Per tutta la notte tra il 22 e 23 agosto i combattenti separatisti hanno portato avanti attacchi su 51 obiettivi nell’inquieto meridione thai delle province di Pattani, Yala e Narathiwat.
Una settimana dopo il conteggio finale si fermò a 79 attacchi tra cui compare anche Songkhla. Tutto punta al BRN, Fronte rivoluzionario nazionale Melayu di Patani, il movimento separatista che controlla da molto virtualmente tutti i combattenti in campo.

Come sempre il BRN né conferma né nega le proprie attività e non ha un ramo politico esplicito per comunicare con la gente non perché non ci siano stati sforzi, quanto perché la Thailandia evita deliberatamente di riconoscere gli aspetti politici del conflitto. La Thailandia teme infatti che se lo facesse legittimerebbe ulteriormente il BRN.
Il braccio politico del BRN e narrazioni del conflitto
Parti straniere che tentano, formalmente o meno, di ingaggiare il BRN incorrono negli avvisi forti di Bangkok. Nonostante ciò dal 2013, la Thailandia ha inviato propri rappresentanti per incontrare rappresentanti del BRN non per “negoziati ufficiali” quanto per “discussioni”.
A causa della mancanza di un braccio politico visibile del BRN che parli alla gente, lo Stato Thai controlla in gran parte la narrazione. Potrebbe sembrare che ciò renda semplice il messaggio di controinsurrezione del governo, ma non è così.
I responsabili della sicurezza hanno avuto difficoltà a convincere sia la popolazione locale dell’estremo sud sia gli osservatori internazionali del loro punto di vista, principalmente a causa della limitata sofisticatezza e capacità comunicative delle agenzie di sicurezza e degli ambienti politici thailandesi.
I militari sparano dagli elicotteri su due uomini
La sera del 22 agosto, durante l’ondata coordinata di attacchi con incendi e bombe dell’insorgenza separatista, un elicottero dell’esercito volava sul distretto di Chanae di Narathiwat che avrebbe sparato a due giovani uomini. Uno di loro Solae Doloh di 21 anni ha avuto un proiettile nello stomaco. Un testimone oculare ha dato lo stesso racconto ai media locali e stranieri.
L’esercito ha negato di aver sparato ai due giovani ma non ha voluto rilasciare il video della camera dell’arma dell’elicottero nonostante le richieste ripetute proveniente dal parlamento.
Ma non si tratta solo di una storia di balistica o di una notte contesa. È la storia del resoconto di fiducia che si prolunga da oltre 20 anni, e di un governo che continua a fare passi indietro nello stesso modo impacciato. L’effetto totale è di un governo che continua a scegliere la posizione di chi difende le proprie istituzioni contro la posizione di una parte che prova ad essere creduta da un pubblico scettico. Dopo venti anni e un massacro come quello di Tak Bai si tratta proprio dell’istinto sbagliato se l’obiettivo è di far fare dei passi in avanti al processo di pace.
Il copione già visto e l’impunità dei militari
È vissuto come l’ultimo atto di un copione già visto dalla comunità: L’esercito reale thai nega le accuse, le indagini ufficiali si arenano da qualche parte, nessuno è mai responsabile. Non è necessario credere che questa specifica negazione sia una bugia per capire perché i residenti presumono che lo sia. Il priore sta facendo il lavoro, non le prove. Il copione fa il lavoro, non la prova.
Il BRN in mancanza di un’ala politica e di una solida strategia di comunicazione fa parlare la sia violenza.
Per dirla con le parole del prof. Srisompob Jitpiromsri, Direttore di Deep South Watch, la violenza dell’insorgenza è una forma di azione comunicativa. Persino i rappresentanti del BRN al tavolo del negoziato riconoscono che l’assenza di una piattaforma per il negoziato crea l’atmosfera in cui i combattenti si sentono più liberi di agire con proprie iniziative.
Dove finiscono i buoni propositi del capo negoziatore
Con ciò si riferisce all’assenza di termini di riferimento, TOR, per la Riduzione Temporanea della Violenza. Questa è una questione che era sul tavolo sin da quando l’ex capo delle spie Thanut Suvarnananda divenne il negoziatore capo del governo.
Gli incontri che ebbe toccarono vari temi buoni come un’amnistia per i detenuti, uno spazio maggiore per l’identità culturale malese e la loro narrazione storica, ma anche la condivisione di potere tra la regione e Bangkok.
Le parti speravano di poter completare il TOR in tempo per l’incontro ufficiale di alto livello di settembre 2026.
Ma i generali thailandesi, umiliati dalle morti dei cinque paramilitari del 22 luglio gettarono scompiglio nel processo: fermarono il processo del TOR finché il BRN non avesse spiegato perché, proprio mentre si andava avanti nel negoziato, i combattenti avevano compiuto un attacco del genere.
Considerando la richiesta come una mossa per salvare la faccia, il BRN non ha mai fornito spiegazioni. Al contrario, i suoi combattenti lanciarono gli attacchi coordinati del 22–23 agosto, sconvolgendo ulteriormente l’apparato di sicurezza.
La riduzione della violenza per il BRN
Il movimento ha inoltre insistito sul fatto che qualsiasi riduzione della violenza, e qualsiasi eventuale cessate il fuoco, deve coinvolgere un gruppo di monitoraggio internazionale che lavori a fianco delle organizzazioni locali della società civile sul campo.
