Dopo Cina, Russia, Cambogia, Vietnam, Laos e Thailandia anche la Malesia ha steso i tappeti rossi e la guardia d’onore a Min Aung Hlaing nella visita ufficiale di due giorni a Putrajaya in Malesia come già annunciato.

Lo SCEF, consiglio di indirizzo per l’Unione Federale Democratica che raccoglie formazioni di opposizione alla giunta militare formatosi in 30 marzo scorso, ha chiesto al governo malese di non dare legittimazione al capo del regime Min Aung Hlaing che si è nominato presidente del Myanmar dopo un’elezione fantoccio a cui non ha potuto partecipare NLD di Aung San Suu Kyi che vinse le elezioni del 2020.
I tappeti rossi stesi e il nuovo approccio al Myanmar
Allo SCEF partecipano anche Unione Nazionale Karen, KNU, Organizzazione dell’indipendenza Kachin, KIO, Partito Progressista nazionale Karenni, KNPP, e il Fronte Nazionale Chin, CNF.
Dalle Filippine, paese che ha la presidenza di turno ASEAN, inoltre giungono dichiarazioni dubbie del presidente Marcos. Lui mentre sostiene che il Consenso in 5 Punti sia assolutamente corretto e non negoziabile, purtroppo non sembra funzionare. Perciò “proposi e dissi che avevamo bisogno di avere un nuovo approccio sul Myanmar… Non succede nulla so dovevamo fare qualcos’altro. E ora sono felice di sapere della notizia che il capo del Myanmar ha visitato la Malesia, la Cambogia. E quello è l’inizio che non è mai accaduto prima”.
Rispetto al consenso in 5 punti, il regime birmano ha solo mostrato foto dell’incontro di Aung San Suu Kyi con il rappresentante della Croce Rossa nel Myanmar.
L’ottimismo di Marcos Figlio però non è condiviso da Timor Est, l’undicesimo paese ad unirsi all’ASEAN, che sostiene il movimento democratico nel Myanmar e ha iniziato le procedure legali contro la giunta birmana per crimini di guerra.
Ricordiamo che sono almeno 100mila i morti nel Myanmar dal golpe, mentre sono 3,8 milioni le persone che hanno lasciato le case da giugno in una delle crisi umanitarie più gravi, mentre l’ultimo attacco aereo dei jet del Tatmadaw ha fatto 50 morti in un mercato nello stato Rakhine il 28 settembre.
Collezione di tappeti rossi e guardie di onore
Per oltre 5 anni, l’ASEAN ha provato a mantenere la distinzione tra Myanmar il paese membro di un blocco regionale e la sua guida militare che lo governa.
Ora questa distinzione è diventata più difficile da sostenere dopo la visita ufficiale di due giorni del presidente del Myanmar Min Aung Hlaing in Malesia.
L’otto di ottobre ha ricevuto il benvenuto ufficiale a Putrajaya con i tappeti rossi e la guardia di onore prima dell’incontro con il premier Anwar Ibrahim.
E’ stata la prima visita di Min Aung Hlaing dal golpe del 2021 e uno dei segnali più chiari del suo ritorno alla diplomazia di capi di stato dentro il Sudest Asiatico.
Dal momento che l’ASEAN non ha formalmente abbandonato la sua posizione assunta dopo il golpe, il simbolismo è importante.
La sua decisione del 2025 ha mantenuto la rappresentanza non politica per il Myanmar ai summit ASEAN e agli incontri dei ministri degli esteri finché non si fossero fatti passi in avanti significativi sul Consenso in 5 Punti, e i ministri degli estri ASEAN reiterarono a gennaio che il consenso restava il riferimento primario del blocco nel rapportarsi con il Myanmar.
Tuttavia dopo il suo incontro con Min Aung Hlaing, Anwar ha detto che la Malesia avrebbe fatto “qualunque possibile cosa” per aiutare il Myanmar ad essere reintegrato del tutto nella comunità regionale.
Ingaggio ma non riconoscimento
Anwar ha anche sottolineato che l’ingaggio non deve essere automaticamente letto come riconoscimento.
Quella distinzione di ingaggio senza riconoscimento diventa perciò sempre più importante.
La Malesia ha una ragione immediata per ingaggiare Naypyidaw: il rimpatrio. Anwar ha detto che circa 10mila cittadini birmani sono già stati rimpatriati da gennaio mentre la Malesia cerca la cooperazione del Myanmar per rimpatriarne migliaia di altri.
La questione è particolarmente delicata dal momento che la Malesia ospita una delle comunità Rohingya più grandi della regione. Prima della visita Anwar ha detto al parlamento malese che non era stato incluso nessun Rohingya ancora nei rimpatri e ha detto che i rimpatri devono aver luogo con il consenso di coloro che erano coinvolti.
Ma l’ONU e le organizzazioni dei diritti umani hanno sollevato preoccupazioni sul rimpatrio di cittadini birmani nel mezzo di un conflitto armato, per i rischi di persecuzione e possibile arruolamento militare forzato.
Le discussioni non hanno stabilito se i rifugiati Rohingya dovevano essere inclusi in prossimi accordi.
La visita ufficiale ha attirato l’opposizione dalle comunità del Myanmar in Malesia con manifestazioni a Kuala Lumpur di lavoratori della migrazione e militanti l’8 di ottobre per protestare la visita di Min Aung Hlaing. Myanmar Affairs Alliance, una coalizione che raccoglie i lavoratori birmani in Malesia, ha chiesto al governo malese di rigettare la sua guida politica e rispettare la volontà della gente. La coalizione ha anche criticato la visita per il continuare del conflitto nel paese.
L’ingaggio bilaterale
La visita arriva mentre Min Aung Hlaing continua ad espandere i contatti diplomatici dopo l’assunzione della presidenza ad aprile scorso.
Mentre restano in piedi le restrizioni ASEAN alla rappresentanza politica, gli stati membri singolarmente hanno sempre più perseguito l’ingaggio bilaterale con Naypyidaw.
Nella stessa giornata dell’8 ottobre 2026 gli USA hanno iniziato colloqui diretti di alto livello con il governo dei militari del Myanmar con l’attenzione sui cittadini americani detenuti, le operazioni truffa online e la potenziale cooperazione economica.
Questi sviluppi giungono mentre restano senza risposta le domande sulla partecipazione del Myanmar all’ASEAN, l’applicazione del Consenso in 5 punti e la continua crisi umanitaria del paese.
Moe Thiri Myat, TAF