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VIETNAM: I racconti di un benevolo Ho ed il dissenso

Nella corsa verso il congresso del 2011 del Partito Comunista Vietnamita, si sta facendo di tutto per tenere sotto controllo le voci di dissenso con l’intimidazione di giornalisti, avvocati, attivisti e offesi cittadini mediante una combinazione di arresti, detenzione, intimidazione e sorveglianza.

uomini del dissenso vietnamita

Da Ottobre sono 16 gli uomini del dissenso caduti nelle maglie del governo.

Quelli che ancora sono in libertà devono essere molto attenti ad esprimere le idee o nell’incontrare stranieri. Asia Times Online è riuscita ad incontrare una voce dissidente che ha richiesto di restare anonima e che si chiama Ho, solo Ho.

Subito si è addentrato in alcune affermazioni forti sulla vita di un nemico dello stato.

«Nella Germania est nel periodo della Stasi, si diceva che c’era una spia ogni cinquanta abitanti. Oggi in Vietnam è una ogni quaranta.»

Mentre il regime autoritario è stato criticato per gli arresti recenti condotti all’inizio di novembre, alcuni dei quali alla vigilia dei summit dell’ASEAN e dell’East Asian Summit tenuti in Hanoi, si pensa che molti di questi arresti siano stati fatti per impedire un incontro dei dissidenti con i giornalisti che seguivano gli eventi stessi.

Il Vietnam quest’anno aveva la presidenza dell’ASEAN, mentre cadeva anche l’anniversario della Commissione Intergovernativa dell’ASEAN dei diritti umani, che è ritenuta da molti attivisti una vetrina inutile.

Le ultime sentenze sono giunte quando due abitanti dei villaggi delle etnie del Vietnam centrale sono stati incarcerati per aver pianificato una protesta antigovernativa, a ricordare che il lungo braccio della legge copre i cittadini ordinari come pure scrittori e avvocati famosi ed esuberanti.

«La storia delle repressioni negli altopiani del Vietnam Centrale contro le tribù di montagna e in quelli coinvolti nelle chiese in casa è molto lunga.» dice Phil Robertson di HRW. «Molti arresti non si conoscono se non dopo un lunghissimo arresto, mentre le restrizioni di viaggio e lo spionaggio rendono difficile ai giornalisti muoversi nella regione.»

Il giornalista e blogger Nguyen Hoang Hai, conosciuto come Dieu Cay, era ancora in prigione dopo la sentenza di 30 mesi per una presunta accusa di evasione fiscale che scadeva al 20 di ottobre. Le notizie ufficiali dicevano che sarebbe stato trattenuto in carcere per le indagini su un’accusa nuova di «propaganda contro lo stato socialista.»

Il Vietnam è uno stato a partito unico dove i legami ai partiti di opposizione, reali o immaginari, sono ragioni di processi in tribunale. particolarmente attaccato dal governo è il partito in esilio Viet Tan che chiede a gran voce la democrazia.

Il 5 di novembre un avvocato,Cu Huy Ha Vu, è arrestato per propaganda contro lo stato poiché sul suo computer erano stati scoperti documenti che inneggiavano ad una democrazia multipartitica. Nell’articolo 2 della costituzione del VIetnam è ammesso il solo Partito Comunista.

Lo stesso Vu lo scorso anno lanciò contro il primo ministro Nguyen Tan Dung un reclamo per una controversa miniera di bauxite nella regione Centrale e nel contemmpo le autorità respinsero un tentativo dello studio legale di Vu di rappresentare sei cattolici incarcerati questo mese dopo un frettoloso processo.

I sei facevano parte di un gruppo che aveva protestato contro la proibizione del seppellimento di un parrocchiano lo scorso maggio a Con Dau nel Vietnam centrale. Il rifiuto delle autorità ha acceso nuove tensioni tra il governo e la popolazione in gran parte cattolica della zona.

Il governo sostiene che il cimitero sarà trasformato in una zona di hotel e di piacere ed ha venduto il terreno ad un mediatore.

Secondo la denuncia di un prete cattolico, che chiede l’anonimato, l’usurpazione ed il sequestro dei beni delle chiese da parte dello stato è ancora in corso due anni dopo che un gruppo armato, appoggiato dallo stato, interruppe una veglia di preghiera di protesta da parte di 15 mila cattolici sul luogo della vecchia residenza del Nunzio Apostolico ad Hanoi.

Il prete, durante la conversazione in un caffè della vecchia Hanoi, diceva di aver portato il caso di un vicino convento che era stato bloccato tutto intorno dalla costruzione di un ufficio governativo agli ufficiali dell’ambasciata USA prima dell’arrivo della Clinton ad Hanoi.

«Mi hanno promesso che sarebbero intervenuti, ma non è accaduto nulla.»

