L’islamofobia è simile all’antisemitismo nel senso che è bigottismo accoppiato al pregiudizio con malizia ed odio, coscienti o meno, focalizzati su la particolare razza o distinzione, mentre nel caso dell’antisemitismo la rabbia e l’odio diretti verso gli ebrei mentre l’islamofobia è diretta contro l’Islam e musulmani.
I media, uno strumento potente di globalizzazione ed i media occidentale in particolare, sono stati partigiani e particolarmente eccitati in un modo che accende e infiamma l’islamofobia, da essere il cosiddetto nemico del giorno.
Questo pregiudizio può essere illustrato da due termini che useremo costantemente: “Persone come noi “sono quelle influenzate dai media attraverso un concetto di uniformità e conforme allo schema globalizzato delle cose. “Persone come loro” sono quelli che non si conformano e posseggono gli stessi valori culturali, norme o tratti che i media proiettano di una cultura globalizzata, il nemico demonizzato o “l’Altro”.
Questa divisione può anche riferirsi alle istituzioni che possono descrivere o conformarsi allo schema globale da un lato come opposto alle istituzioni che sono “differenti”. In un certo senso questa è un “controllo culturale” che inconsciamente discrimina e segrega quelli che sottoscrivono ad una visione del mondo differente, alla fine perpetuando la tendenza e alla fine la fobia.
Conflitti o crisi richiedono un confronto delle parti e l’elucidazione e definizione delle “persone come loro”, illustrate come un nemico implacabile che manca di civiltà ed è soggetto alla demonizzazione.
Giocando sulle differenze marcate tra quelli come noi e quelli come loro, come cultura, panorama, caratteristiche fisiche e specialmente religione. Più pronunciate le differenze e più marcate lo sono, più è facile ottenere sostegno e piangere le azioni ostili contro di loro come una minaccia percepita.
La lotta contro l’islamofobia deve essere fatta su vari livelli, organizzazioni musulmane, società civile e governi.
I governi devono continuamente lanciare legislazioni che mirino ad eliminare il pregiudizio ed assicurare i diritti dei musulmani, politiche che assicurino che il governo monitori e che i corpi della sicurezza siano più capaci di gestire le questioni musulmane e mitigano se non eliminano la discriminazione.
Nomina attiva di musulmani a posizioni di governo che richiedano la partecipazione di musulmani come anche ad aree dove i musulmani formano una porzione significativa come ospedali, prigioni e scuole di comunità. Iniziative interculturale ed interfede a livello di comunità, di studio e di impresa.
Punti di pressione di discriminazione ed islamofobia. Impiego, crimini di odio, Prigioni ed ospedali, inazione burocratica sui problemi vociati dai musulmani. Politiche e legislazioni che permettono meno protezione o limitazione dei diritti civili o che incitano all’odio e il bigottismo contro di loro.
Globalmente i musulmani sono diventati nel linguaggio “il nero globale”. Nonostante le promesse continue dei governi che i musulmani ordinari non sono implicati nelle crociate antiislamiche, a volte la condanna che i musulmani regolarmente danno diventa una specie di chiedere scusa inversa per atti di terrorismo che accadono ne mondo. E ci si attende che i musulmani si sentano colpevoli per sempre. Un’ironia dal momento che anche i musulmani hanno perso vite nella crociata del terrore globale con il sangue e danni collaterale contro innocenti.
Il radicamento dell’islamofobia si sente nelle scuole, istituzioni e più significativamente nei media, e deve essere subito affrontata bene. I punti di integrazione proposti per eliminare l’islamofobia e la discriminazione dei musulmani nei paesi non musulmani per i politici:
I musulmani possono partecipare interamente alla vita politica, culturale, sociale ed economica nel paese; la loro voce è ascoltata e ha lo stesso rispetto delle voci delle altre comunità; i loro contributi, individuali e collettivi, saranno riconosciuti e accettati come parte dell’eredità di un paese; il comportamento antiislamico non è più tollerato in pubblico e condannati pubblicamente; sanzioni legali sulle discriminazioni religiose che sono trattate severamente; Il sistema statale riconosce un’inclusività permettendo l’entrata di cure religiose e affrontando le preoccupazioni educative, mediche, culturali ed altro dei musulmani. Un buon indicatore sarebbe il livello acquisto a scuola degli studenti musulmani che dovrebbe essere simile a quello degli altri gruppi. Le istituzioni si impegnano con delibere legali che dimostrano considerazione per la diversità culturale.
