Il dilemma di Dili è lo stesso che ogni giovane nazione si trova ad affrontare, se concentrarsi sulle promesse luminose del futuro oppure ritornare a ripensare le lotte del passato. Dopo 23 anni di indipendenza, le donne sopravvissute alle violenze sessuali durante la lunghissima resistenza negli anni dal 1975 al 1999 si trovano ancora relegate nell’ombra.
Durante gli anni del conflitto tra il 1975 e il 1999, era diffusa la violenza sessuale contro le donne e le ragazze ed aveva lo scopo di controllare la resistenza di Timor Est e la perpetravano in modo sistematico in più luoghi del paese.

Ora molte delle donne sopravvissute alle violenze di quegli anni sono ormai in età avanzata e devono affrontare difficoltà emergenti sociali, economiche e di salute. E hanno la sensazione di essere state cancellate dallo stato.
Nonostante questa loro situazione, le donne sopravvissute alle violenze continuano a battersi per essere riconosciute dal governo o dallo stato come attive contribuenti e non solo le combattenti all’indipendenza di Timor Est.
Come documenta AJAR-TL, Giustizia e diritti dell’Asia, Timor Est, le donne sopravvissute alle violenze continuano a vivere la tristezza profonda, il dolore e la rabbia che si origina dagli eventi passati che hanno forgiato la loro sofferenza fino ad ora, come il vivere con la stigma e la discriminazione, la povertà, la mancanza di alimenti, la mancanza di un rifugio adeguato e il convivere con gravi malattie e con il trauma.
Tuttavia queste loro esperienze continuano a non essere riconosciute dallo stato. Per loro che sono sopravvissute, il riconoscimento ufficiale non è solo simbolico, ma è essenziale per restaurare la loro dignità e per affermare il valore delle loro vite.
Nel contesto della celebrazione della Giornata Internazionale del Diritto alla verità e Dignità delle Vittime, come riportato da RTTL la sopravvissuta Rosa Belo ha espresso la sensazione di non riuscire a superare le esperienze dolorose del passato e che lei continua a vivere con il loro insopportabile impatto.
Allo stesso tempo, la figlia della sopravvissuta Idalina ha sottolineato l’importanza di proteggere e riconoscere le vittime riconoscendo che anche loro diedero contributi significativi alla lotta per l’indipendenza di Timor Est.
Inoltre il direttore di AJAR-TL ha sottolineato che questa rappresenta un’opportunità per lanciare un appello alla gente e alle autorità per tenere alta la dignità delle vittime e assicurare che sia riconosciuto e onorato il loro diritto ad un risarcimento adeguato.
Ma sebbene Timor Est sia indipendente da quasi 24 anni, il riconoscimento e il conferire dignità alle donne sopravvissute alle violenze non sono mai diventati una priorità tra le preoccupazioni del paese.
Mentre chi sopravvive in condizione di povertà e soffre di malattie multiple e vivendo morti dolorose, ci si deve chiedere la domanda: indipendenza per chi?
A parte questo, il Centro Nacional Chega ha fatto un grande lavoro per stendere una bozza di legge di politica sul risarcimento delle vittime.
La bozza appena completata al momento è in una consultazione pubblica e sarà poi presentata al consiglio dei ministri per essere approvata.
Amandina Maria Helena da Silva, Asia Justice and Rights Timor-Leste. TAF