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Rischio per precedura di conciliazione nel golfo del Siam

Le misure di costruzione della fiducia tra Cambogia e Thailandia sono importanti, come lo sono le dichiarazioni e tutte pressioni che potrebbero complicare la procedura di conciliazione.

E’ in corso un tentativo di risolvere la disputa in mare tra Cambogia e Thailandia. Dopo cinque giorni di colloqui a L’Aia in Olanda le parti hanno trovato l’accordo su una lista di misure di costruzione della fiducia.

La procedura di conciliazione nel golfo di Thailandia

La Commissione di conciliazione, presieduta dalla diplomatica australiana Katrina Cooper ha chiesto alle parti di mostrare controllo nelle dichiarazioni pubbliche, di nominare l’ambasciatore presso la capitale dell’altro stato e unirsi ad un gruppo di lavoro sulla delimitazione.

REUTERS/Jorge Silva

Ma c’è però ambiguità. La conciliazione lavoro secondo l’Annesso V della Convenzione sulla Legge del Mare, UNCLOS, e il risultato non costringerà nessuna delle parti. Un processo che non è vincolante ha successo quando tutti gli attori che possono farlo naufragare scelgono di non farlo, e la lista va ben oltre i due ministeri degli esteri seduti al tavolo del negoziato.

Dopo che il governo thailandese cancellò quest’anno il Memorandum del 2001 che riguardava i reclami in sovrapposizione, la Cambogia diede inizio alla conciliazione. La Commissione si riunì dal 44 al 16 settembre a Singapore, a L’aia dal 14 al 18 ottobre e si incontrerà a Kuala Lumpur il 24 novembre.

Le pressioni sottili sulla procedura e i rischi annessi

Pressioni al di sotto del limite potrebbero porre delle criticità alla procedura di conciliazione.

Il primo rischio è che una delle parti tenti di cambiare i fatti in mare mentre il processo di conciliazione continua a discutere.

Il 9 e 12 febbraio, nugoli di una trentina di pescherecci provenienti dalla Cambogia sono entrati nelle acque a largo di Koh Kut spingendo una nave della marina thai a sparare dei colpi di avviso oltre alla dichiarazione di “Questo è mare thailandese”.

Il 14 febbraio una unità navale cambogiana ha fermato una imbarcazione thai a largo di Koh Kut, un atto che il governo thailandese ha ritenuto una ritorsione.

Gli strumenti di Bangkok, ovvero l’annullamento del memorandum, la chiusura dei posti di blocco e il congelamento della Commissione congiunta per i confini, costituiscono coercizione con mezzi amministrativi.

Potrebbe deragliare il processo di conciliazione?

Ogni altra misura in più potrebbe far deragliare il processo di conciliazione. Entrambi i governi dovrebbero considerare le ondate di pesca, le detenzioni per ritorsione e gli scioperi procedurali come violazioni del processo e indirizzare gli incidenti attraverso il comitato di frontiera locale anziché attraverso la stampa.

Un altro rischio è la provocazione fatta dai militari. Le misure decise a L’Aia sono di indirizzo alle “Parti” riferendosi all’intero governo e non solo alle missioni diplomatiche. Le misure impegnano entrambe le parti a mostrare attenzione nelle dichiarazioni che rischiano di infiammare il sentimento generale.

I comandanti thailandesi avevano in precedenza previsto una terza serie di scontri. A marzo il capo dell’intelligence dell’esercito generale Theeranan Nanthakwang metteva in guardia di un prossimo scontro nei mesi successivi alla stagione delle piogge. A giugno il comandante della Seconda Regione militare generale Weerayuth Raksilp disse che uno scontro nuovo favorirebbe “chi è meglio preparato, chi è più veloce e meglio armato”.

Il comandante della marina ha dichiarato che la sua forza “è pronta al 100%”, mentre un comandante in pensione insistette a gennaio a dire che ci sarà un terzo scontro armato”.

Il ministro della difesa cambogiana nega che si stiano approntando al conflitto. Tuttavia quando i generali prevedono la guerra mentre i ministri degli esteri fanno i negoziati, i pianificatori cambogiani potrebbero concludere che sono i militari e non i diplomatici a fare il veto.

Mostrare controllo nelle dichiarazioni pubbliche

Il premier thailandese Anutin dovrebbe chiarire che discussioni pubbliche di nuovi scontri sono in contraddizione con gli impegni che la Thailandia ha ora preso a L’Aia, cosa che Phnom Pen deve fare in modo analogo.

Gli acquisti di armi mandano anche segnali differenti. Dopo una settimana dall’incontro di Singapore la Thailandia selezionò un committente per una fregata da 265 milioni di euro e ha approvato un’altra offerta di 9 milioni di euro di missili, artiglieria e parti in sostituzione per future operazioni.

La Thailandia afferma che la fregata sostituisce le navi obsolete ed è stata specificata per missione, non per paese. Ciò è plausibile, ma laddove non esiste alcun confine, la nuova capacità viene interpretata come un intento.

Anche gli eventi sulla terraferma, dove il confine è conteso, hanno un effetto. I comandanti thailandesi citano i movimenti segnalati dei carri armati cambogiani, affermazioni respinte dal Ministero della Difesa cambogiano, affermando di aver proposto che nessuna delle due parti minacci o faccia uso della forza in mare.

Sono bene accette le misure che servono a rafforzare la fiducia che però è difficile da conquistare. Mantenere la trasparenza in mare, evitare provocazioni e sfuggire al dilemma della sicurezza attraverso gli appalti sono le vie praticabili da seguire.

La Commissione può proporre un confine, ma solo i governi, con le loro forze armate, flotte e media in linea, possono adottare un risultato efficace.

Nory Ly, Lowry Institute

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