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Esiste uno spazio della società civile a Singapore?

Alcune organizzazioni della società civile a Singapore sono profondamente preoccupate per l’incriminazione di vari militanti dei diritti umani, attivisti, avvocati e giornalisti che esercitano i propri diritti riconosciuti a livello internazionale di libera espressione e manifestazione pacifica.

Il 28 settembre 2026 un tribunale di Singapore ha incriminato sei persone di aver minato l’ordine pubblico con la loro partecipazione a manifestazioni pacifiche e a veglie di preghiera contro la condanne a morte di alcuni individui.

Esiste uno spazio della società civile a Singapore?
https://www.wethecitizens.net/

Lo spazio della società civile a Singapore

Secondo le organizzazioni Amnesty International, Anti-Death Penalty Asia Network (ADPAN), Asian Forum for Human Rights and Development (FORUM-ASIA), Capital Punishment Justice Project, CIVICUS: World Alliance for Citizen Participation, Frontline Defenders, Human Rights Watch, Lembaga Bantuan Hukum Masyarakat e Taiwan Alliance to End the Death Penalty, queste incriminazioni riflettono la tendenza più vasta a restringere lo spazio della società civile a Singapore e a bloccare ancor di più chi lavora per la riforma delle politiche del governo come l’abolizione della pena di morte a Singapore e l’espressione pacifica della solidarietà con il popolo palestinese. 

Le sei persone incriminate sono Annamalai Kokila Parvathi, Ten Leu Jiun Jeanne-Marie, Howe Wen Khong Rocky, Kirsten Han, Lim Kay Siu e Neo Swee Lin Winifred.

Cinque sono accusate per una riunione al di fuori del tribunale il 3 febbraio 2025, alcuni per una vigilia di preghiera fuori della prigione di Chiangi a novembre 2024 e a gennaio 2025.

Ad alcuni di loro hanno dovuto rimuovere la maglietta o coprirla per nascondere gli slogan o i simboli della loro campagna per poter accedere al tribunale. Hanno dovuto dare il loro passaporto, sono stati incatenati a mani e piedi e sono rimasti sotto la custodia della polizia prima di essere rilasciati su cauzione.

In precedenza sono stati incriminati per le stesse ragioni di manifestazioni pacifiche e veglie funebri Jolovan Wham, Elijah Tay e S Suraendher Kumarr. I primi due devono rispondere di 19 accuse. Nel complesso sono 14 i militanti accusati nelle ultime settimane e altri hanno ricevuto “l’avviso condizionale”.

Il lavoro di giornalista a Singapore

Tra questi ultimi c’è di certo la giornalista Kirsten Han che da anni ha denunciato l’assurdità della condanna a morte per traffico di droga a Singapore e la frenesia con cui essa viene applicata dallo stato.

“E’ un sollievo non essere stata accusata di ostruzione della giustizia e di un altro reati contro l’ordine pubblico, ma gli ultimi due avvisi sono importanti per la loro rilevanza con il giornalismo.

Non sorprende nessuno che non ci sono chiare protezioni dei giornalisti a Singapore. L’accreditamento ufficiale dei media è a discrezione del governo così da poter controllare chi riconoscono come giornalisti, ed esiste un trattamento differenziale tra media locali, giornalisti per i media esteri e giornalisti indipendenti. Non esiste privilegio riconosciuto della protezione delle fonti (che esiste nella legge internazionale e in alcuni stati esteri) e sebbene seguissi da giornalista la consegna di una lettera al Ministero degli Interni mi fu dato un avviso come se fossi un partecipante.”

Le organizzazioni della società civile su citate considerano profondamente preoccupante l’uso della legge sull’ordine pubblico e di altre leggi penali per limitare l’esercizio dei diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica.

La legge dell’ordine pubblico e le manifestazioni pacifiche

“Le autorità hanno continuato a fare affidamento sulla legge sull’ordine pubblico per perseguire individui che organizzano o partecipano a riunioni pacifiche, comprese azioni contro la pena di morte ed espressioni di solidarietà con la Palestina.

