L’organizzazione Nahdlatul Ulama, NU, ed il suo progetto di un Islam tollerante, pacifico, l’Islam Nusantara, è davvero l’antidote all’estremismo del Califfato Islamico?
Attirò l’attenzione una dichiarazione dello scorso anno da parte del portavoce del Califfato Islamico Sheikh Abu Muhammad Al Adnani a causa del suo ordine di attaccare gli infedeli dell’occidente. Si assumeva che questi infedeli fossero non musulmani, come quelli uccisi a Parigi. Ma Adani diceva che anche i musulmani potrebbero essere definiti infedeli e patirne le conseguenze.
Lui invitava i musulmani ad attaccare gli infedeli con le armi che avevano.
“Se ci si rifiuta, mentre i nostri fratelli sono uccisi e bombardati e mentre il loro sangue e le loro proprietà sono distrutte dovunque, allora rivedete la vostra religione. Allora ti trovi in una situazione pericolosa.”
Il Califfato Islamico suona un vecchio motivo dell’Islam. Se esiste un califfato, i musulmani devono difenderlo. Se non lo fanno devono essere degli apostati.
Non esiste il grigio nello schema religioso del Califfato islamico, fa notare Holland Taylor, che dirige la LibForAll che lotta per un Islam tollerante. Il califfato islamico, come altri gruppi religiosi nel passato, crede di essere l’una via a Dio. Chiunque non lo crede può essere ucciso o reso schiavo, venduto come schiavo.
Come tanti hanno già notato, Daesh, il nome che tanti musulmani usano per califfato islamico, è un culto di morte che vuole far girare il mondo al contrario e trasformarlo in un costrutto medioevale gestito interamente dalla interpretazione della legge Sharia dei suoi capi. La parola Daesh rsuona anche come Dahes che in arabo significa seminare zizzania. C’è poco da meravigliarsi che il califfato islamico taglia la lingua a chi usa questa parola.
L’emergere di Daesh è un problema per i musulmani per i quali è impossibile negare la sharia, o fqh, la legge. Negare lo stato islamico è, almeno agli occhi dei radicali, negare l’Islam. Molti musulmani che conoscono poco la loro fede sono sottomessi facilmente per la minaccia di apostasia.
Ma mentre Daesh crea il pandemonio nel medio oriente, tanti indonesiani musulmani sono determinati ad opporsi alle loro richieste.
Quando si entra nell’ascensore del quartier generale del movimento sunnita Nahdlatul Ulama (NU) a Giacarta, si è salutati da una voce registrata: “Salam Alaikum”, Benvenuto. Quando si ferma al piano, la voce registrata dice “Alhamdililah” (Grazie a Dio).
L’Indonesia e persino la cosmopolita Giacarta aderisce sempre più alle formalità della vita Musulmana. I modi musulmani della moda e del comportamento pubblico si radicano sempre più nella vita di ogni giorno. NU tra tutti i cambi della vita moderna difende con forza lo stile tradizionale dell’Islam. La singola organizzazione più vasta al mondo di ogni specie con 50 milioni di membri, rappresenta una comunità tradizionale islamica dal sapore indonesiano che dice che i barbari del Daesh hanno torto marcio.
Quando l’ascensore giunge al settimo piano e giungiamo alla Sala, mi siedo in seconda fila. La sala si riempie subito di varie conoscenze, alcuni giornalisti esteri, osservatori dell’Indonesia, un uomo della finanza. Gli chiedo come mai sia venuto alla presentazione del film del NU. “Sono francese. Dopo Parigi è importante per me”. Gli rispondo che è importante per tutti.
Arrivano gli oratori. Kyai Haji Said Aqil Sirodj, segretario generale del comitato centrale del NU, ci dice perché siamo qui.
Lo scopo del film è di esportarlo in tutto il mondo. Donald Trump vuole impedire che i musulmani entrino in America per l’azione di piccoli gruppi che fanno terrorismo nel nome dell’Islam. Islam Nusantaranon è anti araba ma è un Islam sviluppatosi nelle isole orientali ed è molto differente da quello del Medio Oriente.
