Venerdì 9 settembre inizia la visita del presidente Rodrigo Duterte in Indonesia dove incontrerà il presidente Joko Widodo con il quale Duterte condivide alcune idee.
Filippine e Indonesia hanno relazioni diplomatiche amichevoli ed hanno varie questioni in comune. Dewi Fortuna Anwar del Habibie Centre discute con il sito di notizie The Rappler alcune di queste questioni.

La prima questione è quella degli indonesiani sequestrati da Abu Sayaff.
Attualmente sono dieci gli indonesiani presi in ostaggio dal gruppo di Abu Sayaff per i quali l’Indonesia chiede la liberazione invitando il governo filippino a mettere in sicurezza il mare prospiciente l’isola di Sulu e Tawi Tawi dove i dieci indonesiani sono stati sequestrati dalle navi che portano carbone indonesiano nelle Filippine.
Come sostiene Anwar “Le famiglie sono molto preoccupate ed è una faccenda che ha ricevuto molta attenzione e che pone molta pressione sul governo.”
Se le Filippine dicono che possono liberare gli ostaggi con le proprie forze, è importante discutere i passi che le Filippine faranno per assicurare che tutti gli ostaggi sono salvi..”
In alternativa se le Filippine accettano l’offerta indonesiana di un invio di forze di sicurezza per salvare gli ostaggi, si devono appianare alcuni dettagli.
L’Indonesia si è detta pronta ad aiutare le Filippine nel caso fossero d’accordo, ma è necessario un invito ufficiale da parte del governo filippino”
La seconda questione, legata per altro a questa vicenda è la sicurezza nel mare di Sulu.
I due capi di stato, Duterte e Jokowi, devono affrontare come meglio controllare il mare di Sulu dove operano le milizie di Abu Sayaff e non solo.
“Persino dopo l’incontro tra Malesia, Indonesia e Filippine e gli incontri sui pattugliamenti coordinati, i rapimenti di Abu Sayaff hanno continuato a prendere di mira gli indonesiani. E’ inaccettabile. Bisogna assicurarsi che l’azione preventiva sia efficace. Le Filippine devono fare di più per eliminare Abu Sayaff ma abbiamo anche bisogno di una partecipazione più stretta alla sicurezza marittima.”
Quest’anno sono stati rapiti 24 marinai indonesiani e alcuni malesi mentre lavoravano sulla arteria marittima vitale. I tre paesi a maggio hanno lanciato pattugliamenti coordinati che però non sono serviti finora a bloccare i rapimenti. Il presidente Rodrigo Duterte ha proclamato una situazione di emergenza promettendo di distruggere Abu Sayaff.
Terza questione è la guerra alla droga e Mary Jane Veloso, la donna filippina condannata a morte per spaccio e poi rilasciata nelle Filippine.
Sia Jokowi che Duterte affermano che i loro paesi soffrono per la diffusione della droga a cui hanno dichiarato guerra. Entrambi sono molto criticati per le posizioni assunte: i quasi 3000 morti degli omicidi extragiudiziali di Duterte e le condanne a morte di Jokowi.
Ma Duterte ha detto che chiederà a Jokowi di liberare la Veloso nel modo più cortese e rispettoso possibile, disposto anche ad accettare che la sua richiesta sia rigettata. “Per la semplice ragione che non dubito del sistema giuridico indonesiano”.
Quarta questione è il governo della legge nel mare cinese meridionale, dove la presenza sempre più asseriva della Cina fa discutere tutti i capi di stato.
La Cina vanta dei diritti di sovranità su quasi tutto il Mare Cinese Meridionale dove transitano circa 5 milioni di milioni di dollari ogni anno. Il verdetto arbitrale del tribunale dell’UNCLOS ha rigettato questa richiesta perché non ha basi legali condannando anche la costruzione di isole artificiali in acque che sono zona economica esclusiva filippina. E’ un verdetto che Pechino vuole ignorare.
Secondo Anwar del Habibie Center i due paesi discuteranno “come Indonesia e Filippine e tutti gli altri paesi dell’ASEAN possono rafforzare la cooperazione e i pilastri politici e della sicurezza dell’ASEAN. Siamo molto preoccupati delle chiare divisioni dentro l’ASEAN che potrebbero portare i paesi ad essere messi l’uno contro l’altro, usati dagli interessi in competizione delle superpotenze.”
