Cosa cambia nella divisione politica thailandese con il regno di Re Vajiralongkorn

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La divisione politica thailandese tra rossi e gialli potrebbe cambiare in seguito alla fine dell’era Bhumibol con l’acesa al trono di Vajiralongkorn

Al pari del mondo al di fuori delle sue frontiere, la Thailandia attraversa un malessere politico che si accompagna, come naturale, alla transizione alla fine di un’era durata settantanni.

Nel mondo, il periodo si caratterizza con il disfarsi dell’ordine liberale globale che si era costruito ed era guidato dagli USA a partire dal secondo dopoguerra. Per la Thailandia il periodo è coinciso col regno eccezionale di Re Bhumibol dal giugno 1946 fino alla sua morte avvenuta il 13 ottobre passato.

Poiché la sua longevità ha dato forma nei 70 anni all’ambiente sociopolitico e allo sviluppo economico, la scomparsa del monarca comporta necessariamente una risistemazione della società e della politica thailandese nell’entrare in un nuovo regno. Gli attori fondamentali del nuovo regno di Re Maha Vajiralongorn devono comprendere e accordarsi su un nuovo modo di essere e sul come la Thailandia deve funzionare ed operare. Questo processo di fioritura della nuova politica sotto un nuovo regno richiederà tempo e compromessi e accomodamenti per essere pacifico e fattibile.

divisione politica thailandese

Illustrazione di Manny Francisco

Il riferimento per il ritorno della Thailandia ad una parvenza di normalità dopo un decennio di capovolgimenti fatto di elezioni e colpi di stato è di avere un governo che sia eletto dal popolo e che risponda delle proprie azioni, non di certo l’attuale regime militare del NCPO. Di certo, la giunta è servita allo scopo di essere la levatrice della transizione reale, e la gente a tollerato nel processo approvando, per esempio, il referendum costituzionale proposto dai militari lo scorso agosto con un margine convincente ed alta percentuale di votanti. Ma ora che il regno comincia a sistemarsi la data di scadenza della giunta sembra essere in vista.

E’ improbabile che si voti prima che non sia fatta una adeguata cremazione reale adatta all’era glorioso del compianto monarca. La data più vicina sarebbe un anno dopo il 13 ottobre che segna la scomparsa del re, ma questo ultimo addio probabilmente avverrà solo dopo la stagione delle piogge a fine novembre o inizio dicembre, ponendo le elezioni a metà dell’anno prossimo. La cremazione di Re Bhumibol potrebbe essere presa in considerazione in congiunzione con l’incoronazione di Re Maha Vajiralongkorn. Le circostanze potrebbero essere più favorevoli con l’incoronazione sotto un governo eletto con una certa riconciliazione quando sarà invitata una miriade di capi di stato e reami attorno al mondo. Un governo sostenuto da una giunta militare non sarebbe il giusto modo di ospitare un tale evento prestigioso.

Questa sequenza presuppone che la bozza costituzionale, che si sta emendando in parte per accogliere direttamente le prerogative del monarca sulla reggenza, riceverà il sostegno del re e sarà applicata in tempo per metà dell’anno. Se è rigettata, si dovrà riscrivere una nuova Carta e sarà necessario un’ulteriore dilazione delle elezioni.

Il futuro politico della Thailandia è incerto poiché non è chiaro se il nuovo re vorrà andare avanti con una costituzione dominata dai militari, scritta da un piccolo comitato da loro nominato, allo scopo di avere, per il lungo periodo, la supervisione militare della politica elettorale thailandese.

La costituzione stabilisce che il 33% dei seggi nella legislatura siano riservati al personale militare e ai loro amici. Questa costituzione a favore dei militari era un affare fatto prima dell’ascesa al trono di Vajiralongkorn e, perciò, il nuovo monarca potrebbe non voler essere costretto da un documento che parla dei ruoli e doveri reali senza l’iniziativa reale.

La relazione di Re Bhumibol con i militari era simbiotica, e le due istituzioni erano come le facce di una stessa moneta nel governo del paese durante la guerra fredda. Il nuovo re e il nuovo regno probabilmente significheranno un cambio nella configurazione e nelle dinamiche politiche del paese, un cambio di guardia laddove alcuni gestori e consiglieri del passato sotto Re Bhumibol saranno sostituiti dalle preferenze di Re Vajiralongkorn.

Di già, il consiglio della corona appena nominato col nuovo re comprende figure più nuove, sebbene rimanga come presidente l’anziano Prem Tinsulanond. Il nuovo regno potrebbe creare, nel breve periodo, un nuovo livellamento del capo politico del paese.

In considerazione della divisione politica del paese tra i monarchici conservatori in favore del potere, il lato delle “magliette gialle”, e le “magliette rosse” in favore della democrazia elettorale, molti dei quali sebbene non tutti sono sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, la tendenza della politica thailandese è stata che le magliette rosse vincevano tutte le elezioni per essere cacciate da proteste di strada che portavano ad un intervento del potere giuridico e ai golpe militari. Nel fare così la parte gialla si mobilitò ed agì contro la corruzione e l’abuso di potere citando moralità ed etica come loro motivazione. I gialli erano fedeli al trono e all’ultimo re che per loro era la stessa cosa.

I rossi, d’altro canto, insistevano che anche loro erano fedeli al re ma alcuni di loro sentivano che i loro nemici sfruttavano il nome della monarchia contro di loro. Ora col nuovo re si potrebbe capovolgere tutto. I gialli sostengono di certo la monarchia e il nuovo re, ma la simbiosi completa tra i due potrebbe non avere più l’influenza che aveva nel passato. Loro si stringono attorno all’istituzione ma forse sono meno certi dell’individuo.

Attualmente i rossi potrebbero essere scettici della monarchia ma percepiscono il nuovo re come una persona che non è mai stata usata, né si era affiancata all’altra parte contro di loro. Quindi se le prossime elezioni volgono in favore di un altro partito di Thaksin, con il partito democratico che è perdente, perché non si è mai ripreso dopo le ripetute sconfitte elettorali, i gialli potrebbero non essere in grado di portare avanti proteste di strada in nome del re, come invece facevano in passato.

La politica delle elezioni, perciò, potrebbe essere un gioco più equo. Di conseguenza, per chi si oppone alla corruzione di Thaksin e al suo abuso di potere è imperativo vincere sconfiggendolo nel suo gioco preferito, cioè vincere le elezioni. Altrimenti il partito di Thaksin potrebbe vincere restando al potere più a lungo differentemente rispetto al passato.

Se tutto resta così, l’elezione avrebbe luogo nel secondo trimestre del prossimo anno seguite dall’incoronazione. Ritardare le elezioni potrebbe essere significare ritardare l’incoronazione. Eppure non ci si aspettano elezioni finché non trapela una vera e propria cremazione. Più si ritardano le elezioni, più le forze elettorali con le loro macchine di partito si agiteranno.

Ne caso di ritardi di elezioni inattesi una via di uscita sarebbe l’entrata di civili nel governo militare, con un primo ministro civile, che potrebbe garantire sufficiente legittimazione e credibilità internazionale per andare avanti con la incoronazione.

Il modo di procedere della Thailandia determinerà il formarsi e forgiarsi del governo popolare sotto il nuovo regno e viceversa.

Thitinan Pongsudhirak, Institute of Security and International Studies at Chulalongkorn University in Bangkok, TST

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