Siradj e gli altri di NU promuovono la loro forma unica dell’Islam come antidoto al califfato islamico, un rigetto del Wahhabismo, un modello alternativo per i musulmani dovunque come un insieme confortevole di religione e cultura, ed un messaggio all’occidente ce non tutti i musulmani sono degli assetati di sangue.
L’Islam Nusantara, dice Said Aqil, fu introdotto nelle isole indonesiane nel 1470 quasi 300 anni prima che Ibn Abd al-Wahhab stringesse l’alleanza con un signore locale, Muhammad Ibn Saud, in quello che molti credono sa ora divenuta un’alleanza blasfema di fanatismo religioso e ricchezza petrolifera.
Ci approntiamo a vedere il documentario The Divine Grace of Islam Nustantara, La Grazia divina dell’Islam Nusantara. Un film di un’ora e mezza, che vuol convenir l’idea che la fattura locale della religione sia un rimedio contro lo stato islamico. Il tema del film è un festival tenutosi nel 2014 per onorare gli ultimi luoghi di riposo de Walisongo, Nove Santi.
Mentre tra gli storici si dibatte su come sia arrivato l’Islam nell’arcipelago, NU accredita l’onore a Maulana Malik Ibrahim. Considerato il primo dei nuovi santi, gli altri erano i suoi discendenti. Mentre dicono che fossero di discendenza araba, NU stessa afferma si trattasse di mistici cinesi. Il secondo dei Walisongo, Sunan Ampel, si crede sia nato nella regione Champa, il Vietnam odierno.
Le tombe dei Walisongo disperse sulla costa settentrionale di Giava sono meta dei pellegrini fino ad oggi. In uno di essi, il custode dice che si hanno una media di 15 mila pellegrini al giorno. In Arabia Saudita, siti del genere sono stati cancellati dai puristi Wahhabi in una forma sterilizzata di Islam di stato che Said Aqil definisce anche intrinsecamente capitalista.
Il misticismo
La presenza dei Walisongo a Giava non comportò conflitti con le religioni del tempo. Le corti seguivano l’Induismo e il Buddismo ma la maggioranza della gente, secondo lo storico Agus Sanyoto, seguiva un credo chiamato Kapitayan. Invece di rigettare questo credo i santi del Walisongo lo adottarono in quello che divenne l’Islam Nusantara, l’Islam con il sapore dell’arcipelago delle Indie Orientali.
“I Kapitayan adoravano il dio supremo che chiamavano Sang Hyang Taya, il Grande Vuoto o Assoluto” racconta Sanyoto nel film. “Taya vuol dire vuoto, eppure sebbene la parola letteralmente voglia dire “Quello che non è” non implica la non esistenza. Non lo si può spiegare in termini razionali, che è la ragione per cui Sang Hyanta Taya fu descritto con la frase Tan Keno kinoyo Ngopo, ‘quello a cui nulla può essere fatto’. La mente non può afferrare ‘quello’ che è al di là dei concetti umani, né può essere raggiunto usando uno dei cinque sensi”.
I seguaci di Sang HyangTaya venerano rocce e macigni che dicono contengano l’essenza dell’ssoluto. I preti meditavano nelle grotte che rappresentano il vuoto. Gli olandesi descrivevano il sistema di credo come animismo, mentre Daesh e Wahhabi lo considerano insieme all’Islam Nusantara, come apostasia.
Vecchi nemici
Per NU la diffusione dell’Islam Nusantara come contrasto a Daesh non è solo questione teologica. L’organizzazione fu fondata specificamente per contrastare la pressione dell’infiltrazione Wahhabi.
“Sappiamo chi sono queste persone, li combattiamo da novantanni.” dice KH Yahya Cholil Staquf, uno dei capi del progetto Islam Nusantara.
KH Mustofa Bisri, che fino a poco tempo fa era il capo spirituale di NU, descrive il proselitismo Wahhabi come un’offesa al Profeta Maometto. “Il Profeta raccomandava a chi faceva proselitismo (da’wa) di rendere le cose semplici per la gente, non di farli vivere nel terrore. Eppure ultimamente è proprio da’wa a far inorridire e sbigottire la gente con l’Islam.