Le autorità hanno affermato che la legge sull’ordine pubblico si applica indipendentemente dalla causa sostenuta e che non saranno concessi permessi per assemblee che sostengono “cause politiche di altri paesi” o “entità straniere” laddove lo ritengano “possano avere implicazioni per l’ordine pubblico o l’armonia sociale”.

L’uso ripetuto della legge contro la difesa pacifica dei diritti umani è incompatibile con i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica e pertanto dovrebbe essere sottoposto a un rigoroso controllo ai sensi degli standard internazionali applicabili. Tra questi rientra anche il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), di cui Singapore non è ancora uno Stato parte.”

La revisione periodica universale

A maggio 2026 si è anche svolta la quarta Revisione Periodica Universale dei diritti umani a Ginevra in cui la città stato ha ricevuto molte raccomandazioni sulla libertà di espressione, sul diritto di assemblee pacifiche, sullo spazio civico e la protezione di chi si batte per i diritti umani oltre che sulla pena di morte.

“Sebbene siano stati riconosciuti gli sforzi di Singapore per garantire la piena ed effettiva realizzazione dei diritti umani, gli Stati membri presenti hanno formulato raccomandazioni e esortano Singapore ad allineare le proprie tutele giuridiche nazionali agli standard universalmente riconosciuti in materia di diritti umani.

A questo proposito, Singapore è stata invitata a prendere in considerazione l’adesione ai principali strumenti internazionali sui trattati sui diritti umani. Gli Stati membri, attraverso le loro dichiarazioni orali, hanno riconosciuto che i diritti senza rimedi sono inefficaci. Prendendo atto dell’assenza di un organismo indipendente per monitorare e indagare sulle violazioni dei diritti umani, a Singapore è stato raccomandato di istituire un’Istituzione nazionale per i diritti umani (NHRI) in conformità con i Principi di Parigi.

In risposta alle raccomandazioni emesse, Singapore ha dichiarato che terrà conto delle sue realtà socioeconomiche nel determinare se le raccomandazioni saranno “accettate” o “annotate”. Di conseguenza, i progressi di Singapore nell’attuazione delle raccomandazioni “accettate” saranno soggetti a esame nel prossimo ciclo UPR.”

Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha adottato quanto uscito dalla UPR di Ginevra e ha riconosciuto che Singapore non abbia ancora recepito le raccomandazioni sui diritti umani, sulle manifestazioni pacifiche e sulla pena di morte, benché abbia recepito altre 342 raccomandazioni in altri campi.

“Singapore dovrebbe garantire che le sue leggi, politiche e pratiche relative alla libertà di espressione, di riunione pacifica e alla protezione dei difensori dei diritti umani siano coerenti con il diritto internazionale dei diritti umani. La revisione dell’UPR dovrebbe tradursi in miglioramenti tangibili nell’ambiente operativo per attivisti, difensori dei diritti umani, organizzazioni della società civile, avvocati e giornalisti, compresi coloro che lavorano su questioni politicamente delicate come la pena di morte.

La difesa dei diritti umani è una componente essenziale della partecipazione civica e della responsabilità pubblica. Avvocati, giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani devono essere in grado di esaminare e contestare le leggi e le politiche governative e svolgere il proprio lavoro senza timore di procedimenti penali o altre ritorsioni.”

Lasciar cadere le accuse contro militanti e giornalisti

Le organizzazioni della società civile di Singapore invitano il governo della città-stato a lasciar cadere le accuse contro tutti gli individui che hanno accusato di manifestazione non autorizzate (anche se si trattava di un singolo individuo).

Deve inoltre smettere di intimidire chi vuole esercitare i propri diritti in modo pacifico e rivedere sia la legge sull’ordine pubblico che il codice penale per assicurare che le restrizioni ai diritti e libertà individuali seguano gli standard internazionali.

Il governo di Singapore deve seguire e applicare le implementazioni proposte dalla Quarta UPR sullo spazio civico, libertà di espressione e assemblea pacifica e ratificare la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici allineando le leggi nazionali alla protezione delle libertà di espressione e associazione.

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