Il ritorno dei Marcos nelle Filippine avviene in una elezione in cui le dinastie familiari hanno dominato come non mai conquistando anche seggi nel Congresso filippino
La vittoria elettorale di Ferdinando Bongbong Marcos alle elezioni presidenziali filippine riflette il dominio incontrastato delle dinastie politiche nella vita politica del paese.

Dopo la loro cacciata senza cerimonie nel 1986, i Marcos sono di nuovo la famiglia più potente delle Filippine guidata da Bongbong Marcos che ritorna al palazzo Malacañang da presidente, posizione che il padre ha occupato per due decenni.
Sua sorella sarà senatrice fino al 2025, suo figlio è stato eletto come parlamentare, il primo cugino, Martin Romualdez, è stato designato da vari grandi partiti come il prossimo presidente della Camera dei Deputati, ed i suoi parenti mantengono la base di potere a Ilocos Norte e Tacloban.
Un altro grande vincitore è la famiglia Duterte a Davao. Il presidente Rodrigo Duterte, la cui presidenza finirà il 30 giugno, è riuscito ad espandere l’influenza della sua famiglia con l’elezione della figlia a vicepresidente. Il figlio maggiore è stato rieletto alla camera dei deputati mentre il figlio più giovane è stato eletto sindaco di Davao, posizione tenuta prima dal padre e poi dalla sorella Sara. L’aiutante personale di Duterte, Bong Go sarà senatore fino al 2025.
Con i figli sistemati nelle posizioni fondamentali del governo Rodrigo Duterte può tornare a Davao senza preoccuparsi molto dell’inchiesta del Tribunale Penale Internazionale.
Al senato, la maggioranza dei vincitori appartengono alle grandi famiglie ben radicate. Nel 2019 nessun membro del clan Estrada fu eletto mentre il già presidente Joseph Estrada perdeva la sua rielezione a sindaco di Manila. Questa volta due dei figli di Estrada sono stati eletto al senato.
Come possono due fratelli rappresentare democraticamente l’elettorato nazionale in un senato di 24 membri? Comunque se si vede la composizione attuale del senato si comprende come la loro vittoria non sia insolita.
I vincitori delle elezioni al senato del 2022 sono le famiglie e non i partiti. Il senatore di nuovo eletto Alan Cayetano si unirà alla sorella, Pia, il cui mandato da senatrice finirà nel 2025. I Cayetano sono anche la famiglia che domina a Taguig, il centro finanziario e di affari emergente del paese.
L’ex ministro dei lavori pubblici Mark Villar è stato eletto da senatore e si unirà alla madre Cynthia Villar che sarà senatrice fino al 2025.
Il fratello del senatore Win Gatchalian è sindaco e presto diventerà deputato di Valenzuela City, un centro industriale di Manila.
Il senatore Juan Miguel Zubiri è un membro di una famiglia politica della provincia di Bukidnon. Il padre del senatore Joel Villanueva è vice presidente della Camera. I membri della famiglia del senatore Francis Escudero sono stati eletti a Sorsogon.

I risultati elettorali del congresso e del governo locale nel paese hanno mostrato un andamento analogo: i vincitori sono per lo più quelli delle grandi famiglie ricche ed influenti.
Questo spiega l’osservazione sulla massiccia compravendita dei voti nelle prime elezioni del paese durante la pandemia. Chi aveva tante risorse ed il sostegno di macchine elettorali ben oleate hanno il vantaggio iniziale a raggiungere le comunità più ricche di voti e a guadagnare il sostegno mediante il patronato.
Mentre si è intensificata la competizione tra dinastie politiche locali, la loro attenzione si è spostata verso la cattura del mercato per i gruppi dei Party-list, un sistema di rappresentanza riservata ai settori marginali della società.
Negli anni un sempre maggior numero di dinastie politiche ha presentato propri gruppi e nominati fino a poter dominare le elezioni di questo gruppo di partiti.
Si pensi che il figlio della già presidente Arroyo è riuscito a prendere un seggio al congresso rappresentando le guardie di sicurezza e gli autisti dei tricicli a motore con il sistema del party-list.
Non ci si deve meravigliare che ora il party list sia considerato “l’entrata dal retro” per i politici tradizionali che vogliono acquisire più potere.
Oltre il 70% dei gruppi di Party List che hanno partecipato alle ultime elezioni hanno legami a dinastie politiche ed grandi interessi di affari secondo Kontra Daya, osservatore elettorale.
Comunque ci sono buone e cattive dinastie politiche e alla fine è la gente che sceglierà il loro prossimo capo. Ma l’esperienza delle Filippine, in cui sono poche famiglie a dominare il panorama politico, era così traumatica che chi scrisse la costituzione del 1987 aggiunse un articolo che vietava le dinastie politiche attraverso una legge da approvare.
Finora però non è stata approvata alcuna legge dal Congresso su questo articolo costituzionale e questo resterà impossibile da raggiungere finché la maggioranza dei legislatori appartiene alle dinastie politiche.
Persino i limiti ai mandati introdotti dalla costituzione del 1987 volevano controllare il potere di queste dinastie politiche e quindi democratizzare la politica filippina. Prevenendo che i legislatori e i rappresentanti locali restino al potere per un periodo di tempo lungo, lo scopo nobile era di incoraggiare i cittadini a cercare una carica pubblica.
Non è accaduto perché un politico che finisce il proprio mandato è sostituito da un altro membri della propria famiglia.
Il ritorno dei Marcos ha ricordato a molti dei pericoli che una singola famiglia può fare monopolizzando il potere politico.
I problemi sociali generati dal dominio delle dinastie politiche di certo non nasce con l’ascesa dei Marcos né sono scomparsi dopo che la famiglia fu deposta nel 1986. La politica dei trentanni scorsi ha continuato ad essere infestata dal clientelismo, patronato, dalla violenza, corruzione ed elitismo, che hanno portato al cinismo di massa e all’insoddisfazione.
Che il prossimo presidente sia un altro Marcos illumina la tragedia e il paradosso della politica filippina moderna.
E’ tragico perché non si è perseguito alcuna responsabilità contro coloro che hanno beneficiato dal porre il paese sotto una dittatura; ed è irreale perché siamo così arrabbiati da quello che accade nel paese e tuttavia sentiamo che il sistema politico è fatto in modo da permettere alle dinastie di restare al potere.
Mong Palatino, TheDiplomat