Esercitazioni Sama Sama e arbitrato internazionale per Manila

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“Con questa manifestazione di forza e impegno attivo dei nostri alleati e partner, le esercitazioni Sama Sama trascendono il puro aspetto militare” ha detto il capo della Marina filippina, contrammiraglio Toribio Adaci alla recente apertura delle esercitazioni navali in vasta scala con le nazioni alleate nel Mare Cinese Meridionale.

Esercitazioni Sama Sama e arbitrato internazionale per Manila

Ben 1.800 partecipanti provenienti dagli USA, alleato delle Filippine, e da partner strategici come Giappone, Gran Bretagna e Canada stanno prendendo parte alle esercitazioni Sama Sama, che dureranno due settimane e comprenderanno guerra antisommergibile, operazioni di ricerca e salvataggio, esercitazioni di difesa aerea e fasi terrestri.

Australia, Francia, Nuova Zelanda e Indonesia hanno mandato i propri osservatori alle esercitazioni Sama Sama che avverranno nella parte meridionale dell’isola di Luzon e finiranno il 13 ottobre.

Sebbene nessun partecipante abbia citato esplicitamente la Cina, la natura di queste esercitazioni annuali hanno lasciato poco all’immaginazione. Appena prima dell’inizio delle esercitazioni, il ministro della difesa Gilbert Teodoro paragonò la superpotenza asiatica al bullo della scuola nel mezzo di vari ultimi incidenti nel mare cinese meridionale.

Nel frattempo il ministero della giustizia filippino e l’avvocatura generale del paese esplorano la possibilità di un nuovo arbitrato internazionale contro la Cina sulle ultime vessazioni delle navi filippine tra le quali il puntare un laser militare ai marinai filippini, l’uso dei cannoni ad acqua sulle imbarcazioni filippine di rifornimento e l’imposizione unilaterale di barriere attorno alla contestata Secca di Scarborough, oltre alla distruzione ambientale di aree reclamate da Manila.

Sostenuta dal sostegno internazionale e guidata da un presidente filippino Ferdinand Marcos Jr sempre più assertivo, la nazione del sud-est asiatico sta portando la lotta alla Cina attraverso una nuova strategia a due punte che combina la difesa marittima con la guerra legale e promette di irritare la superpotenza vicina.

La Cina ha ripetutamente respinto le accuse delle Filippine nell’area e recentemente l’ha messe in guardia di evitare qualsiasi provocazione nella regione marittima fortemente contesa.

Il ministero degli Esteri cinese ha recentemente attribuito a Manila la responsabilità del recente aumento delle tensioni, affermando che “gli attuali conflitti marittimi tra Cina e Filippine sono principalmente causati dalla parte filippina che fomenta costantemente i problemi e diffonde false informazioni”.

La Cina si appresta inoltre a condurre le proprie esercitazioni militari nel Mar Cinese Meridionale, per dissuadere i rivali dal contestare le sue ampie rivendicazioni in questa vitale via d’acqua internazionale. Infastidite da un comportamento percepito come sconsiderato e da dichiarazioni dure da parte di Pechino, le autorità filippine hanno sempre più rinunciato ai convenevoli diplomatici.

“Non riesco a pensare a un caso di bullismo più chiaro di questo”, ha detto Teodoro, che ha studiato ad Harvard. “Non si tratta di rubare i soldi per il pranzo, ma di rubare la borsa del pranzo, la sedia e persino l’iscrizione a scuola”, ha aggiunto coloritamente, segnalando una risposta sempre più falcata alle azioni della Cina in mare.

Prima delle esercitazioni navali Sama Sama di questo mese, Il capo del Comando del Pacifico degli Stati Uniti, il viceammiraglio Karl Thomas ha notato che “i diritti sovrani delle nazioni più piccole come le Filippine sono sotto attacco ogni giorno in Alto Mare”.

“Non esiste un modo migliore per garantire la sovranità e la sicurezza del salpare ed operare insieme” ha detto il viceammiraglio Thomas sottolineando il bisogno di mantenere “un ordine internazionale basato sulle regole” tra gli sforzi di potenze revisioniste di stabilire un nuovo ordine “che sia di beneficio non a tutte le nazioni ma solo ad una”.

“Sono certo che nessun potenziale aggressore dovrebbe farsi illusioni, se non che si tratta di una forte squadra di nazioni, una forte squadra di marine… una sola marina che naviga e opera insieme”, ha aggiunto l’ufficiale della marina statunitense.