“L’Islam genuino, Islam Nusantara, l’Islam indonesiano, quello insegnato dal Messaggero di Dio, è stato soppiantato dall’Islam saudita, un islam avido e materialista, grossolano, crudele e selvaggio. Il punto di vista Wahhabi è solo un incubo orrido che tiene il mondo sveglio di notte a tremare nell’orrore”
L’ostilità tra l’Islam indonesiano e quello Wahhabita ha radici profonde.
I pellegrini di Sumatra Occidentale che tornavano dal pellegrinaggio agli inizi del 1800 pensavano che il loro Islam locale, colorato di tradizioni e cultura, era inferiore all’austera forma Wahhabi che avevano visto alla Mecca ed in altri centri di vita islamica.
Si battevano per applicare le sue strutture nel proprio paese, dove le tradizioni Sufi si erano fuse con l’eredità culturale locale. Chi rifiutava di riconoscere la nuova versione “pura” dell’Islam era ucciso compresi parenti stretti. Altri erano resi schiavi, allo stesso modo che fa ora il califfato islamico. Il conflitto divenne noto come le guerre di Padri.
I resoconti storici delle Guerre di Padri dicono che si estesero dal 1821 al 1837. La fazione Wahhabi forse poteva aver prevalso, ma la loro filosofia negava la legittimità dei governanti locali che naturalmente erano riluttanti a cedere il potere e lottarono contro. I colonizzatori Olandesi, inizialmente costretti a sostenere una guerra a Giava, alla fine diedero aiuto ai governanti locali e sconfissero gli aderenti Wahhabi. Ironicamente il tentativo di imporre una forma austera dell’Islam sulla popolazione di Sumatra Occidentale finì per essere l’occasione dell’espansionismo olandese in altre aree di Sumatra.
Per NU la guerra contro Wahhabi è stata lunga e non è ancora terminata. Sirodj nell’ottobre 2015 metteva in guardia che Daesh voleva espandere la sua rete in Asia per il 2017. Mentre non diede alcuna fonte per questa affermazione aggiunse che mirava ad un califfato globale per il 2022. Avrebbe assorbito Indonesia, Malesia e le aree musulmane delle Filippine, in risposta alle preghiere dei duri delle tre regioni del sudest asiatico.
Il diritto ad innovare
Nell’opporsi alla teologia Wahhabi coloro che propongono l’Islam Nusantara capisco il compito che si assumono. Fanno pressione attiva per la revisione della legge islamica per dichiarare fuori legge le pratiche di omicidio degli apostati e della schiavitù.
Yahya Staquf ammette che, come ora afferma la fiqh, la legge, i musulmani hanno un problema. “L’introduzione della schiavitù nel califfato islamico si basa sulla legge islamica. Cosa possiamo fare? Logicamente dobbiamo rivedere l’Islam.”
Sulla questione della schiavitù egli dice: “Questa è una questione di giurisprudenza e forse ha bisogno di una reinterpretazione. Altri fattori devono essere considerati come la relazione tra persone di differenti religioni. Quello che credevamo centinaia di anni fa non è necessariamente importante oggi”
Questo rappresenta bid’ah, innovazione, che nella comprensione musulmana è una connotazione negativa.
Un hadith dice: “Ogni bid’ah è smarrirsi ed ogni smarrirsi va nel fuoco dell’inferno”
Il sito Masjid al-Muslimiin afferma quanto segue:
Dio ordinò ai musulmani di non dividersi in sette. Innovazioni e divisioni in materia di religione e adorazione nell’Islam sono considerate contaminazioni, errori e deviazioni.
E poi questo:
“Cambiare le leggi di Dio è vietato nell’Islam. Dio condanna i capi religiosi che cambiano i principi divini. Uno che tenti di fare cambiamenti si pone allo stesso livello di Dio, commettendo politeismo. Un esempio di ciò sarebbe rendere l’uccisione di innocenti legale. Le leggi di Dio sono perfette e non hanno bisogno di essere modernizzate da chiunque.”
La questione del Bid’ah va al cuore della discussione sulle scritture tra il califfato islamico e gli altri musulmani, compreso l’Islam Nusantara. Holland Taylor, un ex industriale che lavora da anni con NU, nota che per la gran parte dei musulmani ci sono bid’ah accettabili e inaccettabili.
