BIRMANIA: La lunga via che porta a L’Aia

Listen to this article

Nel febbraio del 2010 l’inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per la Birmania, Tomás Ojea Quintana, alla fine della sua inchiesta approfondita, suggerisce che l’ONU dovrebbe prendere in considerazione la creazione di una Commissione di Inchiesta per crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Birmania.

Sosteneva infatti che “secondo a consistenti rapporti, esiste la possibilità che alcune di queste violazioni dei diritti umani possano comportare categorie di crimini contro l’umanità o di crimini di guerra secondo i termini dello Statuto del Tribunale Penale Internazionale. … Le Istituzioni delle Nazioni Unite possono considerare la possibilità di una commissione di inchiesta con un mandato specifico di stabilire i fatti per affrontare la questione dei crimini internazionali”.

Qui di seguito si propone l’intervista del quotidiano The Irrawaddy a James Ross di Human Rights Watch sul percorso che conduce al Tribunale Internazionale Penale de L’Aia.

La lunga via che porta a L’Aia

INTERVISTA A James Ross di Human Rights Watch dell’IRRAWADDY

Irrawaddy: Sin dagli anni 40 la Birmania è stata il teatro di una guerra civile continua. Perché si hanno ora queste richieste di un’inchiesta dell’ONU?

J.R. Le richieste recenti di una Commissione Internazionale di Inchiesta per supposti crimini di guerra e crimini contro l’umanità si fondano sul rapporto del Marzo 2010 dell’inviato speciale dell’ONU per i diritti umani in Birmania, Tómas Ojea Quintana, il quale sottolinea che ci sia una sequenza di crimini gravi che, lui sostiene, potrebbero indicare l’esistenza di “una politica di stato che coinvolga autorità nell’ambito esecutivo, militare e giudiziario a tutti i livelli”. Egli ha richiesto alle Nazioni Unite di prendere in considerazione un’inchiesta con una missione che acquisisca i fatti per investigare i crimini internazionali.

Le Nazioni Unite hanno emesso, da quasi venti anni, vari rapporti sui diritti umani in Birmania fortemente critici descrivendo vasti, egregi e sistematiche violazioni da parte delle forze di sicurezza del governo. Ci sono state inoltre 19 risoluzioni dell’Assemblea Generale sui diritti umani nella nazione birmana. Ma non è sufficiente che l’ONU sforni continuamente rapporti per quanto critici. L’ONU dovrebbe usare questi rapporti come una base per stabilire una imparziale Commissione di Inchiesta internazionale che possa condurre indagini sulle violazioni compiute dalle forze del governo e dei gruppi armati non statali, determinare se siano stati commessi crimini contro l’umanità e suggerire un meccanismo che renda giustizia alle vittime e porta i colpevoli davanti alla legge.

Human Rights Watch sta chiedendo all’Assemblea Generale dell’ONU di adottare una risoluzione nella sua prossima sessione con la richiesta che il segretario generale stabilisca una Commissione di Inchiesta.

Una richiesta simile è stata fatta per vari anni da molti altri oltre Human Rights Watch, compresa la Harvard Law School Human Rights Clinic e Amnesty International. La proposta non è nuova, ma lo è il momento per agire.

Irrawaddy: Cosa è una Commissione di Inchiesta e come lavora?

J.R: Benché non ci sia un modo unico per condurre una commissione di inchiesta internazionale, sono cruciali alcuni principi fondamentali. Possono essere introdotte da risoluzioni adottare dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dal Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, o il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, o il segretario generale Ban Ki-Moon, può nominarla di sua propria iniziativa. Noi proponiamo una Commissione di Inchiesta che abbia il mandato di investigare sui rapporti di violazione delle leggi internazionali umanitarie e della legge dei diritti umani in Birmania da tutte le parti in gioco, vale a dire tutte le fazioni armate, per identificare chi ha commesso tali violazioni in modo tale da assicurare che i responsabili siano perseguiti. La commissione dovrebbe essere composta di individualità di alto profilo compresi esperti di diritto internazionale, esperti forensi e altri con esperienze di indagini in conflitti armati.

