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Schiaffo in faccia per l’Indonesia a causa dei diritti umani a Papua

Papua finalmente ha avuto un po’ di attenzione durante l’ultima assemblea generale dell’ONU dove l’Indonesia ha preso uno schiaffo in faccia per la condizione dei diritti umani nella sua provincia più orientale, meno sviluppata ma più ricca di risorse.

Scrive TheJakartaPost:

schiaffo in faccia ONU indonesia
jakartapost

“E’ stato chiaramente uno schiaffo in faccia all’Indonesia quando il Segretario Generale Antonio Guterres ha incluso nel suo rapporto annuale i presunti abusi dei diritti contro i militanti papuani. Il governo ha visto maggiore attenzione internazionale dal momento che la violenza continua a covare nelle province più orientali, meno sviluppate ma ricche di risorse.

L’Indonesia è tra i 45 paesi accusati di intimidire e di vendicarsi contro chi difende i diritti umani secondo il rapporto di Guterres del 17 settembre”.

“Tra maggio 2020 e aprile 2021 cinque individui che cercavano di cooperare con le agenzie dei diritti umani dell’ONU, Wensislaus Fatubun, Yones Douw, Victor Mambor, Veronica Koman e Victor Yeimo, sono stati oggetto di minacce pressioni indebite e sorveglianza da parte del governo, di agenti privati come imprese e politici locali”

Il rapporto di Antonio Guterrez dettaglia le violazioni dei diritti umani in 45 stati e per l’Indonesia prende in considerazione Papua, dove parlare o cooperare con rappresentanti ed esperti dell’ONU porta al serio rischio di minacce, violenze e sorveglianza da parte della polizia, da strutture private e politici locali. I diritti calpestati sono anche quelli delle popolazioni indigene che si vedono espropriate della loro terra per fare piantagioni, estrazione di minerali oppure infrastrutture.

Sono cinque le personalità e militanti presi in considerazione dal rapporto del OHCHR e sono: Wensislaus Fatubun, Yones Douw, Victor Mambor, Veronica Koman e Victor Yeimo.

Wensislaus Fatubun fa parte del MRP, Assemblea del Popolo Papuano, ed aveva un rapporto frequente sui diritti umani a Papua con l’ONU, prima del suo arresto del 26 giugno 2020. “Fatubun cooperò con L’Inviato Speciale per i diritti alla Salute durante la sua visita a Papua. Il 6 ottobre 2019 furono posti su Facebook dettagli su di lui e la famiglia che lo accusavano di essere affiliato ad un gruppo separatista armato, Free Papua Movement… Il 17 novembre 2020 il OHCHR ricevette notizia dell’arresto di 84 persone tra cui Fatubun da parte della polizia di Merauke prima di una serie di consultazioni pubbliche organizzate dal MRP per discutere l’autonomia speciale a Papua… Fu rilasciato il giorno dopo.”

Yones Douw fa parte della tribù indigena Me e anche lui ha lavorato insieme al OHCHR ricevendo le attenzioni, insieme alla sua famiglia a Nabire del Kopassus, delle forze speciali dei militari indonesiani.

Ad essere nel mirino delle forze di sicurezza indonesiane c’è anche il giornalista Victor Mambor di Jubi e The Jakarta Post, e la avvocatessa Veronica Koman che ha dato difesa legale a Victor Yeimo.

“Veronica Koman ed un altro avvocato avevano presentato appello contro le procedure speciali nel 2019 per il presunto uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza, per gli arresti arbitrari e la detenzione di manifestanti pacifici dopo le violenze antirazziste del settembre 2019.”

L’attenzione dell’ONU comunque si è materializzata anche in vari atti precedenti al rapporto quando Mary Lawlor, inviata speciale dell’ONU per i diritti umani, ha detto all’Indonesia: “Impedite che il militante indipendentista papuano Victor Yeimo muoia in prigione” .

Victor Yeimo, portavoce del Comitato Nazionale per Papua Occidentale, fu arrestato a Jayapura a maggio con l’accusa di tradimento e di aver incitato al disordine indipendentiste a Papua nel 2019.

Nonostante le gravi condizioni di salute e la richiesta del suo avvocato di spostarlo, il processo iniziò ad agosto.

“Lo si è già visto: lo stato nega cure mediche a difensori dei diritti umani sofferenti ed in carcere col rischio di grave malattia o di morte. L’Indonesia deve fare dei passi urgenti per assicurare che questo non sia il destino che attende Yeimo.” ha detto Mary Lawlor che ha denunciato la ristrettezza delle cure mediche e che le condizioni della prigione possono essere considerate una tortura”.

Dopo questo invito Yeimo fu portato in ospedale e curato per una tubercolosi cronica che richiede un trattamento ospedaliero continuo a causa delle precarie condizioni di salute.

Nel rapporto di OHCHR si legge:

“Yeimo è stato sulla lista dei ricercati della polizia di Papua per una dichiarazione durante le proteste antirazziste del 2019 nelle province papuane dove si unì alla richiesta di un referendum sull’indipendenza”. Yeimo fu arrestato senza un mandato per incitamento ai disordini e tradimento.

