Il conflitto sulla frontiera tra Cambogia e Thailandia ha subito la metamorfosi passando dagli scontri militari alla polarizzazione sociale, generando ostilità tra le due comunità in cui il giornalismo di pace, vale a dire gli sforzi di riportare il conflitto in una posizione misurata per temperare la rabbia pubblica e per discutere soluzioni radicate nell’accuratezza e riconciliazione, ha trovato l’odio online e le feroci critiche.

Queste sono state alcune delle criticità discusse durante l’amichevole discussione “l conflitto di frontiera Cambogia Thailandia: politica o religione?” avutasi durante il Summit 2026 dell’Asia Centre dal titolo “Libertà religiosa in Asia: rappresentazione, restrizione, diritti”.
Il ruolo del giornalismo di pace nei conflitti che assalgono le comunità
Due giornalisti veterani, Pravit Rojanaphruk, giornalista senior del Khaosod English (Thailandia), e Sao Phal Niseiy, caporedattore di Cambodianess (Cambogia), hanno raccontato come giornalisti indipendenti, attraverso il loro lavoro privato e collaborativo, abbiano tentato di scrivere e pubblicare articoli che forniscano una comprensione più equilibrata e basata sui fatti del conflitto.
Sia Pravit che Niseiy hanno riconosciuto che la digitalizzazione del conflitto ha polarizzato il sentimento pubblico e foggia le relazioni tra i cittadini ordinari thai e cambogiani. Loro hanno identificato i media sociali specie Facebook che hanno alimentato questa polarizzazione e hanno descritto un ambiente in cui gli utenti hanno celebrato le morti e ironizzato sulle tragedie che colpivano l’altro paese.
A maggio 2025 un documento di sintesi dell’Asia Center ha convalidato la manipolazione delle notizie relative al conflitto “Due versioni della Stessa Guerra: la manipolazione dell’informazione straniera nel conflitto Cambogiano- Thailandese”. Questo documento ha confermato che sono le notizie false ad alimentare la polarizzazione sociale in entrambi i paesi.
La polarizzazione delle due società thai e cambogiana nel conflitto
Alla domanda se le loro redazioni e agenzie abbiano una posizione specifica o delle linee guida per l’informazione sul conflitto, Niseiy ha spiegato che, sebbene non esista una politica ufficiale in vigore, i giornalisti sono incoraggiati a usare un linguaggio cauto per evitare di infiammare il sentimento pubblico. Ha inoltre fatto riferimento alla focalizzazione sulle esperienze vissute dalle persone colpite e alla promozione di messaggi conciliatori e spiegazioni sfumate come misure fondamentali per promuovere il giornalismo di pace.
Pravit, d’altro canto, ha descritto un ambiente apertamente più ostile in Thailandia, dove pochi giornalisti hanno sfidato pubblicamente la guerra e coloro che lo fanno rischiano ripercussioni professionali e sociali.
Per limitare la reazione negativa e il vetriolo dei commenti di odio ultranazionalisti e polarizzanti, la sua agenzia è stata spesso costretta a chiudere la sezione commenti per alcuni giorni sotto post specifici che riportano la disputa sul confine.
Nonostante questi sforzi da parte di giornalisti indipendenti per contrastare narrazioni inventate, incitamento all’odio e campagne provocatorie, la loro capacità di ridurre le ostilità sociali rimane impegnativa.
Crollano anche le collaborazioni tra le testate dei due paesi
In seguito all’intensificarsi degli scontri nel corso del 2025, le collaborazioni transfrontaliere con i media sono crollate in legami istituzionali spezzati, ostacolando lo sviluppo di iniziative giornalistiche durature.
Con una dichiarazione congiunta delle organizzazioni professionali dei media thailandesi del luglio 2025, tre organi di stampa thailandesi hanno sospeso il loro memorandum d’intesa con il Club dei giornalisti cambogiani, dopo essere stati accusati di informazione ingiusta e di diffusione di false informazioni nella loro copertura del conflitto.
In questo contesto di accuse reciproche, la Cambodian Journalists Alliance Association, insieme all’agenzia di stampa indipendente thailandese Prachatai e ad altre 14 organizzazioni dei media e della società civile, ha pubblicato un appello congiunto per un’informazione equa ed etica, condannando le narrazioni unilaterali e sollecitando l’adozione di quadri di giornalismo di pace.
Guardando al futuro, rappresentando un esempio unico di collaborazione tra giornalisti, sia Pravit che Niseiy ritengono che i media indipendenti abbiano un ruolo cruciale nel gettare le basi per un giornalismo di pace e collaborativo e nel preservare lo spazio per il dialogo tra giornalisti, società civile e cittadini comuni.
La necessità per il giornalismo di pace di invertire la polarizzazione sociale
Ciononostante, entrambi hanno riconosciuto che invertire la polarizzazione sociale incentrata sul conflitto non avverrà rapidamente, soprattutto se si considera la profondità dell’ostilità e il ritmo dell’escalation tra le comunità online.
Entrambi i giornalisti hanno espresso nelle loro conclusioni un cauto ottimismo sul fatto che le relazioni potrebbero eventualmente essere ricostruite, pur riconoscendo che la riconciliazione richiederà tempo e sforzi consapevoli e sostenuti.
Permangono tuttavia delle sfide: dopo la conclusione della chiacchierata informale, i post di Pravit e Niseiy su Facebook, pubblicati sulla pagina dei rispettivi canali, hanno suscitato immediatamente commenti e reazioni negative.
Le voci ultranazionaliste continuano a distorcere la rappresentazione genuina dell’opinione pubblica da entrambe le parti, trasformando l’ambiente online in un amplificatore di inquadramenti nazionalistici e retorica faziosa
La diffusione tossica della disinformazione e delle inquadrature sensazionalistiche ha reso difficile superare il volume e l’intensità del discorso online ostile.
Nonostante queste pressioni, entrambi i giornalisti hanno cercato di mantenere lo spazio per prospettive che sfidino queste narrazioni caustiche, riflettendo la difficoltà di praticare un giornalismo indipendente in un ambiente sempre più polarizzato.
Il focus di questa discussione –il ruolo della politica, della religione e delle narrazioni dei media nel plasmare la percezione del conflitto di confine tra Cambogia e Thailandia – parla anche dell’urgente necessità di giornalismo di pace, soluzioni coordinate e sostegno di terzi.
A questo proposito, l’Asia Centre è lieto di fungere da ponte, supportando sia questi giornalisti sia gli sforzi dei media indipendenti in senso più ampio volti a rafforzare il dialogo, contrastare le narrazioni polarizzanti e ricostruire la fiducia tra le persone.
James Gomez, Regional Director, Asia Centre Cambodianess