Le inaccettabili includono i tentativi di cambiare le regole fondamentali dell’Islam. “Se qualcuno dice che non è necessario pregare cinque volte al giorno quella è una bid’ah inaccettabile. Ma innovare modificando le pratiche dell’Islam alle attuali circostanze è accettabile per molti.”
Peril califfato islamico qualunque bid’ah è inaccettabile. Insistono sull’applicazione della fiqh come formulata nei secoli immediatamente seguenti al Profeta Maometto. Erano tempi di violenza e di sangue, e richiedevano una posizione violenta ma Wahhabi afferma che i musulmani devono vivere sotto leggi che si applicano in tempi di sangue.
Per NU, è un errore. I suoi insegnanti indicano che la fiqh che Daesh insiste nell’applicare alla società non fu formulata dallo stesso Profeta ma da Umayyad e califfati successivi che vennero un secolo dopo.
Questa interpretazione non può perciò essere vista la come parola di Dio. NU crede che l’Islam dovrebbe riflettere sui tempi che cambiano. “Non sono legati dalla parola della legge ma dallo spirito della legge” dice Taylor.
Questa rappresenta una visione dell’Islam diametralmente opposta. Islam Nusantara si pone come esempio di Islam moderato, tollerante che rigetta tutte le forme di violenza. Eppure essa stessa è stata immersa in atti violenti.
Nel periodo successivo ad un tentativo di golpe comunista a settembre 1965, le folle musulmane con un grande coinvolgimento del gruppo giovanile di NU,Ansor, iniziò una strage di comunisti e simpatizzanti. Si parla di almeno 500 mila persone uccise che intasarono i fiumi a Bali e Giava di cadaveri.
Questa storia sanguinosa fa sì che molti rigettino un ruolo dell’Islam Nusantara e del NU nel rigetto del califfato islamico. Chi ha il sangue sulle mani non può ora affermare di essere campione della pace e della tolleranza, dicono in molti.
Lo dissi a Said Aqil. “Dobbiamo vederlo nel contesto della storia e non solo le conseguenze. C’erano molte cose del PKI che si opponevano al credo della popolazione indoensiana e ci furono molti conflitti”
Il PKI sarebbe diventato sempre più confrontazionale dopo la ribellione della città di Madium a Giava Orientale nel 1948, mentre i nazionalisti combattevano ancora gli olandesi per il controllo del paese. Detta in modo duro dalle forze armate indonesiane, i comunisti si raggrupparono di nuovo e gettavano il loro veleno alla società tradizionale.
“Tra il 1948 e il 1965 non passavano giorni senza conflitto tra PKI e i seguaci dell’Islam e del NU” dice Said Aqil. “Se la vediamo nella prospettiva del tempo, non quella di oggi, si pone come nei conflitti in qualunque parte del mondo. Il passato è passato. Non c’è bisogno di scuse (per le uccisioni come molti chiedono). I capi nelle regioni hanno avvicinato i discendenti di chi fu ucciso e sono in buona relazione. Non abbiamo bisogno di scusarci”
Said Aqil vuole sottolineare che NU e Islam Nusantara è pace, non conflitto. Eppure non è difficile vedere NU e Ansor riprendere i coltelli, questa volta non contro i comunisti, ma contro gli estremisti dei gruppi Wahhabi se continuano a contestare il diritto dei musulmani indonesiani a credere nella religione che è loro da secoli.
Finora non vi è il bisogno. Manel distribuire il film The Divine Grace of Islam Nustantara, La Grazia divina dell’Islam Nusantara, NU pone una sfida diretta allo Stato Islamico ed ai Wahhabiti. Yahya Staquf afferma che il film è un invito ai musulmani di tutto il mondo a rigettare il radicalismo e la camicia di forza e affermare l’adattamento proprio culturale dell’Islam.
“Hanno il diritto di essere musulmani e mantenere la propri civiltà e cultura. Quello di cui ha bisogno il mondo ora è di apprendere la vera natura della minaccia. Il califfato islamico è parte dell’Islam e la minaccia è reale. Abbiamo bisogno di costruire una coalizione e della volontà di combatterlo. La minaccia è quella che è e abbiamo bisogno di costruire un consenso su come affrontare la minaccia … la consideriamo una minaccia all’umanità”
Keith Loveard , New Mandala