Un programma di sussidi pubblici dimostra che aiutare i poveri protegge anche le foreste

  • Uno studio ha rilevato che un programma di sussidi pubblici per la riduzione della povertà in Indonesia ha avuto tanto successo quanto i programmi in favore della protezione ambientale pensati per ridurre la deforestazione.
  • Secondo i ricercatori ciò è dovuto al fatto che il programma ha svolto in un certo senso la funzione di assicurazione contro i cattivi raccolti in quanto ha garantito dei trasferimenti di denaro alle comunità rurali e ridotto la probabilità che tali comunità abbattessero alberi per ottenere delle entrate.
  • Lo studio stima che il beneficio economico derivante dalle mancate emissioni di carbonio potrebbe di per sé essere (al massimo) dieci volte superiore al costo per la gestione del programma.
  • I ricercatori hanno invitato a svolgere studi analoghi in altri Paesi con foreste pluviali tropicali, insistendo sul fatto che la riduzione della povertà e la conservazione delle foreste non sono obiettivi che si escludono a vicenda.

GIACARTA. Un nuovo studio indica che il programma di sussidi pubblici per la riduzione della povertà in Indonesia ha anche contribuito a diminuire il tasso di deforestazione del Paese.

Con lo studio sono stati cercati i nessi tra i dati sulla deforestazione e il programma governativo per la riduzione della povertà, avviato nel 2007 noto come “PKH” (attualmente il più grande al mondo tra i programmi di questo tipo).

“Se esaminiamo gli Stati con foreste pluviali di grandi dimensioni, si tratta di Paesi in via di sviluppo o a medio reddito. Solo in base a questo elemento, la correlazione è molto chiara” dichiara a Mongabay Rhita Simorangkir, ricercatrice dell’università di Singapore National University of Singapore (NUS) e una degli autori dello studio pubblicato in Science Advances. “Sapevamo già che i due aspetti sono correlati, ma volevamo trovare il nesso di causalità. Non avevamo prove sufficienti per affermare che la riduzione della povertà ha effetti negativi o meno [sulle foreste]”.

Ha inoltre aggiunto: “Così, per noi ricercatori, si è trattata di una situazione ideale per analizzare gli effetti prodotti sull’ambiente da un programma per la riduzione della povertà”.

Quasi il 10% della popolazione indonesiana vive al di sotto della soglia di povertà. Le famiglie partecipanti al programma PKH ricevono denaro quando effettuano qualcosa di specifico in favore della salute o dell’istruzione, fenomeno conosciuto con il nome di “trasferimenti di denaro condizionali”.

Il programma è stato avviato nello stesso periodo in cui le foreste tropicali ricche di carbonio stavano scomparendo a un ritmo allarmante per fare spazio alle piantagioni di olio di palma e ad altre monoculture. Il Paese ha perso oltre sei milioni di ettari di foreste naturali tra il 2000 e il 2012. Verso la fine di tale periodo il tasso annuo di deforestazione dell’Indonesia aveva superato per la prima volta quello del Brasile.

Ritha e il coautore dello studio, Paul Ferraro della Johns Hopkins University, hanno iniziato il lavoro cinque anni fa. Hanno esaminato 7.468 villaggi rurali ubicati nelle aree boschive di 15 province che hanno partecipato al programma tra il 2008 e il 2012. Hanno notato che il programma aveva permesso una riduzione della deforestazione in media pari al 30 % nei villaggi che hanno partecipato al programma, anche se tale programma non era stato pensato per tutelare l’ambiente.

Quasi la metà della riduzione ha riguardato le foreste primarie.

I ricercatori hanno rilevato che gli effetti del programma PKH sulla riduzione della deforestazione sono paragonabili a quelli indotti dai progetti appositamente pensati per ridurre la deforestazione che, tuttavia, spesso non riescono a ridurre la povertà.

“La cosa più sorprendente sta nel fatto che l’effetto è abbastanza simile alla somma degli effetti stimati per i progetti dedicati alla protezione ambientale”, ha dichiarato Ferraro al PRI, “come i parchi nazionali o i pagamenti condizionali per la protezione dell’ambiente”.

Un programma di sussidi pubblici dimostra che aiutare i poveri protegge anche le foreste
Foto di Raditya Mahendra Yasa/Flickr.