I paesi che hanno rivendicazioni territoriali opposte alla Cina sono Vietnam, Filippine, Brunei e Malesia. La maggioranza dei paesi dell’ASEAN avrebbero voluto fare pressioni sulla Cina per la sua campagna di reclamo di suolo e di costruzione di isole artificiali nelle acque strategiche. La Cina però è stata accusata di spingere Cambogia e Laos, i paesi poveri dell’ASEAN, a rischiare di rompere l’unità regionale con la promessa di aiuto e commercio.
Anwar sostiene l’importanza che i paesi si accordano a sostenere la legge internazionale e a spingere per un codice di condotta in mare.
“Non parteggiamo sulla sovranità su quelle isole. E’ una faccenda degli stati reclamanti ma siamo fortemente preoccupati perché siamo un arcipelago, su cosa avviene negli stati vicini e sulle conseguenze per l’Indonesia e l’ASEAN.
La quinta questione è la cooperazione economica, considerato anche l’inizio della Comunità economica dell’ASEAN e che entrambi i paesi aspirano a sviluppare le rispettive economie.
“Indonesia e Filippine dovrebbero ravvivare la cooperazione nelle Sulawesi, Calimantano e Filippine Meridionali” e dare a queste aree forte enfasi sulla connessione per poter sviluppare le economie.
“Ha senso sia economicamente che politicamente. Una debolezza delle Filippine è nel suo meridione. Se esiste una maggiore cooperazione in queste aree di frontiera migliorerà il benessere della gente e la coesione della sicurezza in quell’area”.
Natasha Gutierrez, TheRappler
Joko Widodo e Duterte seguono lo stesso sentiero nella lotta alla droga?
Nel centro di disintossicazione di Rumah Singgah Peka sulle colline di Bogor, a 50 km da Giacarta, Sam Nugraha talvolta non ce la fa a tenere testa ai clienti che giungono. La sua istituzione, aperta nel 2010 e gestita con fondi del governo, può tenere al massimo 20 pazienti, ma talvolta si giunge ad averne 40 che dormono per terra.
Da una parte Nugraha, che ha sulle spalle una storia di droga anche lui, l’ondata di gente che arriva suggerisce che la sua enfasi sulla riduzione del danno funziona. Dall’altro, la crescita di tossicomani da metamfetamina sembra sottolineare un’altra repressione della polizia nel paese che è convinto di trovarsi al centro di un’epidemia di droga.
“Lavoriamo sempre di più non perché la gente ha problemi di droga ma perché hanno problemi legali” dice Nugraha.
Con vari mezzi che vanno dalla disintossicazione forzata, lunghe sentenze di carcere e pena capitale, il governo indonesiano di Joko Widodo fa tutto quello che può per restare a galla in un paese pieno di droga.
La retorica ha avuto il suo massimo quando Widodo, in un discorso alla polizia, invitò a sparare per uccidere i trafficanti, specie stranieri, che resistono agli arresti, chiaramente copiando una pagina dal suo amico filippino Rodrigo Duterte.
“Uccideteli” scrissero i media locali citando Widodo. “perché davvero siamo un una posizione di emergenza”. I suoi commenti giunsero ad una settimana dopo che la polizia uccise un uomo di Taiwan che si disse avesse resistito agli arresti, mentre provava a contrabbandare una tonnellata di shabu nel paese dalla Cina.”
Tra tutte le droghe sembra che lo shabu sia la scelta su cui ricade il paese. I dati più recenti dell’ONU mostrano che furono sequestrate 4 tonnellate nel 2015, proveniente dalla Cina, Iran e Malesia.
Mentre la retorica da macho può piacere agli elettori, gli stessi poliziotti antidroga del presidente dicono che la diffusione della droga è spesso ingigantita, e serve a distrarre da metodi costruttivi di prevenzione e trattamento della dipendenza.
