L’incertezza geopolitica proietta la sua ombra lunga sulla sicurezza globale e spinge verso l’alto la spesa per la difesa in tutto il mondo.
Varie nazioni del Sudest Asiatico hanno accresciuto la loro spesa alla difesa nazionale in modo significativo nel 2025 come si nota dalla tabella a seguito e è probabile che continuerà la sua ascesa mentre la regione si confronta con le sfide geopolitiche tra cui le tensioni nel Mare Cinese Meridionale e le dispute che continuano su molte frontiere tra paesi confinanti.

Allo stesso tempo l’incertezza su quanto sarà esteso l’impegno americano alla sicurezza accresce la pressione su paesi che devolvono molte loro risorse alla difesa.
La promettente spesa alla difesa nell’ASEAN
| Paese | Spesa Totale in difesa nel 2024 in Miliardi USD | Spesa Totale in difesa nel 2025 Miliardi USD | Crescita in% |
| Singapore | $15.1 | $17.0 | 12.6 |
| Indonesia | $11.0 | $15.0 | 36.4 |
| Vietnam | $8.5 | $10.0 | 17.6 |
| Filippine | $6.1 | $6.4 | 4.9 |
| Thailandia | $5.5 | $6.0 | 9.1 |
| Malesia | $4.3 | $4.9 | 14.0 |
| Cambogia | $0.72 | $0.74 | 2.8 |
Mentre salgono i bilanci alla difesa, ne segue una importante questione economica: Quali sono le conseguenze sulla crescita economica della ulteriore spesa militare?
La risposta non è affatto immediata. Una spesa pubblica aggiuntiva può sostenere la domanda e l’attività economica, in particolare quando un’economia ha una capacità produttiva inutilizzata. Ma la spesa per la difesa comporta anche un costo opportunità.
Le risorse destinate alle attrezzature militari, al personale e alle attività correlate non possono essere spese contemporaneamente per infrastrutture, istruzione, sanità o altri settori che potrebbero avere effetti maggiori sulla capacità produttiva e sulla crescita a lungo termine.
Paesi emergenti e paesi avanzati: differenti effetti
Lo scambio è particolarmente importante per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo, EMDE, in cui troviamo la maggioranza delle economie del Sudest Asiatico. In molti incontrano bisogni grandi di sviluppo insieme a tamponi fiscali limitati e all’esposizione a shock esterni.
La domanda importante non è perciò semplicemente se la spesa per la difesa fa crescere il PIL. E’ se l’attività economica addizionale che genera è abbastanza larga e persistente da compensare gli usi alternativi delle scarse risorse pubbliche. In questo senso le conseguenze economiche di una maggiore spesa per la difesa alla fine dipendono sia dagli effetti immediati della domanda che dall’estensione a cui dà o toglie spazio alle altre attività produttive.
Una recente ricerca indaga questa domanda usando un campione internazionale vasto con particolare attenzione alle economie emergenti e in via di sviluppo dell’Asia-Pacifico.
Invece di trattare ogni aumento del bilancio della difesa come un cambiamento politico indipendente, lo studio individua aumenti insolitamente consistenti della spesa per la difesa rispetto al modello di spesa storico di un paese, per poi esaminare come si evolve l’attività economica negli anni successivi a questi episodi.
In parole povere, l’esercizio si chiede se un aumento insolitamente elevato della spesa per la difesa tenda a essere seguito da una produzione più alta o più bassa e se tale relazione differisca sistematicamente tra i gruppi di economie.
Economie avanzate e economie EMDE: l’influenza della maggiore spesa militare
La distinzione tra economie avanzate ed economie EMDE è fortissima. Nelle economie emergenti e in via di sviluppo, la spesa nella difesa è seguita da crescite positive e persistenti in produzione i cui effetti stimati raggiungono da 0.7 a 1% del PIL dopo otto anni. Per contro nelle economie avanzate la risposta è debole e potrebbe diventare negativa.
Questi risultati sono consistenti con stime più dettagliate nell’articolo degli autori che mostrano risposte sostanzialmente più forti tra i paesi EMDE che tra le economie avanzate.
Il moltiplicatore della spesa per la difesa è limitato nelle economie avanzate — ma positivo e sostenuto nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo. Effetto degli shock della spesa per la difesa sul PIL

Esistono diverse ragioni plausibili per cui gli effetti possono differire.
Negli EMDE, una maggiore disponibilità di risorse sottoutilizzate e differenze nella struttura settoriale possono consentire a una spesa aggiuntiva per la difesa di generare una risposta alla domanda più ampia. La misura in cui la spesa iniziale circola nell’economia nazionale potrebbe dipendere dalla percentuale di appalti forniti a livello nazionale piuttosto che importati.
Nelle economie avanzate, la spesa aggiuntiva può equivalere a riallocazioni all’interno di un settore della difesa già maturo più che a stimoli economici. Queste sono spiegazioni possibili ma non conclusive del motivo per cui la spesa per la difesa è intrinsecamente più produttiva nelle economie in via di sviluppo.
In effetti, il nostro approccio empirico cattura la risposta complessiva dell’economia piuttosto che identificare meccanismi separati.
