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Giovane omicida filma e spara in una scuola a Zamboanga

In un secondo attacco accaduto in una scuola filippina in meno di due mesi, uno studente giovane omicida si sarebbe ripreso mentre apriva il fuoco e uccideva un altro studente e ne feriva altri. Poi si è tolto la vita. La scuola è una scuola superiore di Zamboanga a Mindanao, Ateneo de Zamboanga University, una scuola privata.

Il giovane omicida aveva con sé una pistola e un fucile oltre ad avere una cam sul proprio corpo. Secondo la Reuters che ha verificato i video, il ragazzo è entrato in una classe e ha aperto il fuoco. Poi ha cambiato arma, è entrato in una seconda classe sparando ancora.

La pistola usata dal giovane era l’arma in dotazione al padre dello studente che lavorava presso le Dogane a Zamboanga il quale deteneva la licenza anche per un fucile personale.

Giovane omicida filma e spara in una scuola a Zamboanga

La vittima era iscritto al grado 10 mentre il giovane omicida al grado 9. 16 anni la vittima e 15 anni l’omicida che si è tolto la vita al piano superiore.

Un altro giovane omicida a Tacloban a giugno

A giugno nella città di Leyte, Tacloban, un altro attacco simile condotto da due studenti ha visto la morte di tre giovani studenti e il ferimento di altri 20.

Sebbene le Filippine abbiano un largo mercato di armi illegali, i regolamenti sul possesso di armi sono rigidi e richiedono anche una valutazione psicologica dei soggetti.

Proprio dopo il caso di Tacloban, il governo filippino aveva introdotto delle esercitazioni nelle scuole per affrontare eventuali casi simili.

Di questo parla Anna Cepeda in un articolo su TheStraitsTimes:

Gli studenti della Scuola Superiore di primo grado presso Ateneo de Zamboanga nelle Filippine meridionali credettero che quel colpo di pistola sentito la mattina del 18 agosto facesse parte di un’altra esercitazione.

La scuola ne aveva appena fatto un mese prima dopo la sparatoria nella scuola pubblica di Tacloban nelle Filippine centrali a giugno che aveva fatto tre studenti morti.

“Quando abbiamo sentito la prima esplosione, rimanemmo in silenzio tutti. Pensavo fosse solo un’altra esercitazione” dice uno studente della classe 7 del campus dove un compagno di scuola aprì il fuoco quella mattina uccidendo un altro studente per poi rivolgere l’arma contro se stesso.

“Poi ne sentimmo altre. Il nostro professore ci chiese di serrare la porta con sedie e banchi. Ci nascondemmo e rimanemmo in attesa” dice un altro studente.

La scuola di Zamboanga tiene le esercitazioni di prevenzione

Ateneo de Zamboanga è stata tra le prime scuole a tenere un’esercitazione attiva di preparazione dopo quanto accaduto a Tacloban.

“Tantissimi credettero che fosse un’altra esercitazione perché ne tennero una prima in quella scuola.” dice la madre di uno studente.

Sono passate da poco le 8,30 quando inizia l’attacco, mentre stanno per iniziare le lezioni. Secondo la polizia, il giovane omicida, uno studente della classe 9, portava una pistola e un fucile di tipo militare e ha aperto il fuoco in una classe senza una chiara provocazione.

Hanno ritrovato il suo corpo poi al quinto piano in un corridoio, mentre al quarto piano ritrovano un corpo di un ragazzo della classe 10 . Ci son almeno altri due feriti. Mentre non sono state rivelate le loro età, gli studenti delle classi 9 e 10 hanno da 13 a 16 anni.

Un’altra madre ha detto che l’aula di suo figlio era al terzo piano. Suo figlio ha raccontato che quando hanno sentito un singolo sparo, l’insegnante ha chiuso a chiave la porta e si sono nascosti sotto i tavoli. Solo quando gli spari sono cessati sono scappati.

“Mia figlia ha detto che così tanti studenti correvano per cercare sicurezza nel campus,” ha detto. Al contrario, lo studente di grado 7 ha detto che la sua classe ha aspettato diversi minuti prima che il suo insegnante li trasferisse in palestra. Qui dove gli hanno detto di sedere sul pavimento, poi mettersi in fila e aspettare i genitori.