“Non è un’emergenza” dice Bali Moniaga del comitato nazionale della droga, il quale comunque afferma che l’uso della roga è allarmante. “Una cosa è sequestrare e arrestare, ma dobbiamo essere attenti al trattamento e alla prevenzione. Puoi sequestrare una tonnellata di shabu ma il mercato è pronto a rimpiazzarlo.
Bali Moniaga poi ha detto che non stava prendendo le distanze dell’agenzia dalle parole del presidente. “Non voglio dare l’impressione che siamo in una crisi. Il problema è reale. Siamo quasi in una situazione pericolosa”
Rigetta però le affermazioni secondo cui l’Indonesia è sullo stesso sentiero delle Filippine.
“Non c’è alcuna nuova politica come nelle Filippine. Abbiamo legge e democrazia. Il presidente esprimeva solo il suo sentimento. La legge non permette simili omicidi” dice Bali Moniaga.
Eppure Widodo corre per la rielezione nel 2019 ed è pronto ad afferrare il tema dell’uomo forte populista in un anno che ha visto i conservatori islamici sconfiggere e poi incarcerare l’ex governatore di Giacarta, Basuki Purnama, un tempo suo alleato. L’uso della droga è un grande tabù in Indonesia e sono valutati dimostrazione esterne di pietà.
Widodo è un sostenitore entusiasta della pena di morte del paese per trafficanti e signori della droga. Diciotto persone sono state condannate a morte nei tre anni di presidenza di Widodo, più che nell’intero decennio del suo predecessore.
“La gente lo sosterrà perché crederà che il governo sta facendo qualcosa per aiutarli e credono che la droga sia un male” dice Yohan Misero, difensore pubblico con LBH Masyarakat in casi di droga. “Spara per uccidere è difficile da monitorare. Ce ne sono pochi casi al giorno. Non genera la stessa attenzione che hanno gli ordini di Duterte di uccidere per strada, qualcosa che la gente non tollererebbe”
Permettere che la polizia uccida i trafficanti porterà ad indagini ed è facile ad essere abusata. Chi applica la legge, come anche guardie carcerarie e giudici, sono colti mentre accettano mazzette dagli spacciatori o mentre distolgono lo sguardo quando i signori della droga gestiscono il traffico dalla cella. Lo scorso anno l’agenzia disse che i tre quarti del commercio di droga dal valore di miliardi di dollari era gestito dalle prigioni del paese.
“Meglio mandare i sospettati in tribunale” dice Misero. “Ucciderli pone il rischio di distruggere un’indagine se hanno informazioni utili quali legami con le alte file della polizia o della mafia”
Non è chiaro se l’Indonesia ha un problema di droga. BNN stima che 5 milioni di persone hanno usato la droga occasionalmente o hanno problemi di dipendenza. Questo dato potrebbe essere esagerato. Varie ricerche suggeriscono che il numero reale potrebbe aggirarsi attorno ad un milione di persone.
Nel passato Widodo citò un lavoro dell’università indonesiana che direbbe che muoiono ogni giorno per overdose una cinquantina di indonesiani. Questi risultati, dice Misero, erano ricavati da un conto doppio e dalle estrapolazioni dei risultati incerti su tutta la popolazione.
Moniaga sostiene che il paese ha bisogno di dati migliori: “Abbiamo bisogno di un’indagine indipendente. Non ho fiducia della grandezza dei campioni o della metodologia”.
Anche così, una volta nel giro, i tossicomani potrebbero trovare difficoltà nel trovare un trattamento. Nel 2016 il governo stanziò 5,5 milioni di euro per il trattamento mirato ad aiutare 150000 persone. Quest’anno il fondo si dimezzerà. A paragone il fondo per il BNN è di 76 milioni di euro.
Chi è condannato per uso di stupefacenti può essere costretto ai programmi di riabilitazione. Per il primo reato non è data esenzione ed il trattamento si attesta sulla crisi di astinenza seguita da un’astinenza feroce. I rappresentanti del governo hanno minacciato di tagliare il trattamento con metadone usato per gli eroinomani, secondo la paura che il metadone sostituisca l’eroina come droga.
“C’è una crisi della droga ma solo perché le autorità prendono di mira i pesci piccoli ed ignorano i re che fanno entrare la droga con i container” dice Nugraha.
Jeffrey Hutton, SCMP