Sin dal colpo di stato di maggio gli economisti hanno provato a immaginare come si comporterà la seconda economia del Sud Est Asiatico. I dati mostrano che questo anno non ci sarà quasi alcuna crescita. La spesa è debole, gli investimenti sono giù, commercio e turismo si contraggono.
Nelle province si affaccia la siccità e il denaro facile a Bangkok ha spinto la borsa ad un massimo storico. Gli ottimisti notano che il golpe ha restaurato la pace e l’ordine e che le cose si prevedono già a posto. I pessimisti non vedono che problemi: un collasso nella domanda interna, legge marziale, incertezza che fa male sulla capacità dei militari di gestire l’economia tra le altre cose, ed una successione reale imminente.
Quanto sceglieranno di spendere le famiglie indebitate contro questo sottofondo di stabilità artificiale e di incertezza di lungo periodo? La banca TMB, conosciuta in passato con la Thai Military Bank, pensa che è prossimo il momento in cui i thailandesi daranno fondo alle loro spese fiduciosamente producendo una ripresa forte. Presso la Siam Commercial Bank, banca e banchieri della famiglia reale, gli economisti vedono una ripresa anche loro a breve, mentre l’economia ritornerà ai potenziali che le sono consoni nel prossimo anno con una ripresa del 4,5%. Anche la Banca Centrale è d’accordo che le cose miglioreranno presto. E tutti sperano di aver ragione.
Se fate la domanda agli economisti della Banca Mondiale, che ha smesso di fare prestito alla Thailandia tanto tempo fa perché era troppo ricca, la risposta è differente. Dai loro uffici lussuosi del grattacielo che sovrasta Bangkok hanno detto ai giornalisti che il paese resterà l’economia a crescita più lenta nella regione fino al 2016. Si attendono che le economie dei vicini continueranno ad andare avanti scoppiettando: Birmania con 8%, Cambogia e Laos 7%, Indonesia, Malesia e Vietnam tra il 5 e 6%.
Nessuna sorpresa invece l’andamento brutto dello scorso anno della Thailandia. Il paese è passato per sei mesi di agitazione politica, l’assenza di un governo vero capace di gestire la politica fiscale sin dalla fine del 2013 quando il primo ministro Yingluck dissolse il parlamento, e poi il golpe di maggio.
Un’analisi empirica del costo del golpe su altre economie nazionali mostra che la crescita rallenta in media del 2,1% nell’anno del golpe, 1,3 e 0,2 nei due anni successivi.
Ma in Thailandia non ci si pone neanche l’idea che il recente golpe possa non fare bene all’economia. La si mette da parte riferendosi all’unicità del paese, un lasciapassare familiare agli autoritari di tutto il mondo.
Forse è degno di nota che, sebbene la Banca Mondiale non citi esplicitamente il rischio politico, la sua previsione della crescita della crescita potenziale della Thailandia nei due anni del 2014 a 2016 si adatta allo shock negativo medio previsto sul PIL che questa analisi attribuisce ad un golpe. Paul COllier, economista di Oxford che ha notato che «i golpe non sono un metodo economico di eliminare un governo», calcola che l’effetto cumulativo di un golpe, calcolato su vari anni, è di riduzione delle entrate del 7%.
Si considerino i tre modi principali in cui l’economia Thai potrebbe riprendersi, che sono maggiore spese delle famiglie, maggiori esportazioni e maggiore deficit del governo. Diventa chiaro perché l’economia è improbabile che si riprenda improvvisamente.
La fiducia dei consumatori si è ripresa un po’ ma la spesa delle famiglie è ancora debole. L’indice del consumo privato della Banca Centrale è caduto ad agosto. L’alto debito delle famiglie mantiene bassa l’entrata disponibile per gli individui. Acquisti di appartamenti, case, auto e cose durevoli sono dilazionati. In molte parti del paese è caduto il prezzo del suolo. Un lungo periodo di forti incrementi di immissione di denaro non ha portato alla crescita rapida nel consumo ed investimenti per i quali hanno sperato in molti. Invece molto della liquidità è stato investito in proprietà finanziarie, facendo alzare gli indici borsistici in assenza di miglioramenti di guadagni. Non importa sembrerebbe. Contro l’evidenza la maggioranza di chi fa previsione in Thailandia predicono una ripresa solida nella spesa delle famiglie nel 2015.
