BIRMANIA: La persecuzione del popolo Rohingya, Fortify Rights

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La ONG “Fortify Rights”, con un suo rapporto del 25 febbraio, denuncia come le politiche discriminatorie e i metodi violenti operati contro la minoranza Rohingya per controllare la sua popolazione risultino in una persecuzione del popolo Rohingya, uno dei crimini più brutti contro l’umanità.

Le conclusioni del rapporto sfruttano documenti del governo trapelati e tradotti, in cui figurano tre ordini regionali tra il 1993 e il 2008 ed altri cinque punti risalenti fino al 2007, che accusano direttamente lo stato e i rappresentanti al governo di perpetuare dei crimini contro l’umanità nello stato birmano Arakan (o Rakhine). Mentre le violenze sui Rohingya sono ben note da tanto tempo e registrate continuamente le continue politiche repressive, Fortify Rights sottolinea che per la prima volta il tutto è stato provato a livello nazionale. “L’architettura della violenza contribuisce alla instabilità politica e alla violenza, e deve essere eliminata immediatamente”, dice il direttore Smith di Fortify Rights.

I documenti sottolineano le restrizioni sul matrimonio e sulla grandezza della famiglia per i musulmani a Maungdaw, un’area a maggioranza Rohingya nella parte settentrionale dello stato Arakan, oltre alle restrizioni dei movimenti che hanno impedito l’accesso a servizi salvavita come la sanità.

persecuzione del popolo RohingyaL’esistenza di queste restrizioni sono state riportate nel passato dalle agenzie dell’ONU, dai militanti dei diritti umani e dai media che notavano gli effetti comprese le migrazioni di massa dei Rohingya nei paesi limitrofi della regione. Comunque Fortify Rights afferma che gli ordini dei governi non si sono mai visti pubblicamente.

Il portavoce presidenziale, Ye Htut, non era raggiungibile per poter commentare l’autenticità dei documenti o verificare se le politiche descritte rimangano tuttora in piedi. E’ apparsa invece una sua intervista su Myanmar Times in cui accusava Fortify Rights di essere un “gruppo di pressione bengalese” rifiutandosi poi di commentare le “accuse infondate”.

Il governo Birmano ufficialmente si riferisce ai Rohingya come “Bengalesi” riprendendo il credo locale che la minoranza etnica musulmana è costituita largamente da immigrati clandestini del vicino Bangladesh. Ad una maggioranza dei Rohingya è negata la cittadinanza sebbene molte famiglie vantano radici familiari in Birmania di molte generazioni.

Il rapporto di Fortify Rights include una traduzione di un ordine del governo regionale risalente al 2005 che sembra aver gettato le fondamenta della politica di due figli a Maungdaw che apparve per la prima vlta l’anno scorso.

L’ordine del 2005, emesso dal Consiglio dello Sviluppo e della Pace della città di Maungdaw, diceva che una popolazione crescente conduceva a problemi di insicurezza alimentare. “La popolazione è densa e il tasso di natività è estremamente alto, al di là degli standard internazionali di crescita della popolazione … perciò è probabile che nel futuro ci sia la carestia”

Sottolineava una politica che non sarebbe stato permesso alle coppie musulmane di sposarsi senza che abbiano provato la loro residenza legale ed aver ricevuto il permesso dal Consiglio della città. “A cominciare dalla data di questo ordine regionale, quelli che hanno ricevuto il permesso di sposarsi devono limitare il numero di bambini per controllare il tasso di crescita così che ci sia abbastanza alimenti e rifugi” si legge.

L’ordine fu distribuito ai consigli amministrativi in tutti i villaggi della cittadina, autorità di immigrazione, al capo dei militari nello stato, al tribunale e all’ufficiale legale.

Circa un decennio prima nel 1993, un ordine temporaneo del comando regionale dell’immigrazione a Maungdaw richiedeva anche ai musulmani di registrare i loro matrimoni presso le autorità di immigrazione e le altre autorità legali. Questo ordine temporale poneva le restrizioni sul matrimonio in termini più vasti. “Alla gente di altre religioni sarà permesso di sposarsi solo dopo essersi registrati presso l’ufficio del presidente della regione e dell’autorità locale, e solo dopo sarà emessa una registrazione di famiglia”.

Il rapporto di Fortify Rights include anche 5 altri punti agli ordini regionali con linee guida per rafforzare le misure di controllo della popolazione. Uno di questi punti invitava le autorità ad assicurarsi “che il numero delle persone nella famiglia è corretto” visitando le famiglie e comparando i residenti alle foto di famiglia. Per assicurare la maternità si aggiungeva che si poteva ordinare alle donne di nutrir i figli al seno di fronte alle autorità.

“Se c’è il sospetto che qualcuno sia sostituito i bambini nella casa saranno comparati in età e fisionomia. Se il bambino è piccolo la madre dovrà nutrirlo al seno. I figli più giovani saranno intervistati separatamente.”

In aggiunta Fortify Rights dice di aver analizzato quattro documenti governativi del 2013 ma di non aver pubblicato le traduzioni nel rapporto per ragioni di sicurezza.

Il gruppo denuncia che le politiche che limitano la grandezza della famiglia avevano incoraggiato le donne Rohingya a sottoporsi ad aborti illegali rischiosi per la salute stessa delle donne. Le restrizioni sul matrimonio, sulla grandezza del nucleo familiare e sui movimenti, si legge nel rapporto, avevano condotto ad esodi in massa di migliaia di uomini Rohingya insieme a donne e bambini dalla Birmania per cercare rifugio in altri paesi della regione.

Il rapporto dice che l’aver individuato i Rohingya sulla base dell’etnia e della religione aveva portato a “ricollocamenti diffusi, ad una mortalità materna endemica e a persone apolidi tra le conseguenze più gravi”.

“Violazioni dei diritti umani protratte nel tempo contro i Rohingya conseguono dalle politiche ufficiali dello stato e potrebbero comportare al crimine contro l’umanità ella persecuzione.” aggiunge il rapporto specificando che tali politiche restano tuttora in vigore.

Citando altre NGO e le agenzie di aiuto nello stato dell’Arakan, si dice che le restrizioni sui matrimoni sembrano essere state allentate appena di recente con un numero di obblighi inferiori da parte del richiedente. “Questo è uno sviluppo positivo, ma anche se le restrizioni sono allentate restano in funzione”.

La ONG Fortify Rights è registrata in USA e Svizzera e nel comitato scientifico includono Tomás Ojea Quintana, inviato speciale dell’ONU per i diritti umani in Birmania, Phil Robertson, direttore per l’Asia di Human Rights Watch.

http://www.irrawaddy.org/burma/rights-group-leaked-documents-outline-govt-abuse-rohingyas.html

http://world.time.com/2014/02/25/burma-rohingya-crime-against-humanity/

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