Assicurazione per i tempi duri

“In questi cinque anni proviamo quindi a isolare l’effetto [del programma PKH sulla riduzione della deforestazione]. È questa la parte difficile” ha dichiarato Ritha. “Abbiamo effettuato tantissime prove per capire se i risultati fossero validi perché potevano esserci altri fattori che portavano alla riduzione di entrambi i fenomeni”, la povertà e la deforestazione.

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Dopo aver rimosso gli altri fattori dall’equazione, lo studio ha dimostrato che il programma per il trasferimento di denaro era più efficace nel ridurre la deforestazione negli anni in cui i villaggi subivano le ripercussioni negative delle piogge e nelle comunità con un migliore accesso ai mercati.

Il beneficio non previsto è probabilmente dovuto al fatto che i contadini poveri sono meno indotti ad abbattere alberi quando ricevono denaro, anche se il programma PKH non prevede la protezione dell’ambiente tra le condizioni per ricevere i finanziamenti.

Tale programma si prefigge invece di offrire sicurezza ai contadini poveri nei momenti difficili mediante trasferimenti di denaro trimestrali garantiti per un periodo compreso tra i sei e i nove anni. Secondo i dati della Banca mondiale, questi trasferimenti di denaro permettono di soddisfare il 15-20 % del fabbisogno dei destinatari.

Disporre di una garanzia simile diventa fondamentale nei periodi in cui i contadini subiscono perdite economiche dovute alle stagioni delle piogge che tardano a iniziare.

“In circa l’80 % dei villaggi considerati, l’agricoltura è la fonte di reddito principale” ha affermato Rhita. “Quando non piove all’inizio della stagione della semina, il raccolto diminuisce. I villaggi che subiscono le ripercussioni del ritardo nell’inizio delle piogge riducono le attività di disboscamento in misura maggiore quando ricevono trasferimenti condizionali di denaro. Quindi il programma PKH funge da assicurazione”.

I trasferimenti di denaro inducono inoltre le famiglie povere a utilizzare il denaro di cui dispongono per comprare merci dal mercato e non a utilizzare merci ottenute con la deforestazione.

I ricercatori hanno peraltro notato gli effetti positivi che la riduzione della deforestazione generata dal programma PKH ha avuto sul cambiamento climatico grazie alle minori emissioni di CO2 e hanno stimato che questi benefici economici potrebbero di per sé essere dieci volte superiori ai costi per l’attuazione del programma, purché i destinatari dei trasferimenti proteggano le foreste in modo permanente anche dopo la fine del programma di finanziamento.

Se dovessero tuttavia abbattere gli alberi subito dopo la conclusione del programma (nell’ipotesi che ogni villaggio riceva i finanziamenti per tutti i nove anni), i costi sarebbero quasi pari ai benefici.

“Stiamo solo misurando [i benefici generati con] le biomasse sul suolo, ma i benefici sono già superiori ai costi” ha detto Ritha. “Non abbiamo preso in considerazione i benefici per la biodiversità e l’idrologia”.

sussidi pubblici contro la deforestazione
Deforestazione nel Borneo. Foto di Rhett A. Butler/Mongabay.

Studi futuri

Ferraro ha affermato che, mentre la lotta alla povertà e la protezione ambientale sono spesso percepite come priorità che vanno l’una a scapito dell’altra, lo studio indica che questo non è necessariamente sempre il caso.

“Queste tesi sono state formulate da varie persone che ritengono che si tratti di un gioco a somma zero, per cui se il denaro è destinato alle misure contro la povertà ne risentirà l’ambiente e, viceversa, se il denaro è destinato alla difesa dell’ambiente, ciò avverrà a scapito delle misure per la riduzione della povertà” ha dichiarato. “Speriamo che il nostro studio aiuti a capire che questi due obiettivi globali correlati non devono necessariamente essere in conflitto tra loro”.

I ricercatori hanno dichiarato che, per ottenere risultati più chiari, sarebbe necessario replicare lo studio svolto in Indonesia anche in altri Paesi caratterizzati da un contesto diverso.

Rhita ha dichiarato di essere a conoscenza di solo un altro studio basato su una metodologia rigorosa volto a esaminare gli effetti sulla deforestazione prodotti da un programma analogo per la riduzione della povertà. Tale studio è stato svolto in Messico nel 2013 ed è giunto alla conclusione che i trasferimenti di denaro per la riduzione della povertà hanno indotto un incremento della deforestazione. Gli autori dello studio hanno affermato che ciò era probabilmente dovuto al fatto che ricevendo una quantità maggiore di denaro, le persone potevano permettersi più carne e ciò le portava a disboscare nuovi terreni al fine di ampliare i pascoli per il bestiame.

