Sebbene sia la crisi energetica a dominare le discussioni al Summit ASEAN 2026, emerge una domanda discussa talvolta a toni bassi: se o quando il blocco regionale debba reintegrare il Myanmar nel blocco e a sedersi al tavolo.

La posizione dell’ASEAN di certo non cambierà a breve in questo summit e i suoi capi di stato riproporranno il loro sostegno al vecchio piano di pace di cinque anni che redassero dopo il golpe militare violento di febbraio 2021.
Un incontro virtuale con i leader del Myanmar
Ciò anche quando i ministri degli esteri dei paesi ASEAN hanno accettato di avere un incontro virtuale con la controparte birmana, come ha detto il segretario generale ASEAN Kao Kim Hourn il 7 maggio.
Alcuni osservatori temono che questo segnali che una graduale accettazione del Myanmar è solo una questione di tempo anche alla luce della crescente ambivalenza dentro il blocco, una cosa impensabile per i militanti democratici del Myanmar che hanno fiducia nell’attuale presidenza di turno dell’ASEAN, Le Filippine, affinché abbia una posizione più netta contro il regime militare.
Khin Ohmar, attivista dei diritti umani birmana e fondatrice della rete Progressive Voice, dice di sperare che le Filippine possano continuare il lavoro della presidenza malese precedente, che aveva avuto una posizione più netta di quella di Manila finora, per assicurare come prima cosa che l’aiuto umanitario raggiunga la gente e poi che non riconoscano il governo militare.
Il regime dei generali prova a far reintegrare il Myanmar nell’ASEAN
I capi militari birmani all’indomani del golpe del 2021 non furono invitati agli incontri di alto livello dell’ASEAN. Il piano di pace ASEAN, il piano in cinque punti, chiede tra l’altro la fine della violenza e di far passare l’aiuto umanitario, ma da allora i progressi sono stati minimi.
Più di recente il governo militare tenne le “elezioni generali” che hanno fatto da battistrada al capo della giunta Min Aung Hlaing per diventare presidente eletto ad aprile scorso.
Una settimana fa, prima del summit ASEAN nella pittoresca Cebu, i militari hanno affermato di aver trasferito Aung San Suu Kyi, ex consigliera di stato e figura di spicco birmana, agli arresti domiciliari, (e liberato il presidente Win Myint), ma i suoi sostenitori hanno chiesto la prova dell’esistenza in vita di Aung San Suu Kyi.
Divisione nell’ASEAN
Per Singapore, Malesia, Indonesia e Timor Est queste azioni non soddisfano le condizioni dichiarate nel piano di cinque punti specialmente perché non ci sono cambiamenti sostanziali allo stato di guerra civile nel paese.
Per gli altri paesi che preferiscono un approccio più morbido, le recenti azioni dei militari possono essere sufficienti per far cambiare idea ai paesi dell’ASEAN.
“Quello che il governo del Myanmar prova a fare è di assistere coloro che vogliono riportare il Myanmar nelle file del blocco come la Thailandia” dice Barry Desker, esperto presso la Rajaratnam School of International Studies, il quale aggiunge che non crede che lo sarà sufficiente per prendere ora una decisione.
Negli ultimi mesi la Thailandia che condivide una frontiera di 2416 km con il Myanmar è stata molto attiva negli sforzi per coinvolgere il Myanmar, mentre Cambogia, Laos e Vietnam hanno mandato segnali analoghi.
La Thailandia in prima linea per reinterare il Myanmar
La posta in gioco è comprensibilmente più alta per gli stati “in prima linea” come la Thailandia, il cui pensiero è guidato dal pragmatismo e dal desiderio di sicurezza delle frontiere.
Per Debbie Stothard fondatrice di ALTSEAN-Burma la posizione thailandese è sconcertante e “contraria agli interessi nazionali” per via delle frequenti incursioni dello spazio aereo thailandese dei jet e droni militari birmani negli ultimi cinque anni.
Di recente il Myanmar è anche diventato un punto caldo di centri della truffa, fenomeno che secondo gli osservatori spinge l’ASEAN a risolvere l’impasse su cosa fare.
Il compito delle Filippine secondo Khin Ohmar è più difficile di quella della Malesia dopo che la giunta militare si è “ripresentata” come un governo formalmente civile.
C’è anche la paura che la questione del Myanmar sia ancora trascurata. Mentre ci fu molta attenzione al Myanmar all’inizio della presidenza filippina, a gennaio, il momento sembra sia rallentato con lo scoppio della crisi energetica attuale che oscura altre questioni nell’agenda del blocco.
Se non si dovesse raggiungere una risoluzione nel 2026, la questione del Myanmar ricadrebbe su Singapore che diventerà il presidente di turno dell’ASEAN.
Le alternative indesiderabili dell’ASEAN
Per l’ASEAN, che sposa la politica di non interferenza, la decisione di mantenere lo status quo o di riconoscere il governo militare, che gli attivisti sostengono stia ancora portando avanti la violenza contro la popolazione civile, è una scelta tra due alternative indesiderabili.
Gli analisti hanno suggerito altre due possibili opzioni: imporre misure punitive al Myanmar per non aver rispettato il 5PC o conferire all’inviato speciale dell’ASEAN in Myanmar il potere di coinvolgere la giunta in misure volte alla riconciliazione nazionale.
Ma ritengono che sia improbabile che queste questioni vengano affrontate, visto come si sono evolute le cose. Innanzitutto, data la divisione tra i membri, sarebbe difficile per l’ASEAN raggiungere un consenso per “opporsi” alla giunta.
In questo senso, mantenere lo status quo sarà probabilmente l’opzione più appetibile per ora, soprattutto quando ci sono questioni più urgenti da affrontare.
Tuttavia, ritardare qualsiasi risoluzione non solo minerebbe la credibilità dell’ASEAN segnalando che rimane una divisione, ma restringerebbe anche le opzioni del gruppo.
La questione è se l’ASEAN abbia – e possa eventualmente concordare su – un “finale”, anche se spinge per il 5PC.
La signora Khin Ohmar ha affermato:
“Temo che non prestino attenzione al Myanmar come dovrebbero, che non cerchino una soluzione rapida e che cadranno nella trappola della giunta.”
Sharon See, StraitsTimes