Per Salvare Myanmar, il gruppo ASEAN deve agire ora

Un summit speciale per Salvare Myanmar è quanto chiede da tempo l’Indonesia per evitare che la crisi si trasformi in guerra civile

E’ passato oltre un mese da quando i ministri degli esteri del ASEAN il 2 marzo si incontrarono virtualmente per discutere la crisi nel Myanmar.

A quell’incontro i ministri “invitarono le parti ad evitare l’istigazione di ulteriore violenza”, ma fu un’affermazione che non ebbe alcun effetto sul Tatmadaw, le forze armate birmane. Gli omicidi sono continuati.

Dawei Watch via AFP/Handout)

Il 19 marzo il presidente indonesiano Joko Jokowi Widodo chiese un summit speciale del ASEAN. Una settimana dopo, nel giorno delle forze armate del 27 marzo, il Tatmadaw uccise oltre 100 manifestanti. Venerdì furono uccisi oltre 80 persone. A domenica almeno 700 persone hanno perso la vita dopo il golpe militare del 1 febbraio, e migliaia sono stati arrestati.

ASEAN si è trovata sotto pressione affinché agisce celermente e trovasse una soluzione alla situazione in Myanmar.

La richiesta indonesiana che ASEAN indicesse un summit speciale ha sollevato aspettative sul fatto che il gruppo alla fine percepiva l’urgenza della questione. Sfortunatamente il blocco non ha ancora annunciato quando si terrà il summit speciale del gruppo. Sembra che alcuni paesi del ASEAN lottano ancora a trovare date adatte perché i capi di stato possano muoversi al segretariato ASEAN di Giacarta.

Non tutti gli stati hanno lo stesso senso di urgenza sul fatto che il gruppo abbia bisogno di agire velocemente per non far soffrire ancor di più il popolo Birmano.

ASEAN potrebbe non essere nella posizione di offrire una soluzione immediata alla crisi del Myanmar, ma ha un obbligo di trovare un modo per impedire che la crisi attuale diventi una totale tragedia umanitaria ed una catastrofe di proporzioni epiche.

Deve trovare i modi per fermare almeno gli omicidi.

Finora gli sviluppi sono stati molto frustranti. Né le condanne né le sanzioni imposte dall’occidente hanno cambiato l’attitudine della giunta militare. E di conseguenza la risposta alla crisi è all’interno di due proposte opposte.

Da un canto la crescente frustrazione ha spinto alcune figure di spicco internazionali a chiedere che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU invochi il principio della Responsabilità a Proteggere, R2P, oppure ad una forma di intervento militare o attraverso altri strumenti nella sua “borsa degli attrezzi”.

Il problema connesso a questa proposta è ovvia. Non è chiaro se il Consiglio di Sicurezza riuscirebbe a trovare il consenso e a votare all’unanimità per questo. Inoltre non è immediatamente chiaro quali paesi sono pronti a mandare truppe per l’invasione ed implementare R2P nel Myanmar.

Gli ostacoli più difficili sono le implicazioni geopolitiche di tale azione che trasformerebbero il Myanmar in un gioco per la competizione delle grandi potenze nel Sudestasiatico.

D’alto canto alcuni realisti come Bilahari Kausikan di Singapore ha messo in guardia sul fatto che la chiave per risolvere problemi come quello nel Myanmar è la pazienza.

“Nessuna crisi si è mai risolta prima che fosse pronta per la soluzione. La Crisi del Myanmar è tutt’altro che matura e si trova in una fase dove potrebbe essere pericoloso un’azione precipitosa da parte di parti esterne” ha scritto Bilahari Kausikan su TST del 6 aprile.

Chiunque la pensa a questo modo giunge facilmente alla conclusione che i capi del ASEAN dovrebbero pazientare e che non c’è bisogno di correre a convocare un summit perché “tutto quello che i capi del ASEAN possono fare è discutere la situazione e fare un’altra dichiarazione”.

Comunque questo argomento è anche carico di problemi. Attendere e nascondere il problema sotto il tappeto, per prima cosa, anche se le si chiama pazienza strategica, non faranno alcuna differenza.

Nel caso del Myanmar è possibile che i militari riusciranno alla fine ad imporre un certo controllo, probabilmente con costi inimmaginabili in termini di vite umane. Ma questa è ovviamente non la “soluzione” che si attendono i Birmani che vogliono vivere sotto un governo eletto.

Per seconda cosa, attendere che la crisi sia matura è irresponsabile. Quando si può affermare che la crisi è matura per una soluzione? Dopo che sono morte centomila persone? O che dobbiamo attendere che la crisi si trasformi in guerra civile, che raggiunga una fase di stallo senza che emerga un chiaro vincitore?

Una conclusione alla crisi la si può trovare nel processo di trovare una soluzione, nel processo di impedire che la crisi si trasformi in una catastrofe, nel processo di evitare una tragedia.

I capi indonesiani credono che sia un obbligo del ASEAN aiutare Myanmar a trovare una soluzione senza attendere che la crisi “maturi”

Ecco la ragione perché l’Indonesia chiede agli altri membri ASEAN di impedire che la crisi esploda in una tragedia catastrofica. Ed il summit ASEAN proposto dal presidente Jokowi servirebbe come una pietra iniziale perché i capi di stato si accordano sui passi concreti che ASEAN può prendere per aiutare il Myanmar.

salvare myanmar

Si discutono molte buone proposte nel ASEAN su come il gruppo possa essere di aiuto. C’è bisogno che gli stati membri mostrano maggiore compassione per la gente sofferente del Myanmar e si accordi su una data per incontrarsi nel Segretariato ASEAN.

Se non si riesce ad accordarsi sulla data ed il luogo del Summit, nessuno deve essere accusato di pensare che ASEAN stia diventando inutile e irrilevante.

L’Indonesia crede che la manterremo la nostra dignità se proviamo e falliamo. Ma se neanche proviamo, allora sarà duro spiegare ai nostri nipoti le ragioni della tragedia che si ebbe nel Myanmar.

Rizal Sukma thejakartapost.com

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