La saga di Singapore di 38 in Oxley Road, vicino la prestigiosa Orchard Road, sembra aver trovato il suo epilogo. Il governo della città stato ha decretato che la casa sarà conservata come un santuario a Lee Kuan Yew, il padre fondatore e primo premier della Singapore indipendente.
Ad indicare il rancore, in modo scioccante fu la disputa in cui l’ex premier Lee Hsien Loong sembra aver fatto cadere il potere del governo di intervenire in una faida familiare in cui la decisione di preservare la casa ha fatto precipitare un’amara implosione in una delle famiglie più illustri dell’Asia, una rottura che probabilmente non sarà mai risanata.

Lee Hsien Yang, fratello di Hsien Loong, si ritirò prima da generale e poi ex direttore generale di Singtel, la principale compagnia delle telecomunicazioni di Singapore. Lui ha ricevuto asilo secondo la convenzione di Ginevra del 1951 nel Regno Unito insieme alla moglie Lee Suet Fern, avvocatessa di prestigio e fondatrice della Stamford Law Corporation, studio legale di punta, e presidentessa della Pacific Bar Association.
A causa dello scontro per la casa, fu sospesa dal praticare legge per 15 mesi. Sia lei che il marito furono interrogati per aver fornito false prove in un caso che coinvolgeva la gestione della volontà finale del padre.
Il loro figlio maggiore Li Shengwu è professore di economia presso la Harvard University negli USA ed è improbabile che tornerà mai a Singapore. La terza figlia Lee Wei Ling, neurologa e già direttore dell’Istituto di Neuroscienze di Singapore, morì nel 2024 con l’implacabile volontà di esaudire la volontà paterna di far demolire la casa.
La proprietà della casa passò nelle mani di Hsien Yang alla sua morte senza però riuscire a fermare il governo singaporiano dal presentarla sulla gazzetta ufficiale come un monumento.
Le famiglie importanti spesso cadono vittima della segretezza di fronte ad un’intensa pressione esterna pur di mantenere una perfetta immagine pubblica, particolarmente a Singapore, la città stato che si vanta della propria eccezionalità asiatica, e le dinamiche da “conchiglia vuota” dove finisce del tutto l’onesta comunicazione. I parenti passano in modo distruttivo dall’essere membri emotivi della famiglia a essere parti interessate oggettive dell’azienda, paralizzando le dinamiche familiari. Ma in questo caso, nonostante le pressioni della famiglia, la situazione si è sgretolata a causa della casa del patriarca.
L’aspra faida durata anni si è trasformata in una spaccatura pubblica nel 2017, con i fratelli che hanno accusato Hsien Loong di andare contro la volontà finale del padre. Dopo la morte del padre il 23 marzo 2015, la faida tra i fratelli divenne pubblica nel giugno 2017 con una dichiarazione congiunta su Facebook di Wei Ling e Hsien Yang, in cui affermavano di non fidarsi di Hsien Loong (all’epoca primo ministro di Singapore) “né come fratello né come leader”.
Lee Hsien Yang, temendo l’arresto, fuggì per vivere in esilio autoimposto all’estero. Eventuali speranze di riconciliazione potrebbero essere state definitivamente chiuse.
“Oggi il governo del PAP ha preso il controllo del numero 38 su Oxley Road,” ha scritto su Facebook il 31 luglio Lee Hsien Yang.
“Il desiderio di mio padre era chiarissimo: demolire la sua casa. Wei Ling e io abbiamo cercato di onorare il suo desiderio, in quanto esecutori testamentari. L’acquisto obbligatorio della sua casa è un ripudio dei suoi valori e un flagrante disprezzo per il suo desiderio di lunga data. Nessun sofisma può mascherare questo fatto.”
Secondo la maggioranza dei resoconti Lee padre voleva che la casa fosse distrutta per evitare che diventasse un santuario dedicato ai suoi sforzi di trasformare Singapore in una moderna potenza economica, divenendo nel contempo uno statista internazionale.
Nel 2011 in una sua intervista Lee disse ai giornalisti di volere che quella nota mansione bianca e nera fosse demolita alla sua morte o tenuta come residenza chiusa per la famiglia e i discendenti, una visione che ha ripresentato nelle sue memorie, negli scritti e nella sua prima volontà pubblicata quell’anno.
Nello stesso anno, i funzionari governativi discussero se conservare la casa per ragioni storiche. Sebbene il patriarca si fosse incontrato con il governo e avesse detto loro che la casa avrebbe dovuto essere demolita, il governo, allora guidato da Hsien Loong, decise informalmente che ciò non sarebbe avvenuto a causa del suo significato storico.
Nelle successive discussioni con la famiglia, Hsien Loong cita Lee Kuan Yew in un dibattito parlamentare in cui accetta di preservare l’edificio.
All’inizio del 2012, Ho Ching, moglie di Hsien Loong e allora a capo del fondo sovrano Temasek, inviò una e-mail alla famiglia con i piani dettagliati sulla ristrutturazione della casa. Ho Ching ha affermato che se ci fossero obiezioni all’affitto della casa dopo la ristrutturazione, la famiglia di Hsien Loong potrebbe trasferirsi da Wei Ling, a cui è stato concesso il diritto di vivere nella casa dopo la morte di Lee nel 2014, fino alla sua morte o al suo trasloco.
“Abbiamo osservato che Hsien Loong e Ho Ching vogliono sfruttare l’eredità di Lee Kuan Yew per i propri scopi politici. Riteniamo inoltre, sulla base delle nostre interazioni, che nutrano ambizioni politiche per il loro figlio, Li Hongyi”, si legge nella dichiarazione di Wei Ling e Hsien Yang. “Lee Kuan Yew riteneva che dietro ciò che alla famiglia doveva sembrare un’iniziativa governativa per preservare la casa ci fossero Hsien Loong e Ho Ching.”
Hsien Loong ha negato qualsiasi illecito. Hongyi in precedenza aveva affermato di non avere alcun interesse per la politica. Hsien Loong ha detto che non farà causa ai suoi fratelli per diffamazione per rispetto nei confronti dei loro defunti genitori.
Sebbene Lee Kuan Yew sia venerato da molti singaporiani come il padre della nazione, i critici hanno criticato la propensione di Lee senior a citare in giudizio i politici dell’opposizione e i media internazionali per diffamazione.
Di fatto, il caso ha avuto ripercussioni sulla politica di Singapore, con dibattiti in parlamento e con il ministro degli Interni K Shanmugam e il ministro degli Esteri di Singapore Vivian Balakrishnan che hanno incassato più di 600.000 dollari di Singapore (468.000 dollari USA) da Hsien Yang per aver diffamato i due in un precedente post su Facebook riguardante l’affitto di due enormi case storiche.
I due ministri citatrono in giudizio Hsien Yang per diffamazione nel 2023, dopo che Hsien Yang li aveva accusati in un post su Facebook di aver convinto la Singapore Land Authority a concedere loro un trattamento preferenziale nell’affitto delle abitazioni. Nessun funzionario di Singapore ha mai perso una causa per diffamazione nella repubblica insulare.
La questione è ancora aperta, con tre Lee in quello che sembra essere un esilio permanente e con il governo che afferma che “per bilanciare il patrimonio con la privacy, il governo intende modificare gli interni, inclusa la rimozione delle aree abitative private, anziché preservare la casa esattamente come la conosceva la famiglia Lee.”
Lee Hsien Yang è ancora sprezzante e critica l’azione dello Stato ribadendo che essa ignora il desiderio esplicito e di lunga data del padre di demolire la proprietà.
John Bertelsen, AsiaSentinel