimpatriato 109 Uiguri in Cina dove la comunità musulmana Uigura incontra la persecuzione culturale e religiosa delle autorità cinesi.

Altre ipotesi collegavano questa bomba di Erawan a quanto avveniva nel meridione thailandese a carico del sindacato criminale che gestiva il traffico di schiavi Rohingya e delle sue connessioni eccellenti nell’esercito thai.

A novembre 2024 una cittadina Thai Wanna Suansan, proprietaria della casa in cui la polizia ritrovò l’esplosivo e poi Karadag, accusata perciò di complicità nell’attentato, ritornò in libertà per mancanza di prove, dopo un processo che ha visto 400 testimoni di accusa e 45 della difesa e che ha attraversato difficoltà per trovare traduttori affidabili.

Attentato di Erawan, il più orrendo della storia thailandese

L’attentato ad Erawan è stato il peggiore attacco terroristico mai visto in Thailandia, ma questo verdetto di colpevolezza dopo undici anni di processo lascia ancora molti dubbi e molte domande.

In quei giorni in molti si domandarono chi potesse aver portato avanti questo orribile attentato e per quale ragione. Il governo thai però si dimostrò molto più sollecito a ripulire la scena ed evitare l’impatto sull’industria turistica tanto che il tempio ritornò in funzione solo due giorni dopo.

Nonostante che molte telecamere di sicurezza non funzionassero, il governo produsse un video di un uomo dai capelli lunghi e occhiali spessi scomparire dopo aver lasciato uno zaino sotto una panchina. In un altro video preso in un’altra zona si vide un uomo scalciare un pacco in un canale di Bangkok che esplose senza fare danno.

Il governo ha sempre negato che si sia trattato di terrorismo tanto forte era la paura di perdere turisti, dopo un golpe che fece crollare la fiducia di molti paesi occidentali nella Thailandia.

Poi due settimane dopo l’attentato, la polizia arresta le due persone che ora sono condannate a morte.

Chi sono i due condannati per Erawan

Bilal Mohammad si nascondeva in una casa alla periferia di Bangkok dove la polizia ritrovò sostanze chimiche compatibili con le bombe. Aveva un passaporto turco contraffatto con il nome di Adem Karadag. Yusufu Mierali fu invece preso in Cambogia e consegnato a Bangkok.

La polizia thai all’inizio negò che si trattasse di chi aveva messo la bomba per poi cambiare idea accusando Bilal Mohammad di essere l’autore materiale anche se assomigliava poco all’uomo del video.

L’idea che a scatenare la bomba potesse essere la deportazione dei 109 Uiguri in Cina, deportazione che scatenò le proteste forti in Turchia di fronte all’ambasciata Thailandese, il governo militare thai non l’accettò mai.

Quest’ultimo cominciò ad accusare qualche oppositore della giunta militare thai arrabbiato dalla presa del governo con il golpe dell’anno prima. Successivamente accusarono i sindacati criminali dietro la rete schiavistica dei Rohingya ad aver compito l’attentato per punire il governo thai degli sforzi per aver combattuto le loro attività criminali.

“In una svolta bizzarra la polizia offrì una taglia di 80mila dollari per chi dava informazioni sui colpevoli. Poi si presero la taglia per sé una volta che ebbero i primi due sospettati tra le mani, anche se riconobbero che erano liberi molti altri sospettati. Il caso è chiuso, dissero” così scrive BBC.

Il processo iniziò nel 2016 in una corte marziale per essere poi trasferito nel tribunale penale di Bangkok.

Charoen Phanomphakakorn, avvocato di Yusufu Mierali, ha detto che il suo assistito è deluso da questo verdetto e che si appellerà.

La difesa farà appello

Dopo la sentenza emessa dal tribunale l’avvocato Chuchart Kanpai di Karadag ha detto che la difesa si farà appello perché le prove addotte dalla difesa che scagionerebbero il suo cliente non sono state prese in esame.

Durante il processo Chuchart ha detto che i dati della polizia di frontiera mostrano che Karadag sia entrato in Thailandia una settimana dopo la bomba e che il suo assistito non è quello dell’uomo che ha lasciato la bomba ad Erawan.

metropoli thailandese erawan

Karadag fu costretto sotto tortura a firmare dei documenti mentre era in carcere e che era entrato illegalmente in Thailandia.

Sul materiale esplosivo ritrovato nell’appartamento esso si trovava in una stanza dove il suo assistito non aveva accesso. Karadag ha detto che si trovava nella casa dove fu preso perché attendeva qualcuno che doveva portarlo in Malesia e da lì andarsene in Turchia secondo una rotta usata spesso dai profughi Uiguri.

All’appello la difesa solleverà anche il caso dei maltrattamenti subiti durante la detenzione e la mancanza di verifica dei dati biometrici del passaporto che sarebbe connesso al caso e che non assomigliano affatto a Karandag. La difesa contesterà sia le prove delle registrazioni delle telefonate che la registrazione della SIM.

Un processo lunghissimo pieno di dubbi e incertezze

Il processo ha subito ritardi enormi di anni per la difficoltà di trovare traduttori affidabili dal momento che i due inquisiti rifiutavano quelli offerti dall’ambasciata cinese a Bangkok.

Il ministero degli esteri cinese ha detto che “Gli imputati furono totalmente disumani e estremamente crudeli. La Cina sostiene la Thailandia nel condurre il processo secondo la legge che punisce severamente gli assassini”.

Ma molti gruppi dei diritti umani, tra cui International Commission of Jurists, hanno criticato la durata straordinaria del processo che avrebbe dovuto spingere al rilascio dei due imputati:

“Le indagini, l’accusa e il processo di Bilal Mohammed e Yusufu Mieraili sono zeppi di violazioni di diritti umani e hanno messo in luce alcune delle inefficienze sistemiche del sistema di giustizia penale thai”

“Comunque i giudici hanno deciso che c’erano prove sufficienti per giustificare la condanna come la registrazione delle telefonate presentate dalla polizia secondo cui i due erano vicino la scena del crimine allo scoppio della bomba e che comunicavano tra loro.” scrive la BBC

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