Tuttavia, la repressione del dissenso resta un punto morto in una fase in cui i legami tra Vietnam ed USA vanno via via riscaldandosi. Parlando di recente ad Hanoi nei corridoi dei recenti summit, la CLinton ha detto che

«gli USA sono ancora preoccupati per l’arresto delle persone del dissenso e della repressione della libertà di religione in Vietnam.»

Nel frattempo il primo ministro e ministro degli esteri Pham Gia Khiem è rimasto seduto impassibile, forse, come sostiene HO, perché la maggioranza dei vietnamiti non ha mai ascoltato le critiche della Clinton poichè «il traduttore ha ignorato le sue affermazioni che di conseguenza non sono state portate in televisione o nei media controllati dallo stato.»

Come molti attivisti, Ho è irritato su alcune questioni ambientali e di investimenti, compreso il controverso progetto minerario della bauxite negli altopiani centrali. La Chinalco, compagnia statale cinese dell’alluminio, è una joint venture nel progetto e si pensa che la manodopera sia essenzialmente cinese, con pochi posti di lavoro da offrire ai vietnamiti.

Secondo Ho, molti cinesi sono forse soldati e che la maggior parte dei profitti e delle risorse «saranno riportate in Cina senza che nulla rimanga nella nostra nazione, se non per quello che gli ufficiali di partito tengono per sé in quanto permettono l’esistenza stessa del progetto»

Parole dure, non certo meno importanti di quelle che Reporters Sans Frontiers dice:

«Mentre il congresso del Partito del 2011 si avvicina, il regime sta mettendo la sordina ai punti di vista diversi su Internet, e i primi ad esser colpiti sono i critici della politica nei confronti della Cina».

Effettivamente il governo ha preso una posizione senza compromessi sulla questione del Mari Cinesi del Sud, un’area che si ritiene ricca in petrolio e gas naturali.

Unitamente alle altre nazioni dell’ASEAN che reclamano quell’area di mare, Il VIetnam si sente sempre di più minacciato dall’affermazione cinese per cui quei mari sono «un interesse fondamentale» al pari del Tibet e Taiwan. Il mare è luogo di innumerevoli dispute territoriali attorno alle isole Paracel e Spratly.

Nonostante la montante freddezza nelle relazioni Sino Vietnamite, non è permesso ai media di affrontare queste problematiche spinose in relazione alla Cina. Infatti, i media sono stati costretti a ritirare una storia durante i recenti summit che riportava senza molti dettagli dei piani giapponesi di ricercare i minerali delle Terre Rare in Vietnam e della possibilità di negoziati sulle vicende territoriali marine durante gli incontri.

Con l’affacciarsi del Congresso, Ho predice che nonostante le questioni territoriali tra le due nazioni «i cinesi avranno il loro uomo» al momento delle nomine nel Congresso. E’ tipico della Cina ritornare sui suoi passi quando percepisce che ci sono in posizione di potere uomini politici vietnamiti contrari agli interessi di Pechino.

Carl Thayer, un esperto australiano, racconta di una fase negli anni 90 di pressione cinese «per mandare fuori il politburo il primo ministro Nguyen Co Thach», il quale aveva fatto i primi sforzi per ristabilire legami diplomatici con gli USA. Lo stesso Thayer aggiunge «si vocifera molto che è favorito come prossimo segretario Nguyen Phu Trong in parte perché è favorevole alla Cina».

Se si tiene da parte la repressione del dissenso, alcuni sostengono che il partito comunista ha raggiunto qualche beneficio economico. Lo stesso Ho riconosce che due decenni di crescita al 6 % annuo hanno migliorato la vita a molti cittadini benché non abbia fiducia delle cifre ufficiali.

La combinazione di assolutismo politico e lasciar fare economico, una combinazione molto simile a quella cinese, hanno indotto molti investimenti stranieri specie dopo che gli USA hanno aperto la strada ad un ingresso del Vietnam nel WTO nel 2007.

Con un po’ di zucchero sulla pillola amara, la Clinton ha applaudito alla decisione di Hanoi di sottoscrivere la convenzione dell’ONU sulla tortura durante l’incontro con la stampa con il suo omologo Khiem affermando anche che minore controllo politico e più libertà civili sosterrebbero i loro recenti progressi economici. Nel frattempo continua la repressione sui dissidenti come Ho.

Quando gli agenti si affacciano, è di aiuto un certo senso sarcasmo: «Non è nè comunismo o socialismo o capitalismo alla fine quello che interessa…. sono i reumatismi» dice alle spie dalla faccia di bambini che vengono a fargli visita con pretesti mondani e irrilevanti come se funziona la rete elettrica.

Lasciando la sua abitazione, un lucidatore è fuori della porta sul ballatoio con una pozza di detergente senza che ci sia qualcuno in vista. Mi dà un segno di approvazione, punta e sorride ironico e mi saluta colla mano. Poi rientrando nella porta con un sorriso umile e sprezzante mi dà un cenno finale col capo prima di chiudere a chiave la porta.

traduzione di Tales of an avuncular Ho By Simon Roughneen

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