Il dilemma che ciò crea è snervante: ritardare i colloqui per “punire” il BRN significa solo più attacchi, poiché non c’è più nulla che trattenga i combattenti. Come minimo, un TOR firmato sulla riduzione della violenza conferirebbe al conflitto un certo grado di prevedibilità.
Il vice primo ministro Sihasak Phuangketkeow, presidente del Comitato dei rappresentanti speciali per le province di confine meridionali, ha ammesso che la valutazione e la risposta sono state insufficienti, nonostante l’avvertimento dei servizi segreti.
Tale ammissione, per quanto sincera, ha trasformato un incidente di sicurezza in una responsabilità politica; è diventata una specifica omissione da sottolineare, piuttosto che la solita lamentela generalizzata su un conflitto irrisolvibile.
La strada lunga e piena di sangue che ci aspetta
Parte della narrazione che salva la faccia include un’affermazione esagerata secondo cui ci sarebbero gravi lotte intestine all’interno del BRN e che la sua ala militare sta colpendo duramente la Thailandia per screditare i suoi stessi leader politici e negoziatori.
Un ufficiale del BRN ha respinto questa affermazione, affermando che gli attacchi sono dovuti principalmente al fatto che il BRN celebra agosto come il mese della “merdeka”, in cui i paesi dell’arcipelago malese, Singapore, Indonesia e Malesia, commemorano la propria indipendenza.
Ciò non vuol dire che i combattenti siano indifferenti a quanto discusso al tavolo delle trattative. I combattenti del BRN operano effettivamente in modalità pilota automatico: l’ala politica non ordina gli attacchi; le cellule militanti decidono tra loro cosa colpire e quando.
Quando saltano le regole di base non scritte
Ci sono stati momenti in cui i combattenti sono andati oltre le regole di base non scritte e hanno colpito obiettivi facili — come all’indomani dell’assassinio di un leader militante chiave, Abdulroning Lateh, nell’aprile 2025, sebbene l’Esercito Reale Thailandese abbia negato la responsabilità della sua morte.
Artef Sohko, presidente di The Patani, un gruppo di azione politica che spesso funge da intermediario tra le agenzie statali thailandesi e i movimenti ribelli, ha affermato che i combattenti del BRN erano irritati dai duri discorsi dei generali thai, tra cui il nuovo segretario generale del Consiglio per la sicurezza nazionale, generale Chaiyapruek Duangprapat, che ha promesso di dare la caccia agli insorti del BRN ovunque si nascondano.
Artef ha affermato che gli attacchi non avevano lo scopo di aumentare il numero delle vittime; piuttosto, le dimensioni e la portata dell’operazione avevano lo scopo di screditare le agenzie di sicurezza thailandesi.
Ritornare al percorso di pace
In recenti interviste, Thanut ha indicato che le discussioni potrebbero riprendere in ottobre. Altri stanno spingendo affinché i colloqui si spostino fino a settembre — anche se ciò dipende dalla nomina tempestiva di un nuovo facilitatore da parte della Malesia. Fonti informate affermano che il prossimo facilitatore potrebbe essere un altro generale dell’esercito.
Gli osservatori del conflitto affermano che Thanut conta su due atti legislativi —La legge sul governo locale ie la legge sui diritti delle minoranze— per costituire la base per soddisfare la richiesta di BRN di un maggiore riconoscimento del suo popolo e della sua narrativa storica.
Idee progressiste, come rendere il malese una lingua “di lavoro” accanto al thailandese “ufficiale” e implementare l’educazione bilingue per i bambini dell’estremo sud la cui lingua madre è il malese, sono state avanzate nel 2005 dall’ormai defunta Commissione di riconciliazione nazionale (NRC). Nessuno dei suggerimenti dell’NRC fu accolto dal governo Thaksin Shinawatra dell’epoca; il suo approccio “tutto o niente” non fece altro che scavare una buca più profonda per gli sforzi volti a risolvere il conflitto.
I militari vogliono scegliersi i propri interlocutori
Ma riprendere i colloqui con il BRN non è l’unica sfida che Thanut deve affrontare. Il capo delle spie dovrà anche gestire i generali thailandesi a cui non è mai piaciuta l’idea di negoziare con il BRN, ritenendo che ciò legittimi inutilmente il movimento separatista.
Questi generali ritengono che se potessero parlare direttamente con i vertici militari del BRN, potrebbero porre fine al conflitto. Nessuno sa quali concessioni, se ce ne sono, l’Esercito reale thailandese sia disposto a fare.
Per ora, esso sta lavorando su un binario segreto con l’indonesiano Jusuf Kalla, sperando che l’ex vicepresidente indonesiano possa aprire un canale di comunicazione con l’ala militare del BRN.
L’Esercito Reale Thailandese ha anche chiesto aiuto a un think tank malese nel tentativo di escogitare un percorso separato per raggiungere i vertici militari del BRN.
L’esercito thai non sembra comprendere che in linea con le pratiche migliori internazionali non può scegliere quelli a cui vuole parlare, ma deve parlare a chiunque il BRN decida di inviare.
Don Pathan, PrachataiEnglish.com