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Le dinastie politiche nella democrazia filipinna

Le elezioni generali filippine del 2016 sono alle porte ed è probabile che due dei tre candidati principali rappresenteranno delle dinastie politiche.

Sono il vicepresidente Jejomar Binay che ha un suo clan politico familiare; Manuel Roxas che è figlio del Senatore Gerry Roxas e nipote di un presidente filippino. Il terzo candidato che è anche avanti nei sondaggi, e Grace Poe figlia del compianto attore cinematografico Fernando Poe che era candidato contro la Gloria Arroyo anch’essa figlia di un presidente delle Filippine.

In nessuna altra aprte del mondo le dinastie politiche sono più persistenti e influenti come nella Filippine, ex colonia spagnola e americana che ha un suo proprio marchio di politiche democratiche. Quasi tutti i presidenti dopo la cacciata pacifica del dittatore Marcos e il restauro della democrazia nel 1986 sono figli di potenti clan politici.

La sola eccezione fu Joseph Estrada, attore popolare eletto nel 1998, costretto dopo a dimettersi dopo varie accuse di corruzione e dopo massicce manifestazioni popolari simili a quelle che cacciarono il dittatore Marcos. Il presidente in carica, benigno Aquino III, è un figlio di un ex presidente.

Certament le dinastie politiche rappresentano un fenomeno che ricorre anche in altri paesi. Negli USA il numero di parlamentari di dinastie variano dal 6% degli USA al 10% dell’Argentina, ai grandi valori del 45% in Thailandia e 75% delle Filippine.

Ma mentre le dinastie politiche sono presenti in tante democrazie, esse sono molto più forti nei paesi asiatici che non hanno istituzioni politiche ben funzionanti e partiti politici che lavorano bene. Nelle Filippine la pervasività dei membri delle famiglie che cercano la carica pubblica è stata così pronunciata che gli osservatori locali non riescono a descrivere la politica filippina senza citare il termine dinastie politiche, riferendosi a politici con parenti in posizioni elettive nel passato o nel presente. Alfred McCOy della University of Winsconsin e studioso di politica in Asia descrive il governo filippino come “una anarchia di famiglie”

Le dinastie politiche specie nelle democrazie nuove dove sono diventate così prevalenti, riflettono essenzialmente una profonda diseguaglianza nella vita politica. Il potere politico si concentra sempre più non nei partiti politici che portano certe piattaforme politiche, ma nei clan che tendono a perpetuarsi negli incarichi elettivi.

Gli analisti nelle Filippine osservano che le “grasse dinastie”, che hanno molti membri della famiglia nei posti pubblici, sono reclute valutate bene per i partiti politici che vogliono consolidare il potere politico. Invece di usare la strada difficile di far crescere giovani capi sotto piattaforme di partito condivise, gran parte dei partiti si costruiscono attorno alle dinastie oppure a personalità ben note. Per esempio Estrada si creò il proprio partito per sostenere la sua corsa alla presidenza quando il suo partito non lo selezionò come candidato. Oppure le personalità e la politica delle famiglie dominano sulle discussioni delle piattaforme politiche e opzioni politiche specifiche.

In un paese dove almeno un quarto della popolazione è povera, la domanda è se questa ineguaglianza del potere politico ostacola la crescita inclusiva e lo sviluppo.

Varie ricerche di economisti trovano la prova che le province nelle Filippine con più dinastie politiche al potere tendono a mostrare una crescita più lenta nelle entrate medie.

Queste stesse province sono indietro nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio quando vengono paragonate a province con meno dinastie.

Una ricerca più recente dell’Asian Institute of Management trova che, mentre i politici di questi clan politici potenti tendono ad essere più ricchi delle loro parti non dinastiche, i loro cittadini tendono a vivere condizioni di povertà più pronunciata quando li si paragona a province con meno dinastie politiche.

specie quando le dinastie diventano pervasive a livello locale. I controlli e i bilanci sono chiaramente a rischio e la competitività delle elezioni diventa sospetta mentre certe famiglie combinano i vantaggi del richiamo del nome, il vantaggio dell’incombenza e le relazioni durature con le famiglie povere oltre alla largamente praticata politica di patronato.

In alcuni paesi i riformisti, persino tra i clan dinastici, spingono per regole migliori che impediscano la crescita dinastica. In America Latina vari paesi sono tra quelli che hanno leggi e restrizioni contro la politica dinastica.

Questo non ha fermato tutti gli sforzi da parte delle dinastie a continuare a perpetuarsi. Sandra Torres de Colom, moglie del presidente del Guatemala, fu nominata dal partito politico del marito a partecipare alle elezioni presidenziali del 2011. Questo contraddice la proibizione costituzionale per i parenti del presidente incarica a partecipare alle elezioni. Torres alla fine divorziò nel tentativo di aggirare il divieto ma la corte suprema rigettò la sua candidatura come anticostituzionale.

D’altro canto la costituzione delle Filippine del 1987 vieta le dinastie politiche la cui definizione di ciò che costituisce una dinastia politica però fu lasciata dai padri della costituzione al parlamento pieno di dinastie. Dal 1987 sono state proposte varie leggi che definiscono una dinastia politica ma nessuna finora ha avuto successo. Cionondimeno chi vuole una legge antidinastie sembra avere la buona ragione per un certo ottimismo. In un discorso recente al parlamento il presidente Aquino ha sorpreso il pubblico sostenendo l’immediato passaggio di questa legge.

Aquino, anch’esso membro di un clan politico, collega la regolazione delle dinastie politiche alla sua lotta contro la corruzione. Negli ultimi anni famiglie di politici molto conosciuti come i Marcos, Revillas, Estrada, Binay e Enriles sono stati colpiti da accuse di corruzione. E mentre hanno acquisito considerevole influenza politica, alcuni hanno anche quasi raggiunto lo stato di intoccabile.

Salvaguardare l’inclusività delle istituzioni politiche e rafforzare le pratiche democratiche sono fondamentali per una governance più forte e uno sviluppo più sostenuto e inclusivo. La diseguaglianza economica sarà difficile da risolvere se continua la ineguaglianza nella politica a frustrare gli sforzi di riforma. Alla fine molte elite dinastiche avranno bisogno di aprire le porte dall’interno ad un sistema politico più inclusivo, se vogliono preservare la loro eredità ed evitare la totale erosione di credibilità nella democrazia.

Ronald U. Mendoza, Asian Institute of Management. Jan Fredrick Cruz, ricercatore del Rizalino S. Navarro Policy Center for Competitiveness. ASIANSENTINEL

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