C’è lo stato nella strage di musulmani Ahmadiya musulmani a Banten?

Listen to this article

Una folla di un migliaio di estremisti musulmani ha attaccato con machete, pietre e bastoni una comunità di seguaci della setta musulmana Ahmadiya nella provincia indonesiana di Banten domenica mattina. Tre persone sono state uccise e altri 5 sono feriti gravemente.

Secondo il racconto di uno dei feriti, Ahmad, un gruppo di diciotto fedeli era andato a protestare a Cikeusik contro la detenzione di un loro ecclesiastico locale presso la polizia, Ma sono stati attaccati dalla folla.

“Io sono scappato con tutte le mie forze quando la folla è arrivata. Ci superava in numero ed era un attacco premeditato. Me ne sono andato verso una risaia vicina come d’accordo così da dare a qualcuno la possibilità di sopravvivere. Erano in molti a correre dietro di me. Sono stato colpito con un bambù e sono caduto per terra.”

Nel suo racconto, a salvarlo è stata una grande cifra di soldi che aveva in tasca, circa un centinaio di dollari. “Mi hanno lasciato andare così dopo aver trovato i soldi. Ma non hanno impedito agli altri di picchiarmi. Vedendo un poliziotto mi sono immediatamente attaccato a lui anche quando la folla voleva colpirmi. Poi sono stato portato in un mezzo della polizia”
Uno dei feriti è in coma con ferite al capo e per tutto il corpo, con un braccio quasi tranciato da un macete.

Il capo della polizia Timur Pradopo ha dichiarato che la notte del sabato si sapeva che il gruppo degli Ahmadiya avrebbe fatto delle attività che la popolazione locale non considerava opportune e contro cui avrebbe fatto qualcosa. Il Forum della Comunicazione Interreligiosa di Banten, prevedendo i problemi che si creeranno, porta l’ecclesiastico nel posto di polizia a garanzia della sua sicurezza.

“Ma improvvisamente alle 7 di mattina della domenica, circa 15 Ahmadi, guidati da un uomo chiamato Deden che diceva di essere del quartiere centrale di Ahmadiya, arrivano alla casa vuota dell’ecclesiastico dicendo che la casa apparteneva alla loro comunità e che l’avrebbero custodita in caso di attacco.”

“Siamo andati sul posto come polizia ed abbiamo chiesto di disperdersi. Hanno rifiutato. Improvvisamente appaiono 1500 persone del villaggio ed è quando è accaduto il tutto.”
Secondo il racconto di un altro Ahmadi presente ai fatti, la polizia non ha fatto altro che stare a guardare quando la folla ha cominciato a lanciare pietre e bastoni di bambù.

Le proteste contro questa ignavia del mondo politico e della polizia non si sono fatte attendere. Qui di seguito proponiamo un editoriale del JakartaPost, molto duro sul comportamento del governo che con un suo decreto ha dichiarato la setta come provocatori negando i diritti che la costituzione indonesiana riconosce a tutti i cittadini di qualunque fede. Il presidente indonesiano ha ordinato un’inchiesta e la punizione per quegli ufficiali negligenti. Sul come finirà l’inchiesta ci sono pochi dubbi da parte di molti democratici, anche in considerazione delle dichiarazioni del Ministro per gli Affari Religiosi.

Egli difende il decreto con cui si proibisce ad Ahmadiya di fare culto e promozione del loro credo.
Ma sono anche in tanti a chiedere che Ahmadiya di fare una scelta: di dichiararsi una nuova religione con la conseguente “libertà di culto” oppure ritornare all’ovile dell’Islam pena il rischio di una messa al bando anche in Indonesia, come in tutti gli altri paesi musulmani, o di continue aggressioni alla sua comunità.
Quale futuro attende questo immenso e popoloso paese?

Ahmadiyah: Terrorismo di stato

L’assassinio di tre seguaci della setta Ahmadiya a Banten domenica è un esempio concreto di terrorismo aiutato dallo stato contro i suoi propri cittadini.

Col pieno supporto, tragico e triste da ammettere, dello stato, l’oppressione sanguinosa e persino la macellazione di indonesiani continuerà a perseguitarci. Questa oppressione da strada di quelli che hanno un punto di vista, fede o retroterra differenti rispetto a quelli della maggioranza attraverso quelli con le spade nelle mani continuerà e persino si spargerà in altre parti della società, anche senza una ragione o un pretesto.
Tutti gli indonesiani, indipendentemente dal gruppo a cui appartengono, dovrebbero considerare l’omicidio degli Ahmadi a Banten come un faro di emergenza, perché un trattamento così estremamente discriminatorio potrebbe accadere loro in una forma differente o ad un momento differente. Cosa sarebbe se le altre religioni avessero simili risposte violente alle differenti sette o religioni soltanto perché differiscono dalla teoria più accettata?

Ma è questo il terrorismo di stato? Il ministero degli affari religiosi ha ufficialmente dichiarato Ahmadiya provocatori dell’Islam e li ha invitati a pentirsi. Tuttavia il governo è stato veloce nel criticare gli omicidi di domenica nella provincia di Banten. Ogni volta che i fedeli di Ahmadiya sono attaccati o cacciati dalle zone il governo di regola esprime il suo rammarico e chiede un’indagine completa.

Se sono onesti i rappresentanti dello stato abbastanza per ascoltare la propria coscienza, allora ammetteranno che la discriminazione, sostenuta dallo stato, si sta sviluppando rapidamente in questa nazione.

Vogliamo rammentare al Presidente Susilo Bambang Yudhoyono, in qualità di capo dello stato, del suo obbligo costituzionale a proteggere tutti gli indonesiani indipendentemente dalla fede, etnia o ideologia, ed assicurare uguale trattamento per tutte le assemblee e parti interessate in questa nazione.

Difendiamo con forza il diritto di Ajmadiya ad esistere, non perché condividiamo o siamo d’accordo sulla loro ideologia, ma solamente perché la nostra Costituzione garantisce la libertà di religione e di espressione. Lo stato non deve permettere la persecuzione e criminalizzazione dei cittadini a causa dei loro credi personali.

Ad essere onesti, non ci sono molte speranze che trovi la determinazione per dire “il troppo è troppo” a quelli che tentano di imporre una giustizia di strada. Il presidente, i suoi ministri e gli altri rappresentanti dello stato certamente difenderanno la loro posizione “di non far nulla” sulle minoranze.

Centinaia di chiese sono state costrette a chiudere o bruciate in questa nazione. Ma è solo una questione di tempo prima che qualcosa di simile accada in altre aree dove l’Islam è una religione minoritaria.
Non si permetterà la costruzione di moschee oppure i musulmani troveranno difficoltà nel praticare la loro religione.

La maggioranza, non solo in termini di credo religioso, costringerà la minoranza a seguire i loro modi se non vorranno andare incontro a trattamenti brutali.

Ma dobbiamo anche ricordare quello che la storia ci ha mostrato. Più le minoranze sono oppresse, più creative diventeranno per assicurare la propria sopravvivenza. L’oppressione può spesso divenire una benedizione mascherata per quelli che sono ricercati poiché sono differenti dalla gente che pensano di avere la verità assoluta. Non è difficile trovare esempi del genere nel mondo.

E’ angosciante che gli Ahmadi hanno dovuto scontrarsi col terrorismo protetto dallo stato solo perché la loro fede personale non è riconosciuta dallo stato. E quello che è ancor più tragico, il nostro capo dello stato è riluttante nel portare avanti il suo obbligo istituzionale per proteggere i cittadini della nazione come ha giurato di fare quando ha assunto la carica.
JP

Taggato su: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole