ASEAN: sostenere chi promuove una nuova democrazia federale birmana

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ASEAN deve impegnarsi a sostenere le voci di chi promuove una nuova democrazia federale in Myanamr ora che il regime militare arranca.

I ministri degli esteri dei paesi ASEAN il 28 e 29 gennaio si incontreranno nella storia Luang Prabang, capitale del Laos fino al 1975.

Sarà il primo incontro da quando il Laos ha assunto la presidenza di turno dell’ASEAN dall’Indonesia all’inizio dell’anno. Il tema della presidenza laotiana dell’ASEAN è: Asean: migliorare la connettività e la resilienza.

 nuova democrazia federale birmana
foto myanmar-now.org

Ma come accade spesso quando si radunano i capi di stato ASEAN, incombono sull’incontro altre questioni e in particolare la situazione nel Mare Cinese Meridionale e la crisi nel Myanmar.

Nel Myanmar si intensifica il conflitto tra il regime militare ed una vasta coalizione di organizzazioni della resistenza. Sin dal lancio degli attacchi coordinati di vasta scala alla fine di ottobre 2023 il regime militare ha subito grandi perdite.

Con il nome di operazione 1027, gli attacchi hanno portato alla cattura di centinaia di posizioni militari, di oltre 40 città, mentre colpivano vie commerciali importanti con la Cina, India e Bangladesh, e portavano tantissime armi e munizioni sotto il controllo della resistenza.

I militari birmani che sono spesso stati definiti invincibili hanno mostrato gravi debolezze. Gli attacchi iniziali hanno ispirato un senso accresciuto di unità di intenti nei gruppi della resistenza birmana. Ma ad oggi, tale unità di intenti è difficile da trovare nella comunità internazionale.

Dopo tre mesi dell’inizio dell’operazione 1027 diplomatici, personaggi importanti ed analisti continuano a fare previsioni con la lettura delle foglie di tè. Non si vede un percorso chiaro di uscita della crisi birmana.

Il Laos ha nominato come inviato speciale in Myanmar Alounkeo Kittikhoun che è un vice ministro degli esteri ed ex ambasciatore all’ONU. Insieme agli inviati speciali di Indonesia e Filippine, formano una troika dell’ASEAN che è un meccanismo individuato dai capi dell’ASEAN a settembre 2023.

Il 10 gennaio scorso Alounkeo Kittikhoun ha incontrato il generale Min Aung Hlaing, comandante supremo dei militari birmani, ma si sa pochissimo della loro discussione.

Mentre i membri dell’Asean si preparano all’incontro di Luang Prabang, si fa ancora più visibile una delle debolezze intrinseche dell’organizzazione. Solo due dei 10 membri dell’Asean condividono un confine con il Myanmar (Thailandia e Laos). Gli altri paesi confinanti del Myanmar che sono Cina, India e Bangladesh, non saranno a Luang Prabang.

Sollecitati dal crescente peso della vicinanza, hanno dovuto far fronte a flussi di rifugiati, violenze ai loro confini, esigenze umanitarie, criminalità transfrontaliera, sviluppo bloccato e la perdita di opportunità economiche.

Nel passato si è potuto guardare all’ONU o ad altre agenzie internazionali perché fornissero una piattaforma di partecipanti più inclusiva. Ma l’ONU da oltre sei mesi ha tenuto vacante la posizione di inviato speciale nel Myanmar.

Più in generale, dal golpe militare del Myanmar di febbraio 2021 la comunità internazionale è parsa alquanto sollevata dal fatto che l’ASEAN si sia preso il peso di trovare delle soluzioni per la crisi nel Myanmar.

“E’ l’ASEAN a guidare” è stata la scusa troppo spesso sentita di coloro che non volevano una condivisione di responsabilità. Fino a poco tempo fa, i vicini diretti del Myanmar non sono apparsi molto preoccupati di ciò che accadeva nel Myanmar.

L’eccezione era la Cina che ha dei legami storici con i gruppi etnici armati lungo le sue frontiere. Nel momento in cui le sue richieste di azione contro la criminalità alle proprie frontiere non hanno trovato ascolto dai militari birmani, si dice che la Cina abbia dato luce verde all’operazione 1027 portando allo smantellamento di molti centri di scam online sul suolo birmano sul confine con la Cina.

