CAMBOGIA: Le foreste pluviali in via di distruzione

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Le foreste pluviali protette assorbono biossido di carbonio, uno dei gas serra più importanti che contribuiscono al cambiamento climatico.

Chow Chart, seduto con lo sguardo fisso nel vuoto, senza più parole, di tanto in tanto scuote il capo. E’ il rombo di una lontana macchina pesante a rompere il silenzio. Quando un altro autocarro carico di legname passa vicino, si alza e si allontana.

L’uomo anziano e la sua famiglia vivono attorno a quest’area sulla zona delle Foreste Protette di Preah Vihear da generazioni, ma sembra che i soli a raccogliere il beneficio del loro stile di vita tradizionale e sostenibile sono le élite della nazione e gli investitori esteri che stanno convertendo distese di foreste protette a piantagioni.

chhut wutty foreste primarie cambogiane

Da Gennaio scorso, è cresciuto il leasing commerciale di aree di conservazione ambientale: più di 2400 kmq nelle aree protette sono state privatizzate. Da maggio il 5,7% della terra nei 23 parchi nazionali e santuari di vita selvatica sono stati messi nelle mani dei privati, secondo quanto dichiarato dal Cambodia Daily a luglio. Il ministro dell’ambiente, nel difendere l’ultima incetta di approvazioni di concessioni nelle aree protette, ha detto che sarebbero toccate solo le foreste pluviali degradate e che sono necessarie allo sviluppo economico e alla creazione di lavoro.

Sono molti conservazionisti a riconoscere che il taglio del legname e le attività economiche, se condotte all’interno di un preciso e sanzionato modo, sono richieste per ottenere una crescita economica, ma si domandano quale bisogno ci sia di farlo nei parchi nazionali.

“Delle piantagioni a monocultura su vasta scala non trovano posto nelle aree protette” dice Marcus Hardtke che ha lavorato in Cambogia per dieci anni. “Le piantagioni non sono foreste. Le aree protette devono solo mantenere il loro ecosistema naturale. La descrizione del governo della terra come venduta come degradata è uno dei più vecchi trucchi nella regione”, usata spesso per giustificare il taglio di decine di migliaia di ettari di legname pregiato nelle foreste pluviali.”

“E’ un modo per aggirare le leggi di protezione delle foreste d’alto fusto dalla convenzione rapida e miope. Dichiarare un’area degradata fornisce una copertura di convenienza per il furto di legname ed evasione dei diritti.” dice sempre Hardtke.

Il Vietnam è la destinazione principale del legname cambogiano, dove il palissandro può strappare prezzi da 5000 dollari a metro cubo. Rappresentanti della Try Pheap Import Export Co Ltd hanno offerto di pagare ai capi delle comunità fino a 2,5 dollari per albero da resina abbattuto nella loro concessione nel Boeung Per Wildlife Sanctuary, come riportato dal PhnomPennPost lo scorso mese. Sul mercato internazionale quel tipo di legno di resina vale almeno 180 dollari a metro cubo. Al rifiuto di quell’offerta, fu loro negato ogni altro incontro.

“In alcuni casi, le compagnie che ottengono le concessioni non hanno tecnica o interesse reale nell’agroindustria” dice un conservazionista che intende restare anonimo. A giugno alcune concessioni furono fermate poiché avevano tagliato legname senza piantare alcun raccolto. Finora nessuno ha subito un procedimento giudiziario.

Marcus aggiunge: “Se una foresta protetta si trova in uno stato di degrado, è il caso di far riprendere l’ecosistema”

I POTERI

“E’ un fatto molto recente che le aree del Ministro dell’Ambiente siano divenute l’obiettivo maggiore per le concessioni di terra, mentre molti altri in altre aree ci sono già passati.” dice Graeme Brown, consulente allo sviluppo che ha lavorato in Cambogia nei passati dodici anni. Sono in pochi tra gli intervistati che sanno spiegarsi questa crescita improvvisa delle concessioni nelle aree protette, ma un cablogramma del maggio 2009 parlava di investitori che enfatizzavano del bisogno di agire subito a comprare concessioni prima che la terra ancora a disposizione diventi inottenibile.