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Rispetto allo studio svolto in Messico, lo studio indonesiano sfrutta una metodologia differente basata su prove più rigorose per la verifica della validità dei dati e ciò potrebbe aver influito sulla differenza dei risultati. Quanto accaduto in Messico “probabilmente non accadrà in Indonesia perché importiamo la maggior parte della carne consumata e il nostro settore zootecnico non è sviluppato come quello dell’America Latina” ha affermato Ritha. “In Indonesia, il principale fattore di deforestazione è il disboscamento del terreno per fare spazio alle piantagioni, soprattutto di olio di palma e caucciù”, ha dichiarato la ricercatrice. “Ecco perché abbiamo bisogno di dati relativi ad altri Paesi caratterizzati da un contesto diverso”.

Secondo Rhita, la stessa metodologia dovrebbe essere preferibilmente applicata in Paesi quali la Repubblica Democratica del Congo e la Cambogia, entrambi ricchi di foreste pluviali e con il problema della deforestazione.

“Per i Paesi del terzo mondo, l’ostacolo è tuttavia costituito dalla mancanza di dati” ha detto la ricercatrice. “Abbiamo già esaminato la situazione della Cambogia ma i dati non sono disponibili. Possiamo ricavare i dati sulla deforestazione utilizzando i satelliti ma non quelli sul programma per la riduzione della povertà: non siamo riusciti a trovare tali dati”.

Un programma di sussidi pubblici dimostra che aiutare i poveri protegge anche le foreste
Deforestazione nel Borneo indonesiano. Immagine di Rhett A. Butler/Mongabay.

Preoccupazioni per la COVID-19

Rhita ha dichiarato che ora è fondamentale disporre di una rete di sicurezza sociale, in quanto le restrizioni imposte per far fronte alla pandemia da COVID-19 hanno soffocato l’attività economica indonesiana.

“Durante le pandemie l’economia rallenta, le persone perdono lavoro, non hanno soldi e quindi riprendono le attività di deforestazione” per guadagnare qualcosa, ha detto. “Ecco perché le reti di sicurezza sociale sono più importanti che mai. Oltre a ridurre la povertà, inducono le persone a evitare le attività di disboscamento”.

Uno studio della sezione tedesca del WWF indica che il tasso di deforestazione in Indonesia è aumentato nei primi tre mesi dell’anno. Lo studio, con cui sono stati analizzati i dati satellitari di 18 Paesi raccolti dalla University of Maryland, mostra che è stata l’Indonesia ha perdere la maggiore quantità di foreste, oltre 130.000 ettari, con un incremento del 130% rispetto il tasso medio di deforestazione dei primi tre mesi del periodo 2017-2019.

Secondo il WWF sono molti i dati a sostegno del fatto che l’aumento possa essere favorito dalla pandemia di COVID-19 in quanto l’attività illegale di disboscamento è favorita dalle misure di distanziamento sociale che riducono i pattugliamenti nelle foreste.

Il virus ha inoltre portato a ingenti perdite di posti di lavoro in molti Paesi e ha reso molti nuovi disoccupati sempre più disperati per la mancanza di entrate. Molti hanno lasciato le città, sono tornati ai loro villaggi natali e tagliano gli alberi per avere legna da ardere o da vendere.

“Questa relazione del WWF ha sottolineato che le foreste fungono da assicurazione”, ha detto Rhita. “Quando le persone più povere ricevono del denaro, non hanno bisogno di tagliare gli alberi”.

Fitrian Ardiansyah, responsabile per l’Indonesia dell’IDH (Iniziativa per un commercio sostenibile), ha affermato che l’offerta di alternative valide per il sostentamento potrebbe anche incentivare le persone a non tagliare gli alberi nemmeno nei periodi di crisi.

“I villaggi delle foreste della provincia del Kalimantan occidentale hanno dimostrato che se si riesce a fornire un buon modello di impresa e vantaggi economici alle comunità locali, queste ultime saranno propense a proteggere le foreste rimanenti e persino le operazioni di rimboschimento” ha detto. “Riescono a rigenerare e ripristinare 500 ettari [di foresta]. Con la pandemia attuale, notiamo che finché tali comunità hanno alternative per i loro prodotti, con sbocchi commerciali e finanziamenti, si impegnano a proteggere le foreste”.

Hans Nicholas Jong il 4 agosto 2020, Mongabay.com italiano