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Una legge per l’aria pulita in Thailandia dal destino nebbioso

La legge di iniziativa popolare per l’ aria pulita in Thailandia è bloccata al Senato ma il costo umano cresce anche il Nord del Mondo

Viaggiare per il settentrione thailandese in aprile vi lascia una sensazione inquietante. La foschia grigia che vi circonda genera un’atmosfera oppressiva. La puoi assaporare in bocca e sentirla sul tuo corpo. C’è qualcosa di snervante nel guardare lontano e non poter vedere le montagne che sapete essere proprio lì.

Una legge per l'aria pulita in Thailandia dal destino nebbioso

Sembra quasi distopico, eppure è un fenomeno annuale, che raggiunge il culmine proprio prima del Songkran, la festa del Capodanno thailandese a metà aprile, per essere poi spazzato via dalla pioggia.

La stagione dei fumi

Questa è conosciuta come la stagione dei fumi. Tra gennaio e aprile di ogni anno, i fuochi dell’agricoltura e gli incendi boschivi contribuiscono a creare una spessa coltre di smog sulle province del settentrione thailandese.

Coloro che si battono per un’aria pulita in Thailandia sperano che l’ultima coltre di smog che afferra il nord farà scattare nel governo quel senso di urgenza a fare qualcosa. In molti hanno affidato le proprie speranze nella Legge Per l’Aria Pulita, una legge di iniziativa popolare che ha visto la gestazione di molti anni.

Ma non appena giungono le piogge e ritorna la vista delle montagne, il destino di questa legge si fa confuso e si teme che si dimenticherà altrettanto velocemente lo smog.

I cittadini del centro turistico di Chiang Mai si sono abituati alla copertura annuale di smog della città. Sono diventati un obbligo sia le mascherine, che i depuratori di aria e le app del controllo frequente della qualità dell’aria, mentre si limitano gli esercizi fisici all’aperto.

Chiang Mai paga lo scotto

Le piogge di febbraio creano quel falso senso per cui si crede che quest’anno potrebbe essere un anno migliore. Ma alla fine di marzo e inizio aprile, l’inquinamento dell’aria ha raggiunto dei livelli disastrosi che portano Chiang Mai regolarmente in cima alle classifiche delle città più inquinate al mondo, secondo IQAir.

In tre province hanno dichiarato lo stato di emergenza per disastro. Ciò ha spinto molti di coloro che vivono a Chiang Mai ad abbandonare la città con breve preavviso, anche se non tutti possono permetterselo.

I medici hanno messo in guardia sugli effetti negativi del PM2.5, il microscopico particolato derivante dall’inquinamento capace di penetrare i polmoni e finire nel sangue. Sanguinamenti dal naso, occhi arrossati, mal di gola, mal di testa e difficoltà a respirare sono i sintomi associati all’inquinamento atmosferico. I PM2.5 contribuiscono a malattie croniche come malattie cardiache e cancro al polmone.

Il rapporto di State of Global Air 2025 ha attribuito per il 2023 soltanto oltre 50mila morti per PM2.5. Quello stesso anno 10 milioni di Thai hanno cercato il trattamento medico per le condizioni legate alla cattiva qualità dell’aria. L’Università di Chiang Mai ha assistito a numerose morti nel proprio personale per cancro al polmone negli ultimi anni legate alla qualità pericolosa dell’aria.

Le cause dell’inquinamento atmosferico

Le cause dell’inquinamento atmosferico in Thailandia variano a seconda della regione.

Nel settentrione thailandese l’inquinamento è dovuto all’incendio delle biomasse agricole per cui gli agricoltori incendiano le risaie vecchie e i campi di granturco e di canna da zucchero per ripulire il suolo e fare spazio ai nuovi raccolti. A questi si aggiungono gli incendi delle foreste causate dalle condizioni atmosferiche e anche lo smog generato in modo analogo in Vietnam, Myanmar, Cambogia e Laos che si sposta in Thailandia.

Nella Thailandia centrale la qualità dell’aria è compromessa dalle emissioni delle fabbriche e a Bangkok l’inquinamento è in gran parte causato dal traffico veicolare.

A Bangkok Weenarin Lulitanonda si allenava per partecipare alla maratona ma i frequenti mal di testa l’hanno costretta a fermarsi. La ex economista della Banca Mondiale, che ha fondato Clean Air Network della Thailandia, spera che la Legge Per l’Aria Pulita con cui si fondono sette proposte differenti e che ha impiegato due anni per la stesura della bozza finale darà un forte fondamento per affrontare l’inquinamento dell’aria.

Una legge popolare per l’Aria Pulita

Essenzialmente la legge onora il diritto all’aria pulita “come un diritto effettivo alla vita stessa, è un diritto umano”.

Una parte centrale della legge è il principio di chi inquina paga, sotto forma di multe salate per i grandi emettitori. Le somme saranno poste in un fondo per l’aria pulita che fornirà i sussidi e gli incentivi per aiutare imprese e agricoltori a fare la transizione verso pratiche più ecologiche.

La legge prevede un approccio decentralizzato in cui ogni provincia ha a che fare con circostanze uniche e cerca di migliorare la tracciabilità, determinando la fonte delle emissioni pericolose e dando alle imprese l’obbligo di dimostrare di usare pratiche pulite e che i loro prodotti non sono legate ai fuochi agricoli.

La legge fu approvata a stragrande maggioranza nella Camera Bassa thailandese ad ottobre 2025 ed è approdata al senato dove si è fermata. Il terremoto politico ha visto la caduta del governo di Paetongtarn e poi il primo governo di Anutin Charnvirakul. Il parlamento fu sciolto poi a dicembre 2025 prima delle elezioni anticipate di febbraio 2026 lasciando la legge nel limbo.

Legge per l’Aria pulita ferma al Senato

Chi sostiene la legge aveva messo in guardia sulla sua decadenza e della necessità di riprendere il processo parlamentare se non fosse stata presa in considerazione prima del 13 maggio.

Con l’avvicinarsi della scadenza, i sostenitori del disegno di legge hanno manifestato segnali preoccupanti. Anutin ha detto che sosterrà solo una versione redatta dal suo partito conservatore Bhumjaithai, mentre il suo vice ha affermato che dure sanzioni potrebbero minare gli investimenti in un momento di incertezza economica globale.

Gli economisti del Clean Air Network hanno sottolineato che gli investimenti e la competitività economica contano poco quando l’aria stessa danneggia le persone.

Il 15 maggio il parlamento si è espresso per riprendere la legge. La tregua dell’ultimo momento è un sollievo per i sostenitori del disegno di legge che non si fanno illusioni. La legge potrebbe uscire dal Senato annacquata oppure essere respinta del tutto. In un paese incline al dramma politico e alla corruzione sistemica, il futuro del disegno di legge rimane poco chiaro.

Weenarin avverte gli abitanti del Nord del mondo che la qualità dell’aria non è un problema che riguarda solo la Thailandia o l’Asia, dove si trovano molte fabbriche e aziende agricole del mondo. Il particolato percorre migliaia di chilometri, attraversando i confini nazionali e persino gli oceani.

“Siamo sotto la stessa stratosfera e l’inquinamento atmosferico circola e è scientificamente provato che circola effettivamente in tutto il mondo. Quindi questo è un problema di tutti”, afferma.

Erin Handley, TheInterpreter

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