Cosa rimarrà nel 2020 delle foreste pluviali indonesiane?

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Ne abbiamo parlato altre volte sul rapporto tra produzione di olio da palma, deforestazione delle foreste pluviali indonesiane e del Sudest-asiatico, della scomparsa di vari habitat naturali tipici dell’Orangutan come della tigre come di altri animali selvatici, ma anche di popolazioni etniche particolari che delle foreste pluviali sono i veri conoscitori e da esse traggono gli elementi vitali della loro esistenza.

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Abbiamo più volte parlato di come la corruzione, la legislazione vaga e la scarsa implementazione delle leggi siano gli strumenti privilegiati che spesso si accompagnano alla violenza pura per garantire gli interessi delle multinazionali, del mondo occidentale e di un modello di sviluppo insostenibile.

Se l’Indonesia, che è una nazione del G20, sta facendo miracoli economici sul piano della crescita del PIL, molta parte la si deve allo sfruttamento sfrenato delle riserve naturali: le conseguenze ambientali sono tante tra le quali vi è che l’Indonesia è anche il terzo produttore al mondo di CO2. Ma sulla velocità di distruzione ci sono stati molti dibattiti.

Un altro resoconto della US National Academy of Science afferma che la velocità di conversione delle foreste pluviali in indonesiane in piantagioni di palma è molto più veloce di quanto pensato, facendo sorgere la possibilità che delle foreste pluviali al di fuori delle protette solo il 4% saranno intatte.

“Le piantagioni agricole industriali sono in rapida crescita sebbene non la conoscenza della copertura del suolo è virtualmente inesistente. Nello studio si valuta gli impatti dello sviluppo elle piantagioni sulla copertura del suolo, flusso di carbonio e le comunità agricole nel Kalimantano occidentale nel Borneo Indonesiano. …

Benché gli incendi siano stati la causa prossima principale della deforestazione nel periodo 1989 2008 (93%) e delle emissioni nette di carbonio (69%), l’olio do palma ha causato direttamente il 27% della deforestazione totale e il 40% di deforestazione delle terre torbose.

Le fonti di terra di piantagione hanno mostrato delle dinamiche temporali specifiche comprendendo 81% delle foreste su suoli minerari nel periodo 1994 2001 per spostarsi nei terreni torbosi per il 69% nel 2008 2011. Le concessioni di piantagioni rivelano un grande potenziale di sviluppo. Nel 2008 le concessioni occupavano il 68% della regione compreso 62% di terreni torbosi e il 59% di terre gestite dalla comunità, ma meno del 10% della terra era di fatto usata.

Facendo proiezioni, se non si hanno cambiamenti di produzione, per il 2020 circa il 40% della terra regionale il 35% di quelle gestite dalla comunità saranno ripulite per le piantagioni con una emissione di Carbonio pari al 26%.

La copertura a foreste intatte scendono al 4% e la proporzione di emissioni originate dai terreni torbosi aumenta al 38%. la proibizione della conversione di foreste intatte o deforestate e di terreni torbosi ad olio di palma riduce le emissioni solo del 4% a causa dei continuati incendi incontrollati.

La protezione di foreste deforestate permette una riduzione di emissioni dei gas serra maggiore, circa 21%, del proteggere le sole foreste intatte ed è importantissima per diminuire le emissioni di carbonio. La vastità delle concessioni di terra finora date costringe a delle opzioni di gestione del suolo richiedendo scambi tra produzione di olio di palma, mitigazione delle emissioni di carbonio e la proprietà di suoli delle comunità .”

Benché ci siano state varie dichiarazione del presidente indonesiano ed impegni presi internazionalmente nel campo del progetto REDD+, la realtà è ben più difficile anche in considerazione delle necessità agricole del paese. Il bando a nuove concessioni fatte dal governo indonesiano per esempio lasciavano fuori senza protezione il 50% delle foreste indonesiane e dei terreni torbosi.

Sin dal 1990 l’Indonesia ha vissuto, secondo il rapporto scientifico, la più rapida espansione di piantagioni in tutto il mondo. Le cifre del ministero dell’agricoltura dicono che dal 1990 al 2010 l’area ad olio di palma è cresciuta del 600 % fino a 7,8 milioni di ettari, il 90 % dei quali nel Kalimantano e Sumatra soltanto che hanno perso circa il 40% delle foreste di pianura tra il 1990 ed il 2005.

Le emissioni di gas serra dell’arcipelago attualmente provengono dal cambiamento di uso del suolo. I luoghi, le prospettive e i tipi di suoli usati per l’espansione delle piantagioni, la loro estensione e distribuzione di concessioni non sviluppate, le emissioni di carbonio da agricoltura da olio di palma restano non documentate, dice il rapporto.

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