La prossima possibile via è una maggiore crescita delle esportazioni. Per ora quest’anno le esportazioni sono calate. Una moneta forte non ha aiutato. Gli esportatori hanno sempre fatto accordi con dogane e autorità portuali per abbassare i costi, ma dal golpe e dalla spinta contro la corruzione dei golpisti è cresciuta l’incertezza. La principale ragione comunque della mancata crescita delle esportazioni di recente è una perdita della competitività della Thailandia. Diversamente dalle altre tigri asiatiche o dal Vietnam, la Thailandia non ha investito nell’istruzione come richiesto per produrre beni a maggior valore aggiunto per le esportazioni. In breve la ripresa guidata dalle esportazioni autosostenuta è al di là del controllo dello stato thai, ma si affida ai tempi buoni della Cina, Europa e America, che sono i mercati thailandesi di esportazione.
Come terza opzione, potrebbe la giunta lanciare la crescita aumentato la spesa del governo in modo drammatico? La Thailandia ha uno spazio di manovra fiscale. Ma l’esperienza suggerisce che l’effetto di rapide crescite nella spesa governativa sarà inferiore alle speranze delle autorità. in aggiunta tutti gli indicatori sono che il governo sarà molto conservatore quando si tratta di modificare la spesa del governo. Le persone centrali della burocrazia thailandese che vedono la politica fiscale vivono nella paura di spendere denaro pubblico. Sono stati i politici che aumentano le spese, ed a loro è stato chiesto di lasciare libero lo spazio. Un’altra ragione perché è difficile vedere uno stormo di burocrati thai sostenere la causa dello stimolo alla spesa e un maggiore deficit.
Come qualunque governo prima di loro, i generali diventati civili hanno di fronte due incertezze economiche antiche: quanto pagare ai contadini il loro riso; e come gestire al meglio il tasso di cambio. E’ improbabile che troveranno soluzioni radicalmente diverse da quelle tentate dal governo eletto che hanno cacciato.
La Banca di Thailandia e il ministro delle finanze hanno voluto essere molto conservatori e determinati a legarsi al valore della moneta Baht. L’ultima volta che fu intrapresa un forte deprezzamento, nel 1984, si ebbe una crescita esplosiva nelle entrate e nelle esportazioni. In quel momento un ministro delle finanze forte fece da spinta contro il consiglio della Banca Centrale. Quando la crescita delle esportazioni rallentò fino alla nullità, nel 1996, i banchieri centrali rifiutarono di deprezzare. Alla fine la moneta crollò e con essa l’economia del paese. Ci vollero anni per riportare l’economia ai livelli precrisi. La crescita delle entrate del paese dal collasso è stato tra le più basse in Asia.
Un deprezzamento significativo del baht di sicuro porterebbe un’altra crescita nelle esportazioni e nel turismo e crescerebbe il tasso di inflazione di un po’. Comunque la banca centrale lo considera l’approccio sbagliato. Piuttosto che provare per crescite da 5% seguono politiche che porteranno a crescite del 2 o 3%, mentre provano a convincere tutti che le cose andranno meglio per altre ragioni. Nessuno rischia di fare domande alla banca centrale; invece ogni fallimento della crescita può sempre essere addossato all’incertezza politica.
Infine, cosa fare del prezzo del riso? Questa è una questione solita nella politica thailandese. La questione è se la gente della città dovrebbe avere alimenti più economici o i contadini maggiori entrate. Il governo di Yingluck Shinawatra tentò di far crescere il prezzo del riso attraverso l’intervento del governo. Il solo modo per farlo mentre si esporta riso al prezzo globale era di assorbire le perdite come sussidio.Nella scommessa di parare il colpo provarono a bloccare il mercato globale nel credo che avrebbero potuto vendere il riso a un prezzo più alto. Quando questa mossa fallì Yingluck finì con un immenso deposito di riso e fu accusata di negligenza da una commissione contro la corruzione per il suo ruolo nel progetto. la giunta ha deciso un pagamento unico di 1,2 miliardi di dollari ai piccoli agricoltori. Deve ancora annunciare una politica che continui. Sebbene il suo modo di consegna possa essere differente, la giunta avrà poche opzioni se non seguire l’esempio di Yingluck e pagare i contadini in cambio del loro sostegno politico.
I membri della folla trionfante che salutò l’arrivo dei militari al potere si godono ancora la vittoria. Giocare a fare politica con l’economia è una cosa costosa. I costi per l’economia del paese si stanno ancora accumulando. Paragonati alla crescita economica di tendenza il costo sarà forse fa 20 a 30 miliardi di dollari dal 2014 al 2016 che è poi uguale all’incirca al valore della ricchezza della monarchia thailandese. Si può solo sperare che la performance prossima della giunta è abbastanza buona da bilanciare tale perdita.
The Banyan, The economist