Da capo dell’insorgenza a pacificatore: la lunga strada di Murad Ebrahim

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Il veterano capo dell’insorgenza Murad Ebrahim ha venduto le sue mimetiche un tempo indossate per un abito d’affari e guida la regione autonoma musulmana che il suo MILF ha conquistato dopo decenni di lotta armata nelle Filippine meridionali ed dopo anni di trattative per firmare un accordo di pace.

All’inizio di questo anno Murad ha assunto il comando del governo locale transitorio dopo che la gente di cinque province ed una manciata di distretti vicini accettarono di unirsi alla BARMM, regione autonoma Bangsamoro di Mindanao Musulmana.

Il settantenne capo afferma che ora potrà vedere la pace, finché vive, in una regione dove sono caduti 120 mila persone dagli anni 70 e nonostante il fallimento di una precedente regione autonoma, ARMM, governata dal predecessore del MILF, MNLF.

In un’intervista aperta, durata un’ora nel suo ufficio di Cotabato City, Murad ha parlato dei suoi sogni, delle attese e sfide nel momento in cui si insedia nella sua nuova posizione mentre militanti, stranieri e locali, attaccano il suo comando.

BenarNews: Quali sono le sfide che ha davanti? Crede sarà facile o difficile?

Murad: Prima di entrare in questo periodo intermedio di governo, sapevamo che avremmo trovato grandi sfide perché prima di tutto, siamo un’organizzazione rivoluzionaria e non abbiamo esperienza di governo. Dovevamo trasformarci da rivoluzionari a persone che governano.

Seconda cosa le attese della nostra gente sono molto alte e abbiamo bisogno di dare una risposta alle attese.

La prima sfida che ci siamo trovati di fronte nel primo anno del periodo di transizione è che i finanziamenti non sono stati approvati con la finanziaria del 2019, per cui ci restano solo i fondi restanti della ARMM per il 2019. E sono fondi già pianificati che non possiamo riprogrammare. Non possiamo aggiungere programmi per il 2019.

BN: In breve è una questione di soldi?

Murad: Una delle problematiche è la questione di soldi, dei finanziamenti.

BN: Come si adatta il suo gruppo di fronte a queste sfide?

Murad: Stiamo facendo dei progressi. Possiamo gestire le sfide. E lo speriamo perché nel 2022 ci sarà un’elezione per un governo regolare. Abbiamo bisogno di rafforzare il nostro partito politico perché la forma ministeriale di governo dipende di più dalla forza del partito politico.

BN: Molti dei suoi uomini non conoscono altro che combattere. Quanto sarà difficile?

Murad: Ad iniziare da qualche anno fa provammo già a dare le capacità alla nostra gente, perché ci aspettiamo che all’entrata nel governo abbiamo bisogno di capacitarli. E dalla parte nostra vediamo che il nostro successo dipende da come siamo capaci a mobilitare le capacità ed i talenti della nostra gente.

Così anche se impieghiamo la gente nostra gente nell’organizzazione, manteniamo anche quegli impiegati del ARMM che sono parte della burocrazia. Li abbiamo tenuti. Non abbiamo cambiato del tutto la burocrazia.

BN: Quindi ARMM è ancora lì?

Murad: E’ ancora lì. E la burocrazia è ancora intatta. Di fatto per ora abbiamo cambiato le persone legate all’autorità politica.

BN: Come prende la sfida il governo civile?

Murad: Finora è accettabile per loro.

BN: Cosa fa ora il comando del MILF di differente dal MNLF?

Murad: Ora ci concentriamo su quello che definiamo come governo morale. Pensiamo che il nostro successo sta nel come correggiamo i mali del sistema … i mali della società. Abbiamo bisogno perciò di concentrarci più sulla difesa del governo morale. E proprio durante l’inaugurazione della ARMM abbiamo chiesto a tutta l’autorità di transizione della Bangsamoro di giurare su Allah di seguire il governo morale. Questa per ora è la nostra prima difesa.

BN: A che punto siete col processo di decomissionamento? Quante armi ha il MILF?

Murad: Ci sono due tratti nel processo di pace. Una è la normalizzazione e l’altra è il tratto politico. I due vanno di pari passo. Ora sotto il tratto della normalizzazione c’è il decomissionamento delle nostre truppe che è diviso in tre parti. La prima fase è attiva dopo l’entrata in vigore della legge organica Bangsamoro, la seconda lo sarà quando sarà in funzione la struttura della sicurezza. La terza è quando si applicano tutti gli articoli dell’accordo. Ora stiamo vedendo il decommissionamento di circa 12 mila combattenti. Ci vorranno due o tre mesi.

BN Quindi questi 12,000 combattenti consegneranno le armi?

Murad: Si. Perché abbiamo diviso le armi in tre categorie; quelle di proprietà dell’organizzazione, quelle di proprietà individuale dei combattenti e quelle di proprietà dei civili ma usate durante la guerra. Abbiamo diversi accordi col governo su questo. La prima cosa da consegnare saranno le armi dell’organizzazione. Poi avremo qualche accordo su quali armi individualmente possedute da combattenti e civili.

BN: Quanti sono disponibili ad abbandonare le armi ed evitare di rimanere vulnerabili ad attacchi di altri gruppi opposti al MILF?

Murad: Ufficialmente abbiamo dichiarato il numero di armi dell’organizzazione che sono circa tra 6000 e 7000. Stiamo ancora contando quelle dei combattenti. E poi ci sono quelle dei civili.

BN: 6,000 è un po’ basso, non crede?

Murad: Come ho detto, le armi dei singoli combattenti sono molto di più.

