Mentre cresce il potere e la fiducia della Cina, si fa sempre più attiva nel proiettare quel potere creando una nuova base militare cinese all’estero, l’ultima delle quali è l’aeroporto militare di Ban Keun a Vientiane.
Qui la Cina ha creato una struttura di sostegno e addestramento congiunto con il Laos secondo l’annuncio del Ministero della Difesa di Pechino.

E’ la prima struttura militare all’estero che la Cina ha riconosciuto apertamente differente da quelle a Gibuti e in Cambogia con varie implicazioni per la regione.
Una nuova base militare cinese all’estero
Per prima cosa però analizziamo la base stessa. Le immagini satellitari mostrano una pista di decollo di 2000 metri, una area di taxi e parcheggio di stazionamento per 22 aerei e lavori veloci di costruzione nel sito.
Altri media citano foto satellitari con 8 aerei, i probabili Hongdu JK8 cinesi pakistani e i k-8 aerei di attacco leggeri., oltre ad altri veicoli di appoggio.
Si sa che il Laos ha questo tipo di aerei ma meno degli 8 visti nella struttura. Potrebbe averne comprati o potrebbero essere cinesi.
La Cina sostiene che la struttura serve esclusivamente all’addestramento dei piloti dell’aeronautica militare laotiana “al rafforzamento della cooperazione militare pratica” e “alla promozione della pace e della stabilità regionale”.
Ciò sembra abbastanza ragionevole, ma è in conflitto con le precedenti posizioni della Cina sulle strutture militari straniere come per la presenza militare globale degli Stati Uniti.
L’istituzione della base laotiana segue uno schema caratterizzato dalla crescente presenza e dall’accesso militare esterno della Cina. La Cina ha istituito la sua prima struttura militare all’estero a Gibuti nel 2017, sostenendo allora come oggi che si tratta semplicemente di una struttura logistica.
Questa è ancora la sua base militare straniera più lontana, situata a cavallo delle acque cruciali che si affacciano sullo stretto di Bab al-Mandab che conduce al Mar Rosso.
Più vicino a casa, un articolo del Washington Post del 2022 ha rivelato che la Cina stava ammodernando la base navale cambogiana di Ream, concedendone “uso esclusivo” alcune parti all’esercito cinese.
Inizialmente Cina e Cambogia hanno smentito la notizia, ma l’anno scorso hanno inaugurato formalmente la struttura. Ben presto navi da guerra di entrambi i paesi la hanno visitata, conducendo esercitazioni militari congiunte.
Presenza strategica nel cuore del Sudest Asiatico
Sebbene la base non sia molto lontana dal territorio cinese, si trova sul Golfo di Thailandia, strategicamente cruciale, rafforzando così la posizione della Cina nell’Indo-Pacifico e in particolare nel Mar Cinese Meridionale.
Con la base navale di Ream e l’aeroporto a Ban Keun, la Cina ha sia centri logistici navale e aereo nell’area.
Ci sono almeno quattro conseguenze che derivano dalla creazione della base aerea laotiana sia per vicini come il Vietnam che per l’intera regione.
La prima conseguenza è che poiché si trova ad occidente del Vietnam, dà alla Cina un altro punto di pressione in più su quel paese che ha già una relazione complicata con la Cina fatta di stretti legami economici ma anche dispute territoriali significative.
La seconda conseguenza è che aggiunge una dimensione di forza aerea all’attività di base straniera cinese. Le due basi straniere che la Cina ha costruito erano entrambe navali.
I possibili sviluppi di una base
L’ultima base di Ban Keun fornisce all’aeronautica militare cinese una base di potenza aerea in una regione strategicamente sensibile. Si prevede che in seguito la Cina estenderà la pista per supportare gli aerei di sorveglianza o i bombardieri cinesi.
Sebbene il Laos non abbia sbocchi sul mare, la sua geografia lunga e stretta potrebbe fornire alla Cina un sito eccellente per monitorare le attività nel Sud-est asiatico.
In terzo luogo, ciò rappresenta un nuovo tipo di attività di base militare. Per la Cina ciò che conta è garantire l’accesso. Confezionando l’accesso come strutture di addestramento congiunte o centri di soccorso in caso di calamità e di supporto umanitario, Pechino garantisce una presenza più duratura, evitando al contempo i costi diplomatici e politici della costruzione di basi militari tradizionali.
Per quanto riguarda la Cina, ha creato più o meno lo stesso effetto strategico senza investire in una propria base dedicata in stile occidentale. Inoltre, a differenza delle basi occidentali, la decisione della Cina di agire su Ban Keun, come ha detto a Reuters Rachel Vandenbrink, analista senior dell’ASPI, è stata “più una questione di opportunità che di soddisfare un’evidente esigenza operativa”
Infine, l’aumento della pressione militare mette sempre più a dura prova la tradizionale strategia di copertura del Sud-Est asiatico, in cui i paesi della regione si integrano con la forza manifatturiera cinese bilanciandola con la potenza militare statunitense.
Le potenze regionali dovranno valutare per quanto tempo potranno proteggersi quando la potenza militare cinese incombe sempre più su di loro.
Rajeswari Pillai Rajagopalan The Diplomat