La risposta non è una prescrizione economica
Né la risposta media positiva tra gli EMDE dovrebbe essere interpretata come una prescrizione economica per espandere i bilanci della difesa. La nostra ulteriore analisi mostra notevoli variazioni tra i paesi.
Gli effetti tendono a essere più forti e persistenti laddove il debito pubblico è più basso e i sistemi finanziari sono più sviluppati, mentre l’apertura commerciale, la capacità di generare entrate e la qualità istituzionale influenzano anche il modo in cui le economie rispondono.
Il messaggio più ampio è che le condizioni fiscali e istituzionali sono importanti: lo stesso aumento della spesa per la difesa non deve necessariamente produrre le stesse conseguenze economiche nei vari Paesi.
Anche il tipo di spesa per la difesa è importante. La spesa militare di base e, in misura minore, la ricerca e lo sviluppo legati alla difesa sono associati a risposte di output più positive rispetto alla protezione civile e agli aiuti esteri, sebbene queste differenze debbano essere interpretate con cautela.
Anche il contesto di sicurezza circostante è importante: la spesa per la difesa è sostanzialmente più espansiva in ambienti ad alto conflitto. Allo stesso tempo, gli shock della difesa che si verificano in una regione generano solo deboli ricadute positive nel breve periodo ed effetti negativi nel medio termine.
Il moltiplicatore di difesa
Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che non esiste un unico “moltiplicatore di difesa”. Le conseguenze economiche dipendono da come i governi spendono il denaro, dalle circostanze in cui lo spendono e dalle condizioni fiscali ed economiche prevalenti in quel momento. Allo stesso modo, il documento completo mette in guardia dal trattare le stime delle componenti come una scomposizione strutturale degli effetti della spesa per la difesa.
Le differenze regionali rafforzano questo punto. All’interno degli EMDE, l’Asia meridionale mostra risposte di produzione particolarmente forti e persistenti agli shock della spesa per la difesa, con effetti che si avvicinano o superano l’1% nel medio termine.
La regione dell’Asia orientale e del Pacifico, al contrario, mostra una risposta considerevolmente più debole che non è statisticamente significativa. Anche altre regioni in via di sviluppo differiscono: l’America Latina, i Caraibi e l’Africa sub-sahariana mostrano risposte positive e persistenti, mentre le risposte in Europa e Asia centrale, Medio Oriente e Nord Africa sono vicine allo zero o negative.
Tali differenze possono riflettere variazioni nella struttura economica, nella capacità fiscale e nella composizione degli appalti della difesa. Ad esempio, gli appalti che richiedono maggiori importazioni possono far sì che una quota maggiore di spesa aggiuntiva fuoriesca all’estero anziché stimolare l’attività nazionale.
Per il Sud-est asiatico, l’implicazione è importante: l’effetto medio positivo riscontrato nei vari EMDE non può essere applicato semplicemente alle economie dell’ASEAN, poiché i dati relativi all’Asia orientale e al Pacifico sono considerevolmente più modesti.
Guardando al futuro
Le implicazioni per il Sud-Est asiatico sono quindi più sfumate di quanto potrebbero suggerire i sostenitori o i critici di una maggiore spesa per la difesa.
La spesa per la difesa non dovrebbe essere considerata uno strumento generale di stabilizzazione macroeconomica. Anche laddove la spesa aggiuntiva sostiene l’attività interna, l’entità e la persistenza di tale effetto dipendono fortemente dalle circostanze nazionali. Inoltre, il contemporaneo rafforzamento della difesa nelle economie vicine sembra fornire scarsi stimoli regionali sostenuti e potrebbe generare effetti negativi a medio termine attraverso lo spiazzamento e la riallocazione delle risorse.
Per i politici del sud-est asiatico, i costi opportunità sono consequenziali. Le risorse aggiuntive destinate alla difesa non possono finanziare contemporaneamente infrastrutture, sanità, istruzione o altri investimenti pubblici che potrebbero generare rendimenti economici a lungo termine più ampi e inclusivi.
Una risposta economica positiva alla spesa per la difesa non deve essere considerata una prova che la spesa per la difesa rappresenti l’uso più produttivo di risorse pubbliche aggiuntive.
In definitiva, le decisioni sui bilanci della difesa non possono essere ridotte ai loro effetti sul PIL. I governi del Sud-Est asiatico si trovano ad affrontare legittime richieste di proteggere l’integrità territoriale, la sicurezza marittima e la resilienza nazionale in un contesto regionale e globale sempre più incerto.
Una maggiore sicurezza può essa stessa generare importanti benefici economici riducendo l’incertezza e rafforzando la fiducia, sebbene tali effetti siano difficili da quantificare. Ma i dati economici evidenziano un’importante distinzione: la spesa per la difesa può essere necessaria per ragioni di sicurezza senza essere auspicabile come strumento per promuovere la crescita.
In particolare, la risposta relativamente tiepida alla spesa per la difesa nell’Asia orientale e nel Pacifico fornisce poche basi per aspettarsi che tale spesa dia impulso alle economie del Sud-est asiatico.
João Tovar Jalles John Beirne Donghyun Park Fulcrum.sg