La diplomazia thailandese sembra aver intrapreso una strada che non è in sintonia con la sua storia di bilancio geo-strategico
La politica estera thailandese sta andando fuori controllo in direzioni opinabili che non sono consistenti che il proprio ingegnoso bilancio geo-strategico consolidato.

Dalla firma di una dichiarazione congiunta per compiacere Pechino sulla sua “riunificazione” con Taiwan e dalle critiche all’inviato speciale dell’ONU per le sue valutazioni della situazione alla frontiera thai-cambogiana, il governo di Anutin Charnvirakul ha usato il trattamento da tappeto rosso non dovuto nell’accogliere Min Aung Hlaing.
Un tappeto rosso disteso troppo presto
Costui rubò le elezioni democratiche del Myanmar di Novembre 2020 prendendo il potere due mesi dopo per alla fine mascherare il furto con elezioni farsa di dicembre e gennaio scorsi.
La visita di alto profilo di Min Aung Hlaing ora dividerà ancor di più l’ASEAN, il blocco degli 11 paesi membri che sanzionò l’uomo forte del Myanmar escludendolo dai summit dell’ASEAN negli scorsi cinque anni.
Incapace di dare direttive e poco avvezzo agli affari internazionali, Anutin ha di fatto delegato la politica estera a Sihasak Phuangketkeow che insiste nel dire che la Thailandia beneficerà dei colloqui bilaterali di due giorni su commercio e investimenti, lavoro dell’emigrazione, ambiente, energia, sicurezza alla frontiera, traffico di droga, reti di truffa e costruzione della pace nel Myanmar.
La visita appena conclusasi di Min Aung Hlaing è presentata dal governo di Anutin come “rinnovato impegno calibrato”. Ma c’è poco di calibrato in essa. Con un ricevimento ufficiale, incontri e un forum di affari, la visita appare meno come una diplomazia calibrata che sarebbe dovuta servire ad avere concessioni quanto una situazione di tutto come prima secondo i termini dettati da Min Aung Hlaing.
Non è chiaro fino a che punto la Thailandia raggiungerà i propri obiettivi ricevendo Min Aung Hlaing in modo così chiaro ed entusiasta.
Una posizione dissennata della diplomazia thailandese
Ciò che è chiaro è che il capo di un governo sostenuto dalla giunta militare ha ottenuto ciò che voleva a partire da una brillante legittimità e dalla rivendicazione personale post-golpe ad accordi commerciali che andranno a beneficio dei suoi associati piuttosto che del popolo del Myanmar. Questa è la strada sbagliata.
La Thailandia sembra aver fatto concessioni al golpista nella speranza che l’impegno porterà a concessioni e cooperazione. E’ una posizione dissennata, però.
Persino la decisione di Min Aung Hlaing di permettere ad Aung San Suu Kyi di apparire in immagini pubbliche in un incontro con il locale rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa è parsa giungere in un momento attentamente controllato per coincidere con la sua visita a Bangkok e inevitabilmente ha fatto sorgere domande sul suo scopo. Su questa occasione l’ICRC deve essere attento.
L’apparizione in foto di Aung San Suu Kyi
Come mai il capo della Croce Rossa non è uscito a condividere le impressioni sulle sue condizioni di salute e sul suo stato di salute mentale dopo l’arresto e le condanne multiple farsa del dopo golpe e i processi a porte chiuse che le hanno inflitto 33 anni di condanne al carcere ridotte poi a 18 anni?
A cosa serve averla incontrata senza dire al mondo in una modalità di alto profilo sulle sue condizioni di salute?
Ma cedere a Min Aung Hlaing e dargli un vantaggio immeritato non solo esacerba l’enigma dell’ASEAN in Myanmar, ma mina anche il ruolo centrale del blocco nel promuovere la pace e la sicurezza regionale.
Il principale ruolo internazionale e la principale risorsa strategica dell’ASEAN è la sua capacità di convocare riunioni di alto livello e di fornire una piattaforma di dialogo tra i leader mondiali.
Se Min Aung Hlaing venisse inclusa in questi vertici incentrati sull’ASEAN, i massimi leader di Europa, Giappone, Corea del Sud e altri grandi paesi ci penserebbero due volte prima di aderirvi, perché l’uomo forte del Myanmar e il suo regime hanno dovuto affrontare sanzioni internazionali per la distruzione e la morte di oltre 100.000 persone dopo il colpo di stato, tra cui migliaia di donne, bambini e altri non combattenti.
Il dittatore militare in abiti civili è odiato dalla vasta maggioranza della propria gente. L’appoggio della Thailandia, per non parlare della potenziale riammissione di Min Aung Hlaing da parte dell’ASEAN, allontanerà i leader mondiali che altrimenti tratterebbero l’ASEAN come un attore regionale cruciale sulla scena globale.
ASEAN, oggetto di scetticismo dopo questa accoglienza
Senza il suo potere di convocazione, l’ASEAN interessa molto meno della somma dei suoi stati membri. Se si include Min Aung Hlaing l’ASEAN sarà oggetto di scetticismo, di condanna e derisione agli occhi dei partner di dialogo e degli agenti internazionali che interessano di più all’ASEAN.
Le conseguenze vanno oltre questa visita. Min Aung Hlaing chiede la piena riammissione alle riunioni dei leader dell’ASEAN, il ripristino della presidenza dell’ASEAN del Myanmar, la rappresentanza del paese alle Nazioni Unite e l’accettazione internazionale dell’assetto politico prodotto dalle elezioni controllate dai militari.
L’attuale governo thailandese lo sta aiutando a raggiungere questi obiettivi senza richiedere misure credibili per ridurre la violenza, rilasciare i detenuti politici o avviare un dialogo inclusivo: tutte le disposizioni chiave del consenso in cinque punti dell’ASEAN. Ciò creerà difficoltà alle Filippine in qualità di presidente dell’ASEAN quest’anno e a Singapore quando l’organizzazione celebrerà il suo 60° anniversario l’anno prossimo.
Il reimpegno potrebbe alla fine essere inevitabile. Ma sono importanti i tempi, la sequenza e le condizioni. L’onere di dimostrare la buona federe deve restare su Min Aung Hlaing. La Thailandia invece ha spostato il peso concedendo il riconoscimento in anticipo e chiedendo in modo vago la cooperazione dopo.
Una normalizzazione prematura
Ciò si presenta più come una normalizzazione prematura che come un nuovo impegno calibrato. Min Aung Hlaing è arrivato a Bangkok dopo aver tradito la sua firma al Consenso in cinque punti, averne respinto il piano di pace e in seguito aver manipolato le elezioni e utilizzato la signora Suu Kyi per rafforzare la sua immagine.
Ciò che è accaduto è dannoso per gli interessi della politica estera thailandese. La Thailandia dovrebbe attenersi alla linea dell’ASEAN di ostracizzare ed escludere Min Aung Hlaing dai colloqui ad alto livello finché non rispetterà il consenso in cinque punti, che il suo governo ha di fatto respinto.
La Thailandia dovrebbe trattare con questo uomo forte dal punto di vista militare in modo fermo e coerente, nel quadro concordato dall’ASEAN, anziché concedere legittimità politica senza condizioni.
Thitinan Pongsuhdirak, Bangkok Post