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Svolte le elezioni nel Bangsamoro ma non c’è maggioranza certa

Si sono svolte le prime elezioni del parlamento della Regione Autonoma Bangsamoro a Mindanao Musulmana che non hanno portato ad una maggioranza certa in cui nessun partito ha preso la maggioranza dei voti e dei seggi.

Secondo la Commissione elettorale, l’affluenza alle urne è stata superiore all’84%. Le autorità hanno affermato che le elezioni si sono svolte in generale in modo pacifico e sicuro, nonostante alcuni scoppi di violenza in alcune parti della regione.

maggioranza certa
Richel V.Umel/AP Photo

Manca la maggioranza certa dei 41 seggi

Dal voto sono emersi due partiti con circa il 30% dei voti ed entrambi escono dalla divisione del MILF, Fronte di Liberazione Islamico Moro, e nessuno dei due è riuscito a prendere i fatidici 41 seggi, degli 80 totali, necessari per formare il governo.

La divisione all’interno del movimento storico che negoziò la pace e la costituzione del BARMM con il governo filippino nasce all’indomani della nomina di Abdulraof Macacua, un altro esponente del MILF, da parte del presidente Marcos al posto del presidente del MILF, Al Haj Murad Ebrahim, alla guida dell’autorità di transizione della Bangsamoro, BTA.

Macacua era stato un comandante del MILF ed ex ministro della BTA e dopo l’investitura di Marcos ha costituito un proprio partito, BFP, partito federalista della Bangsamoro.

Ebrahim invece aveva già formato l’UBJP, partito della Giustizia della Bangsamoro Unita, e ha sperato di poter acquisire la maggioranza assoluta, esprimendo però di fronte al risultato la sua apertura a formare un governo di coalizione con gli altri partiti.

“Se il partito non ottiene la maggioranza dei seggi, cercheremo altri partiti con cui allearci per poter formare una coalizione.”

Lo stesso Macacua capo della BTA e del BFP ha riconosciuto che una coalizione è di fatto una situazione inevitabile dopo il voto di lunedì scorso.

Il partito di BFP vince di un soffio

Il BFP di Macacua ha preso 31 seggi mentre il UBJP di Ebrahim ha conquistato 30 seggi.

“Dobbiamo davvero unirci ai partiti che sostengono anch’essi piattaforme di governo simili”, ha detto ai media mercoledì 16 settembre Mohagher Iqbal, vicepresidente del MILF e membro eletto del Parlamento di Bangsamoro.

Il BFP guidato da Macacua e l’UBJP guidato da Murad dovrebbero stabilire alleanze con la Grande Coalizione BARMM (BGC), che è riuscita a ottenere un totale di 15 seggi, se il loro obiettivo è di avere un governo parlamentare solido della Bangsamoro.

Il BGC è composto dal Partito popolare di Bangsamoro, Serbisyong Inklusibo-Alyansang Progresibo e Al-Ittihad-Ungaya sa Kawagib Nu Bangsamoro. La coalizione è guidata da Abdulrahman Rubbil Sangki Mangudadatu, insieme a dinastie politiche come il clan Adiong.

Il parlamento sarà convocato per il 30 ottobre prossimo per nominare il primo ministro, in una struttura che non ha alcun riferimento nelle istituzioni delle Filippine.

Al momento non ci sarebbero stati incontri tra i tre maggiori partiti usciti da queste elezioni, ma secondo il parlamentare filippino di Maguindanao del Norte, Ishak Mastura, “proprio ora è il BFP partito maggiore ad avere l’opportunità di formare il governo”.

Il giorno dopo le elezioni sono cresciute le tensioni tra i sostenitori dei diversi partiti, quando vennero trasmessi i risultati e proclamati i vincitori.

maggioranza certa

“Penso che la tensione alla fine si placherà a tempo debito,” ha detto Mastura. “Ma in questo momento, ovviamente, le persone soffrono ancora dei dolori della campagna. Ed è stata una campagna dura. È stata una dura lotta.”

Dalla lotta armata alla lotta parlamentare

C’era la paura di un ritorno ai combattimenti se l’UBJP non fosse riuscito vincere le elezioni anche in considerazione del fatto che il MILF di Ebrahim ha bloccato la decommissione dei militanti in conseguenza dell’incapacità del governo di fornire aiuti come promesso.

“Uno dei comandanti del Fronte Islamico di Liberazione Moro ha affermato che se non vinceranno le elezioni, potrebbe scoppiare di nuovo una guerra”, ha affermato Alinair Aracaya.

Il comandante a cui si riferiva era Abdullah Macapaar, 64 anni – noto anche come comandante Bravo e noto per essere uno dei leader del fronte più ribelli. Lunedì Macapaar, che si candidava anche lui a diventare membro del parlamento, ha votato per la prima volta nella sua vita.

Miriam Coronel-Ferrer, che guidò il negoziato di pace della delegazione del governo filippino ai negoziati di pace del MILF, ha scritto su Facebook:

“Voglio elogiare la leadership dei partiti MILF (UBJP) e MNLF (BAPA, MAHARDIKA) e di altri formati da membri della generazione più giovane, molti dei quali provenivano da questa stirpe rivoluzionaria (come BEST e ABOT), per il loro grande sforzo di rafforzare la capacità di entrare nel campo della politica elettorale e di rispettare le regole del processo elettorale.

E questo nonostante si debba affrontare un partito ben finanziato e sostenuto dal governo nazionale (e tra di loro) e clan potenti e radicati, in particolare a Lanao del Sur.

Che vincano o perdano, che tutti mantengano intatta la loro bussola morale, o la recuperino se già offuscata — in questa transizione cruciale verso un buon governo Bangsamoro.”

Inizia la via parlamentare all’autonomia

Le autorità hanno affermato che le elezioni sono state generalmente pacifiche e che sono stati sventati tentativi di frode elettorale come accaduto a Basilan, dove in un comune dell’isola sono state rinvenute schede prevotate. Le forze di sicurezza rimarranno comunque in massima allerta nei prossimi giorni, dove numerose sparatorie avvenute il giorno delle elezioni hanno causato almeno tre morti e diversi feriti.

“Manterremo comunque in vigore il nostro dispiegamento anche dopo la proclamazione dei vincitori. Stiamo cercando di garantire che la situazione della sicurezza rimanga stabile”, ha affermato il generale di brigata Jemuel Siason, vicedirettore della polizia della regione di Bangsamoro.

Ora il nuovo governo eletto della Bangsamoro ha il compito, tra i tanti che l’attendono, di dare alla propria gente quello che vari governi filippini hanno promesso all’indomani della battaglia di Marawi e di riportare nelle case le persone che rimangono ancora nei rifugi temporanei.

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