Amare celebrazioni di Eid al-Fitr nelle Filippine dove ISIS alza la testa

Amare celebrazioni di Eid al-Fitr per la fine del Ramadan nelle Filippine meridionali che sono state segnate dalla morte di due bambini per un colpo di mortaio e l’omicidio di un funzionario governativo da parte di forze che sarebbero legate al IS.

Eid al-Fitr Filippine AFP

Il colpo di mortaio è caduto, domenica pomeriggio, su un gruppo di case a Datu Saudi Ampatuan a Maguindanao durante la celebrazione del Eid al-Fitr per la fine del Ramadan uccidendo i due piccoli di 10 e 7 anni e ferendo altri 13 civili mentre vedevano la televisione.

Il giorno prima c’erano stati attacchi ad accampamenti dell’esercito da parte del gruppo armato BIFF legato al IS, ma poiché l’esercito non si attendeva scontri durante la festa del Eid al-Fitr non c’erano soldati nel villaggio.

Il lunedì successivo è stato ucciso da due sicari Aniceto Rasalan, segretario del sindaco di Cotabato City che è la capitale della nuova BARMM che è al lavoro da appena un anno e dove inizierà un altro momento di decommissionamento delle armi e dei combattenti del MILF.

Il BIFF è un gruppo formatosi da una costola del MILF, che iniziò il dialogo di pace con governo filippino nel 2014, perché non accettava la rinuncia all’indipendenza. Ha promesso fedeltà al ISIS e durante la battaglia di Marawi fece una serie di operazioni armate di disturbo a sostegno delle forze ISIS dentro Marawi.

Mentre Marawi a tre anni dalla battaglia che la ridusse in ceneri e detriti ha ancora tantissimi suoi abitanti in accampamenti e rifugi, i gruppi armati islamici hanno ripreso ad operare come scritto nell’articolo che segue di Bong Sarmiento.

All’ombra del COVID-19 si rafforza ISIS a Mindanao

Dopo tre anni dalla presa da parte dei gruppi militanti legati al IS della città meridionale filippina di Marawi che innescò un sanguinoso assedio di cinque mesi, l’estremismo violento continua a fiorire all’ombra della pandemia.

Mentre gli sforzi per ricostruire e riabilitare Marawi, la sola città a maggioranza musulmana, da parte di Duterte arrancano, IS sfrutta la miseria per reclutare una nuova generazione di militanti che si teme possano ricominciare a colpire.

IS farebbe anche leva sulla crisi del COVID-19 e sulle misure di quarantena sotto l’egida dei militari per portare la gioventù disperata e senza diritti verso la causa terroristica.

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Il 23 maggio del 2017 uomini armati di tutto punto con le bandiere nere del ISIS occuparono la città musulmana allo scopo di stabilire una provincia autogovernata, wilayah del ISIS nel Sudestasiatico.

L’invasione di jihadisti sostenuti da Combattenti Stranieri mise le Filippine meridionali sulla mappa del terrorismo globale uccidendo 1100 persone mentre 350 mila persone furono evacuate dalle case. Di queste Oltre 127 mila persone sono ancora accampati alla meglio secondo i dati UNHCR.

La campagna militare in cui si fece un uso pesante di bombardamenti aerei sulle posizioni dei gruppi jihadisti lasciò nella rovina Marawi la cui ricostruzione richiederebbe la cifra impressionante 1,4 miliardi di Euro. Il centro degli scontri della città resta ancora in macerie e non è accessibile per i residenti.

A tre anni di distanza da quella battaglia le forze di sicurezza filippine non riescono ancora a cancellare l’estremismo islamico.

L’analista filippino Rommel Banloi che presiede il gruppo Philippine Institute for Peace, Violence and Terrorism, dice che le attività del ISIS non si sono mai fermate durante la pandemia del COVID-19 e la chiusura susseguente del paese.

