La corte penale di Bangkok ha condannato Anon Nampa avvocato dei diritti umani e altri quattro coimputati a 2 anni e otto mesi di carcere senza sospensione della pena per lesa maestà.
Questa ennesima condanna in base all’articolo 112 del codice penale thai porta a complessivi 38 anni di carcere da scontare per Anon Nampa avvocato 42enne. Altri due coimputati, Parit “Penguin” Chiwarak e Panupong “Mike” Jadnok sono fuggiti in esilio all’estero.
Questa condanna specifica, simile a tante già inflitte, nasce dopo un discorso fatto davanti alla Siam Commercial Bank di Chatuchak del 25 novembre 2020 a oltre 2000 manifestanti in cui Anon Nampa e altri chiedevano a gran voce sia le dimissioni del governo Prayuth che la riforma della monarchia e della costituzione militare.
Secondo la corte penale le libertà di espressione e di assemblea, protette dalla stessa costituzione thailandese, trovano il loro limite quando si parla di monarchia, dei reali attuali e passati. La condanna iniziale era stata di 4 anni che poi il tribunale ha ridotto perché gli imputati hanno partecipato con la loro testimonianza.
Tra i condannati c’è anche un militante Promsorn Veerathamjaree che è in sciopero della fame da luglio perché chiede il diritto ad avere la libertà su cauzione, negata quasi sempre a chi è condannato per lesa maestà o ha altre imputazioni in corso.
La manifestazione si sarebbe dovuta tenere in precedenza davanti al Crown Property Bureau per essere poi spostata a causa della massiccia presenza della polizia.
Anon chiedeva maggiore trasparenza in merito al trasferimento di azioni della Siam Commercial Bank, la più antica banca della Thailandia, dal Crown Property Bureau, ha affermato Krisadang.
Re Vajiralongkorn è il maggiore azionista di SCBx, la società madre della banca, con una quota del 23,6%, afferma SCBx sul suo sito web.
Condanna di Anon Nampa Avvocato.
Scrive il Prachatai:
“I discorsi di protesta degli imputati criticavano principalmente l’amministrazione del generale Prayut Chan-o-cha dopo che l’Assemblea legislativa nazionale nominata dalla giunta aveva approvato il Crown Property Act del 2017. La legge ha rivisto le norme che regolano l’amministrazione delle proprietà della corona, ponendo la gestione delle proprietà della corona sotto l’autorità del re come prerogativa reale.
Sono stati incriminati il 19 novembre 2021 con la motivazione che i loro discorsi avevano generato un malinteso pubblico sul fatto che il re intendesse portare la proprietà pubblica sotto il suo controllo ed esercitare la prerogativa di interferire con gli affari politici e governativi.”
La Corte ha rifiutato di citare documenti e testimoni come richiesto, sebbene gli imputati abbiano insistito sul fatto che tali prove erano essenziali per il processo. …
La Corte ha concluso che i discorsi degli imputati minavano la fiducia del pubblico nel re, una diffamazione inaccettabile dell’istituzione reale che non poteva essere giustificata con riferimento alla verità o alla falsità delle loro dichiarazioni.
Anon Nampa avvocato ha esercitato il suo ruolo da carcerato con le catene ai piedi, e così segna la sua dodicesima imputazione di diffamazione della monarchia. Ha altri due processi per diffamazione reale o lesa maestà in corso di definizione.
294 persone imputate di lesa maestà
Come scrive Jonathan Head della BBC,
“Negli ultimi sei anni abbiamo assistito al più ampio ricorso alla legge di lesa maestà nella storia Thai, in risposta alle proteste studentesche senza precedenti del 2020. Queste per la prima volta hanno chiesto un dibattito pubblico sul ruolo della monarchia. Hanno processato 294 persone, di cui 20 di età inferiore ai 18 anni, condannandole a pene detentive fino a 50 anni. Decine di loro sono ancora sotto processo.
Alla maggior parte degli imputati ai sensi di questa legge i tribunali negano la libertà su cauzione e vengono tenuti in carcere, nonostante i loro procedimenti giudiziari possano durare diversi anni.
La difesa standard della legge fornita dai funzionari thailandesi è che “riflette la cultura e la storia della Thailandia, dove la monarchia è uno dei pilastri principali della nazione, molto venerata dalla maggioranza del popolo thailandese”.
L’articolo 112 del codice penale thailandese recita semplicemente: “Chiunque diffama, insulta o minaccia il Re, la Regina, l’Erede apparente o il Reggente, sarà punito con la reclusione da tre a quindici anni”
La legge in pratica, però, è stata interpretata in modo da coprire una gamma molto più ampia di commenti sulla monarchia e una gamma molto più ampia di casi.
Dire qualcosa di negativo su qualsiasi membro della famiglia reale, sull’istituzione della monarchia, persino su re defunti da tempo o, in un caso, sul cane del re, ha portato a procedimenti giudiziari.”
Un’accusa onnicomprensiva
Cosa sia diffamare o insultare non è ben definito dalla legge che i giudici applicano definendo in modo vasto e onnicomprensivo i due termini.
Persino la richiesta di discutere una modifica alla legge ha comportato, oltre all’intervento dei tribunali penali, anche l’intervento della Corte Costituzionale Thai che ha sciolto i partiti che la chiedevano e messo fuori dalla politica coloro che hanno sottoscritto la richiesta.