Irrawaddy: Un’inchiesta delle Nazioni Unite potrebbe condurre ad una Corte penale Internazionale?

JR : Quello potrebbe rappresentare il passo finale. Il primo passo è avere una Commissione di Inchiesta che chiaramente stabilisca il quadro dei crimini internazionali in Birmania e i supposti colpevoli, vale a dire ciò che è avvenuto, quali leggi internazionali sono state violate e chi sono i responsabili. La commissione potrebbe fare delle raccomandazioni per andare avanti con delle accuse penali.

Non si devono sottostimare le difficoltà per portare la situazione in Birmania davanti al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia. La corte processa e persegue individui che si presumono responsabili di crimini di guerra, di crimini contro l’Umanità e di genocidio quando gli stati non possono o no vogliono farlo. La Birmania non ha sottoscritto lo Statuto di Roma del Tribunale Penale Internazionale che è stato adottato nel 1998 ed è entrato in vigore nel 2002. Questo comporta che il Tribunale può essere coinvolto in Birmania solo se lo stato Birmano ne fa richiesta o se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riferisce la situazione alla Corte. Questo è accaduto nel 2005 allorché il Consiglio di Sicurezza riferì sul Darfur anche se il Sudan non aveva ratificato il trattato. Un rapporto del Consiglio di Sicurezza richiede il voto positivo di nove dei 15 membri del Consiglio senza che ci sia il veto di uno dei cinque membri permanenti.

Irrawaddy: Quale legge internazionale si applica ai conflitti in Birmania?

J.R.: Le leggi internazionali della guerra che hanno la loro origine nei trattati internazionali e nelle regole della legge internazionale consuetudinaria si applicano ai conflitti tra il governo birmano e vari gruppi armati non statali. La legge consuetudinaria internazionale che si basa su pratiche di stato stabilite lega tutte le parti coinvolte in un conflitto armato che sia lo stato birmano o le armate delle insorgenze etniche. La legge principale applicabile è l’articolo 3 comune alle quattro convenzioni di Ginevra del 1949, che la Birmania ha ratificato. L’articolo 3 fissa gli standard minimi per un trattamento appropriato di persone all’interno del controllo della parte in guerra, vale a dire i civili, i feriti e i prigionieri.

Irrawaddy: Che differenza esiste tra le violazioni della legge internazionale e i crimini di guerra?

J.R.: Possono essere ritenuti responsabili di crimini contro la legge internazionale stati o gruppi non statali armati. I crimini di guerra sono violazioni serie della legge internazionale commessa da individui con intento criminale, vale a dire in modo intenzionale o sconsiderato. Includono un vasto gruppo di violazioni tra i quali deliberati e indiscriminati e spropositati attacchi contro la popolazione civile, la tortura, scomparse forzate ed esecuzioni sommarie, come pure l’uso di soldati bambini. Si possono anche ritenere degli individui colpevoli di aver commesso un crimine di guerra, come pure colpevoli di aver assistito o facilitato o aiutato o essere complice di un crimine di guerra. Comandanti o Leader possono anche essere coinvolti nella “responsabilità di comando” se essi sapevano o avrebbero dovuto sapere che si stavano commettendo violazioni serie ma hanno mancato di agire per fermarli o punire quelli responsabili.

Irrawaddy: Come classifichi i crimini contro l’umanità?

J.R.: I crimini contro l’umanità sono atti proibiti commessi in modo diffuso o sistematico contro la popolazione civile sia in guerra che in pace. Crimini specifici contro l’umanità includono reati come l’omicidio, la tortura e la ricollocazione forzata che si sappiano essere parte di un più vasto attacco contro una popolazione civile.