Una bodycam sul corpo del giovane omicida

Gli investigatori stanno ricostruendo l’attacco basandosi sui filmati pubblicati online dai testimoni e dallo stesso uomo armato, che indossava una bodycam e ne ha trasmesso alcune parti in diretta streaming su Facebook.

Il sindaco della città di Zamboanga, Khymer Adan Olaso, ha affermato che il video mostra il ragazzo che spara prima a un insegnante seduto a una scrivania, apparentemente mancando il bersaglio, prima di proseguire. Le condizioni dell’insegnante non sono note. Sono sorti dubbi su come abbia ottenuto la pistola.”

Il padre del giovane omicida era il comandante di distretto dei servizi di sicurezza e polizia del Porto di Zamboanga ed ora è stato sospeso dal suo incarico per essere indagato per negligenza nel mantenimento delle armi di servizio. Le Dogane hanno specificato di non credere che il padre fosse un complice delle azioni del figlio.

“Consigliamo ai genitori di controllare davvero i propri figli, di controllare quello che portano quando vanno a scuola per poter davvero prevenire questi incidenti. E per coloro che hanno armi in casa, assicuratevi che siano custoditi e che i figli non li possano prendere” ha detto la responsabile del villaggio Tumaga dove si trova la scuola in questione.

Basteranno i metaldetector?

Per i parlamentari filippini questo secondo tragico episodio dimostra che quando ordinato dopo Tacloban non è stato efficace. Il ministero dell’istruzione aveva ordinato i metal detector a mano e l’ispezione delle borse.

“È preoccupante che questi incidenti violenti siano normalizzati”, ha affermato il rappresentante di Akbayan Percival Cendana, aggiungendo che le scuole dovrebbero essere uno spazio di apprendimento e non un luogo in cui i giovani temono per la propria vita.

Ha chiesto l’approvazione di un disegno di legge che obbligherebbe i possessori di armi autorizzate che vivono con bambini a tenere le proprie armi da fuoco scariche in casseforti antimanomissione, con le munizioni conservate separatamente, altrimenti incorrerebbero in responsabilità civile e nella perdita della licenza. Diversi legislatori avevano redatto questo disegno di legge a luglio in risposta all’attacco di Tacloban. Altri progetti di legge miravano a vietare ai minori di utilizzare i social media.

Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha dichiarato di essere addolorato con le famiglie per una tragedia che “non sarebbe mai dovuta accadere” e ha ordinato un’indagine.

Il Dipartimento dell’Istruzione sta organizzando il primo soccorso psicologico per gli studenti e il personale colpiti. Hanno sospeso le lezioni fino al 19 agosto.

L’attacco di Tacloban del 22 giugno fu trattato all’epoca come un incidente isolato, quando due studenti di 14 e 15 anni hanno aperto il fuoco alla San Jose National High School, uccidendo tre studenti e ferendone almeno altri 20. Una delle pistole apparteneva a una zia che è un agente di polizia.

Giovane omicida filma e spara in una scuola a Tacloban

Un modello imitativo e circoli nichilisti online

Durante un’udienza al Senato tenutasi il 9 luglio, i funzionari dell’istruzione hanno dichiarato di aver registrato 15 casi di violenza scolastica nelle settimane successive a Tacloban, tra cui minacce di bomba, accoltellamenti e armi da fuoco recuperate nei campus. Hanno descritto il modello come un fenomeno imitativo, sebbene non abbiano pubblicato dati comparabili precedenti all’attacco.

Da una verifica condotta a livello nazionale su 48.000 scuole pubbliche è emerso che solo il 36 per cento circa era dotato di telecamere a circuito chiuso e guardie di sicurezza.

Un’altra inchiesta del Senato ha esaminato se i sospettati di Tacloban siano stati adescati online. La senatrice Risa Hontiveros ha dichiarato a luglio che c’erano indizi che gli adolescenti autori della sparatoria potessero essere stati influenzati da una rete estremista violenta e nichilista, 764, accusata di prendere di mira bambini vulnerabili attraverso piattaforme di gioco e gruppi di chat.

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