Status quo della politica thailandese: il ritorno pubblico di Yingluck Shinawatra

Yingluck Shinawatra, ex primo ministro thailandese fuggita all’estero, è stata il 4 gennaio in una strada da ricchi a Londra per la prima volta da quando scappò dalla Thailandia prima della lettura del suo verdetto, in cui fu condannata in contumacia a cinque anni di carcere per negligenza nel suo progetto di sostegno al prezzo del riso che sarebbe costato alla Thailandia 8 miliari di dollari.

status quo della politica thaiandese

Questa recente apparizione pubblica ha sollevato gli animi tra molte magliette rosse in Thailandia. Erano convinti che Yingluck, dopo essere scappata alle accuse motivate politicamente, avrebbe esercitato la propria libertà di espressione e risposto con coraggio alle sfide di legittimità del regime militare in patria.

E’ indubbio che Yingluck e suo fratello abbiano mantenuto una certa popolarità tra i loro sostenitori, molti dei quali continuano a vederli come icone della democrazia. Comunque altri non hanno più queste speranze nei due capi carismatici per la loro mancanza di sincerità nella promozione della democrazia o nella cancellazione della vecchia struttura di potere dominata da militari e monarchia.

L’approccio che usavano gli Shinawatra nel trattare con loro oppositori potrebbero ben spiegare l’erosione del sostegno in qualche franga delle magliette rosse. La loro strategia fondamentale è sempre stata il compromesso, strategia che spesso non ha funzionato perché le fazioni opposte non erano interessate davvero alla riconciliazione.

Da qui molte magliette rosse sentono di essere state deluse dagli Shinawatra. Mentre Thaksin e Yingluck condannano il modo in cui sono stati trattati e rimossi da potere in modo ingiusto, la loro attitudine al compromesso incoraggia il sistema ingiusto ad andare avanti. In altre parole si ingraziano il sistema che causò la loro caduta invece di denunciare la corruzione di quel sistema.

Ma non è chiaro quale possa essere il loro ruolo contro la giunta senza il sostegno degli Shinawatra. Dal golpe del 2014 le magliette rosse sono state attaccate dai militari. Alcuni loro capi detenuti e arrestati, eventi che spesso non sono apparsi sui giornali.

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Si può dire senza molti dubbi che la rete delle magliette rosse sia stata del tutto smantellata dai militari.

In modo occasionale ci sono state attività organizzate dagli intellettuali democratici, guidate da studenti universitari come il Movimento della Nuova Democrazia, NDM, che hanno cercato di tessere nuove alleanze con i gruppi delle magliette rosse all’estero. Ma il successo è piccolo.

La loro distanza da Thaksin e Yingluck è un ostacolo nel guadagnarsi il sostegno dai fedeli degli Shinawatra all’estero.

Si nota un senso di scontento verso la giunta nel campo delle magliette rosse. Sebbene abbiano lavorato a stretto gomito con i militari ad abbattere il governo Yingluck, sono emersi segni di frustrazione verso la giunta. Membri importanti delle magliette gialle hanno criticato la giunta per le sue chiare ambizioni politiche e gli scandali di corruzioni diffusi.

Tra di loro l’ex premieri Abhisit Vejjajjiva del partito democratico vicino alla giunta ha invitato il generale Prawit Wongsuwan a dimettersi per lo scandalo degli orologi. Ma la critica da parte delle magliette gialle può difficilmente scuotere il fondamento politico solido della giunta.

Sperano in segreto di avere un pezzo della torta dopo le prossime elezioni se il partito politico dei militari dovesse vincere le elezioni.

Viste le poche speranze riposte negli Shinawatra e l’opposizione priva di efficacia, la politica Thailandese sembra andare alla deriva nell’ignoto. Peggio, non esiste una data certa per le elezioni. Il primo ministro Prayuth continua a spostarle nel tempo. Le vecchie elite di potere thai sono ancora preoccupate sull’incertezza politica dopo la successione reale, temendo che le elezioni possano spostare la traiettoria politica a loro svantaggio.

Un cambio della data delle elezioni lo si potrebbe giustificare con una serie di imminenti cerimonie reali. La regina è stata malata in modo grave e la nazione potrebbe entrare in un nuo lungo periodo di lutto. L’incoronazione ufficiale è prossima e forse un matrimonio reale. Tutto questo può essere usato per prolungare lo stallo politico thailandese.

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Il futuro politico thailandese dipende comunque in parte dalla visione politica del nuovo re. Per molto tempo le elite thailandesi hanno diffuso notizie di relazioni strette tra Thaksin Shinawatra e Vajiralongkorn. Vere o false, le dicerie erano sufficientemente allarmanti da spingere i militari a fare due colpi di stato per porre fine ad ogni legame.

Per le elite una amicizia tra Thaksin e Vajiralongkorn era una minaccia nascente contro i loro interessi politici.

In Thailandia la monarchia è profondamente sacra. Benché il re attuale non sia troppo amato dalla gente, la legge di lesa maestà serve come strumento chiaro per reprimere qualunque indizio di crescente sentimento antimonarchico.

Vajiralongkorn governa nel suo regno con la paura. E’ quindi naturale che gli Shinawatra riaffermino la loro fedeltà al nuovo re anche se nel fare così rafforzano ancora di più la posizione della monarchia nella politica.

Ma si continua a ripetere un errore. La fedeltà degli Shinawatra non è stata ripagata nel passato, perché, dopo tutto, Yingluck non fu risparmiata dalle corti realiste. Da quando Vajiralongkorn è diventato re, non si sono avute indicazioni che la sua presunta amicizia con Thaksin abbia cambiato l’immagine di Thaksin come nemico pubblico. E’ ovvio che Vajiralongkorn si appoggi sulla giunta per la sua propria sicurezza.

Status quo della politica thailandese

Se si considera tutto ciò l’ultima apparizione di Yingluck darà poche speranze di cambiamento politico. La Thailandia ha perso molti anni in conflitti politici acerrimi. La nuova vita nel conforto di Yingluck nel Regno Unito, mentre rallegra molti dei suoi fans più duri, parla di stagnazione politica.

E’ uno status quo della politica thailandese, che gli Shinawatra sono riluttanti a rompere, e il dominio politico che militari e monarchia sono ostinati a mantenere.

Pavin Chachavalpongpun, Professore associato Kyoto University’s Center for Southeast Asian Studies. Prachatai