Irrawaddy: Sarebbe possibile investigare soltanto il Generale Than Shwe e i vecchi ufficiali dellle forze armate birmane?

J.R.: Questi crimini, di guerra e contro l’umanità, possono essere commessi da chiunque, non solo ufficiali del governo. Perché una Commissione di Inchiesta sia credibile e conforme agli standard internazionali, è necessaria l’imparzialità, che vuol dire indagare chiunque commetta crimini gravi a prescindere dalla loro affiliazione politica o dalle loro motivazioni. Le violazioni da un lato non giustificano quelle dell’altro lato, e dei nobili motivi non giustificano mai il commettere un crimine di guerra. Se un’indagine accertasse che un gruppo etnico armato sia responsabile di un crimine di guerra, sarebbe un’ingiustizia verso la vittima se le indagini fossero di conseguenza annullate.

Irrawaddy: Than Shwe o altri generali birmani e i comandanti delle armate etniche che siano responsabili di crimini di guerra possono essere arrestati e processati se viaggiano in altre nazioni?

J.R.: In teoria è possibile ma in pratica è molto difficile. Alcune categorie di gravi crimini in violazione della legge internazionale, come i crimini di guerra e la tortura, sono sottoposti a quella che si definisce “giurisdizione universale”, un concetto che si riferisce all’abilità del tribunale di una nazione di investigare e processare certi crimini commessi da un cittadino estero in un’altra nazione. Per esempio nel 2009 una corte federale USA condannò il figlio del leader liberiano Charles Taylor a 97 anni di carcere per le torture commesse in Liberia, in base ad una legge antitortura statunitense, ciò possibile poiché Taylor si trovava negli USA e c’erano tantissime prove che in modo personale lo legavano ai crimini. Molte altre nazioni hanno legge di giurisdizione universale come Germania e Spagna, ma esse richiedono che ci sia una connessione alla nazione che porta il caso, come che suoi nazionali possano essere vittime. Per iniziare un simile processo è necessario convincere giudici locali che c’è prova effettiva evidente di un diretto coinvolgimento per ottenere un procedimento, e questo potrebbe risultare difficoltoso.

Irrawaddy: Ti attendi che il governo militare, o qualunque governo al potere che esca dalle elezioni di Novembre 2010 cooperi con una Commissione di Inchiesta dell’ONU?

J.R.: Idealmente un’inchiesta avrebbe un accesso completo in Birmania e al personale in tutti i gruppi armati ad ogni livello, come pure un accesso libero ai civili colpiti da conflitti armati. DI certo una Commissione di Inchiesta attivata ad i livelli più alti dell’ONU renderebbe più dura una resistenza del governo birmano ad una sua partecipazione. Sfortunatamente il governo ha sempre bloccato le indagini delle agenzie delle Nazioni Unite, oppure ha permesso a caso le visite degli inviati dell’ONU sui diritti umani solo per controllare fermamente i loro spostamenti, i percorsi e le persone che incontravano. Cionondimeno una Commissione di Inchiesta che non ricevesse cooperazione da parte del governo birmano potrebbe ancora fare delle buoni cose. Per prima cosa, potrebbe intervistare le vittime e i testimoni degli abusi al di fuori della Birmania. In secondo luogo, la Commissione potrebbe rivedere le migliaia di pagine dei rapporti delle Nazioni Unite e di altre informazioni che documentano le violazioni degli anni recenti. Terza cosa, la Commissione potrebbe iniziare un esercizio di mappatura legale, una analisi dettagliata dei crimini e degli esecutori dei supposti crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità che sarebbero di aiuto per una futura indagine. Infine una Commissione di Inchiesta senza accesso alla Birmania potrebbe ulteriormente fornire raccomandazioni alle Nazioni Unite circa i percorsi di responsabilità per gravi crimini di guerra.

Irrawaddy: Perché la responsabilità è importante?