L’ostilità verso l’Islam ed i musulmani non è una tendenza recente. E’ stata presente nelle società europee sin dall’VIII secolo, cambiando solo nel modo di manifestarsi e nelle regioni raggiunte dal colonialismo, imperialismo e ora globalizzazione. Ogni fase è differente dalle altre con le proprie similitudini e caratteristiche.
Il contesto di oggi è la geopolitica globale, l’11 settembre e la primavera araba.
Fattori di contesto che influenzano la islamofobia.
La demonizzazione dei media delle “persone come quelle”. Lo sguardo secolare agnostico dei Media, sebbene si attacchino le chiese cristiane che per altro sono ben organizzate ed hanno un sistema unico di governo e possono ripsondere efficacemente e difendersi. I musulmani non possono fare così a causa della diversità e pluralità di gruppi e persone e diversità di strutture e linee.
Le politiche estere del governo che dipendono e sono influenzate da fattori esterni che mettono a rischio i musulmani.
Il risultato di questi fattori di contesto è che l’effetto cumulativo sui Musulmani è che essi non sono voluti in questi paesi e sono considerati a rischio e visti come una quinta colonna.
Estremismo e implicazioni verso la propagazione dell’Islamofobia.
I recenti eventi della Primavera Araba, dove vari regimi arabi sono crollati sotto l’ondata dei movimenti islamici, deviando la lotta genuina delle popolazioni contro i regimi oppressivi, presenta un’altra questione problematica.
Il collasso di regimi alquanto stabili ma repressivi come quello tunisino e libico sono esempi chiari, dove la guerra civile ha ora occupato questi paesi (nessun grazie ai paesi occidentali) a causa della notevole mancanza di strutture di governo demolite da questi gruppi islamici che effettivamente hanno distrutto il governo in questi due paesi.
A rendere le cose peggiori lì è che i gruppi estremisti hanno tentato di soppiantare la pratica locale dell’Islam demolendo i simboli e l’identità di questo patrimonio islamico in questi siti come tombe, monumenti di grandi personalità islamiche che hanno contribuito al mondo islamico. E sebbene i media occidentali non abbiano più dato attenzione a questi due paesi essi vivono un disordine sociale e grandi stragi perpetuate da questi gruppi.
La attuale crisi umanitaria in Siria ed Iraq sono stati perpetuati da questi gruppi islamici che, sotto la forma di aiuto alla lotta legittima, li hanno di fatto soppiantato stabilendo un neocaliffato che ha cominciato una delle campagne più sanguinose per liberarsi dei non aderenti alla loro comprensione politica e ideologica dell’Islam.
A causa del successo di questo movimento (sebbene ora cominciano a trovar forte resistenza da parte dei gruppi locali arabi e curdi), altri gruppi presenti in altri paesi conosciuti per le loro imprese terroristiche e rivoluzionarie come Jamaah Ismaiyah, Abu Sayaff, Philippines Convert) e il BIF di Cotabato sono tra i tanti gruppi che hanno giurato allenza con il Califfato Islamico, o ISIS/ISIL.
Questo risultato mostra in modo considerevole che le minacce crescenti alla sicurezza nazionale accresce il livello di islamofobia tra le agenzie governative e i media.
La domanda più grande è:come affrontare l’islamofobia senza necessariamente sacrificare le preoccupazioni di sicurezza nazionale?
Le preoccupazioni attuali della questione islamofobia come pure della sicurezza nazionale richiedono un chiaro bilancio dai settori governativi, dell’università, degli Ulama e dai gruppi della società civile nel bilanciare i bisogni della comunità e i bisogni dello stato per proteggere le persone.
Yusuf Morales, Mindanews