Una terra da poter essere chiesta in concessione deve appartenere o deve essere gestita dal State Public Land. Un rapporto dell’ONU del 2007 scoprì che non erano state fatte nessuna precondizione quale registrazione della terra, pubblica consultazione e valutazioni di impatto ambientale e sociale. “In modo simile restrizioni sulla grandezza e sulla proprietà delle concessioni economiche non sono state mai portate avanti… Sempre più spesso verifichiamo che i confini non vengono rispettati, il che implica che i diboscamento si estende ben al di là delle zone approvate e le aree circostanti sono sistematicamente private del legno pregiato” dice Marcus Hardtke.

Nel giro di 5 settimane, il primo ministro Hu Sen la sottoscritto sei concessioni di terra in aree protette per l’agroindustria, per un totale di 46 mila ettari. Il Ministero dell’Ambiente e l’Amministrazione delle Foreste hanno l’obbligo di sorvegliare quelle carte “ma ora la gente va diritto al top per l’approvazione politica, lasciando stare i canali più bassi” dice un ambientalista anonimo. Chiesto di commentare queste concessioni, Sem Soroeeun dice:”Posso essere il portavoce del Ministero ma non posso parlare chiaramente di questo.”

La World Bank e ONU hanno rifiutato di commentare, Peter Brimble dell’Asia Development Bank, dice solo che “Istituzionalmente, se qualcosa non è considerata andare secondo la legge, non possiamo approvarla e lo vediamo con preoccupazione e non ci piace”

Alcuni osservatori hanno legato le concessioni nelle aree protette ad una delle istituzioni più potenti, le forze armate. “A Preah Vihear e Oddar Meanchay e senza dubbio in altre province in cui i militari sono attivi sono potenti politicamente ed hanno ottenuto concessioni di terra comune” dice l’ambientalista.

Nella zona protetta Kulen Promtep Wildlife Sanctuary (KPWS), i militari hanno chiesto 20 mila ettari di concessione di terra sociale per dare terra agricola e di residenza ai soldati e a alle loro famiglie, “Piuttosto che pagare salari accettabili, i militari preferiscono dare terra ai soldati, nonostante che queste terre si trovino in aree di conservazione importanti anche a livello internazionale, e siano usate anche da centinaia di persone come fonte di materiale per sopravvivere.”. Queste concessioni sono all’interno del sito di ecoturismo di Tmatboey, ricettore di vari premi internazionali.

“E’ inconcepibile che la presenza di migliaia di soldati e e delle loro famiglie a ripulire la terra attorno, dediti alla caccia, alla pesca e al diboscamento non possa avere un impatto sulla vita selvatica e le persone lì. La storia mostra che i soldati ripuliranno gli alberi da resina su cui la gente si affida, svuoteranno le pozza di acqua e i laghetti che la gente usa per pescare e cacceranno con le loro armi che dovrebbero usare solo per la difesa nazionale. Sono andati a caccia in maniera intensiva attorno alla parte settentrionale di Preah Viharn”

“Queste concessioni si aggiungono alle otto che ricevettero nel 2009 a Preah Vihear Protected Forest… Il luogo, sulla strada principale, e la grandezza, troppo grande per un uso strategico normale, della concessione indicano che i militari richiedono queste aree per speculazione di terra.”
Il ministero della difesa non ha risposto a queste richieste.

IL COSTO UMANO

“Per quelli che si affidano direttamente alla foresta per cose come la raccolta della resina, quando la foresta sparisce la loro entrata principale se ne andrà anche” dice Brown “Un altro fattore è che dove ci sono foreste rimaste, lo è perché la gente del posto ha giocato un ruolo nel conservarla. A queste persone non piace lavorare nell’industria che distrugge la foresta. Il buon govrno è un prerequisito per assicurare la crescita economica e lo sviluppo non siano espropriati dal potente. Il buon governo non è al posto suo dovunque così sostentamento e ambiente sono a rischio”

Una giustificazione apportata dal governo per fare concessioni in aree protette sono lo sviluppo economico e la creazione di lavoro. Tuttavia vari studi dimostrano che concessioni di vasta scala non sono ad alta intensità di manodopera come le tradizionali o l’uso a piccola scala delle foreste. Inoltre la gente del posto non ha le abilità o le motivazioni (nessun locale lavorerà durante le fasi di piantagione o raccolto del riso) che i proprietari di piantagioni cercano, così sarà cosa rara una offerta di lavoro di lungo termine.

