Il Vietnam ha dato in silenzio un’accelerazione al reclamo di suolo a South Reef, una caratteristica corallina un tempo lontana nelle contestate isole Spratly a indicare una nuova svolta strategica mentre si intensificano le pressioni cinesi nel Mare Cinese Meridionale.
Le immagini satellitari mostrano un significativo dragaggio, massicciate rinforzate e una formazione abbozzata di quello che sembra essere un porto riparato e zona logistica.

South Reef, o Đá Nam in vietnamita, era da tempo una delle posizioni meno sviluppate di Hanoi ma gli ultimi sviluppi indicano che il Vietnam si affretta a rafforzare una catena di posizioni che potrebbero rafforzare sorveglianza, rifornimento e coordinamento di difesa nelle Spratly meridionali.
“Il Vietnam in tutta calma sta espandendo varie caratteristiche di mare da anni. Fa parte degli sforzi maggiori per assicurarsi che il Vietnam non sia superato dalla presenza gigantesca della Cina” dice Gregory Polling di Asia Maritime Transpanrency Initiative del CSIS.
L’ultima espansione del Vietnam e’ modesta a paragone della corsa totale cinese a costruire isole nel periodo 2013-2016, ma ha un peso strategico in una regione dove la sovranità si rafforza con la presenza fisica. Persino un limitati pezzo di suolo o una infrastruttura possono cambiare il bilancio.
Harrison Pretat del CSIS dice che non ci sono indicazioni ancora che i vietnamiti abbiano dei sensori o sistemi di sorveglianza sull’isoletta, ma sono miglioramenti che avvengono una volta che il reclamo di suolo e’ stato completato.
Un ambiente strategico differente
Il momento di questa espansione giunge mentre si intensificano le frizioni in tutto il Mare Cinese Meridionale. La Cina ha accresciuto i punti di scontro con le Filippine a Second Thomas, (e Scarborough Shoal, NdT) ha aumentati i pattugliamenti attorno ai blocchi malesi petroliferi offshore e ha accresciuto le pressioni violente contro i pescherecci vietnamiti alle isole Paracelso.
Questo clima regionale affilato porta a un coordinamento più stretto tra i partner dell’Indo-Pacifico.
Alcuni giorni fa, il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno incontrato i loro omologhi australiani a Washington per i colloqui annuali sulla sicurezza, evidenziando il crescente allineamento tra Stati Uniti e Australia nel contrastare la posizione assertiva della Cina.
Le discussioni si sono concentrate sulla crescente presenza militare di Pechino, sulle tensioni su Taiwan e sulla crescente pressione nel Mar Cinese Meridionale, sviluppi che influenzano direttamente i calcoli strategici del Vietnam.
La scelta vietnamita di espandere South Reef riflette un ambiente in evoluzione. I paesi del Sudest Asiatico che hanno rivendicazioni nell’Area non si affidano più a proteste diplomatiche.
Gli analisti fanno notare che le attività di Hanoi restano nei confini della Dichiarazione di condotta delle parti del 2002 e che i reclami di suolo sulle caratteristiche di mare già occupate dal Vietnam non scatenano una crisi dal momento che non si estendono dalle aree esistenti.
La piattaforma da poco espansa potrebbe nella eventualità sostenere radar, operazioni di aviazione leggera e una logistica migliorata dei guardiacosta
Una strategia di fermezza senza urtare la Cina
Il Vietnam resta attento a non rispecchiare la militarizzazione della Cina. Le isole artificiali di Pechino ospitano ora lunghe piste, missili antinave, rifugi rinforzati e complessi radar su larga scala. Al contrario, il Vietnam preferisce strutture limitate e a duplice uso: banchine, eliporti, rifugi antitempesta, fari, caserme e piccoli edifici amministrativi.
Questo approccio è deliberato. Hanoi vuole rafforzare le sue rivendicazioni e la sua resilienza marittima senza provocare una risposta militare da parte della Cina.
La Cina ha sempre applicato minori pressioni sul Vietnam rispetto alle Filippine anche per la ragione che Hanoi evita di portare potenze straniere nella disputa del Mare Cinese Meridionale.
Questa moderazione va d’accordo con una delle preoccupazioni cinesi: limitare il coinvolgimento USA e di altri attori internazionali che la Cina vede come una minaccia strategica maggiore delle azioni che gli stati con rivendicazione fanno.
Pechino solitamente calibra le sue reazioni alle azioni del Vietnam in base alla stabilità complessiva dei legami bilaterali e alla presenza di meccanismi di lunga data per la gestione delle controversie marittime.
“Cina e Vietnam hanno creato canali per gestire con discrezione questioni delicate”, ha affermato Yilun Zhang, ricercatore associato presso l’Institute for China-America Studies.
Sebbene esistano rischi per Hanoi se i suoi lavori di bonifica superano soglie che Pechino considera inaccettabili, la Cina ha storicamente affrontato con cautela i suoi disaccordi marittimi con il Vietnam.
Zhang sostiene che la strategia incrementale vietnamita e l’evitare deliberatamente di attirare potenze straniere riduce ancora di più la possibilità di una rapida scalata tra i due vicini.