BN: Di quante stiamo parlando?

Murad: Solo i nostri combattenti da 30 mila a 40 mila. Alcune sono di proprietà individuale e di civili

BN: Saranno distrutte le armi decommissionate?

Murad: Secondo l’accordo saranno rese inutilizzabili. Saranno tenute in un posto concordato e non saranno usate da entrambe le parti. Non saranno distrutte. E’ simile all’accordo dell’Irlanda del Nord. Le armi dei ribelli irlandesi sono intatte.

BN: Quando il MILF si unì al governo ci furono vari gruppi scissionisti del MILF, compreso il BIFF. Come pensa di trattare con loro se le vostre armi sono già consegnate?

Murad: All’inizio formiamo un accordo di sicurezza intermedio. Si formano gruppi di pace e di sicurezza congiunti che sono composti dei forze del governo e del MILF. Metà di loro di polizia e militari. Ci sarà una sicurezza ad interim. Le forze del MILF in questi gruppi saranno gli ultimi ad essere decommissionati.

BN: Il MILF farà parte della forza che si oppone al Califfato Islamico?

Murad: Certo ci saremo. Ma la nostra strategia ha due parti. Siamo aperti al dialogo con loro perché sentiamo e crediamo che la maggior parte di questi gruppi, o forse tutti, combattono per frustrazione del processo di pace. ASG emerse dopo il fallimento dell’applicazione del processo di pace del 1996 con MNLF. Il BIFF si divise dal MILF dopo il fallimento del MOA AD. L’ultimo gruppo, i fratelli Maute, si divisero durante il periodo di Aquino.

BN: Come farete a prevenire l’entrata dei combattenti stranieri come accadde a Marawi?

Murad: Prima di tutto il numero dei combattenti stranieri del ISIS qui è molto piccolo. Sono legati ai gruppi locali e non sono ideologici. E’ più una necessità finanziaria. Attualmente il nostro servizio di informazioni conferma che ci sono pochissimi nazionali stranieri che sono con questi piccoli gruppi.

BN: Quanti sarebbero secondo le vostre informazioni?

Murad: Sono tra 20 e 30 e dispersi, non in un solo posto.

BN: Dispersi dice, in aree popolose?

Murad: Sono divisi tra gruppi differenti. Anche BIFF e AG sono divisi in molti gruppi. Abu Sayaff non ha un capo. Sono suddivisi in vari gruppi. Lo stesso dicasi per il BIFF diviso in tre gruppi. Lo stesso gruppo Maute si erano divisi in almeno due gruppi. Quindi questi elementi stranieri sono dispersi in tanti gruppi dispersi.

BN: Possono trarre vantaggio da tutto ciò?

Murad: Si. Si possono avvantaggiare. Ma senza il sostegno della gente nell’area e poi con una struttura di sicurezza forte che funziona, abbiamo fiducia che ce ne potremo liberare. Offriamo anche loro la possibilità di trovare uno spazio se lo vogliono. Lo vogliamo perché il nostro accordo col governo è che ci sarà la dichiarazione di una amnistia generale che coprirà tutti i crimini politici. E noi includeremo loro, tutti coloro che sono qualificati.

BN: Anche coloro che presero parte a Marawi?

Murad: Beh quello è differente perché molti sono considerati criminali e non legati al reato politico.

BN: Il MILF sa qualcosa di Hatib Hajan Sawadjaan? Polizia e militari hanno detto che ha lavorato con militanti indonesiani per fare l’attentato a Jolo. Ci crede?

Murad: Sappiamo che la maggioranza di Abu Sayaff è motivata da denaro. Ed è la ragione per cui sono al centro dei rapimenti. Di recente sono stati coinvolti nelle bombe. Questi combattenti stranieri cercano di motivarli con denaro. Ed è per questo che si sono uniti al gruppo.

BN: Qual’è la differenza tra il MILF di ora e quello di vari anni fa?

Murad: Ora vediamo che la nostra gente è pronta a trasformarsi dalla solita forza rivoluzionaria. Sentiamo che tutti accettano che la situazione è differente da quella che avevamo di fronte quando iniziò questa lotta. Allora credevamo che fosse una lotta per sopravvivere. Se si guarda al modo in cui iniziò il conflitto, alla fine degli anni 60 quando c’era la cosiddetta campagna di genocidio contro la Bangsamoro. Ora è differente, particolarmente dopo l’arrivo al potere di Rodrigo Duterte. Lui stesso ha riconosciuto le ingiustizie contro la Bangsamoro. E questo riconoscimento di ingiustizia ci fa sentire ora cheè differente dal passato quando eravamo visti come il loro nemico.

BN: La sua vita come è cambiata?

Murad: … Lo stile di vita dipende sempre da ciò che ci circonda. Quando sei nella giungla hai uno stile differente da quello che hai nelle aree urbane.

BN: Si trova bene nel suo vestito ora?

Murad: Dobbiamo. Anche se indosso questo vestito di affari nelle ufficialità. Ma nelle giornate normali vesto normali abiti.

BN: Ci descrive la sua giornata?

Murad: … Durante la settimana sono in ufficio. Nei fine settimana sto al campo del MILF a Darapanan perché il nostro piano è di mantenere il MILF come movimento sociale. Non ci scioglieremo. Ci registreremo come un movimento sociale, non per forza un partito politico ma più come una ONG che potrebbe essere un partner del governo nell’applicazione dei servizi sociali alla gente.

Intervista di Jason Gutierrez, Jeoffrey Maitem, Jojo Rinoza and Mark Navales, Benarnews

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