“La maggior parte della gente che abbiamo visto al lavoro con le concessioni provengono dal di fuori dell’area di concessione, spesso persone che hanno perso la terra nel loro villaggio originario. Quello che abbiamo è la creazione di povertà. Continuiamo a creare programmi di riduzione della povertà, ma abbiamo bisogno di programmi di riduzione degli appetiti.”

LEGAMI FAMILIARI

Secondo George Boden di Global Witness che segue da quindici anni gli sviluppi del settore forestale e delle concessioni di terra, “Emerge un profilo”. L’organizzazione, costretta al ritiro dalla nazione nel 2005,implicava membri anziani del governo in un rapporto dannato del 2007 dal nome “Alberi di famiglia Cambogiani”: diboscamento illegale e appropriazione di terra pubblica da parte della elite cambogiana e all’interno della sezione risorse e miniere con un rapporto del 2009, Una nazione in vendita.

Dietro porte chiuse operava ai più alti livelli una piccola comunità che poneva serie preoccupazioni sui diritti della terra, diceva Boden. “Il denaro raggiunge i forzieri del governo?”

Un cablogramma confidenziale del 2008 dell’ambasciatore Rodley, conosciuto lo scorso mese da Wikileaks recita: “La riforma in Cambogia è ostacolata da connessioni fortemente intrecciate tra gli uomini di affari cambogiani e il partito comunista del primo ministro Hu Sen…. La mancanza di trasparenza nella relazione economica e il processo delle decisioni in generale rende possibili per chi ha le connessioni politiche di beneficiare delle concessioni a spese dell’ambiente e della gente cambogiana.”

“Stiamo di fronte ad una cospirazione per smantellare il sistema delle aree protette nazionali” diceva Hardtke. “Mantenere le aree protette in Cambogia è sempre stato difficile. Negli anni 90 operazioni di diboscamento fuori controllo erano presenti nella maggioranza delle aree protette. Ma pe la prima volta dagli anni 90 vediamo autorizzazioni governative di conversioni a vasta scala all’interno di questi confini, senza alcuna attenzione per gli schemi di gestione esistente, per il sistema legale o la guida scientifica. E’ stato sempre difficile implementare i principi ed i regolamenti sul terreno delle aree protette, ora sembra che queste linee guida siano state del tutto abbandonate. In questo momento c’è anche molto poco che separa la terra delle aree protette da qualunque pezzo di terra in Thailandia”.

E’ un problema di importanza nazionale dice Brown. “Colpisce tutti, direttamente o indirettamente attraverso il mantenimento di strutture di potere di sfruttamento.”

Oltre l’immediata perdita di biodiversità, la perdita di foreste pluviali avrà un impatto sulla nazione per i decenni futuri, ci avvisano gli ambientalisti.

“Le foreste pluviali moderano l’ambiente e il regime delle acque a cui si affida la gente che non vive nelle foreste, così la grande maggioranza dei cambogiani delle campagne indirettamente si affidano alle foreste, come fanno anche quelli che vivono nelle aree urbane.” sostiene Brown.

Mona Laczo, rappresentante regionale di Oxfam dice:

“Le foreste pluviali protette assorbono biossido di carbonio, uno dei gas serra più importanti che contribuiscono al cambiamento climatico. Oltre al danno verso la biodiversità, la perdita di foreste protette si traduce in una perdita di pozze di carbonio naturali, uno scenario che metterebbe la povera gente a rischio di pericoli legati al clima come siccità più intense, allagamenti e tempeste.”

Notizie brutte per una nazione che è stata classificata nel 2009 come una delle più vulnerabili ai cambiamenti climatici a causa della sua bassa capacità di adattamento.

“Non ci sono in effetti aree protette rimaste in Cambogia. Tutto sembra aperto per lo sfruttamento. Il problema è che ogni guadagno economico in questo campo non andrà alla massa delle persone. Raggiunge le elite e le compagnie straniere. Sembra ironico che un pugno di persone potenti in Cambogia stiano accusando le cosiddette nazioni sviluppate per l’impatto del cambiamento climatico, ma usano lo stesso tipo di sviluppo che ha creato il cambiamento climatico”. E per i cambogiani come Chow Chart “gli impatti dall’innalzamento dei livelli di biossido di carbonio nell’atmosfera sono nulla se paragonati all’impatto locale della concessione della terra.” Charlie Lancaster da SouthEasAsia GLOBE

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