Le autorità filippine hanno salutato le esercitazioni come un mezzo per scoraggiare un’ulteriore assertività cinese.

“Dalla difesa territoriale al contrasto al crimine transnazionale, Sama Sama ci aiuta ad affrontare con tantissime sfide insieme” ha dichiarato il viceammiraglio Toribio Adaci alla cerimonia d’apertura delle esercitazioni.

Il capo della Marina filippina ha dichiarato che l’esercitazione Sama Sama “ci equipaggia per affrontare insieme una serie di minacce”, anche se non ha esplicitamente indicato la Cina. Le fregate delle Filippine e degli USA saranno affiancate da un cacciatorpediniere giapponese della Forza di Autodifesa Marittima e dalla fregata della Marina Reale Canadese HMCS Vancouver.

Le Filippine esplorano anche un altro giro di pattugliamenti congiunti quadrilaterali con USA, Australia e Giappone nei prossimi mesi. Il Pentagono statunitense avrà accesso maggiore alle basi filippine compreso le strutture vicino Taiwan, mentre il Giappone negozia un proprio accordo di Visita delle Forze Armate, VFA, con Manila.

Le Filippine valutano anche un nuovo caso di guerra legale contro la Cina. I consiglieri legali del presidente Marcos considerano ora un nuovo caso di arbitrato internazionale contro la Cina sugli ultimi presunti crimini ambientali nella Secca di Iroquois occupata da Manila nelle Spratly oltre ad “altri incidenti e alla situazione complessiva nel Mare Cinese Meridionale”

Secondo l’ex giudice associato della Corte Suprema filippina Antonio Carpio, che ha fornito consulenza a diversi presidenti filippini in merito alle dispute sul Mar Cinese Meridionale, l’amministrazione Marcos Jr potrebbe puntare a sfruttare il precedente caso di arbitrato del Paese.

Allora nel 2016, un tribunale arbitrale a L’Aia formatosi sotto la Convenzione dell’ONU sulla legge del Mare UNCLOS, non solo escluse i reclami onnicomprensivi della mappa a nove linee della Cina su gran parte del Mare Cinese Meridionale, ma censurò la superpotenza asiatica per le vessazioni delle imbarcazioni filippine e per la distruzione ambientale diffusa nell’area con i suoi giganteschi progetti di reclamo di suolo

In un colloquio con il sottoscritto Carpio disse che le Filippine possono chiedere un risarcimento per i danni finanziari causati dalla Cina e, se necessario, cercare il sequestro di proprietà di compagnie di stato cinesi nelle nazioni occidentali di conseguenza in assenza di conformità con qualsiasi sentenza finale a favore del sud-est asiatico.

Come nel decennio precedente, le Filippine possono fare affidamento sui meccanismi di arbitrato obbligatori previsti nell’articolo 287 dell’UNCLOS per procedere con un nuovo caso di arbitrato.

Le autorità filippine non si fanno illusioni. Sanno che la Cina continuerà a rigettare ogni caso di arbitrato internazionale, per lo meno pubblicamente, come fecero con la sentenza del 2016. Eppure molti a Manila credono che si debba fare qualcosa di drastico per contenere il comportamento cinese e che un ulteriore caso arbitrale possa almeno spingere Pechino al tavolo del negoziato.

Una delle principali aree di preoccupazione, ad esempio, è quella di impedire alla Cina di interrompere qualsiasi sforzo da parte delle Filippine per rafforzare la sua fragile posizione nella Seconda secca di Thomas, dove un distaccamento della marina filippina staziona in modo precario sopra la fatiscente nave BRP Sierra Madre.

Inoltre l’amministrazione Marcos vuole andare avanti con le attività di esplorazione energetica alle Reed Bank che ricade all’interno della mappa cinese dalle nove linee.

Facendo leva sulla minaccia di un nuovo caso di arbitrato, che sarebbe probabilmente sostenuto dai suoi alleati, le Filippine sperano di ottenere un certo potere contrattuale nel Mar Cinese Meridionale.

Inoltre, potrebbe permettere al presidente Marcos Jr, il cui indice di gradimento è in calo a causa dell’aumento del costo dei generi alimentari, di accrescere le proprie credenziali in patria, soprattutto in presenza di un crescente sentimento anti-Pechino nelle Filippine.

Richard Heidarian, Asiatimes

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