Nagaenthran Dharmalingam, condanna a morte obbligatoria a Singapore

Un uomo malese Nagaenthran Dharmalingam sarà impiccato a Singapore la prossima settimana per aver portato nell’isola stato 43 grammi di eroina, ma vari gruppi dei diritti umani chiedono la sospensione dell’esecuzione perché l’uomo è portatore di disabilità mentale.

Nagaenthran Dharmalingam, che fu arrestato nell’aprile 2009 quando aveva 21 anni, fu scoperto mentre trasportava l’eroina legata alla sua gamba sinistra e fu condannato nel novembre 2010 all’impiccagione secondo la legge di Singapore che prevede la condanna a morte obbligatoria.

Nagaenthran Dharmalingam)
Nagaenthran Dharmalingam, 33, who is currently on death row in Singapore.
(Courtesy of Courtesy of Sharmila Dharmalingam)

Chi si oppone alla sua condanna a morte dicono che durante il processo si venne a sapere che l’indice IQ di Nagaenthran era di 69, un valore che a livello internazionale è riconosciuto come disabilità intellettiva. A questa disabilità si è trovato associato un disturbo da deficit di attenzione ed un disordine da alcolismo che messi assieme potrebbero inficiare le sue capacità di giudizio, la presa di decisione e il controllo dell’impulso.

La richiesta di appello di Nagaenthran Dharmalingam per commutare la sentenza ad una condanna in prigione a vita è stata respinta e lo scorso anno è stata rigettata la richiesta di clemenza del presidente.

Per lunedì prossimo è prevista un’audizione in tribunale per discutere la costituzionalità di una sentenza di condanna a morte per una persona disabile mentale. Se l’appello di incostituzionalità è respinto, l’uomo sarà la prima persona ad essere impiccata a Singapore dal 2019.

Il ministro degli esteri malese Saifuddin Abdullah ha detto di aver scritto del caso alla sua controparte di Singapore e che darà l’aiuto consolare a Nagaenthran e alla sua famiglia.

Il ministro degli interni di Singapore nel difendere la decisione del tribunale ha detto che l’uomo aveva compreso il crimine ed era arrivato alla fine di tutti gli appelli possibili.

Il suo avvocato M. Ravi, che difende da anni chi si trova nel braccio della morte ha detto che Nagaenthran “può avere ora forse l’età mentale di un minorenne” e che la sua disabilità non gli permette di comprendere o apprezzare la deterrenza.

“E’ come un bambino di cinque anni, non parla molto, ti guarda solo. Non comprende quello che sta vivendo” dice Ravi che aggiunge che l’uomo malese fatica a comprendere quello che gli dice e che quando la gente discute di legge lui ha un mal di testa. L’uomo gli da detto di trovarsi in un giardino e che ha troppa paura di lasciarlo.

“Tra tutti i casi che ho difeso finora non ne ho mai visto uno come questo. Mai difeso qualcuno così.”

A chiedere la commutazione della sentenza ci sono alcuni corpi legali tra i quali la Malaysian Bar che hanno presentato una richiesta di appello.

Questa settimana hanno manifestato di fronte al parlamento malese vari avvocati, militanti e gruppi dei diritti umani che nella loro petizione parlano di una sentenza “incredibilmente eccessiva” in considerazione della sua disabilità e del fatto che lo si puniva per un reato non di violenza.

Alla richiesta di risparmiare la vita di Nagaenthran si sono uniti Anti-Death Penalty Asia Network, Amnesty International e Human Rights Watch che hanno detto come la condanna a morte di una persona disabile viola la legge internazionale e non serve come deterrenza nei confronti del reato.

Anti-Death Penalty Asia Network dice che il non voler riconoscere la salute mentale di Nagaenthran “indica un’incapacità sistematica del sistema giuridico di Singapore”

Amnesty duce che ci sono vari dubbi “di diverse violazioni dei diritti umani internazionali” e sulla equità del procedimento che potrebbero portare ad una esecuzione illegale.