“I militanti islamici si avvantaggiano delle misure di quarantena contro la pandemia sostenendo le questioni per fare reclutamento e propagare l’idea dell’estremismo violento particolarmente nelle are rurali depresse pesantemente colpite dalla serrata” dice Rommel Banloi.

Sin da febbraio 2020, i militari filippini a Mindanao lottano su vari fronti: i gruppi armati musulmani alleati con ISIS, la ribellione comunista e la minaccia invisibile del COVID-19. I militari devono dare la sicurezza nei posti di blocco e per distribuire assistenza nelle aree influenzate dai ribelli.

Lo scorso mese, mentre il paese era alle prese con la chiusura totale forte, i militari subirono una pesante sconfitta dopo la morte di 11 soldati ed il ferimento di altri 14 in uno scontro a fuoco con il gruppo di Abu Sayaff a Patikul nell’isola di Sulu, un bastione noto del gruppo legato al ISIS.

Questo mese il gruppo del BIFF che opera nella provincia di Maguindanao ha ucciso due soldati e ferito un altro che aiutavano ad applicare la quarantena di comunità nella cittadina Datu Hoffer quando fu lanciato l’attacco di sera.

Il generale Sobejana del Comando di Mindanao occidentale ha ammesso che le forze armate sono pesantemente impegnate a far applicare le misure di quarantena contro la pandemia.

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“Al momento combattiamo due differenti nemici” ha detto il generale che si è riferito ai gruppi islamici come BIFF e Abu Sayaff da un lato e al COVID-19 dall’altro.

Le operazioni militari contro i gruppi ispirati al IS continueranno stante l’ordine di Duterte di cancellare il gruppo Abu Sayaff che fu fondato nel 1991 e classificato come terrorista dagli USA.

Il gruppo di Abu Sayaff resta anche sotto la presidenza Duterte, che proviene da Mindanao e fu sindaco di Davao, un vero grattacapo ed insieme ad un nuovo terrorismo ha iniziato ad usare anche attacchi suicidi per colpire obiettivi militari e non militari.

Gli attacchi suicidi erano stati usati rarissimamente prima dell’entrata in scena del ISIS nelle Filippine.

Le autorità indicano quattro attacchi in particolare tra cui quello del 31 luglio 2018 a Lamitan nell’isola di Basilan dove morirono 10 persone, operato da un marocchino di nazionalità tedesca; e quello del 27 gennaio 2019 fatto da due bombe portate da una coppia di indonesiani che uccisero 20 persone in una chiesa a Jolo.

Questi attacchi suicidi secondo Banloi indicano che i combattenti stranieri continuano ad operare a Mindanao.

AFP/Ted Aljibe

Alla fine del 2019 lo stesso gruppo di Banloi indicò che almeno 59 combattenti stranieri erano penetrati illegalmente nel paese ed erano stati accolti da gruppi armati a Mindanao.

Secondo Banloi questi vedono nelle Filippine la nuova terra del Jihad dopo la sconfitta del IS nel medio oriente.

La maggioranza dei combattenti stranieri giungerebbe nelle Filippine dalle vicine Indonesia e Malesia, mentre molti vengono dal mondo arabo come Egitto e Arabia Saudita.

Banloi dice che spesso molti vengono per facilitare il trasferimento di fondi ed armi verso i sostenitori locali, per condurre attività di propaganda violenta e per trasferire abilità nel jihad.

Mentre il blocco da COVID-19 ha rallentato l’entrata di combattenti stranieri, continuano a sostenere i gruppi locali affiliati.

“i combattenti filippini sfruttano la situazione del COVID per giustificare ulteriormente le loro attività estremiste violente” dice Rommel Banloi. “Usano le misure di quarantena contro la pandemia per reclutare adepti e propagandare l’idea dell’estremismo violento particolarmente nelle aree depresse colpite fortemente dal blocco”.

Bong Sarmiento, Asiatimes