Questo intervento dell’ inviata speciale dell’ONU per i diritti umani ha trovato la risposta piccata e stonata del rappresentante indonesiano alla missione ONU di Ginevra, secondo cui il fatto che Yeimo fu portato in ospedale il 30 agosto testimonia la serietà del governo indonesiano nell’assicurare la salute ed il benessere di Yeimo.

“La mera autodefinizione di difensore dei diritti umani non deve mai rendere una persona immune dall’inchiesta penale di fronte ad una violazione della legge” ha detto la Missione Indonesiana che ha accusato l’inviata ONU di usare “un approccio da megafono solo per i suoi interessi personali con l’esposizione sui media”

Amnesty International Indonesia ha registrato fino a luglio 2021 almeno 13 detenuti papuani come prigionieri di coscienza per aver espresso pacificamente le proprie opinioni politiche.

Inoltre da febbraio 2018 ad agosto 2021 ci sono stati 56 casi di presunti omicidi illegali con 93 vittime durante incidenti in cui le forze di sicurezza hanno fatto un uso eccessivo della forza.

Secondo Amnesty International ci sono state altre 11 violazioni della libertà di espressione e di assemblea che hanno portato all’arresto di studenti papuani.

“L’approccio da sicurezza contro i gruppi indipendentisti armati, insieme alle percezioni negative tra le forze di sicurezza che etichettano i papuani che esprimono le proprie idee o le preoccupazioni sui diritti, hanno comportato violazioni di diritti umani” dice AI Indonesia, tendenze che non fanno nulla per porre fine alla pervasiva cultura dell’impunità a Papua.

“Senza affrontare le violazioni e portare davanti alla giustizia chi le ha compiute, non ci può essere una pace significativa e duratura come si vede da sessanta anni.” ha detto Usman Hamid di AI il quale ha ricordato come da gennaio a giugno oltre 6000 persone sono fuggite dalle case verso la giungla per paura del conflitto tra forze di sicurezza indonesiana e Gruppi armati.

Ma la situazione di Papua Occidentale ha trovato altri momenti forti alla Assemblea Generale dell’ONU dove è stato presentato un rapporto del segretario generale Antonio Guterres e c’è stato l’intervento dell’isola del Pacifico di Vanuatu.

Mentre Antonio Guterres nel suo rapporto ha dettagliato gli abusi dei diritti a Papua nei confronti dei militanti indipendentisti e della popolazione, il presidente dello stato Vanuatu Bob Loughman ha lamentato gli scarsi progressi fatti dall’ONU nell’affrontare le violazioni dei diritti umani della popolazione papuana.

Vanuatu fa parte del Forum delle Isole del Pacifico con cui la popolazione papuana condivide cultura e affinità etno-linguistiche e da tempo ha chiesto al rappresentante dei diritti umani di visitare Papua che attualmente è vietata a giornalisti stranieri.

“Spero che la comunità internazionale, attraverso l’appropriato processo guidato dall’ONU, si guardi seriamente a questa questione e la si affronti in modo equo”

In precedenza l’Organizzazione degli stati Africani, dei Caraibi e del Pacifico aveva scritto una lettera all’ONU in cui chiede “una missione urgente a Papua Occidentale per dare un rapporto fatto di prove ed informato sulla situazione dei diritti umani”, pur riconoscendo la sovranità completa dell’Indonesia su Papua Occidentale.

Lettera analoga con le medesime richieste di una missione a Papua era stata inviata dal Forum delle Isole del Pacifico.

Mentre Giacarta si è detta sempre a favore di questa visita, la realtà è che Papua resta chiusa e la visita non si materializza mai, di fatti peggiorando la percezione internazionale su quello che realmente accade a Papua.

Scrive TheJakartaPost:

“E’ frustrante che i diplomatici indonesiani difendano il paese da attacchi per le presunte violazioni di diritti umani a Papua perché i problemi radicali giacciono profondamente nella terra di Papua. Finché gli abusi presunti e lo sfruttamento delle risorse naturali papuane non saranno affrontate, crescerà forte il risentimento della gente locale contro il governo.”

Piuttosto che incoraggiare il sentimento nazionalista tra la popolazione la strategia di difesa all’Assemblea generale dell’ONU, con un intervento di una giovane diplomatica, ha umiliato proprio l’Indonesia con la difesa in stile da Corea del Nord che dimostra mancanza di attenzione e arroganza nell’affrontare le questioni papuane.

“Questo genere di diplomazia è controproducente per gli sforzi indonesiani di stabilire una soluzione pacifica e degna per i nostri fratelli e sorelle papuani. Il governo non deve prendersi gioco delle voci di chi difende i Papuani.

Piuttosto la critica deve spingerci a trovare cosa sbagliamo nel nostro approccio a Papua. E’ vero che la situazione nelle due province confonde gli esterni. Sono genuine gli scontri armati tra forze di sicurezza e ribelli? Qualunque siano i motivi dietro gli atti di violenza è poi la gente a pagarne il prezzo…”

Uno schiaffo in faccia che sembrerebbe non interessare molto al governo indonesiano.

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