“Singapore deve commutare la sentenza contro Nagaenthran Dharmalingam e cambiare la propria legge per assicurarsi che nessuno sia oggetto di condanna a morte, e di certo persone con disabilità intellettuale o psicologica” ha scritto HRW.

La condanna a morte avviene mentre sono largamente in piedi le restrizioni di viaggio a Singapore a causa del Covid-19 che prevedono tra le tante cose anche la quarantena e test multipli. In questo frangente la famiglia si è vista notificare la data di esecuzione il 26 ottobre scorso nel pieno delle festività induiste del Diwali.

“Stanno punendo l’intera nostra famiglia. Questa sentenza di impiccagione non è solo una sentenza per chi ha commesso qualcosa di sbagliato, è una pena per tutti noi” ha detto a WP la sorella Sarmila che saluta tutte le richieste di commutazione della pena come una boccata di ossigeno e di speranza alla famiglia di Nagaenthran

Inizialmente Sarmila ha tenuto nascosta la notizia alla madre anziana che lavora ancora come addetta alle pulizie ed ha problemi di salute.

Finalmente i familiari prima della festa induista del Diwali l’hanno informata dell’esecuzione imminente del figlio e l’hanno portata a Singapore dove ha incontrato il figlio per la prima volta in tre anni.

“Invece di festeggiare il Diwali piangiamo e pensiamo a mio fratello contando i giorni” ha detto Sarmila a TAP. “E’ da dieci anni ormai nel braccio della morte. Per carità, dategli una seconda possibilità fermando l’esecuzione”

Nagaenthram nel racconto di Sarmila è il secondo di quattro figli, una persona amorevole che ha fatto i lavori più strani pur di aiutare la famiglia che non è riuscita ancora ad accettare il verdetto della corte e prega ogni giorno per un miracolo.

Nel 2019 Nagaenthram improvvisamente si rifiutò di incontrare o parlare alla famiglia, e l’avvocato ha anche scritto che l’uomo malese si è rifiutato di incontrarlo dal 2019.

Alla fine Nagaenthran si è aperto ed ha accettato di incontrarli nel giorno in cui la famiglia venne a sapere della sua esecuzione. Sarmila ha detto che lui era calmo ma si era rifiutato di parlare di questo suo silenzio degli anni scorsi o della sua imminente esecuzione.

Secondo Sarmila il loro fratello più giovane ha visto Nagaenthran nella prigione di Singapore e ha notato il suo comportamento strano. Nagaenthran si soffermava a guardare il soffitto a parlare senza senso saltando da un argomento all’altro.

In un colloquio telefonico Sarmila lo ha trovato allegro e le ha chiesto cosa avrebbero fatto per la festa del Diwali.

“Mamma, non ti preoccupare, torno a casa presto e lo celebriamo insieme” Sarmila ha ricordato le parole di Nagaenthram alla madre in lingua Tamil prima di chiedere sfrontato dov’è la sua strenna, “ang pow”, il dono che gli anziani danno come un segno di benedizione.

Mentre Singapore è uno dei pochissimi paesi al mondo a prevedere la condanna a morte obbligatoria per traffico di droga e mentre i grandi media sono puntualmente schierati a voce unica a trasmettere le dichiarazioni del governo senza alcuna minima critica, si deve registrare anche l’impegno di tanti che in due giorni sono riusciti a raccogliere oltre 10 mila euro come un sostegno economico alla famiglia che deve arrivare a Singapore dove è attiva ancora la pandemia e fare anche il funerale per Nagaenthram.

Oltre all’azione di crowdfunding, 46 mila persone hanno firmato una petizione online per chiedere alla presidentessa di Singapore Halimah Yakob di concedere la grazia a Nagaenthran K. Dharmalingam, cosa che è accaduta raramente nella città stato di Singapore.

“Non riesce ancora a farsene una ragione” dice Sarmila della madre.

(fonti: The Diplomat Washington Post )