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Uno stop nella giustizia per Billy, militante Karen in Thailandia

La Corte Penale per Corruzione e Cattiva condotta degli impiegati pubblici ha assolto Chaiwat Limlikit-aksorn, già presidente del parco nazionale di Kaeng Krachan, dall’accusa di scomparsa forzata ed dell’omicidio di Porlajee “Billy” Rakchongcharoen.

L’uomo è stato poi lasciato libero su cauzione dalle accuse minore di non aver riportato l’arresto di Billy alla polizia. Il militante Karen fu visto l’ultima volta vivo proprio al suo arresto il 17 aprile 2014 per aver rubato del miele.

Billy fu visto essere trasportato da quattro uomini del Parco Nazionale che affermarono di averlo rilasciato poco dopo.

Pinnapa Mueno Preuksapan AFP

Nel 2019 furono ritrovate nel Parco Nazionale delle ossa carbonizzate che la corte non ha ricondotto a Billy perché le indagini sul DNA si sarebbero rivelate inconcludenti.

Inoltre la corte ha ritenuto di non poter accertare la stessa morte di Billy ed ha assolto quattro persone tra cui Chaiwat Limlikit-aksorn dalla morte di Billy.

Per ora l’unica cosa che resta è che Billy deve essere considerato ancora una persona scomparsa e che lo stato deve verificare la sua scomparsa. Tutta la situazione legale non ha impedito a Chaiwat Limlikit-aksorn di fare carriera fino a diventare il capo dell’Ufficio dei parchi nazionali, dopo essere stato assolto dall’aver bruciato le case della popolazione Karen che da secoli vive nel parco di Kaeng Krachan.

La legislazione thai non prevede che nei parchi ci possano vivere persone e così si cerca di portare le popolazioni al di fuori dei parchi nazionali, dove devono ricostruirsi ed inventarsi tutto un modo di vivere. In seguito traduciamo un articolo di Sanitsuda Ekkachai su questa vicenda che segue ormai da anni, insieme alle vicende dei parchi nazionali in Thailandia.

La lunga battaglia legale per dare giustizia a Billy Porlajee Rakchongcharoen

Dopo nove anni incessanti di ricerca di giustizia, Pinnapa Mueno Prueksapan è rimasta sconvolta dal verdetto di assoluzione per l’uomo che lei riteneva responsabile della morte violenta del marito, mentre una cascata di lacrime cadevano sul volto contorto dal dolore e dall’amarezza.

E’ un caso giudiziario di un Davide contro Golia.

Da una parte ci sono le genti indigene della foresta nel Parco Nazionale di Kaeng Krachan nella provincia di Phetchaburi; dall’altro la burocrazia del parco nazionale che hanno un potere assoluto sulle case ancestrali delle genti della foresta.

scomparse forzate

I Karen insistono nel sostenere i diritti delle terre ancestrali, mentre le autorità dei parchi continuano a cacciare chi abita nelle foreste perché è necessario per salvaguardare la salute delle foreste.

I Karen non hanno che il loro stile semplice di vita per dimostrare di essere i custodi della foresta.

La burocrazia dei parchi ha dalla propria una legislazione draconiana per cacciare chi vive nelle foreste nonostante il loro diritto costituzionale a vivere e proteggere le proprie case nella foresta.

Il marito di Mueno, Porlajee “Billy” Rakchongcharoen, fu fatto scomparire nel 2014 dopo essere stato detenuto da Chaiwat Limlikit-aksorn che allora guidava il parco nazionale di Kaeng Krachan. Billy è un militante Karen dei diritti di proprietà ed ebbe un ruolo notevole nell’aiutare il nonno e capo spirituale Karen Ko-ee Mimee a denunciare Chaiwat per aver dato fuoco alle loro case e ai loro granai durante il loro sfratto violento nel 2011.

Billy collaborava apertamente con militanti dei diritti umani e avvocati per denunciare le sofferenze che i Karen vivevano per essere stati sfrattati dalle case nella foresta a vivere nella povertà e nella fame in un villaggio di ricollocamento. Nei parchi nazionali dove l’ultima parola appartiene ai capi del parco, una tale sfida che viene da gente della foresta sporca e povera è parsa inaccettabile.

Le autorità dei parchi a Bangkok erano anche sospettose. Nelle foreste nazionali ci vivono 10 milioni di persone e gli sfratti a causa delle leggi draconiane che criminalizzano la gente delle foreste come abusiva sono cosa solita, anche se quelle famiglie vivono lì da generazioni. Loro temono che altre comunità delle foreste imiteranno Kaeng Krachan.

karen thailandesi

La lotta legale dei Karen a Kaeng Krachan ha attirato l’attenzione generale sin dall’inizio per la figura iconica del capo spirituale Ko-ee Mimee che ha simboleggiato la lotta delle popolazione indigena per la terra e la propria identità. La sua richiesta di tornare nella casa ancestrale ha riacceso richieste analoghe delle alte popolazioni delle colline in Thailandia.

Anche se la lotta di Kaeng Krachan è allineata con il riconoscimento globale del ruolo delle popolazioni indigene nella sicurezza della terra per preservare foreste e contenere la crisi climatica, chi decide la politica delle foreste resta del tutto sordo.