I funzionari vietnamiti sostengono che tali miglioramenti sono necessari per la sicurezza, soprattutto considerando il peggioramento delle tempeste nella regione e l’innalzamento del livello del mare. Le barriere coralline che un tempo ospitavano capanne di legno ora necessitano di strutture in cemento per resistere alle intemperie.
Tuttavia, gli analisti sottolineano che gli aggiornamenti hanno anche uno scopo strategico. La permanenza rafforza la presenza simbolica e amministrativa del Vietnam, essenziale in un contesto giuridico plasmato dall’occupazione, dalla storia e dalla pratica.
La possibile risposta cinese
Si prevede che Pechino presenterà denunce diplomatiche e intensificherà i pattugliamenti attorno alla struttura. La Cina rivendica ampie rivendicazioni su quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, compresa la barriera corallina meridionale, nonostante la sentenza arbitrale del 2016 che ha invalidato la sua linea a nove trattini. La Cina respinge tale sentenza e continua a far rispettare quella che considera giurisdizione sovrana.
Permangono rischi di escalation. Le recenti azioni cinesi – la cancellazione dell’acqua delle navi filippine, la coda delle navi da ricognizione malesi e la sfida alla pesca vietnamita – indicano una posizione marittima più assertiva.
“Per la Cina l’espansione del Vietnam e’ una sfida alla sua narrazione di un controllo incontestato. Ma il Vietnam sa che deve assicurare quello che già occupa per non rischiare di perdere terreno strategico” dice Nguyen The Phuong, ricercatore dell’università di Camberra.
Il Vietnam ha evitato quei gravi stalli che definiscono le relazioni della Cina con le Filippine, ma gli analisti avvisano che quando diventerà più robusta l’infrastruttura isolana del Vietnam, la sorveglianza e le pressioni cinesi aumenteranno.
Dimensioni ambientali e legali
Come per tutti gli altri legami di suolo fatti nelle Spratly, l’espansione vietnamita si porta dei costi ecologici. La copertura dei coralli, il dragaggio e riempimenti degradano un ecosistema già stressato dalla pesca eccessiva, dallo sbiancamento dei coralli e dal cambiamento climatico. Secondo gli scienziati marini oltre 9000 ettari di corallo sono stati danneggiati o distrutti nella regione.
Il Vietnam sostiene che il suo reclamo di suolo e’ modesto rispetto a quanto fatto dalle massicce operazioni ingegneristiche della Cina, ma gli impatti cumulativi hanno lo stesso un loro impatto.
Per la legge dell’UNCLOS il reclamo di suolo non crea nuovi diritti territoriali e le isole artificiali non generano acque territoriali o zone economiche esclusive. Gli analisti comunque sostengono che tali costruzioni rafforzano la presenza amministrativa vietnamita, un elemento distintivo della sua strategia storica nelle Spratly.
Fattori domestici in Vietnam
La mossa di Hanoi riflette anche pressioni politiche e sociali interne. La sovranità marittima è una questione nazionale di profonda risonanza, amplificata in vista del Congresso del Partito Comunista del 2026 mentre i leader cercano di proiettare forza e stabilità.
Le comunità di pescatori del Vietnam, tra le più attive nella regione, si trovano ad affrontare rischi crescenti da parte della guardia costiera e delle milizie marittime cinesi. Il rafforzamento degli avamposti fornisce supporto logistico e rafforza il morale tra queste circoscrizioni costiere.
Nel frattempo, la modernizzazione della difesa del Vietnam, comprese le nuove navi della guardia costiera provenienti dagli Stati Uniti e dal Giappone, richiede infrastrutture avanzate migliorate. Avamposti come South Reef contribuiscono ad ampliare la portata operativa, a ridurre gli oneri di approvvigionamento e a migliorare la consapevolezza della situazione nel dominio marittimo conteso.
Tendenza indo-pacifica più ampia
Il reclamo di suolo di South Reef da parte del Vietnam riflette uno spostamento più ampio nell’Indo-Pacifico. Gli stati regionali si stanno adattando a una competizione strategica a lungo termine che la diplomazia da sola non è riuscita a risolvere.
Gli Stati Uniti hanno elevato il Vietnam a partner strategico globale, rafforzando la cooperazione in materia di sicurezza e sorveglianza marittima. Giappone e India hanno intensificato la collaborazione della guardia costiera e della difesa con Hanoi. Ma il Vietnam rimane cauto, evitando l’apparenza di unirsi a un allineamento anti-cinese.
Ciononostante, South Reef invia un segnale chiaro: il Vietnam si sta preparando per un futuro marittimo più conteso, in cui gli avamposti dovranno essere resilienti, autosufficienti e sempre più capaci di supportare operazioni prolungate.
In un mare dove la sovranità è spesso scritta nel cemento, nella sabbia e nelle dighe, l’espansione del Vietnam a South Reef sottolinea una realtà emergente: il Mar Cinese Meridionale sta entrando in una nuova era, caratterizzata tanto da costruzioni silenziose quanto da una diplomazia rumorosa.
James Borton, UPI