J.R.: Ufficiali che cercano di contrapporre la stabilità politica alla giustizia spesso fanno così per sfuggire alla responsabilità per gravi crimini internazionali. Gli anni di denuncia di Human Rights Watch nelle aree di conflitto hanno scoperto che la giustizia per certi crimini spesso generano dei benefici a breve e a lungo periodo per il raggiungimento di una pace sostenibile. Di contro l’impunità troppo spesso porta un costo enorme. L’indagine e l’incriminazione di individui responsabili di gravi crimini internazionali è un obbligo per la legge internazionale, ma è molto più di ciò. Ritenere individui responsabili per qualcosa è importante perché può servire da deterrente per nuove atrocità, per la promozione del rispetto della legge e fornire percorsi di riparazione per le vittime di abusi orrendi. Può favorire la disciplina e la professionalità da parte delle forze armate e ufficiali delle forze di polizia., incoraggiare un comando ed un controllo responsabile, e portare a relazioni migliori con la popolazione civile. Stati e gruppi armati di opposizione che non riescano nel riportare i responsabili minano il loro essere tra la popolazione e le nazioni vicine, e incrementano la possibilità di una azione internazionale contro di loro.

Irrawaddy: Quali effetti avrà sulle prossime elezioni una Commissione di Inchiesta?

J.R.: Non dovrebbero avere alcun effetto dal momento che le elezioni in Birmania sono chiaramente un processo manipolato per assicurare un comando militare continuato con un volto civile. Alcuni osservatori pensano che richiedere una Commissione di Inchiesta e perseguire la responsabilità dei crimini gravi contro l’umanità possa condizionare negativamente la condotta delle elezioni accrescendo ancor l’isolamento dei militari birmani, rendendo ancor più difficile far pressioni per una maggiore democratizzazione. Se non altro è vero l’opposto. L’esperienza delle nazioni che hanno intrapreso un percorso un processo di responsabilità mostra che una Commissione di Inchiesta, dimostrando che ci potrebbero essere conseguenza penali per gravi crimini internazionali da tutte le parti, possa servire da deterrente per la criminalità ed aiutare a marginalizzare figure fortemente abusive promuovendo spazi maggiori affinché un comando più riformista esca fuori.

Irrawaddy: la Birmania è uno dei casi più gravi di violazione della legge internazionale nel mondo ?

J.R.: Cerchiamo di stendere una graduatoria delle nazioni con il più alto numero di violazioni. Noi monitoriamo e facciamo rapporti sulle violazioni in più di 80 nazioni del mondo. Ma abbiamo imparato che i crimini più gravi della legge internazionale, vale a dire i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, sono capitati, non è abbastanza “dire i nomi e svergognare” i responsabili. Per porre davvero una fine agli abusi significa mettere i responsabili in galera.

Così abbiamo sempre di più volto i nostri sforzi affinché si abbia un’incriminazione locale di chi viola e nel caso questo fosse senza successo di fare pressione per una indagine internazionale. Per esempio, negli ultimi mesi del conflitto armato in Sri Lanka tra il governo e i Tamil Tigers nel 2009, furono uccisi più di settemila civili, molti come un risultato di crimini di guerra da entrambi i lati.

Il presidente Mahinda Rajaksa promise al segretario Ban Ki-moon che si sarebbe intrapresa una serie indagine, ma dopo un anno dagli scontri non è successo nulla. Allora il Segretario ha nominato un gruppo di esperti per consigliarlo sul meccanismo della responsabilità e anche se il governo dello Sri Lanka sta fortemente contestando questa modesta azione si sta muovendo in avanti. Ci attendiamo che le attività del gruppo di esperti genererà un momento internazionale per creare una indagine internazionale nei crimini di guerra dello Sri Lanka, un momento dello stesso tipo che stiamo ora osservando per la formazione di una Commissione di Inchiesta sulla Birmania.

Taggato su: ,
Ottimizzato da Optimole