E’ urgente uno sforzo di tutti indipendentemente dal colore politico o religioso per impedire che le Filippine discendano verso le barbarie
Cominciarono quasi immediatamente, con l’assunzione della presidenza di Duterte, gli omicidi spudorati della polizia e dei loro sostituti, che sono la componente principale, se non unica, di una brutale guerra alla droga indirizzata male e che prende di mira i poveri dando invece ai signori della droga un trattamento da guanti bianchi ed evasione dai tribunali.

Queste barbare atrocità della macchina omicida del regime sono state condannate dai prelati della Chiesa Cattolica, dai gruppi dei diritti umani qui e all’estero, dalla maggioranza di chi sta nei media con l’eccezione ovvia di chi è comprato e pagato e dai cittadini i cui sensi non sono stati addormentati dalla diffusa ignoranza, dalla logica atroce e dalla grammatica peggiore dei cretini adulatori online che sono in modo simile nel libro paga del regime di Duterte.
L’assassinio del diciassettenne studente Kian Loyd De Los Santos da parte della polizia ha spinto persino gran parte degli alleati di Duterte nel senato a porre le domande che i filippini intelligenti e preoccupati si pongono da mesi.
Alcune domande che alcuni senatori chiedono in ritardo, molto tempo dopo che fossero state poste da persone che capirono dall’inizio quello che non andava nell’approccio di Duterte con problema droga, è se non si tratti di un complesso problema sociale che richiede una risposta multilaterale invece di un fallimentare approccio semplicione che uccide i presunti tossicomani e spacciatori. La Thailandia intraprese un simile percorso nel 2003 uccidendo oltre 3000 presunti spacciatori e tossicomani nel giro di tre mesi senza risolvere il problema per poi scoprire che la maggioranza di chi morì era fatta di innocenti.
Se le droghe e la tossicodipendenza non sono proprio una cosa semplice, come i semplicioni credono che sia, gli omicidi allora affrontano il problema della droga che si presume diffuso nel paese?
Ma la polizia, autorizzata dalle assicurazioni di Duterte di impunità ed obbedendo all’ordine di uccidere chiunque sia sospettato di coinvolgimento nel traffico di droga illegale, sta uccidendo persone minori compresi che sono innocenti o che sarebbero potuti essere riabilitati nel caso fossero tossicomani o spacciatori?
Con l’eccezione del blocco Makabayan della sinistra filippina, i membri Camera Bassa hanno all’improvviso perso le loro voci stridenti, restando inusualmente silenziose di fronte all’ultima atrocità della polizia, forse nella speranza che la rabbia generale alla fine passerà perché, come dice il palazzo presidenziale, l’omicidio di Kian è un caso isolato. Questa affermazione è fuorviante e chiaramente falsa.
La verità è che almeno 31 minorenni, tra i quali un piccolo di quattro anni e due di cinque anni, sono stati trucidati nel corso della campagna di regime contro le droghe sin dal 2016.
Nel chiaro tentativo di lavarsi le mani di ogni responsabilità una volta che i loro test della droga diventano il fondamento poliziesco di uccidere più piccoli e giovani, persino il ministero dell’istruzione, che ha ordinato dei test antidroga obbligatori nelle scuole superiori private e pubbliche, ha condannato l’omicidio di Kian ed ogni forma di violenza contro gli studenti, chiedendo una indagine nell’omicidio ed il rispetto del governo della legge.
Ma lasciatelo che siano la polizia irriducibile, i duri, i sostenitori senza cervello del regime, i burocrati vecchi e nuovi a continuare a giustificare e condonare gli omicidi, il cui numero è stimato essere sui 7000, persino quando il loro idolo e ammiratore di Hitler pretende di essere arrabbiato da quell’omicidio di Kian da parte dei suoi sicari.
Nel momento in cui la polizia ricorre alla tattica ormai consunta da legge marziale di biasimare le vittime, essa e i suoi difensori svergognati affermano che Kian fosse armato, e che era un corriere per suo padre Zaldy De Los Santos, che ora accusano di essere un commerciante di droga. Essi dicono in contrasto alle dichiarazioni dei testimoni e delle prove delle telecamere che affermano che i poliziotti tirarono via Kian dal negozio di famiglia, lo picchiarono, gli misero in mano una pistola, dicendogli di sparare e corsero via per poi ucciderlo.
Inoltre i burocrati vecchi e nuovi, per i quali è obbligatorio sostenere qualunque regime indipendentemente da quanto brutale sia per i soli propri interessi, accettano le affermazioni egoiste della polizia per confondere la gente. Sebbene uno sia un pubblico ministero, queste creature dimenticano in modo conveniente che anche se fosse coinvolto nel commercio illegale della droga, la vittima era legalmente un minore, e peggio ancora, aveva diritto ad un giusto processo ed assere considerato innocente invece di essere assassinato da chi definiamo applicatori della legge.
La presunzione di innocenza ed il diritto ad un giusto processo sono tra i diritti che spesso con tante parole Duterte ha chiaramente attaccato come scudi di protezione della criminalità e i cui difensori ha sempre minacciato di uccidere.
Da Duterte sono sempre giunte alla polizia assicurazioni della sua protezione contro le condanne, promettendo loro l’impunità, che il capo della polizia nega come privo di senso, come pure le istruzioni alla polizia di uccidere ed uccidere anche di più, fino ad invitarli a mettere le pistole nelle mani dei sospettati per giustificare così il loro omicidio.
Reagendo alla notizia che 32 persone erano state uccise a Bulacan dalla polizia Duterte ha detto che andava “bene” e che sarebbe dovuto accadere ogni giorno. La polizia di Manila, Caloocan, Malabon, Navotas e Valenzuela hanno aderito uccidendo 42 altre persone che si sono aggiunte alla cifra di Bulacan raggiungendo i 74 omicidi in tre giorni.
Non dimentichiamo che, mentre Duterte era sindaco di Davao, ragazzi e giovani sospettati di coinvolgimento in microcriminalità furono uccisi da elementi della Squadra Della Morte di Davao, con cui il candidato Duterte ammise dei legami durante la sua campagna elettorale. Questi minorenni erano nelle liste degli obiettivi che il regime ha portato su scala nazionale. Il PCIJ ha trovato a settembre del 2016 che oltre 20 mila minori sono in quella lista di presunti tossicomani, spacciatori e corrieri, rendendoli vittime potenziali dell’omicidio di stato.
Queste isole di paura sono le mani insanguinate di un regime inumano da età della pietra la cui brutalità non conosce limiti. E’ un regime che nel prendere di mira chiunque, anche giovane, assicura che futuro privo di quegli uomini e donne i cui talenti e visioni e patriottismo potrebbero fare la differenza per i destini dei cittadini e del paese; un regime che distrugge le vera fondamenta della vita civile e del governo della legge attraverso la venerazione dell’omicidio e del terrore come esplicita politica di stato nell’affrontare i temi sociali più complessi.
Il regime dell’irrazionalità e della violenza insensata ha ucciso migliaia di persone e minaccia ancora di ucciderne di più compreso il futuro che alberga nei giovani.
Quello di cui c’è urgente bisogno per fermare questa pazzia è uno sforzo concertato di organizzazioni di massa e di persone, di gruppi settoriali, di chi difende i diritti umani, delle chiese, della società civile, dei media di ogni formazione politica di qualunque orientamento che comprenda il bisogno di fermare la rapida discesa del paese in qualcosa persino peggiore delle barbarie.
Luiz Teodoro, La discesa verso le Barbarie