Mentre la lotta di Kaeng Krachang si guadagnava il sostegno popolare nella sua lunga vicenda legale, il capo del parco si trovò scomodamente al centro dell’attenzione. Gli sfratti violenti del 2011 da lui condotti videro la caduta di tre elicotteri, morti e il primo caso di incendio per cacciare la gente. Inoltre Chaiwat si vide accusato della morte di Tatkamol Ob-om sostenitore attivo dei Karen di Kaeng Krachan, ma assolto per mancanza di prove. Nel giorno della sua scomparsa, Billy fu detenuto da Chaiwat perché aveva del miele selvatico, e il suo resoconto di liberazione di Billy conteneva molte cose inesatte.

Per prima cosa due tirocinanti che all’inizio testimoniarono il rilascio di Billy hanno ritrattato le dichiarazioni affermando di aver seguito le istruzioni di Chaiwat. Le telecamere di sorveglianza non inquadrarono il veicolo di Chaiwat sul percorso presunto dopo aver rilasciato Billy.

Poiché il corpo di Billy non lo si ritrova resta legalmente “scomparso” per la legge penale ed impedisce le accuse contro i sospettati. Tante cose sono successe durante la lunga battaglia legale.

Nel 2018, 4 anni dopo la scomparsa di Billy, la Corte Suprema Amministrativa sentenziò che Chaiwat aveva ecceduto nei suoi poteri con l’incendio delle case e che i Karen erano abitanti natii della foresta e non immigrati clandestini come affermato da Chaiwat.

Dopo anni di indagini inutili, il DSI, dipartimento di indagini speciali accettò di esaminare il caso di Billy dopo l’insistenza della moglie Mueno. “Non ho mai lasciato perché voglio sapere dov’è Billy e cosa gli è accaduto”

Durante le indagini il DSI scoprì un barile bruciato buttato in una riserva d’acqua che conteneva un cranio rotto che secondo le analisi del DNA apparteneva a Billy. Per il DSI il corpo di Billy fu messo in questo vecchio barile, gli fu dato fuoco e gettato nella riserva. Ci vollero tre anni e tutta la forza di Mueno per riuscire a fare accusare Chaiwat nel 2022.

Nel frattempo l’ex capo del parco ha avuto qualche problema di carriera. Nel 2011 una commissione anticorruzione lo trovò colpevole di aver violato il codice di condotta nell’uso degli incendi per cacciare gli abitanti e fu cacciato, nonostante le protezioni. Ma Chaiwat chiese alla corte amministrativa di essere reintegrato e fu ripreso in seno al dipartimento con una promozione.

Mentre i burocrati che sono accusati di omicidio sono solitamente sospesi, Chaiwat non lo fu a testimoniare il sostegno di cui ha goduto.

Ci sono tante speculazioni. La più probabile è che il Dipartimento dei Parchi vuole proteggere la propria politica dura delle foreste. A questo scopo introdusse una nuova legge dei parchi che dà ai presidenti il potere di distruggere le case di chi vive nelle foreste per evitare le conseguenze legali.

Come Mueno, la gente poneva tante speranze nelle prove del DNA proposte dal DSI, speranze che sono andate infrante con la decisione del tribunale. Sebbene Chaiwat ha avuto la condanna a tre anni per omissioni di atti di ufficio per non aver riportato l’arresto di Billy alla polizia, la corte lo ha assolto insieme ai complici delle accuse di omicidio.

La ragione è che la corte le dubbie testimonianze dei sospettati sono ritenute insufficienti a provare la loro colpevolezza in un caso di omicidio, secondo un comunicato stampa del Tribunale penale. Lo stesso vale per la prova del DNA.

dare giustizia a Billy

Cosa c’è che non va qui? C’è una legge vecchia del codice penale che richiede un cadavere per confermare la morte di una persona la quale deve essere classificata come scomparsa, non vittima di omicidio. Poi il sistema giuridico dà ai giudici eccessiva discrezione dell’accettare o rigettare le prove.

A colpire ancor di più Mueno è che i capo del Dipartimento dei Parchi hanno affermato che la posizione di Chaiwat resta immutata nonostante la sentenza di carcere. Non è forse il Dipartimento dei Parchi negligente? Un funzionario dello stato accusato di omicidio o condannato al carcere deve essere temporaneamente rimosso fino a sentenza della Corte Suprema.

La decisione della corte sarebbe stata differente se fosse stata approvata la legge contro la tortura e le comparse forzate quando fu fatto scomparire Billy: le persone che erano con la vittima sono ritenute responsabili della sua scomparsa.

dare giustizia a Billy

Dopo un decennio dalla scomparsa di Billy la battaglia legale è tutt’altro che finita. Da timida contadina la battaglia legale ha trasformato la vedova di Billy in una combattente per la giustizia e per i diritti delle popolazioni indigene contro il potere.

“Billy un giorno mi disse che se fosse scomparso, voleva dire che era stato ucciso. Mi disse di continuare a vivere la mia vita per i nostri cinque figli. Ma non ce l’ho fatta. Si deve fare giustizia. Non solo per lui ma per la dignità della nostra gente e il diritto di ritornare nelle nostre terre ancestrali”.

Sanitsuda EKachai, Bangkokpost

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