Lunedì prossimo il leader dell’opposizione politica malese scoprirà se passerà 20 anni dietro le sbarre quando si conoscerà il verdetto contro Anwar per l’accusa di sodomia (in Malesia è vietata la sodomia), un caso che ha avvinto ed insultato i malesi in egual misura.

La decisione forse farà da sfondo alle elezioni anticipate dopo più di un anno di manovre politiche da parte del partito al governo UMNO. Secondo alcuni interni le elezioni potrebbero essere indette per febbraio nonostante il termine naturale sia il 2013.
Il primo ministro Najib Razak ha dato carta bianca alla polizia per agire come ritengono adatto nei confronti dei sostenitori di Anwar, che ritengono di poter chiamare a manifestare anche centomila persone davanti al tribunale per una decisione che dicono non è rinunciataria. Il vanto ha prodotto proteste dal mondo degli affari e un avvertimento da parte della polizia che non permetterebbe delle proteste. E’ un avvertimento che sarà preso seriamente considerate le violenze nella manifestazione dello scorso luglio in favore di una riforma elettorale, quando i manifestanti che porvavano a marciare verso uno stadio locale furono accolti con gas lacrimogeni, caricati e arrestati.
Anwar era stato accusato per la seconda volta di sodomia, un reato in Malesia, poco dopo che il suo partito PKR inflisse al primo ministro di allora Badawi e al UMNO la loro peggiore sconfitta di sempre nelle elezioni del 2008 che comportò la perdita della maggioranza dei due terzi in Parlamento. Questo costò a Badawi la fuoriuscita dal partito per far posto all’attuale premier Najib che si da allora ha provato una serie di riforme economiche e politiche designate a riprendersi la fiducia degli elettori persi. Se comunque non dovesse Najib farcela a riconquistare la maggioranza dei due terzi potrebbe trovarsi di fronte alla sfida del comando col suo ministro Muhyiddin Yassin.
Anwar insiste che il suo PKR con i suoi alleati può battere la coalizione del Barisan National dominata dall l’UMNO alle prossime elezioni anche se dovesse finire in carcere. Molte delle sue responsabilità nel partito PKR ricadrebbero sulla figlia Nurul Izzah che era il capo di opposizione reale quando suo padre non potè partecipare alle elezioni nel 2008 a causa della sua condanna per abuso di potere.
Sotto il premierato di Mahathit Mohammad, Anwar fu considerato come un futuro capo, ma litigarono principalmente su chi, quando e se sarebbe stato il prossimo capo e sulle differenze sulla crisi asiatica del 1998 e sul cosa fare. Fu cacciato, fu accusato di aver sodomizzato l’autista della moglie e per corruzione. Fu picchiato e portato in ospedale mentre era sotto custodia della polizia, fu riconosciuto colpevole delle accuse e incarcerato. Ne seguirono dimostrazioni massicce e l’accusa di sodomia alla fine fu tolta dopo sei anni dietro le sbarre.
L’ultima accusa arrivò dopo che un suo aiutante di ventisei anni, Saiful Bukhari Azlan, accusò Ibrahim di averlo costretto ad avere sesso. I campioni di DNA di seme trovati sul corpo di Saiful fornivano un’indicazione ma ci sono state anche affermazioni per cui le prove legali erano state maneggiate male. In tutto il mondo le accuse sono state largamente condannate perché politicamente motivate. Ma molti malesi sono semplicemente annoiati con il politicare di entrambi gli schieramenti e con la natura oscena dei presunti crimini che sono stati lanciati sulle pagine dei giornali legati al governo. Come questo si tradurrà nelle schede elettorali, forse il mese prossimo, sarà il grande test per Najib.
The Diplomat
«Per noi è un punto fondamentale non solo la stabilità delle nazioni, ma anche l’autodeterminazione degli individui.» disse Obama lo scorso maggio al Dipartimento di Stato, esponendo la sua propria versione dell’agenda della libertà per il mondo musulmano. Allora perché la Amministrazione è stata silenziosa con uno dei più noti e antichi abusi di potere che hanno luogo nel mondo musulmano di oggi, nel nostro buon amico e alleato, la Malesia?
Gli abusi in questione riguardano il capo dell’opposizione malese Anwar Ibrahim che lunedì saprà il verdetto e forse anni di carcere per un dubbio caso di sodomia. Anwar ha già vissuto questa situazione da vice primo ministro negli anni 90 quando ruppe con l’allora premier Mahatir Mohammad durante la crisi finanziaria asiatica, fu selvaggiamente picchiato dalla polizia e alla fine condannato alla prigione per sodomia e corruzione. Passò sei anni di carcere fino a che nel 2004 le accuse di sodomia furono cancellate dalla corte suprema, l’anno dopo che il premier Mahatir lasciò l’incarico. Tuttavia Anwar fu di nuovo accusato di sodomia quattro anni dopo, dopo che UMNO aveva perso la maggioranza dei due terzi e l’opposizione sembrava vicina a metter su una maggioranza parlamentare.
Il caso attuale è persino più inesistente del precedente. Si basa essenzialmente sulle parole di un accusatore che, come è apparso, si era precedentemente incontrato con l’allora ministro ed ora primo ministro Najib, alcuni giorni primi dell’incidente. I dottori di due ospedali non poterono rintracciare traccia di violenza, ma gli osservatori politici anticiparono già un verdetto di colpevolezza.
Tutto questo accade in un contesto di crescente scontento verso il governo dell’UMNO da parte dei malesi e contro i tentativi ambivalenti di Najib nei confronti delle riforme politiche. Ma se quello ricorda l’infelicità che presagiva la primavera araba, è anche dell’attitudine dell’amministrazione Obama di non scuotere la barca.
La Malesia è un presunto stato musulmano moderato ed un contrappeso utile nella regione alla CIna, ed il presidente ha elogiato moltissimo la «grande leadership» di Najib nel loro incontro ultimo di novembre. Per quanto riguarda Anwar, il dipartimento di stato non ha dato altro pubblicamente che parole vuote su questo caso. Forse ora è al lavoro una brava diplomazia per conto di Anwar che serve a qualcosa se produce dei risultati.
Nel frattempo la democrazia malese potrebbe trarre beneficio da un segno che dica che gli USA non sono indifferenti alla faccenda legale di Anwar o al sistema politico che l’ha consentita. Gli interessi americani potrebbero beneficiarne ugualmente. «L’incapacità di parlare verso le aspirazioni maggiori della gente ordinaria nutrirà solo il sospetto che ha perseguitato da anni per cui gli USA perseguono i soli interessi propri a spese degli altri.» disse Obama a Maggio. Il caso di Anwar dà al presidente Obama la possibilità di mostrare che davvero significava quello che aveva detto.
Wall Street Jornal