Da questi centri chi lavorava in condizioni di schiavitù ha frodato tantissime vittime innocenti in tutto il mondo e in particolare in Cina. L’operazione ha avuto successo nelle aree di frontiera cinesi ma potrebbe aver contribuito ad un effetto di ricaduta: la crescente concentrazione di centri di scam lungo le frontiere del Myanmar con la Thailandia e Laos.

L’India che ha sostenuto il regime militare birmano ha annunciato che costruirà un muro di 1643 chilometri lungo la propria frontiera con il Myanmar. Ed ad un recente summit dei paesi del Movimento dei Non Allineati, Bangladesh e Myanmar hanno continuato a discutere del rimpatrio dei rifugiati Rohingya, nonostante che il regime militare stia rapidamente perdendo terreno nel settentrione dello stato Rakhine, dove sono nati moltissimi Rohingya.

La varietà delle azioni mostra che i vicini del Myanmar non hanno ancora allineato le proprie posizioni. Il ministro degli esteri thai Parnpree Bahiddha-Nukara ha sottolineato l’importanza di un maggiore allineamento. In un suo articolo sul Bangkok Post di giorni fa ha chiesto impegno degli altri attori regionali oltre a quelli dell’ASEAN.

Ha anche annunciato la creazione di una iniziativa umanitaria bilaterale con il Myanmar “per affrontare i bisogni cocenti delle popolazioni lungo la frontiera e nell’interno”. Ha invitato l’ASEAN ad impegnarsi ed ha detto di sperare che ciò aiuterà ad applicare il Consenso in 5 punti dell’ASEAN sul Myanmar dopo l’accordo di Giacarta di aprile 2021.

Non si dubita della sincerità che è alla base degli sforzi in corso, ma si deve notare che non prevedono un punto fondamentale: l’attuale crisi birmana non si può risolvere senza il pieno impegno della popolazione.

Il panorama birmano è cambiato molto nei tre anni passati dal golpe militare. Il sostegno internazionale al regime si è ridotto e sul fronte interno la giunta si trova di fronte ad una opposizione molto più formidabile, meglio armata, motivata e soprattutto unita.

Mentre crescono i contatti tra comunità internazionale e la resistenza, restano solo parole se non quando i rappresentanti sono di fatto nella stanza come portatori di interessi quando si discute del Myanmar nelle conferenze internazionali.

L’Indonesia, che ha guidato l’ASEAN nel 2023, ha detto di aver avuto oltre 60 contatti con vari gruppi e organizzazione della resistenza. Questi stessi gruppi non dovrebbero essere tenuti a distanza in questo momento cruciale per il Myanmar.

Un esempio tipico è la collaborazione della Thailandia con il regime militare birmano nelle aree di confine. Il regime non controlla più molte di queste aree. L’iniziativa può avere successo se è radicata nelle strutture locali con provata efficacia. Ce ne sono molte che per decenni hanno mostrato efficacia nel dare assistenza a chi ha più bisogno.

Inoltre il regime birmano non è una organizzazione filantropica ma ha bloccato sempre l’assistenza umanitaria per chi ha estremo bisogno come è stato il caso delle aree pesantemente colpite dal ciclone Mocha nel 2023, la tempesta più mortale del secolo che ha colpito il Rakhine.

Le reazioni attuali di membri della comunità internazionale verso la crisi del Myanmar riflette la loro incertezza. Molti sono stati colti di sorpresa non credendo mai che le invincibili forze militari del Myanmar potessero essere battute.

La loro incertezza si manifesta in misure avventate come la costruzione di muri di confine o nel continuare a lavorare con un regime che ha perso il controllo territoriale su gran parte del paese, che non è più in grado di mantenere l’ordine pubblico o di fornire i servizi di base alla popolazione.

Nessuno potrà mai prevedere cosa succederà nel Myanmar nei prossimi mesi e anni, e ciò rende sempre più importante ascoltare le voci di chi ha gettato le basi per una nuova democrazia federale ed inclusiva.

Viste le grandi sfide che si hanno davanti, l’ASEAN e la più vasta comunità internazionale devono sostenerli mentre cercano opportunità che un Myanmar in evoluzione potrebbe portare all’intera regione.

Laetitia van den Assum – Kobsak Chutikul BangkokPost

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